Novità fiscali del 14 luglio 2009: esenzione ICI per la prima casa per tutte le pertinenze senza limiti di regolamento comunale; principi contabili internazionali anche per le piccole imprese? Accisa con recupero; leasing con nuove regole di derivazione Ires/Ias se stipulati dal 2008; spese di rappresentanza: nuove regole per la deducibilità; terremoto Abruzzo: finanziamento agevolato per la riparazione delle abitazioni principali; modificato il modello della cartella di pagamento


 

 

Indice:

 

1) L’esenzione ICI per la prima casa si estende alle pertinenze senza limiti di regolamento comunale

 

2) Principi contabili internazionali anche per le piccole imprese?

 

3) Accisa: Gli utenti della distribuzione commerciale esclusi possono recuperare l’agevolazione

 

4) Leasing con nuove regole di derivazione Ires/Ias se stipulati dal 2008

 

5) Spese di rappresentanza: Nuove regole per la deducibilità

 

6) Terremoto Abruzzo: Finanziamento agevolato per la riparazione delle abitazioni principali

 

7) Modificato il modello della cartella di pagamento

 

8) Brevi fiscali

 

 

1) L’esenzione ICI per la prima casa si estende alle pertinenze senza limiti di regolamento comunale

L’agevolazione ICI prevista per la prima casa si estende alle pertinenze, sia pure oggetto di autonoma individuazione catastale, quando di fatto sono unite e congiuntamente utilizzate dal contribuente come pertinenza della propria abitazione.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Bologna (sentenza, sez. XII, n. 76 del 01.07.2009), che ha accolto le motivazioni difensive presentate dal contribuente riguardo la lite scaturita dall’impugnazione dell’avviso di accertamento ICI con cui il Comune escludeva dall’agevolazione per l’abitazione principale una delle due pertinenze possedute dal contribuente.

In tal senso, è stato ritenuto illegittimo il regolamento ICI adottato dal Comune, che limitava la possibilità di estendere il beneficio ad una sola pertinenza (contraddistinta nella categoria catastale C6, C7 o C2).

Il giudice tributario ha precisato che il vincolo di pertinenzialità deve essere accertato nel concreto, sulla base di un criterio fattuale “rappresentato dalla destinazione effettiva e concreta di una cosa al servizio e all’ornamento di un’altra, senza che assuma rilievo la distinta iscrizione in catasto della pertinenza e del fabbricato, né il regime di edificabilità che lo strumento urbanistico eventualmente attribuisca all’area pertinenziale” (ciò in base ai criteri espressi dalla Corte di Cassazione, sentenza n. 15739/2007).

Nel caso di specie, il Comune non ha elevato nessuna contestazione sull’esistenza in concreto del vincolo pertinenziale.

Mentre, peraltro, il contribuente ha documentato la situazione della propria autorimessa, utilizzata in maniera unitaria anche se in catasto risulta identificata separatamente rispetto alla rendita della prima casa (con duplice identificazione catastale).

Pertanto, la citata C.T.P. ha respinto la pretesa del Comune giacché fondata su una norma regolamentare illegittima, che non può regolare l’esistenza o meno di un vincolo.

Restando in tema di imposta comunale sugli immobili, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15558 del 02.07.2009 ha deciso che il contribuente debba pagare l’Ici su un’area edificabile anche se il Comune non lo abbia informato delle variazioni apportate allo strumento urbanistico e non abbia comunicato il cambio di destinazione del terreno.

Ciò poiché, anche detto obbligo sia stato imposto all’ente dalla Finanziaria 2003, non sono state previste sanzioni in caso di sua inosservanza.

 

 

2) Principi contabili internazionali anche per le piccole imprese?

Anche le piccole imprese hanno adesso uno standard per la redazione del bilancio.

Ciò poiché, l’International accounting standards board (Iasb) ha diffuso lo “Ifrs for SMEs”, cioé lo standard contenente i principi e i criteri di valutazione da applicare nella redazione del bilancio d’esercizio, sia individuale che consolidato, delle piccole e medie imprese.

Le regole contabili proposte discendono dalla versione completa degli Ias/Ifrs, ma presentano significative semplificazioni riguardo le valutazioni di bilancio.

Lo Iasb ha pubblicato sul proprio sito i seguenti documenti:

– Standards Basis for Conclusions

– lllustrative Financial Statements

– Presentation and Disclosure Checklist

Lo standard di circa 230 pagine si discosta dalla nozione di “piccola e media impresa” legata a parametri dimensionali.

