Novità fiscali dell’1 luglio 2009: studi di settore 2009: correttivi ed applicazione; disciplina fiscale delle perdite nell’operazione di scissione; SpA: valutazione dei conferimenti diversi dal denaro senza perizia di stima?


 

 

Indice:

 

1) Studi di Settore 2009: correttivi ed applicazione

 

2) S.p.A.: valutazione dei conferimenti diversi dal denaro senza perizia di stima ?

 

3) Disciplina fiscale delle perdite nell’operazione di scissione

 

4) Brevi fiscali e di lavoro

 

 

1) Studi di Settore 2009: correttivi ed applicazione

In tema di correttivi strutturali, congiunturali per la crisi ed applicazione retroattiva di studi di settore evoluti, la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro (documento del 30.06.2009) ha continuato ad esaminare altri due temi che suscitano interesse:

– I correttivi strutturali degli studi di settore e quelli congiunturali elaborati specificatamente per la crisi;

– L’applicazione retroattiva degli studi di settore evoluti.

Tali correttivi si distinguono in due categorie:

– Automatici (operano già in fase di elaborazione della stima operata da GERICO);

– Non automatici poiché non incidono nella stima dei Ricavi in modo automatico ma, l’ammontare della riduzione viene visualizzato in apposita area del  Programma GERICO e potrà eventualmente essere riconosciuta dall’ufficio finanziario, nell’ambito dell’attività di accertamento in sede di contraddittorio, qualora lo stesso ufficio accerti l’esistenza dei requisiti che innescano il correttivo determinando una riduzione dei Ricavi stimati da Gerico.

La novità si applica per il periodo di imposta 2008 (l’applicazione dei correttivi non è subordinata alla sussistenza della condizione di normalità economica).

Per alcuni studi di settore i correttivi richiedono quale requisito di accesso, oltre alla non congruità, l’incremento dell’incidenza del costo del venduto.

In ogni caso occorre, nella compilazione degli studi di settore, prestare molta attenzione alla compilazione del quadro RX ed alla verifica delle cause di innesco dei correttivi specifici per studio di settore.

 

Correttivo

Modalità di accesso

1 – Aumento del costo Materie Prime

L’accesso al correttivo opera in caso di:

-Assenza di congruità;

-Incremento, nel 2008, della variabile incidenza del costo del venduto e del costo per la produzione di servizi sui ricavi, rispetto a quella dell’anno in cui lo studio è stato costruito.

2 – Aumento del costo del Carburante

L’accesso al correttivo opera in caso di:

-Assenza di Congruità.

3 – Riduzione dei Margini di redditività nel 2008 rispetto al periodo di imposta di costruzione dello studio – Correttivo per mantenere la rappresentatività dello studio

L’accesso al correttivo opera in caso di:

-Assenza di Congruità.

4 – Contrazione Ricavi o Compensi nel 2008

L’accesso al correttivo opera se:

-Assenza di Congruità;

-Diminuzione dei ricavi o compensi rispetto ai ricavi o compensi dichiarati storici di riferimento: Ricavi dichiarati nel periodo di imposta 2004 per gli studi di settore: UD07A, UD07B, UD08U, UD13U, UD14U, UD18U, UD21U,

Applicazione retroattiva degli studi di settore evoluti e di quelli integrati in fase di accertamento.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 29/E del 2009, ha chiarito che gli studi di settore, con correttivi automatici, possono essere utilizzati ai fini dell’accertamento ove più favorevoli al contribuente ed a richiesta del medesimo, anche per i periodi di imposta precedenti quello della loro entrata in vigore.

Gli uffici del fisco dovranno sempre valutare, nella fase del contraddittorio, i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore revisionati, e ove più favorevoli al contribuente, utilizzarli in luogo di quelli ottenibili con l’applicazione degli studi che tengono conto degli indicatori di normalità economica transitori.

Viceversa, la stessa circolare n. 29/E ha precisato che, poiché i correttivi non automatici per la crisi sono costruiti con riferimento specifico alla situazione di anormalità e di crisi che interessa il periodo di imposta 2008, pertanto gli stessi non potranno essere mai impiegati per i periodi di imposta precedenti.

