Novità fiscali del 16 luglio 2009: pubblicata in G.U. la Legge Comunitaria 2008: in evidenza modifiche alla disciplina IVA; deducibili interamente le spese di ospitalità, anche dei potenziali clienti; rivalutazione dei beni immobili delle imprese: possibile il rinvio dell’approvazione del bilancio; sostituto d’imposta/sostituito: per le liti sulle ritenute la competenza è del Giudice ordinario; scudo fiscale: aliquota prevista al 5%; assunzioni con fax se il consulente del lavoro é in ferie o ha lo studio chiuso; compensazioni con visto: per i crediti IVA oltre i 10.000 euro servirà l’attestato di conformità


 

 

Indice:

 

1) Pubblicata in G.U. la Legge Comunitaria 2008

 

2) Deducibili interamente le spese di ospitalità, anche dei potenziali clienti

 

3) Rivalutazione dei beni immobili delle imprese: Possibile il rinvio del l’approvazione del bilancio

 

4) IRAP: No della Consulta alle norme regionali di modifica “sostanziale”

 

5) Sostituto d’imposta/sostituito: Per le liti sulle ritenute la competenza è del Giudice ordinario

 

6) Scudo fiscale: aliquota al 5%

 

7) Assunzioni con fax se il consulente del lavoro é in ferie o ha lo studio chiuso

 

8) Compensazioni con visto: Per i crediti Iva oltre i 10.000 euro servirà l’attestato di conformità

 

9) Brevi fiscali

 

 

1) Pubblicata in G.U. la Legge Comunitaria 2008

E’ stata pubblicata nella G.U. n. 161 del 14.07.2009, la Legge Comunitaria 2008 (Legge n. 88 del 07.07.2009) che disciplina gli obblighi dell’Italia quale membro della Comunità europea.

Tale legge di recepimento della direttiva Ue 2008, come è noto, é stata approvata dalla Camera lo scorso 23.06.2009.

Tra le numerose novità introdotte dalla legge comunitaria, vi sono quelle in materia di IVA:

Cessioni d’immobili

Negli accertamenti il corrispettivo fatturato non potrà essere disconosciuto se inferiore al valore normale il quale costituirà un mero elemento indiziario.

Prestazioni degli intermediari

Se il luogo in cui è svolta l’intermediazione è extra Ue, l’operazione è fuori campo IVA per carenza del requisito di territorialità, a prescindere dal committente;

Base imponibile e valore normale

Rideterminata la base imponibile per le operazioni riguardanti i veicoli stradali e i telefonini per i dipendenti, e per le operazioni gratuite.

In particolare, l’art. 24 di tale Legge n. 88/2009, relativo all’adeguamento comunitario di disposizioni tributarie, contiene diverse misure che, peraltro, modificano il comma 3 dell’art. 27 del DPR n. 600/73: La ritenuta viene operata a titolo d’imposta  e con l’aliquota del 27% sugli utili corrisposti a soggetti non residenti nel territorio dello Stato, l’aliquota della ritenuta viene ridotta al 12,50% per gli utili pagati ad azionisti di risparmio.

L’aliquota della ritenuta viene, infine, ridotta all’11% sugli utili corrisposti ai fondi pensione istituiti negli Stati membri dell’Unione europea.

Nel DPR n. 633/72, vengono fatte le seguenti modifiche:

a) all’articolo 7, quarto comma, la lettera f-quinquies) é sostituita dalla seguente:

«f-quinquies) le prestazioni di intermediazione, relative ad operazioni diverse da quelle di cui alla lettera d) del presente comma e da quelle di cui all’articolo 40, commi 5 e 6, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando le operazioni oggetto dell’intermediazione si considerano ivi effettuate, a meno che non siano commesse da soggetto passivo in un altro Stato membro dell’Unione europea; le suddette prestazioni si considerano in ogni caso effettuate nel territorio dello Stato se il committente delle stesse è ivi soggetto passivo d’imposta, sempre che le operazioni cui le intermediazioni si riferiscono siano effettuate nel territorio della Comunità».

