Redditometro: è necessario lo scostamento biennale


In questi giorni – anche il D.L. n. 78/2009 si dedica all’istituto – l’attenzione dell’amministrazione finanziaria è rivolta ai soggetti che – sulla base degli indici di capacità contributiva stabiliti dai decreti ministeriali emanati nel 1992 e successivamente aggiornati – dichiarano un reddito non congruo rispetto al tenore di vita: in altre parole, ritorna di moda l’accertamento “sintetico” che si caratterizza per il fatto di pervenire alla determinazione del reddito complessivo dei soggetti persone fisiche attraverso l’utilizzo dei cosiddetti “indicatori di capacità contributiva”.

 

Il fondamento normativo di tale tipologia di accertamento si rinviene nell’art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973, che consente all’ufficio finanziario, in base ad elementi e circostanze di fatto certi ed indipendentemente da una previa rettifica analitica, di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto delle persone fisiche, tutte le volte che tale reddito accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato e tale situazione permane per due o più periodi d’imposta.

 

L’accertamento  sintetico  consiste  nell’applicazione di presunzioni semplici (art.  2727 del codice civile), in virtù delle quali l’ufficio finanziario è legittimato a  risalire  da  un fatto noto (ad esempio: il possesso di determinati beni) a quello ignoto (sussistenza di un  reddito compatibile). La   presunzione semplice genera, peraltro, l’inversione dell’onere della prova, trasferendo al contribuente l’impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fonda non  corrisponde  alla  realtà, ovvero a darne una diversa valutazione. Il thema decidendum, perciò,  rimane  circoscritto alla questione della sufficienza della prova che il contribuente deve offrire, a dimostrazione  del  fatto che l’indicatore posto a base della presunzione di maggior reddito non è invece dimostrativo di capacità contributiva.

 

Il contribuente ha facoltà di dimostrare (comma 6 del citato art. 38), anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta: ovviamente l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione.

 

La giurisprudenza ha ormai univocamente reputato legittimo il ricorso all’accertamento sintetico qualora risulti evidente l’incompatibilità tra una rilevante capacità contributiva, comprovata da una serie di evidenze obiettive ed una dichiarazione dei redditi del tutto inadeguata rispetto a tali manifestazioni di ricchezza. Tuttavia, nonostante la legittimità della metodologia non sia più in discussione, nell’accertamento sintetico la “prova contraria” che il contribuente può opporre all’amministrazione assume particolare rilevanza ed è stata oggetto di diversi interventi giurisprudenziali che intendiamo in questa sede  analizzare e commentare.

 

La giurisprudenza

 

La giurisprudenza ha mostrato subito un certo favore verso il redditometro, ritenendo che, al fine della determinazione sintetica del reddito, deve essere a carico del contribuente la prova contraria che la disponibilità patrimoniale non dipende da redditi prodotti nell’anno o dipende da redditi esenti da imposte o in ordine ai quali sia già stata effettuata la ritenuta alla fonte, in quanto in tema di presunzioni semplici, che l’ufficio finanziario è legittimato ad applicare per l’accertamento sintetico, la relazione fra fatto noto e quello ignoto non deve avere carattere di necessità, ma di mera probabilità.

 

La  valenza  del  c.d.  redditometro  si  coglie propriamente sul piano della  valutazione probatoria, ove nulla impedisce che il contribuente possa fornire  una prova contraria o che il giudice possa ridimensionare il risultato dell’accertamento, per  cui  in  un  tale  contesto nessun ostacolo può  seriamente   configurarsi   alla   applicazione   retroattiva  di  questo strumento, che  si  limita  ad  individuare determinati beni ed a fornirne una valutazione tendenzialmente oggettiva, trasparente ed uniforme           

 

Risulta quindi evidente  il favore verso l’accertamento sintetico e come si sia inteso  porre la prova contraria a carico del contribuente, limitando l’attività dell’ufficio all’individuazione certa  dell’elemento-indice di capacità contributiva.

 

E’ per questi motivi che tale particolare modalità di accertamento ha recentemente ripreso vigore, riuscendo a coniugare la facilità di esecuzione con il perseguimento dell’obiettivo di contrasto all’evasione, da attuarsi, come precisa la circ. n. 49/E/2007, “attraverso un’attenta selezione dei soggetti da sottoporre a controllo sulla base delle evidenti manifestazioni di capacità contributiva”.

 

Come fa notare l’amministrazione finanziaria (1),  il perseguimento di tale obiettivo risponde alla comune e sentita esigenza sociale della ‘giusta tassazione dei redditi’, istanza etica che trova la massima espressione giuridica nel precetto costituzionale del dovere di ‘concorrere alle spese pubbliche in ragione della rispettiva capacità contributiva’”.

 

La sentenza n. 17200/2009

 

Con sentenza n. 17200 del 23 luglio 2009 (ud. del 21 maggio 2009) la Corte di Cassazione, ritornata sull’argomento, si è occupato di uno dei requisiti prescritti dalla norma per la sussistenza dell’accertamento: lo scostamento per due anni.

Per espresso disposto dell’art. 38 citato, comma 4, l’Ufficio  può  procedere  a determinare sinteticamente il reddito complessivo netto di  un  contribuente in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati con decreti ministeriali, quando il  reddito  dichiarato  non  risulta  congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta.

 

Nella specie, l’annualità in contestazione è soltanto una, nè risulta in alcun modo né lo afferma lo  stesso  ricorrente  che  nell’accertamento  sia stato fatto riferimento ad altre annualità, né, infine, il richiamo eseguito per  la  prima  volta  in  questa  sede  di  un  pregresso  contenzioso  può legittimare l’avviso in esame”.

 

Roberta De Marchi

26 Agosto 2009

 


NOTE

 

(1) Circolare n. 49/E del 9 agosto 2007.


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