Novità fiscali del 13 luglio 2009: i contributi ai consorzi di miglioramento fondiario non sono oneri deducibili in UNICO; chiarimenti dall’INPS sul lavoro accessorio; semplificazione per le coop; D.D.L. sviluppo: novità in materia di assunzioni obbligatorie; regole comunitarie: lavoro svolto in contemporanea in due o più Stati membri dell’Unione europea; pensione di anzianità e di vecchiaia: cessazione dell’attività lavorativa con successiva rioccupazione; studi di settore: disponibilità del software “Comunicazioni Anomalie 2009”; soggetti IAS adopter: riallineamento dei valori contabili e fiscali; deposito Iva per conto terzi UE: la fatturazione e compilazione degli elenchi Intrastat compete alla società che introduce e cede i beni


 

 

Indice:

 

1) Lavoro accessorio: Chiarimenti dall’Istituto previdenziale

 

2) Consorzi di miglioramento fondiario: contributi indeducibili

 

3) Semplificazione per le coop

 

4) D.D.L. sviluppo: Novità in materia di assunzioni obbligatorie

 

5) D.L. anti-crisi: Aumenta lo sconto fiscale per le banche

 

6) Regole comunitarie: Lavoro svolto in contemporanea in due o più Stati membri dell’Unione europea

 

7) Pensione di anzianità e di vecchiaia: Cessazione dell’attività lavorativa con successiva rioccupazione

 

8) Studi di settore: Disponibilità del software “Comunicazioni Anomalie 2009”

 

9) Soggetti IAS adopter: Riallineamento dei valori contabili e fiscali

 

10) Casa di cura come presidio ospedaliero della USL: Spetta la riduzione IRES

 

11) Deposito Iva per conto terzi Ue: La fatturazione e compilazione degli elenchi Intrastat compete alla società che introduce e cede i beni

 

12) Imposta di Bollo: Per gli elettori comunitari sono esenti i certificati di residenza

 

13) Distributori di carburanti: Possibile la rivalutazione dei beni d’impresa

 

 

1) Lavoro accessorio: Chiarimenti dall’Istituto previdenziale

L’Inps, con la circolare n. 88 del 09.07.2009 ha riepilogato la disciplina del lavoro occasionale di tipo accessorio, dopo le modifiche introdotte dal D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, convertito nella Legge 9 aprile 2009, n. 33.

In tale circolare l’Istituto previdenziale ha anche fornito indicazioni per dare piena operatività al sistema di regolazione dei “buoni lavoro”, con riferimento a tutte le tipologie di attività, di prestatori e di committenti.

In particolare, viene indicato che le agenzia di somministrazione non possono avviare il lavoro accessorio presso le aziende utilizzatrici; il limite di 5.000 euro entro cui è ammesso il voucher deve essere considerato al netto delle trattenute previdenziali e assicurative.

Si è, quindi, venuta a delineare una nuova situazione a seguito delle ultime modifiche arrecate all’art. 70 del D.Lgs. n. 276/2003, infatti, la citata legge 33/2009 ha cambiato il campo di applicazione del lavoro occasionale di tipo accessorio.

In particolare, l’Inps ha giustificato l’esclusione delle agenzie di somministrazione precisando che le prestazioni di lavoro accessorio devono essere rese direttamente a favore dell’utilizzatore senza alcuna possibilità di intermediazione.
La circolare ha precisato che la nuova prestazione viene ammessa in qualunque settore produttivo nei casi di studenti con meno di 25 anni, regolarmente iscritti a un ciclo di studi ma limitatamente al sabato e alla domenica oltre che nei periodi di vacanza (Inps circolare 104/2008).

Si consente, comunque, la prestazione accessoria in qualsiasi altro momento dell’anno purché lo studente sia libero da impegni scolastici.

L’Inps non ha, tuttavia, precisato come si possa attesta la regolarità di iscrizione al ciclo di studi; sulla questione, la Fondazione studi dei consulenti del Lavoro ha ritenuto possibile un’autocertificazione (D.P.R. n. 445/2000).

