Novità fiscali del 10 luglio 2009: le aliquote IVA (ordinarie) applicate nei vari Paesi europei… ogni paese la sua aliquota…; niente IRAP per piccoli professionisti con collaboratore occasionale; approvata la legge sullo sviluppo; in G.U. il regolamento per la comunicazione unica d’impresa; passaggio da studio personale a studio associato: non rileva fiscalmente l’apporto gratuito di clienti del commercialista; l’errata indicazione del valore catastale non permette al fisco di potere rettificare il valore venale dell’immobile; scissione parziale: rettifica della detrazione Iva; anomalie da studi di settore: pronto il software di compilazione ed invio delle comunicazioni


 

 

Indice:

 

1) Niente IRAP per piccoli professionisti con collaboratore occasionale

 

2) Novità in tema di posta elettronica certificata e copie informatiche 

 

3) Approvato il disegno di legge sullo sviluppo

 

4) In G.U. il regolamento per la comunicazione unica d’impresa

 

5) Passaggio da studio personale a studio associato: Non rileva fiscalmente l’apporto gratuito di clienti del commercialista

 

6) L’errata indicazione del valore catastale non permette al fisco di potere rettificare il valore venale dell’immobile

 

7) Legislazione europea: Aliquote IVA ordinarie applicabili

 

8) Scissione parziale: Rettifica della detrazione Iva

 

9) Anomalie da studi di settore (triennio 2005-07): Pronto il software di compilazione ed invio delle comunicazioni

 

 

1) Niente IRAP per piccoli professionisti con collaboratore occasionale

Se il  collaboratore è occasionale spetta il rimborso dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Non integra il presupposto impositivo IRAP la corresponsione di compensi a terzi, quando si tratti di importi esigui erogati per prestazioni occasionali e marginali.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15113 del 26.06.2009.

 

 

2) Novità in tema di posta elettronica certificata e copie informatiche 

E’ stata pubblicata la circolare Assonime n. 28/2009 che ha illustrato le norme che introducono nel nostro ordinamento l’obbligo per le società di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata e di comunicarlo al registro delle imprese.

Tale documento, inoltre, ha analizzato la nuova disciplina in tema di copie informatiche di documenti (D.L. 29 novembre 2008, n. 185).

Infine, la circolare ha esaminato la disciplina che istituisce un indice degli indirizzi della amministrazioni pubbliche e le modifiche apportate alle regole per la presentazione di istanze alle amministrazioni pubbliche (D. L. 1° luglio 2009, n. 78).

Per le imprese di nuova costituzione ricorre l’obbligo di indicare al registro delle imprese il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec), mentre per quelle già esistenti l’adempimento andrà assolto entro il 30.11.2011.

Stessa cosa per i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge, ma in questo caso il termine è stato fissato al 30.11.2009.

Lo ha ricordato l’Assonime con la circolare n. 28 del 07 luglio 2009.

 

 

3) Approvato il disegno di legge sullo sviluppo

Il D.D.L. sullo sviluppo (uno dei collegati alla manovra del governo) è stato definitivamente approvato dal Senato con 154 voti a favore.

Il provvedimento, tra le altre misure, ripristina i fondi per l’editoria (140milioni) per il periodo 2009-2010.

Questo intervento viene coperto con un aumento della Robin tax attraverso la lievitazione dal 5,5% al 6,5% dell’Ires sulle grandi aziende petrolifere.

Intervento anche sull’Ici.

Per gli immobili concessi in locazione finanziaria, anche da costruire o in costruzione, è tenuto a pagare l’imposta il locatario, a partire dalla stipula del contratto e per tutta la sua durata.

 


4) In G.U. il regolamento per la comunicazione unica d’impresa

È stato pubblicato nella G.U. n. 152 del 03 luglio 2009, il D.P.C.M. 06 maggio 2009, che ha disposto le regole sulle modalità di presentazione della comunicazione unica d’impresa.

Detta comunicazione, che entrerà a regime dal 1° ottobre 2009 ai sensi di quanto disposto dal D.L. n. 78/2009, dovrebbe consentire di avviare nuove attività, effettuare variazioni e cessare l’attività con un unico adempimento, valido per tutte le pubbliche amministrazioni.