Si rivolge alle imprese che non hanno obbligo di rendicontare al pubblico giacché non emettono propri strumenti finanziari, di capitale o di debito, anche se viene precisato nel documento che saranno le singole giurisdizioni a meglio specificare i contorni di PMI, anche in base ai paramentri dimensionali.

Quindi, si attendono ulteriori sviluppi in merito.

 

 

3) Accisa: Gli utenti della distribuzione commerciale esclusi possono recuperare l’agevolazione

L’aliquota “usi industriali”, relativa al gas naturale impiegato per combustione nel settore della distribuzione commerciale, si applica dal 03.10.2006 anche per i soggetti che, pur avendo presentato in tempo utile la necessaria istanza, non sono stati inseriti nell’elenco degli utenti agevolati (da allegare alla dichiarazione annuale di consumo 2006) per cause imputabili alle aziende fornitrici, purché tali situazioni siano state regolarizzate con la dichiarazione di consumo successiva.

Lo ha reso noto una nota dell’Agenzia delle Dogane del 09.07.2009, n. prot. RU/89405.

 

 

4) Leasing con nuove regole di derivazione Ires/Ias se stipulati dal 2008

Per i contratti che precedono il 2008 vale la disciplina transitoria prevista dalla manovra anti-crisi (D.L. n. 185/2008), senza però potere operare deduzioni extracontabili.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 33/E del 10.07.2009.

La Finanziaria 2008 ha modificato, tra l’altro, l’art.  83 del Tuir, prevedendo la piena rilevanza fiscale dei criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione prescritti dagli Ias/Ifrs.

Derivazione rafforzata, dunque, a partire dal 2008, ma divergenze che, comunque, continuano a esistere, perché createsi anteriormente, in sede di prima adozione e negli esercizi precedenti con le vecchie regole fiscali.

Regime transitorio

La finalità della disciplina (art. 15 del D.L. n. 185/2009, co. 1-9) è quella di facilitare la gestione dei disallineamenti, con la possibilità, “a pagamento”, di eliminare quelli esistenti, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, al 01.01.2009.

Ciò poiché il 01.01.2008 non ha segnato la fine dei problemi contabili per i soggetti che adottano gli Ias.

Difatti, continuano a essere assoggettati alla disciplina fiscale previgente gli effetti patrimoniali e reddituali originati da operazioni che, poste in essere in periodi d’imposta precedenti, hanno in questi assunto rilevanza fiscale in base a regole di qualificazione, classificazione, valutazione e imputazione temporale diverse da quelle di bilancio.

Si tratte delle cd. “operazioni pregresse”, che permangono durante i regime transitorio:

– qualificate, classificate, valutate, imputate temporalmente nel bilancio relativo al periodo d’imposta in corso al 31.12.2007 in modo differente rispetto alla qualificazione, classificazione, valutazione e imputazione temporale previste dalla normativa fiscale vigente al momento in cui le medesime operazioni sono state realizzate;

– continuano a produrre effetti reddituali e patrimoniali fiscalmente rilevanti nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31.12.2007;

– tali effetti reddituali e patrimoniali, qualora rilevati fiscalmente secondo le “nuove disposizioni”, determinano fenomeni di tassazione anomala (doppia/nessuna deduzione ovvero doppia/nessuna tassazione).

In altri termini, sono operazioni che, passando dalle vecchie alle nuove disposizioni, produrrebbero salti o duplicazioni d’imposta.

Si pensi a ricavi “ante 2008”, già integralmente tassati nel periodo d’imposta di ultimazione delle relative prestazioni, seppur imputati “pro quota” al conto economico e che, proprio a causa della “derivazione rafforzata”, sarebbero nuovamente tassati perché iscritti in bilancio.

A crediti cartolarizzati che, già fiscalmente ceduti con emersione di una minusvalenza, continuano a essere iscritti nel bilancio dell’originator che ne mantiene rischi e benefici economici (“continuing involvement”), generando, nei periodi d’imposta successivi al 2007, componenti reddituali e patrimoniali a loro volta nuovamente rilevanti dal punto di vista fiscale (svalutazioni, ancora minusvalenze in caso di realizzo).

Ai beni in leasing finanziario acquistati prima del 31.12.2007, il cui conduttore potrebbe arrivare a dedursi quote eccedenti il loro valore ammortizzabile, per effetto del cumulo del vecchio “abbattimento” del reddito (integrazione, fino all’importo del canone annuo, di ammortamenti e interessi passivi) con il nuovo.