In sostanza, l’eventuale effetto dei correttivi per la crisi approvati dal Decreto 19.05.2009 sulle stime dei ricavi prodotte dai modelli degli studi di settore, non si può applicare per i periodi di imposta precedenti a quello del 2008.

Tipo di studio origine

Tipo di ricavo puntuale

Applicazione retroattiva

Studio con INE transitori e sperimentali

Ricavo  puntuale:

Pari al ricavo puntuale senza INE

Studio Evoluto se + favorevole su richiesta del contribuente (l’ufficio può valutare la non applicazione dello studio evoluto).

Studio con INE transitori e sperimentali

Ricavo puntuale:

Pari al ricavo minimo da analisi di congruità aumentato della stima degli INE

Studio evoluto se + favorevole che l’ufficio deve applicare in modo automatico;

Studio con correttivi strutturali

Ricavo puntuale: livello di congruità previsto dallo studio

Studio evoluto che tiene conto dei nuovi e più aggiornati correttivi se + favorevole su richiesta del contribuente ma l’ufficio può valutare la non applicazione dello studio evoluto.

Studio con correttivi per la crisi

Ricavo puntuale: livello di congruità previsto dallo studio

Le stime dei ricavi derivanti dall’applicazione dei (soli) correttivi non possono trovare applicazione retroattiva.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 30.06.2009)

 

 

2) S.p.A.: valutazione dei conferimenti diversi dal denaro senza perizia di stima ?

Ai fini della valutazione dei conferimenti diversi dal denaro, il Legislatore ha inteso attribuire alle S.p.A. la facoltà di scelta tra metodi differenti.

In particolare, il regime si caratterizza per l’esistenza di due procedure: una di carattere ordinario, l’altra di tipo alternativo.

Di particolare rilievo la disposizione di cui all’art. 2343-quater c.c. che, nell’imporre precisi doveri agli amministratori, delinea al contempo preoccupanti profili di responsabilità in capo agli stessi.

Per tale motivo la decisione dell’organo amministrativo relativa all’opportunità di avvalersi dei sistemi di valutazione alternativi non può e non deve prescindere da specifiche valutazioni in merito alla responsabilità che potrebbe conseguirne.

Responsabilità derivante sia dalla scelta di non avvalersi del sistema fondato sulla perizia giurata redatta da un esperto di nomina giudiziale, sia dall’eventuale scelta successiva di ricorrere ad una nuova valutazione, ove il metodo alternativo prima prescelto si sia poi dimostrato errato.

Con l’aggravante di avere spostato i costi della perizia ex art. 2343 c.c. sulla società destinataria del conferimento.

La recente semplificazione ha comportato una maggiore incertezza nel procedimento di formazione del capitale sociale delle S.p.A., giacché attribuisce agli operatori un più elevato grado di discrezionalità nella determinazione del valore dei conferimenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di minore tutela dei creditori sociali e, più in generale, dei terzi.

Sono queste delle osservazione fatte dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili con la circolare n. 11/IR del 29.06.2009, la quale ha approfondito le circostanze al verificarsi delle quali non è richiesta la relazione giurata di stima prevista dall’art. 2343 c.c., analizzandone le principali problematiche interpretative e applicative.

Mediante il D.Lgs. 4 agosto 2008, n. 142, in vigore dal 30 settembre 2008, è stata recepita la Direttiva 2006/68/CE, che modifica la Direttiva 77/91/CEE in materia di costituzione delle società per azioni, nonché di salvaguardia e modificazioni del loro capitale sociale.

Il decreto attuativo ha apportato importanti modifiche alle disposizioni del codice civile inerenti ai conferimenti di beni in natura o crediti, all’acquisto e alle altre operazioni sulle proprie azioni, nonché all’aumento di capitale ediante conferimento di beni in natura e di crediti nell’ambito delle società per azioni.

In particolare, la citata circolare pone l’attenzione sulla nuova disciplina dei conferimenti di beni in natura o crediti in sede di costituzione e di aumento del capitale sociale delle società per azioni, contenuta negli artt. 2343-ter e 2343-quater c.c. introdotti dall’art. 1 del D.Lgs. n. 142/2008.

Infatti, in maniera innovativa, il Legislatore ha ammesso la possibilità che, al verificarsi di determinate condizioni, tali conferimenti possano essere effettuati con modalità alternative a quelle previste dall’art. 2343 c.c..