 

 

5) Passaggio da studio personale a studio associato: Non rileva fiscalmente l’apporto gratuito di clienti del commercialista

Non deve pagare tributi il professionista che porta clienti nell’associazione professionale senza percepire alcun compenso.

Ciò anche quando il contributo costituisce uno dei parametri per definire le quote di partecipazione agli utili.

E’ quanto ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 177/E del 09.07.2009 che ha chiarito il caso in cui alcuni professionisti devono costituire un’associazione professionale, per l’esercizio in forma associata delle libere professioni di dottore commercialista ed esperto contabile e di avvocato.

Precisando, al riguardo che:

– Nessun compenso sarà percepito dai professionisti per l’ingresso nella costituenda associazione;

– nessun apporto in senso tecnico (beni immobili e/o mobili) viene previsto a carico dei singoli professionisti a favore dell’associazione;

– ogni singolo associato apporterà al nuovo organismo le proprie capacità intellettuali e la propria clientela.

Per tali apporti non sarà corrisposto alcun compenso ma sarà prevista una differenziazione nella determinazione delle quote di partecipazione agli utili dell’associazione medesima.

Alla luce di ciò, è stato chiesto di sapere quali implicazioni fiscali, ai fini delle imposte sui redditi, comporti la costituzione dell’associazione professionale in capo ai soggetti coinvolti ed, in particolare, se la cessione diclientela operata dai singoli professionisti sia tassabile ai sensi dell’art. 54, comma 1-quater del Tuir.

Come ha rilevato la stessa Agenzia delle Entrate lo studio associato costituisce un’organizzazione unitaria composta da più persone realizzata al fine di ridurre l’incidenza dei costi per ciascun professionista e di incrementare l’efficienza nello svolgimento dell’attività.

La costituzione dell’associazione professionale non comporta cambiamenti nella natura del contratto d’opera intellettuale che conserva carattere personale e vincola il professionista rispetto al suo cliente.

In sostanza, il singolo professionista, in seguito all’adesione all’associazione, prosegue l’attività professionale in corso con i propri clienti, sia pure con modalità organizzative diverse (ovvero in forma associata).

Per quanto concerne la possibilità di considerare come corrispettivo dell’apporto della clientela la maggiore partecipazione alle quote di utili derivanti dalla partecipazione all’associazione,  tale ripartizione assume come parametri diversi elementi quali l’esperienza e l’attività professionale, il bagaglio di conoscenze ed esperienze del singolo professionista oltre la clientela.

La ripartizione degli utili è, quindi, determinata dal diverso peso professionale rivestito da ogni associato nel nuovo organismo associativo, che impedisce di intravedere un rapporto diretto di tipo sinallagmatico tra l’apporto della clientela e la quota di utile attribuito.

In definitiva, a parere delle Entrate, l’apporto della clientela in occasione dell’ingresso in uno studio associato, senza corresponsione di compenso, configura un’operazione fiscalmente irrilevante in capo ai singolo associati, indipendentemente dalla circostanza che tale apporto rientri tra i parametri considerati per la fissazione delle quote di partecipazione agli utili.

Infine, ha osservato che la mancata valorizzazione di tale componente al momento dell’ingresso nell’associazione comporta come conseguenza che nessuna rilevanza potrà essere attribuita all’apporto in sede di recesso dell’associato.

Il quesito era stato posto al fisco poiché l’art. 36, comma 29, lettera a), n. 1, del D.L. n. 223/2006, convertito dalla Legge 04.08.2006, n. 248, ha introdotto, nell’art. 54 del Tuir, il comma 1-quater, in base al quale “i corrispettivi percepiti a seguito della cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica e professionale” concorrono alla formazione del reddito di lavoro autonomo.

In precedenza, già l’Agenzia delle Entrate aveva precisato, con la circolare n. 8 del 13 marzo 2009 (parag. 1.3), che non emerge alcuna materia imponibile da assoggettare a tassazione, in base al comma 1-quater dell’art. 54 del TUIR, quando non è prevista alcuna remunerazione per l’apporto della clientela, né al momento dell’adesione all’associazione né al momento dell’eventuale recesso da parte del singolo professionista.