A tal fine, la citata circolare n. 33/E/2009 riporta degli esempi numerici in merito.

Il riallineamento per le operazioni che rientrerebbero nell’ambito di applicazione della disciplina transitoria (art. 15, c. 3, lett. a)

Le suddette divergenze, relative a operazioni che, altrimenti, rientrerebbero nell’ambito di applicazione della disciplina transitoria, sono eliminabili mediante il riallineamento ai sensi art. 15, comma 3, lettera a), del D.L. n. 185/2008, disposizione che lascia fuori le differenze:

– Derivanti dalla valutazione dei beni fungibili, dall’eliminazione di ammortamenti, rettifiche di valore e di fondi di accantonamento, in sede di FTA (comunque anch’esse riallineabili, ai sensi dell’art. 15, comma 3, lettera b, del D.L. n. 185/2008)

– emerse a causa dalle deduzioni extracontabili operate mediante l’utilizzo del “quadro EC” (assorbibili optando per la disciplina del riallineamento delle deduzioni extracontabili prevista dall’art. 1, comma 48, della Finanziaria 2008)

– che si sarebbero comunque determinate, anche a seguito dell’applicazione delle disposizioni vigenti del Tuir (le cosiddette “divergenze strutturali”).

Il riallineamento può avvenire con il metodo del “saldo globale” (totalità delle differenze positive e negative) o con quello “per singola fattispecie”.

Con il metodo del “saldo globale”, vanno individuate le divergenze tra valore di bilancio e valore fiscale relative a “tutti” gli elementi patrimoniali esistenti all’inizio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

Se la somma algebrica delle divergenze:

– E’ positiva (attività con valore di bilancio maggiore del valore fiscale ovvero passività con valore di bilancio minore di quello fiscale), la stessa va assoggettata a imposta sostitutiva con aliquota pari a quella ordinaria (tenendo altresì conto di eventuali maggiorazioni), separatamente dall’imponibile complessivo ai fini Ires e Irap (perciò, con l’impossibilità di utilizzare perdite di periodo o pregresse per abbattere la base imponibile del tributo);

– è negativa (attività con valore di bilancio minore del valore fiscale ovvero passività con valore di bilancio maggiore di quello fiscale), l’importo abbatterà il reddito da assoggettare a Ires e Irap del secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2007 e dei quattro successivi (dal 2009 al 2013 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare).

Mentre, se si sceglie il seconda caso, metodo per singola fattispecie, intendendo per tale “l’insieme dei componenti reddituali e patrimoniali relativi ad una determinata operazione” (crediti ceduti e mantenuti in bilancio facenti parte della stessa cartolarizzazione, categoria omogenea di beni fungibili, ai sensi degli artt. 92 e 94 del Tuir, ecc.), ciascun saldo va assoggettato a imposta sostitutiva dell’Ires, dell’Irap e di eventuali addizionali, con aliquota del 16%.

L’eventuale saldo negativo non è deducibile.

Altra possibilità di riallineamento (art. 15, c. 3, lett. b)

Inoltre, l’art. 15, comma 3, lett. b del D.L. n. 185/2008, individua altre divergenze riallineabili.

Le ipotesi, tassative, contemplate dalla norma riguardano differenze emerse in sede di FTA, frutto:

– Del mantenimento dei criteri “fiscali” di valutazione dei beni fungibili;

– dalla eliminazione di ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento.

Le divergenze tra valore di bilancio e valore fiscale dei beni fungibili (ipotesi 1) sono assoggettate a un’imposta sostitutiva dell’Ires e dell’Irap con aliquota del

16%.

Divergenze riallineabili ed esercizio dell’opzione

Per le eliminazioni di ammortamenti, rettifiche di valore e accantonamenti, opera invece la disciplina opzionale prevista per l’affrancamento delle differenze da quadro EC, con la necessità, quindi, di applicare le aliquote progressive (per scaglioni) di un’imposta sostitutiva di Ires e di Irap, previste dall’art. 1, comma 48, della Finanziaria del 2008.

A essere riallineabili sono le divergenze esistenti all’inizio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2007.

Dalla stessa data assumeranno rilievo fiscale anche i maggiori o minori valori affrancati.
L’opzione, a prescindere dalle divergenze e dal metodo adottato, va esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007.

Infine, la prevista imposta sostitutiva va versata in unica soluzione entro il termine di versamento a saldo delle imposte relative all’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007.