Modifiche hanno riguardato anche l’art. 13 del medesimo DPR Iva relativo alla Base imponibile dell’Iva, nonché modifiche ha subito sia l’art. 17 sia la normativa relativa alle cessioni intracomunitarie e alla fatturazione.

 

 

2) Deducibili interamente le spese di ospitalità, anche dei potenziali clienti

Sono deducibili per intero le spese di ospitalità sostenute a diretto vantaggio della clientela. Ciò secondo quanto ha previsto il Decreto del 19.11.2009.

Tuttavia, non si esclude che gli oneri diretti a beneficio di altri soggetti possano comunque rilevare in applicazione del principio generale di inerenza indicato dall’art. 109 del Tuir.

Secondo Dottrina, é questo un importante chiarimento insito nella circolare 34/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate.

A parere delle Entrate, l’ospitalità a favore dei clienti genera oneri deducibili al di fuori dei limiti previsti per le spese di rappresentanza al verificarsi di due presupposti:

1) Oggettivo, ossia i costi devono essere sostenuti all’interno di specifici contenitori.

A tal proposito rileva il contesto in cui si realizza l’ospitalità. Soddisfano tale requisito le fiere, le mostre, esposizioni e manifestazioni simili, nonché le visite all’azienda;

2) Soggettivo, nel senso che i beneficiari degli esborsi  devono essere i clienti dell’impresa.

Tale requisito viene comunque rispettato anche se i clienti sono solo potenziali, hanno, cioè, manifestato niente più che un interesse di natura commerciale verso la produzione dell’impresa.

La deducibilità è, invece, negata quando le spese sono sostenute per l’ospitalità di soggetti come i fornitori o i giornalisti che partecipano agli eventi espositivi.

 

 

3) Rivalutazione dei beni immobili delle imprese: Possibile il rinvio del l’approvazione del bilancio

Per le rivalutazioni complesse é possibile rinviare l’approvazione del bilancio a 180 giorni.

Secondo l’Associazione tra le società italiane per azioni è ammesso il rinvio per l’approvazione del bilancio d’esercizio nel caso di rivalutazioni complesse.

Nei casi in cui sia dimostrabile che, per rivalutare una laboriosa e articolata attività che richieda tempi di esecuzione non compatibili con l’ordinario termine di approvazione, non è da escludere il rinvio per l’approvazione del bilancio di esercizio delle società.

La circolare dell’Assonime n. 30 del 2009 ha, infatti, esaminato i diversi aspetti della disciplina di rivalutazione dei beni immobili delle imprese introdotta del decreto legge anti crisi (D.L. n. 185 del 2009, art. 15, commi 16 e seguenti).

Il provvedimento si caratterizza per importanti elementi di novità, primo tra tutti quello di potere assegnare alla rivalutazione valenza esclusivamente civilistica.

Questa scelta nasce dall’esigenza di contrastare gli effetti negativi dell’attuale congiuntura economico finanziaria, restituendo ai bilanci una maggiore consistenza patrimoniale senza obbligare le imprese a sopportare oneri fiscali.

Resta ferma, comunque, la possibilità di estendere in via facoltativa gli effetti della rivalutazione anche ai fini fiscali, previo assoggettamento ad un’apposita imposizione sostitutiva.

La circolare si è poi soffermata sia sulle problematiche della rivalutazione con effetti civili e fiscali sia della rivalutazione eseguita ai soli fini civilistici.

 

 

4) IRAP: No della Consulta alle norme regionali di modifica “sostanziale”

Le regioni non possono modificare la base imponibile dell’Irap.

Lo ha ribadito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 216 del 14.07.2009.

Infatti, la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’art. 2 della legge regionale del Piemonte che aveva previsto un’ulteriore diminuzione dell’imponibile.

E’, quindi, costituzionalmente illegittima la legge regionale che contenga disposizioni di carattere sostanziale inerenti l’IRAP.

Nel caso di specie è stato accolto il ricorso, promosso dall’amministrazione statale, sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge della Regione Piemonte 23 maggio 2008, n. 12 (Legge finanziaria per l’anno 2008).