Tale ultima norma impone l’obbligo di sottoporre il bene oggetto del conferimento alla valutazione di un esperto designato dal tribunale.

Nel riconoscere la possibilità di derogare a tale procedura il legislatore ha dato il via ad un significativo mutamento delle regole finora imposte agli operatori del diritto societario, nell’intento dichiarato di conseguire obiettivi di semplificazione.

Conferimento di beni in natura o di crediti senza relazione di stima

L’art. 2343-ter c.c. prevede tre ipotesi al verificarsi delle quali non è richiesta la relazione di stima di cui all’art. 2343 c.c.:

– Conferimento di valori mobiliari o di strumenti del mercato monetario, se il valore ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo è pari o inferiore al prezzo medio ponderato al quale sono stati negoziati su uno o più mercati regolamentati nei sei mesi precedenti il conferimento;

– conferimento di beni in natura o crediti, qualora il valore ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo corrisponda:

a) al valore equo ricavato da un bilancio approvato da non oltre un anno, purché sottoposto a revisione legale e a condizione che la relazione del revisore non esprima rilievi in ordine alla valutazione dei beni oggetto del conferimento;

b) al valore equo risultante dalla valutazione, precedente di non oltre sei mesi il conferimento e conforme ai principi e criteri generalmente riconosciuti per la valutazione dei beni oggetto del conferimento, effettuata da un esperto indipendente da chi esegue il conferimento e dalla società e dotato di adeguata e comprovata professionalità.

Valori mobiliari o strumenti del mercato monetario

Il primo comma dell’art. 2343-ter c.c. precisa che, ove i suddetti valori o strumenti siano oggetto di conferimento nell’ambito di una società per azioni, la relazione prevista dall’art. 2343 c.c. non è necessaria se il valore ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale è pari o inferiore al prezzo medio ponderato al quale sono negoziati su uno o più mercati regolamentati nei sei mesi precedenti il conferimento.

In questo caso, cioè, non è necessario l’intervento di un perito ai fini della verifica del valore del conferimento, potendo la stessa essere effettuata mediante l’applicazione del metodo suggerito dalla norma dagli stessi soci all’atto della costituzione della società, ovvero dalla società conferitaria e dal soggetto conferente in caso di aumento del capitale sociale.

I sei mesi precedenti il conferimento vanno conteggiati dal giorno antecedente a quello della costituzione della società, ovvero di effettuazione del conferimento in caso di aumento del capitale sociale.

Tuttavia, secondo interpretazione di autorevole dottrina, la verifica dell’esistenza dei presupposti necessari per l’applicazione del metodo di valutazione va effettuata al momento della delibera di aumento, pena l’inapplicabilità del metodo stesso.

La nuova valutazione

Nel caso in cui siano effettivamente intervenuti i fatti eccezionali o rilevanti di cui al primo comma dell’art. 2343-quater c.c., ovvero nel caso in cui i requisiti di indipendenza e professionalità dell’esperto nominato ai sensi del comma 2, lett. b) dell’art. 2343-ter c.c. non siano reputati idonei, gli amministratori sono tenuti a procedere ad una nuova valutazione, questa volta obbligatoriamente ai sensi dell’art. 2343 c.c..

È quanto si evince dal comma 2 dell’art. 2343-quater c.c., che riconduce il procedimento di valutazione alle sue modalità usuali: Laddove l’utilizzo dei sistemi alternativi messi a disposizione dalla legge per la valutazione dei conferimenti diversi dal denaro si sia dimostrato inefficace, l’unica strada percorribile resta quella del ritorno al sistema ordinario.

La valutazione dovrà essere operata dall’esperto nominato dal tribunale, nel caso di specie su istanza degli amministratori della società conferitaria, i quali procedono in tal senso all’esito della verifica operata ai sensi del primo comma dell’art. 2343-quater c.c..

Per cui le spese di perizia gravano non sul conferente, ma sulla società conferitaria.

La stima effettuata dall’esperto nominato dal tribunale sarà soggetta a controllo da parte degli amministratori nel termine di 180 giorni dall’iscrizione della società.