 


5) Spese di rappresentanza: Nuove regole per la deducibilità

Per le aziende i ricevimenti per ricorrenze nazionali e religiose, inaugurazione di nuove sedi e uffici rappresentano, ai fini fiscali, spese di rappresentanza, vanno documentati il tipo di destinatari dei costi.

Possibilità estesa anche ai viaggi turistici organizzati dall’impresa, in cui siano in programma “significative” promozioni dei propri beni e servizi, opportunamente documentate.

Sono questi alcuni dei chiarimenti contenuti nella circolare 34/E del 13.07.2009, con la quale l’Agenzia delle Entrate è tornata ad occuparsi delle modifiche alla deducibilità delle spese di rappresentanza dal reddito d’impresa, introdotte dalla Finanziaria 2008, alla luce del decreto Ministero Economia e Finanze del 19.11.2008.

In particolare, tale documento si è incentrato sui criteri e sui nuovi limiti quantitativi di deducibilità delle spese sostenute a partire dall’anno di imposta 2008, sugli obblighi documentali e dichiarativi richiesti, nonché sulle ricadute delle nuove norme sulla disciplina Iva.

Spese di rappresentanza e le quattro “virtù” fiscali

Gratuità, finalità promozionali o di pubbliche relazioni, ragionevolezza e coerenza con le pratiche commerciali di settore.

Sono queste le quattro caratteristiche che qualificano le spese di rappresentanza e le rendono inerenti all’attività d’impresa.

Il carattere essenziale di questi costi è dato dall’assenza di un corrispettivo o di una controprestazione da parte di chi riceve i beni e i servizi erogati.

Anche la destinazione delle spese é determinante ai fini della qualifica di spese di rappresentanza.

La neo circolare ha precisato che per finalità promozionale va intesa la divulgazione sul mercato dell’attività svolta, dei beni e servizi prodotti, a beneficio dei clienti attuali e potenziali.

Tra le pubbliche relazioni, invece, vanno inquadrate tutte le iniziative volte a diffondere o a consolidare l’immagine dell’impresa e ad accrescerne l’apprezzamento presso il pubblico, senza una correlazione diretta con i ricavi.

Nuovi paletti alla deducibilità e trattamento speciale per le “start up”

La norma fissa nuovi paletti entro cui le spese di rappresentanza si considerano “congrue” rispetto al volume dei ricavi dell’attività caratteristica dell’impresa e, quindi, deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute.

Il quantum delle spese deducibili è calcolato in funzione dell’ammontare dei ricavi e altri proventi della gestione caratteristica dell’impresa, dunque rilevanti ai fini fiscali.

Se l’importo delle spese di rappresentanza sostenute nell’esercizio é sotto il limite di congruità, lo scarto non si potrà utilizzare per alzare il tetto e coprire spese negli anni successivi.

Unica eccezione viene prevista per le spese di rappresentanza sostenute dalle imprese in fase di start up, in cui i ricavi sono pari a zero: in questo caso la deducibilità dei costi potrà essere differita anche all’anno dopo il conseguimento dei primi ricavi.

Spese per ospitare clienti e personalità di richiamo, deducibilità senza limiti

Non sono spese di rappresentanza e, quindi, trovano la deducibilità piena i costi sostenuti nell’ambito di fiere, mostre ed eventi simili, in cui devono essere esposti i beni e i servizi prodotti dall’impresa, oppure in occasione di visite a sedi, stabilimenti o unità produttive d’impresa.

Si tratta di manifestazioni particolari, in cui l’impresa partecipa esponendo i propri beni e servizi e in cui s’incontrano compratori e altre persone con forte interesse commerciale.

Secondo le Entrate tali spese sono interamente deducibili poiché sono direttamente legate a ottenere ricavi.

Sono, quindi, da escludere la deducibilità integrale delle spese sostenute per vitto e alloggio dei giornalisti o degli agenti d’impresa, che non sono clienti.

Per quanto riguarda le spese sostenute dalle imprese organizzatrici dell’evento (fiere, mostre e simili) per l’ospitalità di personalità del settore, di richiamo per la manifestazione (come ad esempio esperti del mondo scientifico, che tengono conferenze nel settore oggetto delle manifestazione), possono essere trattate come costi pertinenti all’organizzazione e, quindi, interamente dedotti.

Condizione essenziale per la piena deducibilità dei costi è che a sostenerli sia l’impresa organizzatrice e non la società espositrice.