Le casalinghe possono svolgere prestazioni di natura occasionale rese nell’ambito di attività agricole di carattere stagionale  come già previsto per pensionati e studenti.

Per qualificare la categoria delle casalinghe, l’Inps ha ritenuto utile fare riferimento a definizioni giuridiche previste da precedenti disposizioni normative, in base alle quali per “casalinga” deve intendersi un soggetto che svolge, senza vincolo di subordinazione, lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari e che non presti attività lavorativa autonoma o alle dipendenze di terzi.

Infine, i pensionati possono svolgere attività di natura occasionale in qualsiasi settore produttivo.

Limiti economici entro cui è possibile la prestazione accessoria.

I voucher sono ammessi nei limiti di 5.000 euro per la generalità delle prestazioni; 3.000 euro per i soggetti che percepiscono un importo di sostegno al reddito; 10.000 nelle imprese familiari.

Secondo l’Inps, tali limiti devono intendersi al netto delle trattenute previdenziali e assicurative effettuate sul buono (l’importo è esente sul piano fiscale).
Pertanto, il limite di 5.000 euro deve intendersi pari a un compenso lordo di 6.660 euro cui corrispondono 4.995 euro netti.

Rispetto ai limiti indicati, la circolare n. 88/2009 non ha declinato l’esatto significato di “anno solare”; sul punto, la Fondazione studi ha precisato che si può fare sempre riferimento al periodo 1° gennaio – 31 dicembre.

In merito alla possibilità da parte dei dipendenti pubblici di svolgere lavoro occasionale di tipo accessorio la medesima circolare ha precisato che l’art. 53 del D.Lgs. n. 165/2001, sul cumulo di impieghi e incarichi, prevede la richiesta di autorizzazione all’amministrazione di appartenenza per lo svolgimento di “tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e nei doveri d’ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso”.

La norma esclude dalla richiesta di autorizzazione i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50%, i docenti universitari a tempo definito e le altre categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali.

Buoni lavoro o vaucher

I buoni lavoro, detti anche vaucher, possono, quindi, essere una alternativa ai piccoli lavori estivi, a carattere occasionale.

Si tratta di quelle prestazioni occasionali non riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario e prive quindi della stabilità.

Un buono lavoro di 10,00 euro consente al lavoratore occasionale di incassare una paga netta di 7,50 euro, mentre il restante 25% viene così suddiviso:

Il 13% è la quota dei contributi che viene versata nella gestione separata Inps del lavoratore; il 7% copre l’assicurazione Inail sugli infortuni, mentre il 5% copre i costi di gestione del servizio.

Vantaggi dei buoni lavoro

Il datore di lavoro è esonerato dalla comunicazione preventiva telematica al Centro per l’impiego, non deve redigere nè sottoscrivere un contratto di lavoro nè fare alcuna annotazione sul libro unico.

Il lavoratore è esonerato da qualsiasi imposizione fiscale diretta, mantiene lo status di disoccupato e fino a 3.000,00 euro di importo percepito è possibile cumulare le prestazioni economiche erogate a sostegno del reddito, inoltre ha tutela previdenziale e assicurativa.

 

 

2) Consorzi di miglioramento fondiario: contributi indeducibili

Dall’interrogazione della Camera dei deputati n. 5-01459 del 09.07.2009 (Commissione Finanze) è stato precisato che poiché tali contributi sono già stati detratti dal reddito dominicale, non è possibile ammetterne la deducibilità.

Ciò poiché si verrebbe ad avere una ingiustificata duplicazione del beneficio.

 

 

3) Semplificazione per le coop

Con la conversione in legge del D.D.L. “sviluppo” è stata cambiata anche la disciplina delle società cooperative, con modifiche apportate al codice civile e alla relativa legislazione di settore, compresa quella concernente la vigilanza.

Numerose le novità inserite nell’art. 10 del disegno di legge “sviluppo”, che, come è noto, il 09.07.2009 ha ottenuto il via libera definitivo dal senato.