Ove sussistano fondati motivi, gli amministratori dovranno procedere ad una revisione della valutazione: In tal caso si applica la disciplina prevista nel caso in cui il valore accertato risulti inferiore di oltre 1/5 rispetto a quello di conferimento (riduzione del capitale sociale e annullamento delle azioni scoperte, ovvero integrazione del conferimento da parte del socio; attribuzione del diritto di recesso a quest’ultimo e conseguente restituzione del conferimento, ove possibile in tutto o in parte in natura).

Ove invece il valore accertato permanga nel limite dei 4/5 del valore di conferimento, si consolidano gli effetti già prodotti dall’atto costitutivo (ovvero dalla delibera di aumento del capitale sociale), con la conseguenza che le azioni corrispondenti – inalienabili e depositate presso la società nell’intera fase di controllo della valutazione – vanno consegnate a chi le ha sottoscritte e potranno essere oggetto di trasferimento.

La dichiarazione degli amministratori: Profili di responsabilità

In assenza di fatti eccezionali o rilevanti, il terzo comma dell’art. 2343-quater c.c. impone agli amministratori il deposito per l’iscrizione nel registro delle imprese di una dichiarazione, da rendersi nel termine di 30 giorni dall’iscrizione della società, contenente:

a) la descrizione dei beni o dei crediti conferiti per i quali non si é fatto luogo alla relazione di cui all’art. 2343, primo comma, c.c.;

b) il valore ad essi attribuito, la fonte di tale valutazione e, se del caso, il metodo di valutazione;

c) la dichiarazione che tale valore é almeno pari a quello loro attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo;

d) la dichiarazione che non sono intervenuti fatti eccezionali o rilevanti che incidono sulla valutazione di cui alla lettera b);

e) la dichiarazione di idoneità dei requisiti di professionalità e indipendenza dell’esperto di cui all’art. 2343-ter, secondo comma, lettera b), c.c.

Gli amministratori, nell’ipotesi di nuova valutazione, dovranno attentamente considerare l’aggravio di costi in capo alla società, tenuta a sostenere le spese di perizia: Ciò, infatti, potrebbe incidere a titolo di responsabilità aggiuntiva, dal momento che alla nuova valutazione si addiviene proprio su iniziativa degli amministratori.

Medesime considerazioni devono essere svolte con riferimento alle ulteriori informazioni che devono essere contenute nella dichiarazione degli amministratori.

Infatti, se la dichiarazione relativa all’assenza di fatti eccezionali o rilevanti non

deve essere in alcun modo argomentata, altrettanto non può dirsi della dichiarazione relativa all’idoneità dei requisiti di indipendenza e di professionalità dell’esperto.

In merito al requisito della professionalità, che può essere comprovato in modo oggettivo (come nel caso che la valutazione del conferimento sia stata effettuata da un soggetto iscritto in albi professionali), secondo quanto riportato nella circolare del C.N.D.C.E.C. N. 11/IR/2009, gli amministratori non possono riscontrare in modo oggettivo e senza alcun margine di discrezionalità la sussistenza dei requisiti.

E’, quindi, chiara la natura di vera e propria certificazione della dichiarazione richiesta agli amministratori, il cui rilascio dunque espone questi ultimi ad un regime di responsabilità particolarmente gravoso.

Infatti, il legislatore impone precisi obblighi  e responsabilità sugli amministratori della società conferitaria, tenuti ad “attestare” non solo la corrispondenza tra il valore in tal modo assegnato ai conferimenti e quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo, ma anche il mancato verificarsi di eventi successivi al conferimento tali da modificare in modo sensibile detto valore, nonché l’effettiva esistenza dei requisiti di indipendenza e di professionalità in capo all’esperto.

Infine, la circolare descrive brevemente la procedura relativa al deposito per l’iscrizione della dichiarazione che, a tal fine, dovrà essere necessariamente redatta per iscritto.

L’ultimo comma dell’art. 2343-quater c.c. stabilisce che fino all’iscrizione le azioni corrispondenti ai conferimenti valutati secondo uno dei descritti metodi alternativi sono inalienabili e devono restare depositate presso la società.

L’obbligo della dichiarazione di cui al terzo comma dell’art. 2343-quater c.c. grava sugli amministratori anche nel caso di aumento di capitale, dovendo detta dichiarazione essere allegata all’attestazione di esecuzione dell’aumento di capitale.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, circolare n. 11/IR del 29.06.2009)

 

 

3) Disciplina fiscale delle perdite nell’operazione di scissione

La disciplina fiscale delle perdite nell’operazione di scissione (art. 173, comma 10, del TUIR), in linea di massima, viene regolata con quella prevista per le fusioni.

