Ulteriore stretta sulle compensazioni


          La compensazione – introdotta nel nostro ordinamento attraverso l’art. 17  del D.Lgs. n. 241 del 9 luglio 1997 – per consentire ai contribuenti di eseguire i versamenti delle imposte, dei contributi Inps e delle altre somme a favore dell’Erario con  eventuale compensazione  dei crediti vantati nei confronti degli stessi soggetti – è oggetto, in quest’ultimo periodo, di numerosi interventi legislativi per stringerne le maglie.

          Dapprima la legge n. 296/2006 aveva imposto ai titolari di partita IVA un obbligo di comunicazione. In pratica, entro il quinto giorno precedente quello in cui intendevano effettuare l’operazione di compensazione per importi superiori a 10.000 euro, i contribuenti dovevano comunicare all’Agenzia delle entrate, in via telematica, l’importo e la tipologia dei crediti oggetto della successiva compensazione. Valeva il silenzio assenso: la mancata comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate al contribuente, entro il terzo giorno successivo a quello di comunicazione, determinava per il contribuente la possibilità di effettuare la compensazione. Tale norma tuttavia – mai entrata in vigore – è stata abrogata dal D.L. n. 185/2008.

 

          Successivamente, con l’art. 1, comma 421, della legge n. 311/2004 il legislatore ha disposto che, ferme restando le attribuzioni e i poteri previsti  dagli artt. 31 e seguenti del  D.P.R. n. 600/73, nonché quelli  previsti dagli artt. 51 e seguenti del D.P.R. n. 633/72, per la riscossione dei crediti indebitamente  utilizzati in tutto o in parte, anche in compensazione, l’Agenzia delle entrate può emanare apposito atto di recupero motivato da  notificare  al  contribuente con le modalità previste dall’art. 60 del citato D.P.R. n. 600 del 1973.

 

          Con la legge n. 2/2009 (art. 27, commi da 16 a 20) il legislatore ha previsto che, salvi i più ampi termini previsti dalla legge in caso di  violazione che comporta l’obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 del codice di procedura penale per il reato previsto dall’art. 10-quater, del  decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, l’atto di cui all’articolo 1, comma  421, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, emesso a seguito del controllo degli importi a credito  indicati  nei  modelli  di pagamento unificato per la riscossione di crediti inesistenti utilizzati in  compensazione ai sensi dell’articolo 17, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, può essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo  anno successivo a quello del relativo utilizzo.

 

          In ordine alle sanzioni, il successivo comma 18 del citato art. 27 del D.L. n. 185/08, ha modificato la misura della sanzione, determinandola in misura variabile dal 100% al 200% del credito inesistente illegittimamente compensato, equiparandola, di fatto, a quella prevista per l’ipotesi di infedele dichiarazione.

          Per quanto riguarda il termine per la riscossione coattiva il comma 19 dell’art. 27 dispone che “In caso di mancato pagamento entro il termine   assegnato dall’ufficio, comunque non inferiore a sessanta giorni, le somme dovute in base all’atto di recupero di cui al comma 16, anche se non definitivo,  sono iscritte a ruolo ai sensi dell’articolo 15-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

 

          Il legislatore, quindi, nell’ipotesi di indebita compensazione, indipendentemente dall’intervenuta definitività o inoppugnabilità dell’atto di recupero, prevede che le somme dovute a titolo di imposta, sanzione o interesse sono iscritte a ruolo a titolo definitivo per intero, derogando, pertanto, al principio generale della riscossione frazionata.

          In ordine al termine entro il quale l’Agente della Riscossione deve procedere alla notifica della cartella di pagamento, il legislatore ha disposto l’applicazione del termine previsto dall’art. 25, primo comma, lettera c), del D.P.R. n. 602/73; la cartella quindi dovrà essere notificata entro il secondo anno successivo a  quello  in  cui  l’accertamento  è divenuto  definitivo,  per  le  somme  dovute  in  base  agli  accertamenti dell’ufficio. 