La disposizione impugnata stabilisce che “ai fini della determinazione della base imponibile per il calcolo dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), sono esclusi i contributi regionali erogati nell’ambito del piano casa regionale 10.000 alloggi per il 2012 approvato con Delib. C.R. 20 dicembre 2006, n. 93-43238”.

E’ stato osservato che tale disposizione modifica la disciplina sostanziale dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) perché introduce un’ulteriore ipotesi di deduzione, rispetto a quelle previste dagli artt. 11, 11-bis e 12 del D.Lgs. 15.12.1997, n. 446 (Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale  regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), istitutivo del tributo, in assenza di disposizioni che consentano al legislatore regionale un simile intervento.

Nei motivi della sentenza viene riportato che:

“l’Irap, in quanto istituita e disciplinata dalla legge dello Stato, è un tributo che ricade nella potestà legislativa esclusiva dello Stato a norma dell’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. La circostanza che il gettito sia in gran parte destinato alle Regioni e che alcune funzioni di riscossione siano loro affidate non fa venir meno la natura statale dell’imposta e, di conseguenza, non fa di essa uno dei «tributi propri» della Regione, ai quali fa riferimento l’art. 119 Cost. (sentenze n. 193 del 2007, n. 155 del 2006 e nn. 431, 381 e 241 del 2004).

Dalla potestà legislativa esclusiva dello Stato consegue che la disciplina, anche di dettaglio, dell’Irap è riservata alla legge statale e che l’intervento del legislatore regionale è ammesso solo nei termini stabiliti dallo Stato (sentenza n. 396 del 2003).

Il decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), consente alla legge regionale di intervenire su alcuni aspetti sostanziali e procedurali della sua disciplina, ma non di modificarne la base imponibile.”



5) Sostituto d’imposta/sostituito: Per le liti sulle ritenute la competenza è del Giudice ordinario ?

Anche per gli agenti di commercio, la questione sulla competenza a decidere in materia di ritenute rimane ancora incerta.

A parere di autorevole di Dottrina, il rischio  è quello di incorrere,  attribuendo la giurisdizione al giudice ordinario, in un contrasto di giudicati.

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 15031 del 26.06.2009 ha inteso individuare il giudice competente a decidere sulle controversie instaurate dal sostituto d’imposta in materia di ritenute.

La Suprema Corte ha stabilito che nelle liti tra sostituto d’imposta e contribuente sostituito la materia del contendere non è data dalla sussistenza e/o dal contenuto dell’obbligo di effettuare la ritenuta (an e quantum) che sono questioni che attengono al rapporto tributario tra sostituto ed erario (e che certamente rientrano nella competenza del giudice tributario).

Le questioni relative all’indebito pagamento dei tributi o all’omesso pagamento, infatti, seguono la regola generale della devoluzione al giudice tributario, con l’impugnazione dell’atto che segue la richiesta del rimborso o dell’atto impositivo con il quale viene fatta valere la pretesa tributaria rimasta insoddisfatta.

“Ciò che è, invece, oggetto di lite nel rapporto tra sostituto e sostituito, è il legittimo e corretto esercizio del diritto di rivalsa che il sostituto esercita nei confronti del sostituito, nell’ambito di un rapporto di tipo privatistico, quindi, di competenza del giudice ordinario.

Il fatto che il diritto alla rivalsa sia previsto da una norma tributaria non trasforma il rapporto tra soggetti privati in un rapporto tributario di tipo pubblicistico.

In tali casi, infatti, la lite nasce perché le parti private, nei loro rapporti diretti, ritengono che siano state erroneamente interpretate e/o applicate le norme che regolano quei rapporti e non rileva che successivamente il Fisco eserciti una azione ex autoritate, in relazione alla quale le parti possono difendersi direttamente dinanzi al giudice speciale tributario.

Per la Cassazione, inoltre, i rapporti tra le due giurisdizioni – civile e tributaria – in caso di contemporanea pendenza dei due processi, vanno disciplinati, ricorrendone i presupposti, in base all’art. 295 c.p.c.”.