Infatti, ai sensi del primo periodo del comma 10 dell’art. 173, alle perdite fiscali delle società che partecipano alla scissione si applicano le disposizioni del

comma 7 dell’art. 172, riferendosi alla società scissa le disposizioni riguardanti le società fuse o incorporate e alle beneficiarie quelle riguardanti la società risultante dalla fusione o incorporante.

In materia di fusioni, il primo periodo del comma 7 dell’art. 172 prevede che le perdite delle società che partecipano all’operazione, compresa la società incorporante, possono essere portate in diminuzione del reddito della società risultante dalla fusione o incorporante per la parte del loro ammontare che non eccede quello del patrimonio netto della società che riporta le perdite, quale risulta dall’ultimo bilancio o, se inferiore, dalla situazione patrimoniale redatta ai sensi dell’art. 2501-quater del codice civile.

Il patrimonio netto cui fare riferimento deve essere ridotto dell’importo di eventuali ricapitalizzazioni (conferimenti e versamenti) posti in essere nei ventiquattro mesi precedenti, neutralizzando così i tentativi volti a consentire un pieno, quanto artificioso, recupero delle perdite fiscali.

Inoltre, il diritto al riporto delle perdite è condizionato, in ogni caso, alla permanenza di condizioni di vitalità economica della società in perdita – desunte dai ricavi conseguiti e dalle spese per prestazioni di lavoro subordinato sostenute – al fine di verificare che la società portatrice di perdite fiscali pregresse non si sia depotenziata precedentemente all’operazione di fusione.

La ratio di tale disposizione è quella di contrastare il c.d. “commercio delle bare fiscali”, ossia la realizzazione di fusioni con società prive di capacità produttiva poste in essere al fine di attuare la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di una società con gli utili imponibili dell’altra, introducendo un divieto assoluto al riporto delle stesse qualora non sussistano quelle minime condizioni di vitalità economica previste dalla norma.

Ne consegue che è possibile disapplicare tale norma solo qualora venga dimostrato che le società interessate non siano “bare fiscali” e che l’operazione di fusione non rappresenta l’epilogo di una manovra elusiva consistente nella fusione di una società priva di vitalità economica, allo scopo di decurtare il reddito imponibile di una delle altre società partecipanti con le perdite fiscali accumulate dall’altra società negli esercizi precedenti la fusione, la cui attività economica sia ormai inesistente.

La disciplina delle perdite nelle operazioni di fusione, pur rilevando in linea di massima anche per le scissioni, devono in ogni caso essere adattate alle caratteristiche di quest’ultima operazione.

Difatti, le due operazioni, di natura straordinaria, presentano differenze significative, atteso che con la fusione si verifica sempre un’aggregazione di soggetti, mentre la scissione comporta in ogni caso la “suddivisione” del soggetto scisso e – solo eventualmente – anche una unificazione di soggetti diversi in caso di beneficiaria già preesistente.

Nel caso di specie, esaminato con la risoluzione n. 168/E del 30.06.2009, non si configura – in capo alla ALFA S.P.A. – un rischio di elusione legato alla “compensazione intersoggettiva” delle perdite, dal momento che la stessa, dopo la scissione, mantiene la titolarità di perdite da lei stessa generate, che non possono essere compensate con risultati positivi realizzati da altri soggetti.

Lo stesso TUIR, in materia di fusioni, assimila la posizione della società scissa a quella delle società fuse o incorporate.

Pertanto, le perdite che restano nella disponibilità della società scissa non sono sottoposte alla speciale disciplina recata dall’art. 172, comma 7, del TUIR, poiché, non realizzandosi in capo alla stessa alcuna concentrazione soggettiva, non sussiste il rischio che le stesse possano essere indebitamente compensate con redditi di una diversa organizzazione.

In conclusione, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che non siano operanti nei confronti della società ALFA S.P.A., le limitazioni contenute nell’art. 173, comma 10 del TUIR, con la conseguenza che la stessa mantiene pienamente il diritto al riporto delle perdite dalla stessa maturate e non trasferite alla beneficiaria, non essendo applicabile alle perdite rimaste in carico alla società scissa la disposizione antielusiva ivi contenuta.