Tra le novità emerge l’obbligo di predisporre il bilancio straordinario per perdita della mutualità d’obbligo, che scatterà solo per le cooperative che modificano le clausole statutarie inderogabili o che emettono strumenti finanziari.

Comunque, con la modifica all’art. 2511 c.c. si rende obbligatoria l’iscrizione di tutte le società, ancorché in due sezioni diverse.

Ed inoltre, la presentazione della comunicazione unica alla CCIAA competente per l’inizio attività determina l’iscrizione automatica della cooperativa nello specifico Albo.

 

 

4) D.D.L. sviluppo: Novità in materia di assunzioni obbligatorie

Le Comunicazioni ai centri per l’impiego saranno valide anche per il collocamento obbligatorio.

Con la modifica del comma 6 dell’art. 4-bis del D.lgs. n. 181/2000, le comunicazioni di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga dei rapporti di lavoro, previste dall’attuale  normativa, inviate al Servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro, con i moduli unificati, sono valide anche ai fini dell’assolvimento degli obblighi di comunicazione nei confronti delle province, ai fini delle assunzioni obbligatorie.
Il modello unico di prospetto annuale sarà successivamente definito con decreto del Ministro del lavoro, d’intesa con la Conferenza permanente Stato-Regioni e Province autonome
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5) D.L. anti-crisi: Aumenta lo sconto fiscale per le banche

Gli ulteriori sconti fiscali promessi dal ministro dell’Economia alla deducibilità fiscale della svalutazione dei crediti bancari in sofferenza potrebbero essere inseriti sotto forma di emendamento al decreto anti-crisi in discussione alla Camera.

È questa la via più probabile per lanciare il patto banche-imprese proposto da Tremonti per giungere a una moratoria sulle scadenze più pressanti per il credito alle imprese.

Tra le proposte correttive del Dl anti-crisi in arrivo anche la riedizione dello scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero.

 

 

6) Regole comunitarie: Lavoro svolto in contemporanea in due o più Stati membri dell’Unione europea

Il datore di lavoro, con sede o domicilio in Italia, deve comunicare all’Inps i casi nei quali suoi dipendenti lavorano normalmente in due o più Stati comunitari e ogni cambiamento intervenuto.

Anche il lavoratore autonomo che svolge la sua attività normalmente in due o più Stati comunitari ed il lavoratore dipendente che svolge in due o più Stati comunitari le sue attività alle dipendenze di più aziende sono tenuti ad informare l’istituzione dello Stato di residenza, in merito al normale svolgimento della o delle attività in due o più Stati comunitari e le successive relative modifiche.

E’ quanto ha precisato l’Inps con la circolare n. 90 del 10.07.2009 che contiene in allegato due formulari (n. E101 e E102).

 

 

7) Pensione di anzianità e di vecchiaia: Cessazione dell’attività lavorativa con successiva rioccupazione

La ripresa dell’attività lavorativa da parte di lavoratori che conseguono la pensione di anzianità deve essere successiva alla data di decorrenza del trattamento pensionistico.

L’effettiva cessazione del precedente rapporto di lavoro deve essere verificata in base al solo espletamento delle formalità di rito (dimissioni, comunicazioni di legge ecc.), senza che rilevi l’eventuale breve periodo di inattività antecedente la rioccupazione.

Lo ha chiarito l’Inps con la circolare n. 89 del 10.07.2009.

 

 

8) Studi di settore: Disponibilità del software “Comunicazioni Anomalie 2009”

L’Agenzia delle Entrate con la comunicazione di servizio n. 44 del 10.07.2009 ha messo a disposizione degli utenti una guida pratica all’utilizzo di tale software.