Tuttavia, tali conclusioni espresse dalla Corte di Cassazione, secondo autorevole parere di Dottrina, trascurano di considerare il rischio di incorrere – attribuendo la giurisdizione al giudice ordinario – in un contrasto di giudicati.

Infatti, nonostante la pronuncia a Sezioni Unite, la questione sulla competenza a decidere in materia di ritenute è tutt’altro che pacifica, tenuto conto che, nello stesso giorno, “la stessa Cassazione, sempre a Sezioni Unite, chiamata a risolvere una questione analoga, con l’ordinanza n. 15047/2009 si è espressa in termini totalmente opposti, affermando che la controversia tra sostituto d’imposta e sostituito, avente ad oggetto la pretesa del primo di rivalersi delle somme versate a titolo di ritenuta d’acconto non detratta dagli importi erogati al secondo, rientra nella giurisdizione delle commissioni tributarie e non del giudice ordinario, posto che l’indagine sulla legittimità della ritenuta non integra una mera questione pregiudiziale ma comporta una causa tributaria avente carattere pregiudiziale, la quale deve essere definita, con effetti di giudicato sostanziale, dal giudice cui la relativa cognizione spetta per ragioni di materia, in litisconsorzio necessario anche dell’Amministrazione finanziaria”.

In particolare, la Cassazione ha osservato che “l’applicazione di siffatto principio non trova ostacolo nel carattere impugnatorio della giurisdizione delle commissioni tributarie, atteso che:

– come il sostituito, nel caso di prelevamento della ritenuta, potrà promuovere, presentata la dichiarazione annuale, la procedura di rimborso,

– così il sostituto, in caso di versamenti di somme non detratte a titolo di ritenuta, potrà a sua volta formulare richiesta di restituzione al Fisco impugnandone, quindi, il rigetto con ricorso rivolto anche nei confronti del sostituito, effettivo debitore verso l’erario e, quindi, da considerarsi litisconsorte necessario”.

 

 

6) Scudo fiscale: aliquota al 5%

In arrivo lo scudo fiscale, a tal fine, é stato presentato un emendamento alla manovra d’estate in commissione Bilancio e Finanze alla Camera.

Si prevede l’istituzione di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato e a condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi Extraeuropei nonchè regolarizzate ovvero rimpatriate perchè in essere in Paesi dell’Unione europea e in Paesi aderenti allo spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa.

Questi di seguito sono i due aspetti principali dell’emendamento sullo scudo fiscale:

– Aliquota complessiva del 5%;

– applicazione sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31.12.2008 o rimpatriate e regolarizzate a partire dal 15.10.2009 e fino al 15.04.2010.

Si delinea la garanzia per l’anonimato.

L’emendamento prevede che l’imposta si applica su un rendimento lordo presunto in ragione del 2% annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione e con un’aliquota sintetica del 50% l’anno, comprensiva di interessi e sanzioni.

Inoltre, si prevede che “il rimpatrio ovvero la regolarizzazione si perfezionano con il pagamento dell’imposta e non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale”. Il gettito sarà inserito in una contabilità speciale e potrà essere utilizzato a partire dal 2010.

Niente accertamento per due anni: Al nuovo scudo si estendono le garanzie previste per quello del 2001, tra cui la non applicabilità ad accertamenti per due anni.

Infine, aumentano le sanzioni, ma viene eliminata la confisca.

L’emendamento prevede anche l’aumento delle sanzioni per l’omessa dichiarazione di detenzione di investimenti e attività all’estero: Potrà variare dal 10 al 50%, (mentre ora varia dal 5 al 25%) ma viene eliminata la possibilità di confisca.

 

 

 

7) Assunzioni con fax se il consulente del lavoro é in ferie o ha lo studio chiuso

E’ quanto prevede la circolare n. 20/08 del Ministero del lavoro.

Lo ha evidenziato il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro nella nota del 15.07.2009 che ha ulteriormente specificato:

“Gestione delle comunicazioni di assunzione nel periodo feriale.