 

          Tale norma è  stata  integrata  dall’art. 7, comma 2, del D.L. 10.2. 2009 n. 5, conv. in L. n. 33 del 9 aprile 2009, che  ha  aggiunto  un  periodo  al   comma 18 dell’art. 27 del D.L. n. 185 del 2008, prevedendo l’applicazione della sanzione nella misura massima del duecento per cento nel caso di utilizzo in compensazione di crediti  inesistenti per un ammontare superiore a 50 mila € per ciascun anno solare. 

          La disposizione si applica alle violazioni  commesse  a  decorrere  dall’11.2.2009, data di entrata in vigore del citato  D.L. n.  5  del 2009.

 

Il D.L.n.78/2009

 

          La cd. Manovra d’estate 2009 – D.L. n. 78/2009 – è nuovamente intervenuta per contrastare gli abusi e corrispondentemente per incrementare la liquidità delle imprese, riorganizzando il sistema delle compensazioni fiscali, rendendolo più rigoroso.

 

Decorrenza

 

          Diciamo innanzitutto che, come rilevato dal comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 2 luglio 2009, le nuove regole sulle compensazioni non interessano i  versamenti  in scadenza a luglio a carico dei contribuenti, persone fisiche e  società.

 

          Le nuove disposizioni introdotte dalla manovra anticrisi (art. 10 del  decreto legge n. 78 del 2009, pubblicato in G.U. n. 150 dell’ 1 luglio 2009), il cui obiettivo è di rendere più rigorosi i controlli al fine di contrastare il fenomeno legato alle compensazioni di crediti inesistenti, avranno effetto a decorrere dall’1  gennaio del 2010, anche per evitare disparità di trattamento per i contribuenti che hanno già effettuato  i  versamenti  di Unico, tramite compensazione, entro il 16 giugno scorso.

 

Le nuove regole

 

          In attesa che l’Agenzia delle Entrate dia le opportune indicazioni, sintetizziamo il nuovo quadro normativo che si presenta ai contribuenti, evidenziando subito che per la sua applicazione è espressamente prevista:

  • una  soglia  d’importo  minimo  annuo  per  la  sua applicazione (10.000  euro);
  • specifiche  modalità  di trasmissione all’Amministrazione finanziaria delle  informazioni relative agli importi da compensare, attraverso la presentazione della dichiarazione annuale prima di utilizzare il credito IVA in compensazione.

          In sintesi:

  • la compensazione può essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale (30 settembre) o dell’istanza infrannuale da cui emerge il credito;
  • la dichiarazione deve essere corredata del visto di conformità da un professionista abilitato (dottore commercialista o consulente del lavoro). In alternativa, relativamente ai contribuenti soggetti al controllo contabile di cui all’articolo 2409-bis del codice civile, è legittima anche la sottoscrizione di chi firma la relazione di revisione.  L’infedele attestazione è punita con la sanzione da 258 a 2.582 euro e, nel caso di ripetute violazioni, ovvero di violazioni particolarmente gravi, è prevista l’effettuazione della segnalazione agli organi competenti per ulteriori provvedimenti;
  • è  possibile presentare la dichiarazione Iva annuale separatamente dal modello Unico, a partire dal 1° febbraio successivo all’anno d’imposta. Tale modifica consente di compensare il credito annuale a partire dal 16 marzo (chi presenterà la dichiarazione annuale entro febbraio non sarà tenuto alla trasmissione della comunicazione dati Iva);
  • le operazioni di compensazione per importi superiori a 10 mila euro annui dovranno avvenire utilizzando esclusivamente i servizi telematici messi a disposizione dall’agenzia delle Entrate;
  • è espressamente esclusa – in nessun caso – la possibilità di avvalersi della definizione agevolata per la chiusura delle liti derivanti dall’utilizzo di crediti inesistenti. La misura delle sanzioni, quindi, varia da un minimo del 100% fino a un massimo del 200% del credito utilizzato e del 200% per gli importi superiori a 50 mila euro;
  • un successivo decreto ministeriale potrà innalzare, a partire dal 1° gennaio 2010, il tetto massimo annuo di crediti compensabili, fino a 700 mila euro.

Roberta De Marchi

7 Luglio 2009


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