Come  è noto dal mese di giugno l’Agenzia ha inviato ai contribuenti ed agli intermediari delle comunicazioni relative ad anomalie riscontrate sulla base dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

A tal fine è stato realizzato il software “Comunicazioni Anomalie 2009” utilizzabile dagli utenti per:

– segnalare imprecisioni ed errori riscontrati nei dati riportati nella comunicazione di anomalia;

– indicare le motivazioni che hanno determinato l’anomalia e quanto altro si ritiene rilevante rappresentare.

Tali indicazioni sono contenute su:

http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/resources/file/eb2f93064f457ad/Comunicazione%20di%20servizio%2044%20del%202009%20pubblicazione.pdf

 

 

9) Soggetti IAS adopter: Riallineamento dei valori contabili e fiscali

L’Agenzia delle Entrate con l’ampia circolare (composta da ben 47 pagine), n. 33/E del 10.07.2009, ha fornito i primi chiarimenti sul regime transitorio previsto per le operazioni poste in essere prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, sui diversi regimi di riallineamento e le conseguenti modalità di tassazione.

Come è noto la legge finanziaria 2008 ha introdotto, tra l’altro, talune modifiche e integrazioni al TUIR che disciplinano la determinazione del reddito d’impresa per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali IAS/IFRS (di seguito IAS adopter).

In particolare, detta circolare ha premesso che per effetto di tali disposizioni l’attuale art. 83 del TUIR prevede la piena rilevanza fiscale dei criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione adottati nei bilanci IAS compliant, anche in deroga alle disposizioni dei successivi articoli del TUIR (cd. principio di “derivazione rafforzata”).

L’art. 15 del D.L. legge anticrisi ha disposto che “le modifiche introdotte dall’articolo 1, commi 58, 59, 60 e 62, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (…) esplicano efficacia (…) con riguardo ai componenti reddituali e patrimoniali rilevati in bilancio a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007”.

Il “regime del doppio binario” (originato dall’adozione dei principi IAS/IFRS ai fini della redazione del bilancio e dall’applicazione delle previgenti disposizioni del TUIR per la determinazione del reddito imponibile) risulta, in via generale, eliminato a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 per effetto del riconoscimento fiscale dei componenti di reddito conseguenti all’applicazione in bilancio dei criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione previsti dai più volte richiamati standard internazionali.

Le regole di “derivazione rafforzata” si applicano a tutte le operazioni che non hanno già assunto rilevanza fiscale e che producono effetti patrimoniali e/o reddituali nel bilancio relativo al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 (quindi, dal bilancio 2008, per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare).

Infine, l’Agenzia con tale circolare ha esaminato tutti i seguenti punti (fornendo anche degli esempi pratici):

– Disciplina introdotta dalla finanziaria 2008:

– disciplina transitoria per le operazioni pregresse;

– ricavi di attivazione;

– cartolarizzazioni di crediti;

– operazioni di leasing finanziario;

– divergenze strutturali;

– ammortamento dell’avviamento;

– fenomeni meramente valutativi;

– valutazione dei titoli detenuti con finalità di trading;

– valutazione delle passività finanziarie;

– disciplina del riallineamento e la decorrenza degli effetti;

– divergenze oggetto del riallineamento;

– modalità di riallineamento: Metodo del saldo globale e metodo per singola fattispecie;

– valutazione dei beni fungibili;

– l’esercizio dell’opzione per il riallineamento

– applicazione della disciplina nell’ipotesi di aggregazioni aziendali;

– applicazione della disciplina nell’ipotesi di modifica agli IAS/IFRS applicati e variazioni registrate in sede di prima applicazione dei principi contabili effettuata dopo il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007;

– divergenze emerse identificate nel quadro EC.

Riallineamento dei valori contabili e fiscali per i soggetti Ias

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate, con un comunicato stampa del 10.07.2009, ha evidenziato che per le imprese che applicano i principi contabili internazionali la vita sarà più facile.