Con l’istituzione del Libro unico viene abolita la maxisanzione per il lavoro sommerso nei casi in cui l’impresa che si è affidata a consulenti del lavoro si trovi nell’impossibilità di effettuare la Comunicazione obbligatoria mediante il modello telematico (UniLav), per esempio in coincidenza con le ferie o, comunque, con la chiusura dello studio del consulente esterno.

Ciò a condizione però che il datore di lavoro abbia proceduto all’invio della comunicazione preventiva a mezzo fax e mediante il modello «UniUrg», abilitato alla nuova funzionalità  (mentre prima era operativo soltanto per i casi di malfunzionamento dei sistemi informatici ministeriali).

In tale ipotesi il datore di lavoro dovrà  documentare agli ispettori l’affidamento degli adempimenti al professionista esterno e la chiusura dello studio, mentre per il professionista resta l’obbligo di inviare la Co nel primo giorno utile successivo dopo la riapertura dell’ufficio.

Si tratta di un intervento richiesto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine e contenuto a pagina 15 della circolare n. 20/08”.

 

 

8) Compensazioni con visto: Per i crediti Iva oltre i 10.000 euro servirà l’attestato di conformità

Per le compensazioni nel modello F24 che superano 10.000 euro, dal 2010 scatterà l’obbligo di presentare preventivamente la dichiarazione sottoponendola a visto di conformità da parte di un commercialista o di un consulente.

In atto, e fino al termine del 2009, le compensazioni dei crediti di imposta risultanti dalla dichiarazione annuale (Iva, Ires, ecc.) si possono effettuare dal 1° gennaio dell’anno successivo, a prescindere dalla data di trasmissione del modello da cui risulta il credito.

Per i crediti infrannuali, si parte invece dall’inizio del trimestre successivo.
Dal 1.1.2010 (come precisato dall’Agenzia delle Entrate nel comunicato del 02.07.2009), si verrà a creare, quindi. un duplice regime.

Per la compensazione Iva fino a 10.000 euro annui, e per quella di tutti gli altri crediti di imposta, resteranno, infatti, le regole attuali.

Mentre, l’utilizzo di crediti Iva annuali o infrannuali che eccede la soglia di 10.000 euro sarà possibile solo dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge.

Per effettuare le compensazioni, dunque, vi sarà una corsa all’invio delle dichiarazioni e a questo fine la manovra ha introdotto la possibilità di presentare il modello Iva annuale in forma autonoma.

 

 

 

9) Brevi fiscali:

 

– Enti non commerciali della sanità privata, nuova proroga dei termini

Primo versamento al 16 gennaio 2010.

Nuova proroga per la sospensione dei termini di pagamento dei tributi e dei contributi previdenziali ed assistenziali, per gli enti commerciali della sanità privata con almeno una sede operativa nei territori delle province di Catania, Campobasso e Foggia.

(D.M. Ministero dell’economia e delle finanze 02.07.2009, in G.U. n. 161 del 14.07.2009)

 

 

– Beneficio esteso con la comunione legale: “Prima casa” anche al coniuge privo dei requisiti

Per l’appartamento, che la moglie ha acquistato in regime di comunione legale, fruisce dei benefici prima casa anche il marito, per quanto privo dei requisiti prescritti dalla legge.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 15426 del 01.07.2009)

 

 

– Tiene il gettito dell’autotassazione: ciò emerge dai primi dati di cassa

Dai primi validati dati di cassa emerge che il gettito complessivo risulta in crescita di circa 300 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2008.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 14.07.2009)

 

 

– Dipendenti: Anche i contratti a chiamata consentono la deduzione forfettaria IRAP di € 1.850,00

I criteri per il ragguaglio delle deduzioni e le particolarità per il lavoro intermittente.

Anche i contratti di lavoro di tipo intermittente, consentono la deduzione forfettaria pari ad € 1.850,00, riconosciuta per ogni lavoratore dipendente (con contratto di lavoro a tempo indeterminato e/o determinato) impiegato nel periodo d’imposta fino a un massimo di cinque, dalla base imponibile IRAP.

Lo ha precisato, con una nota del 15.07.2009, il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

 

 

 

A cura di Vincenzo D’Andò

 

 

 


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