Limite di deducibilità

Le nuove regole si applicano dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

Per gli esercizi precedenti, valgono ancora i “vecchi” criteri: deduzione forfetaria di un terzo delle spese, suddivisa in parti uguali nel periodo di sostenimento e nei quattro successivi.

Secondo le nuove disposizioni, le spese sono deducibili in funzione dei ricavi e dei proventi della gestione dichiarati nel periodo d’imposta in cui sono effettuate.
In pratica, possono essere dedotte entro un determinato importo pari:

– all’1,3% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di euro

– allo 0,5% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni e fino a 50 milioni di euro

– allo 0,1% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 50 milioni di euro.

Esempio dalle Entrate

Si consideri l’ipotesi di un’impresa che nell’anno d’imposta 2008 abbia conseguito ricavi ed altri proventi della gestione caratteristica per euro 70.000.000 ed abbia sostenuto spese di rappresentanza per euro 400.000.

Il limite di congruità sarà pari a 350.000 euro, così determinato:

 

Ricavi e altri proventi della gestione caratteristica

Percentuale di deducibilità

Spese di rappresentanza deducibili (plafond)

Primo scaglione (fino a 10.000.000)

10.000.000

1,3%

130.000

Secondo scaglione (da 10.000.001 a 50.000.000)

40.000.000

0,5%

200.000

Terzo scaglione (da 50.000.001)

20.000.000

0,1%

20.000

Totale

70.000.000

 

350.000

La parte delle spese che eccede il plafond non può essere dedotta e in dichiarazione andrà indicata come variazione in aumento; se invece il tetto delle spese è inferiore al limite previsto, la differenza non potrà essere utilizzata come copertura di spese sostenute in esercizi successivi.

In dichiarazione, l’intero importo delle spese di rappresentanza va riportato come variazione in aumento, quello delle spese deducibili come variazione in diminuzione.

Nell’esempio, quindi, la società, in Unico 2009, indicherà tra le variazioni in aumento, all’interno del quadro RF, rigo RF24, colonne 1 e 2, l’importo di 400.000. Nel rigo RF43, invece, colonna 1 e 2, tra le variazioni in diminuzione, andrà riportato 350.000.

In presenza di spese di rappresentanza sostenute in periodi di imposta in cui era in vigore la precedente disciplina, nel rigo RF43 andranno indicate anche le variazioni in diminuzione relative ai “quinti” delle spese la cui deduzione è stata rinviata.

Beni di valore non superiore a 50 euro

Come è noto la Finanziaria ha elevato a 50 euro (rispetto ai precedenti 25,82 euro) il limite del valore unitario dei beni la cui distribuzione gratuita è integralmente deducibile, mentre il decreto del 19.11.2008 ne ha stabilito l’irrilevanza ai fini della determinazione dell’importo complessivo delle spese di rappresentanza da confrontare con il limite di deducibilità.

Tale disposizione si applica esclusivamente ai “beni” e non anche alle spese relative a “servizi”.

Inoltre, tali omaggi devono comunque essere effettuati con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e rispondere ai criteri di ragionevolezza e coerenza.
Quando poi l’omaggio è composto da più beni (ad esempio, un cesto natalizio), il limite di 50 euro va riferito al valore complessivo dell’omaggio e non a quello dei singoli beni che lo compongono.

Vitto e alloggio

Ulteriori chiarimenti hanno riguardato le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande (diverse da quelle che costituiscono spese per prestazioni di lavoro) che si configurano come spese di rappresentanza, le quali sono sottoposte al limite previsto dall’art. 109, comma 5, del Tuir (deducibilità nei limiti del 75%) e poi vanno sommate alle eventuali altre spese di rappresentanza per l’applicazione della deducibilità entro i limite di congruità.

Secondo esempio dalle Entrate

Si consideri l’ipotesi di un’impresa che nell’anno d’imposta 2009 abbia conseguito ricavi ed altri proventi della gestione caratteristica per euro 70.000.000 e abbia sostenuto spese di rappresentanza per euro 400.000, così suddivise:
a) spese per prestazioni alberghiere e per somministrazioni di alimenti e bevande – qualificabili come spese di rappresentanza – pari ad euro 100.000;
b) spese di rappresentanza – diverse dalle precedenti – pari ad euro 300.000.

Preliminarmente, le spese di cui al punto a) dovranno essere assoggettate al limite di deducibilità del 75% previsto dall’art. 109, comma 5, per cui l’importo teoricamente deducibile sarà pari ad euro 75.000 (100.000 x 75%).