Le imprese possono operare il riallineamento pagando un’imposta sostitutiva e esercitando una specifica opzione nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

In particolare, l’Amministrazione finanziaria ha precisato che:

– si applica il principio di “derivazione rafforzata” alle operazioni poste in essere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007;

– restano valide, per quanto compatibili, le disposizioni fiscali precedenti in merito alla rilevanza fiscale delle qualificazioni, classificazioni, valutazioni e imputazioni temporali delle operazioni effettuate nei periodi d’imposta precedenti, che presentano i requisiti per l’applicazione del regime transitorio;

– è possibile effettuare, sempre per le operazioni realizzate nei periodi d’imposta precedenti e attraverso opzione in dichiarazione dei redditi, il riallineamento delle divergenze tra valori fiscali e civili dei relativi elementi patrimoniali, con conseguente assoggettamento al principio di “derivazione rafforzata”;

– si applica il principio di derivazione rafforzata alle operazioni realizzate nei periodi d’imposta precedenti che non presentano i requisiti necessari per l’applicazione del regime transitorio.

 

 

10) Casa di cura come presidio ospedaliero della USL: Spetta la riduzione IRES

Sconti IRES anche per la casa di cura riconosciuta come presidio ospedaliero della Usl.

La riduzione della metà dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche compete anche agli enti che svolgono le funzioni dei soppressi enti ospedalieri nell’ambito della rete ospedaliera pubblica del servizio sanitario nazionale.

Lo ha chiarito la risoluzione n. 179/E dell’Agenzia delle Entrate del 10.07.2009 con cui l’Amministrazione finanziaria ha risposto ad una casa di cura, interessata a sapere se può anch’essa rientrare tra i destinatari del beneficio fiscale riservato dalla norma – art. 6 del Dpr 601/1973 – a specifiche categorie di soggetti, tra i quali gli “enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza”.

Il dubbio è derivato dal fatto che la norma indica, tra i potenziali destinatari, anche “gli enti ospedalieri” che, in realtà, hanno cessato di esistere con la riforma del 1978 con la quale sono state introdotte nuove strutture che operano nell’ambito della rete ospedaliera pubblica del servizio sanitario nazionale.

Strutture che possono incorporare anche istituzioni di carattere privato, come le case di cura, quando riconosciute espressamente quali Presidi Ospedalieri dalle Unità sanitarie locali – Usl – e, conseguentemente, essere annoverate tra i beneficiari della riduzione a metà dell’Ires.

 

 

11) Deposito Iva per conto terzi Ue: La fatturazione e compilazione degli elenchi Intrastat compete alla società che introduce e cede i beni

La società, che vuole istituire un deposito Iva per la custodia di beni per conto di un soggetto non residente e la successiva vendita della merce all’interno del locale, deve assumere il ruolo di rappresentante fiscale e “formalizzare” sia l’acquisto intracomunitario che la successiva vendita dei beni introdotti.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 180/E del 10.07.2009, ha così riposto all’interpello di una società italiana, esercente attività di commercio all’ingrosso di macchine e prodotti per l’agricoltura, che deve creare un deposito Iva per conto di un soggetto passivo identificato in un altro Stato membro della Ue.

Pertanto, la società, se introduce beni nel deposito per conto di un terzo non residente, deve assumere la veste di rappresentante fiscale, assolvendo per suo conto gli obblighi tributari relativi alle operazioni sulle merci immesse.

Il ruolo di rappresentante fiscale per la società interpellante comporta la “formalizzazione” delle operazioni di introduzione e cessione dei beni ai clienti. Si tratta di operazioni senza Iva, che non implicano il pagamento dell’imposta, per cui al rappresentante fiscale non resta che eseguire gli obblighi di fatturazione delle operazioni intracomunitarie e compilare gli elenchi Intrastat.

Inoltre, secondo le Entrate, “l’acquisto intracomunitario realizzato introducendo i beni nel deposito Iva deve essere formalizzato dal gestore proprio al momento dell’ingresso delle merci nel locale, con l’integrazione della fattura comunitaria, in cui va indicata, al posto dell’imposta, la causa di “non pagamento”.
La stessa operazione va attuata nella fase di vendita dei beni.