Inoltre, “le predette limitazioni non operano nei confronti della società beneficiaria ALFA PATRIMONIO S.P.A., giacché la stessa risulta costituita in occasione e per effetto della scissione ed il suo patrimonio proviene unicamente dalla scissa.

Nessun effetto elusivo, infatti, è ravvisabile con riferimento al riporto delle perdite maturate dalla ALFA S.P.A. e trasferite insieme al ramo scisso alla ALFA PATRIMONIO S.P.A. poiché quest’ultima – giacché beneficiaria di nuova costituzione – non è la risultante dell’unione di più organizzazioni, ma, piuttosto, parte di una preesistente organizzazione che, per mezzo dell’operazione di scissione, si è divisa in più centri di imputazione e che – per ragioni di ordine logico sistematico – mantiene il diritto a riportare le perdite senza limiti”.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 168/E del 30.06.2009)

 

 

4) Brevi fiscali e di lavoro

 

– Competenza giudicato su rimborso ritenute

Con due sentenze la Corte di Cassazione (si veda in Italia Oggi del 30.06.2009) é intervenuta in maniera assolutamente difforme sugli acconti Irpef versati dal sostituto di imposta per conto del lavoratore.

Con la sentenza n 15031 del 26.06.2009 la Corte Suprema ha stabilito la natura civilistica della contesa, isolando il concetto centrale del diritto di rivalsa, e asserendo l’insormontabile potestà del giudicato civile.

Nella stessa data (26.06.2009), la stessa Cassazione a sezioni unite, con la sentenza n. 15047 del 2009, si è espressa in termini opposti.

Per evitare un contrasto di giudicato la Corte di Cassazione ha ritenuto che le controversie avviate per chiedere il rimborso delle somme versate all’erario vadano devolute alla giurisdizione del giudice tributario.

 

 

– Controlli fiscali per i canoni di locazione

Torna lo spauracchio dei controlli sugli affitti. La minaccia dell’applicazione della minimum tax sugli affitti, prevista nel meccanismo previsto dai commi dal 341 al 343 dell’articolo unico della Finanziaria 2005 sembra essersi improvvisamente risvegliata (in tal senso, il Sole 24 Ore del 30.06.2009).

Chi dichiara un canone pari ad almeno il 10% del valore catastale si mette al riparo dagli accertamenti fiscali sui canoni di locazione.

Per chi ha invece canoni minori il sistema per la determinazione del valore catastale è molto complicato.

Nel calcolo dell’imponibile agli effetti dell’imposta di Registro era stata introdotta una modifica che aveva portato da 100 a 120 il moltiplicatore catastale della rendita aggiornata.

Per le imposte dirette e l’Ici, invece, nulla è cambiato, per cui nel confronto da fare tra canone di mercato e 10% del valore catastale, per il Registro, il secondo importo risulterà maggiore del 20%, rispetto allo stesso confronto fatto ai fini delle imposte dirette.

 

 

– Crediti inesistenti, sulle compensazioni la sanzione diventa pesante

Per effetto dell’esclusione della possibilità di definizione agevolata, in base a quanto previsto dal decreto legge approvato venerdì dal consiglio dei ministri, la nuova sanzione per l’indebita compensazione di crediti inesistenti diventa molto più pesante della precedente.

L’art. 27, comma 18 del D.L. n. 185/2008, come noto, ha introdotto una specifica sanzione per l’utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute.

La disposizione prevede che la violazione sia punita con la sanzione dal 100% al 200% della misura dei crediti stessi e, quindi, con una sanzione pecuniaria identica a quella prevista per l’ipotesi di dichiarazione infedele.

La nuova sanzione è applicabile alle violazioni commesse a partire dal 29.11.2008, data di entrata in vigore del D.L. n. 185/2008.

Si dispone, infine, che per le sanzioni previste nel comma 18 dell’art. 27 del D.L. n. 185/2009 in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista dall’art. 16, comma 3 e 17, comma 2 del D.Lgs. n. 472/97.

 

 

– Regione Abruzzo: Convertito in Legge il provvedimento urgente

E’ stato convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile.

(Legge 24.06.2009 , n. 77 in G.U. 147 del 27.06.2009)

 


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