Tale importo (75.000) dovrà essere sommato all’importo delle altre spese di rappresentanza (300.000); l’importo complessivo di tali spese, pari a 375.000, dovrà essere confrontato con il limite di deducibilità previsto dal comma 2 del decreto, pari a euro 350.000.

Ne consegue che l’impresa, nell’anno d’imposta 2009, potrà dedurre spese di rappresentanza per un importo pari al suddetto limite, mentre l’eccedenza rispetto al totale delle spese sostenute, pari ad euro 50.000 (400.000 – 350.000), dovrà essere ripresa a tassazione mediante una variazione in aumento in dichiarazione dei redditi.

 

6) Terremoto Abruzzo: Finanziamento agevolato per la riparazione delle abitazioni principali

L’Agenzia delle Entrate ha fornito gli indirizzi operativi per l’utilizzo del credito d’imposta nel caso in cui i cittadini abruzzesi, colpiti dal sisma lo scorso 6 aprile, abbiano scelto di usufruire del contributo per la riparazione in forma di finanziamento agevolato.

Con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 10.07.2009, pubblicato il 13.07.2009, l’Agenzia ha, infatti, stabilito le modalità di utilizzo del credito d’imposta nei casi di accesso ai finanziamenti agevolati per la riparazione dell’abitazione principale, previsti dall’ordinanza n. 3779 del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Le banche erogheranno finanziamenti agevolati di durata ventennale, fino ad un limite massimo di 80mila euro, oltre agli eventuali oneri notarili, per la riparazione dell’abitazione principale.

L’invio delle comunicazioni

Il provvedimento stabilisce per i Comuni le modalità di trasmissione all’Agenzia delle Entrate, dei dati relativi ai contributi concessi e a quelli parzialmente o totalmente revocati.

Sono definite, inoltre, le modalità telematiche con cui le banche che erogano i finanziamenti trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai finanziamenti stessi.

 

 

7) Modificato il modello della cartella di pagamento

Sono state approvate le avvertenze di cui all’allegato n. 1 con il provvedimento del 10.7.2009 per i ruoli formati dagli uffici dell0Agenzia delle Dogane.

L’art. 25 del DPR n. 602/73 prevede che la cartella di pagamento, da notificare al contribuente cui si riferiscono le somme iscritte a ruolo, sia redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze.

L’Agenzia delle Dogane ha richiesto di modificare le istruzioni in materia di rateazione presenti nella cartella di pagamento per i ruoli formati dai propri Uffici in considerazione del fatto che i criteri adottati dall’Amministrazione doganale per valutare l’effettiva ricorrenza del grave pregiudizio economico o sociale che giustificano l’esonero dal presentare idonea garanzia in caso di rateazione di pagamento, sono sostanzialmente identici a quelli utilizzati da Equitalia S.p.A..

Pertanto al fine di uniformare le regole in materia di rateazione di pagamento delle somme iscritte a ruolo a titolo di dazi doganali a quelle adottate da Equitalia S.p.A. per la rateazione di altre tipologie di tributi, nonché di evitare difformità nella valutazione di analoghe istanze presentate dai contribuenti, è stato modificato il foglio avvertenze con l’eliminazione del periodo.

Se il pagamento riguarda dazi doganali costituenti risorse proprie della Comunità europea, la rateazione è sempre subordinata alla prestazione di idonea garanzia.

Tuttavia il contribuente, qualora si trovi in gravi difficoltà di carattere economico o sociale, può chiedere di essere esonerato dal prestare la garanzia.

 

 

8) Brevi fiscali:

 

– Termini brevi di notifica retroattivi per le cartelle esattoriali

I termini ridotti di notifica delle cartelle di pagamento, entrati in vigore nel 2005, si applicano retroattivamente, anche se la legge, il D.L. n. 106/2005, non lo prevedeva esplicitamente.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 16074 del 08.07.2009.

 

– TFR salvo anche in caso di fallimento

E’ salvo il TFR del lavoratore anche in caso di fallimento dell’azienda che non ha mai versato le quote mensili al fondo tesoreria.

Infatti questi versamenti sono equiparabili alla contribuzione obbligatoria, e quindi rendono applicabile alla liquidazione del TFR il principio dell’automaticità sancito dall’art. 2116 c.c.

Lo ha precisato l’Inps con il messaggio n. 15687/2009.

 

 

A cura di Vincenzo D’Andò

 

 


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