Nel momento in cui la merce custodita nel deposito è ceduta ai clienti, l’operazione avviene senza pagare l’Iva: andrà emessa una fattura che, al posto dell’imposta, indicherà il titolo di inapplicabilità del tributo e la relativa norma.
Infine, il pagamento dell’Iva dovrà avvenire nella fase di estrazione dei beni dal deposito.

L’imposta sarà assolta, attraverso il meccanismo del reverse charge, da chi procede ad estrarre la merce”.

Infine, P stato precisato che “il gestore del deposito risponde in solido con il soggetto passivo Iva della eventuale mancata o irregolare applicazione dell’imposta al momento all’estrazione”.

12) Imposta di Bollo: Per gli elettori comunitari sono esenti i certificati di residenza

Niente bollo sui certificati di residenza richiesti dai cittadini comunitari per votare all’estero.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 181/E del 10.07.2009 che ha precisato che tutti gli atti e i documenti legati all’esercizio del diritto di voto sono esenti dall’imposta, sia per gli elettori italiani, sia per quelli originari di un qualsiasi Stato membro dell’Unione europea.

In sostanza, in Italia i cittadini comunitari godono degli stessi diritti dei nostri connazionali, compreso quello che prevede l’esenzione assoluta dall’imposta di bollo per tutti i documenti relativi alla formazione delle liste elettorali e alla partecipazione alle elezioni.

Tra questi atti rientrano, secondo un’interpretazione estensiva delle Entrate, anche gli attestati di residenza rilasciati dai Comuni ai cittadini Ue per esprimere il loro voto in occasione di elezioni che si tengono nel Paese di provenienza.

In questo caso, infatti, si applica una deroga alla norma generale che assoggetta i certificati di residenza al bollo nella misura di 14.62 euro per ogni foglio.

 

 

13) Distributori di carburanti: Possibile la rivalutazione dei beni d’impresa

Possono beneficiare della rivalutazione dei beni immobili d’impresa (prevista dall’art. 15, commi 16 e seguenti, del D.L. n. 185/2008) anche gli impianti stradali di distribuzione di carburanti che risultano infissi al suolo e non possono essere agevolmente rimossi mantenendo inalterata la loro funzionalità.
Gli impianti devono risultare infissi al suolo e non agevolmente rimovibili mantenendo inalterata la funzionalità.

E’ quanto ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 182/E del 10.07.2009.

La rivalutazione viene consentita esclusivamente sui beni immobili d’impresa, ad esclusione delle aree fabbricabili e degli immobili alla cui produzione e al cui scambio è diretta l’attività d’impresa.

La circolare 22/E/2009 ha individuato la qualifica di bene immobile alla definizione civilistica contenuta nell’art. 812 c.c..

Ne deriva che sono considerati beni immobili, e, quindi, rientrano nella rivalutazione “gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo”.

Deve trattarsi, peraltro, di immobili che risultano iscritti nello stato patrimoniale tra le “Immobilizzazioni materiali” alla voce B. II.

La rivalutazione spetta anche nelle ipotesi in cui il bene immobile è acquisito con un diritto reale diverso dalla proprietà:

In tal caso, è necessario, tuttavia, che tale diritto reale sia correttamente contabilizzato tra le “Immobilizzazioni materiali” unitariamente all’immobile rivalutabile.

La stessa circolare 22/E ha chiarito che possono essere rivalutati anche gli impianti e i macchinari infissi al suolo, tenendo presente che non si considerano infissi al suolo (e, quindi, non sono ammessi alla rivalutazione) quei beni che possono essere agevolmente rimossi e posizionati in altro luogo mantenendo inalterata la loro originaria funzionalità.

Pertanto, gli impianti stradali di distribuzione di carburante rientrano nella disciplina di rivalutazione in esame se, sulla base di una valutazione concreta risultano infissi al suolo e non possono essere agevolmente rimossi mantenendo inalterata la loro funzionalità.

 

 

A cura di Vincenzo D’Andò

 

 

 

 


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