 

 

 

6) L’errata indicazione del valore catastale non permette al fisco di potere rettificare il valore venale dell’immobile

Se nell’atto di acquisto dell’immobile viene indicato un valore catastale inferiore a quello scaturente dall’applicazione dei coefficienti di legge, l’ufficio dell’Amministrazione finanziaria non può comunque procedere alla rettifica del valore venale in comune commercio dell’immobile, ma può quantificare la maggiore imposta scaturente dalla base imponibile catastale rideterminata.

Questo è il chiarimento saliente contenuto nella Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 176/E del 09.07.2009.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che non scatta l’accertamento sulla base del valore venale in comune commercio in caso di inesatta indicazione del valore catastale nell’atto di acquisto di un immobile ad uso abitativo effettuato da un privato.

Nell’ipotesi che nell’atto di compravendita sia stato indicato un valore catastale sbagliato, l’Agenzia provvederà a recuperare la differenza d.imposta, seguendo sempre il criterio del prezzo valore e non quello generale del valore venale in comune commercio, a patto che il contribuente abbia esplicitamente richiesto al notaio di applicare il criterio del prezzo valore ed abbia indicato nell’atto il corrispettivo pattuito.

Infatti, come è noto, la legge n. 266/2005 prevede, che su richiesta della parte acquirente, resa al notaio, la base imponibile delle cessioni aventi per oggetto immobili a uso abitativo e relative pertinenze, poste in essere nei confronti di persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, venga individuata, in deroga alla previsione di carattere generale (valore venale in comune commercio), nel valore dell’immobile determinato sulla base del valore catastale o tabellare (prezzo valore).

L’indicazione nell’atto di un valore catastale inferiore rispetto a quello scaturente dall’applicazione dei criteri del prezzo valore non comporta, di per sé, l’inapplicabilità del criterio stesso.

Pertanto, l’erronea indicazione nell’atto del valore catastale non fa scattare il potere accertativo dell’ufficio sulla base del valore venale in comune commercio, ma consente allo stesso di quantificare la maggiore imposta che emerge dalla base imponibile catastale, rideterminata secondo i criteri del prezzo valore.

 

 

7) Legislazione europea: Aliquote IVA ordinarie applicabili

L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato il 09.07.2009 sul proprio sito le seguenti aliquote Iva per i vari paesi europei:

        Aliquote IVA ordinarie aggiornate al 01.07.2009

Stato membro

Aliquota ordinaria

Austria

20 %

Austria (Jungholz e Mittelberg)

16 %

Belgio

21 %

Bulgaria

20 %

Cipro

15%

Danimarca

25%

Estonia

18% fino al 30/06/2009

 

20% dal 01/07/2009

Finlandia

22 %

Francia

19,6 %

Germania

16 % fino al 31/12/2006

 

19 % dal 01/01/2007

Gran Bretagna

17,5 % fino al 30/11/2008

 

15 % dal 01/12/2008

Grecia

18 % fino al 31/03/2005

 

19 % dal 01/04/2005

Irlanda

21 % fino al 30/11/2008

 

21,5 % dal 01/12/2008

Italia

20 %

Lettonia

18% fino al 31/12/2008

 

21% dal 01/01/2009

Lituania

18% fino al 31/12/2008

 

19% dal 01/01/2009

Lussemburgo

15%

Malta

18%

Olanda

19 %

Polonia

22%

Portogallo

 

 

19 % fino al 30/06/2005

21 % dal 01/07/2005 fino al 30/06/2008

20 % dal 01/07/2008

Repubblica Ceca

19%

Romania

19%

Slovacchia

19%

Slovenia

20%

Spagna

16 %

Svezia

25 %

Ungheria

 

 

25% fino al 31/12/2005

20% dal 01/01/2006 fino al 30/06/2009

25% dal 01/07/2009

 

 

8) Scissione parziale: Rettifica della detrazione Iva

La società beneficiaria di un’operazione di scissione parziale, che impiega i beni ricevuti in operazioni imponibili, può rettificare la detrazione Iva non operata dalla scissa al momento dell’acquisto perché gli stessi erano utilizzati in operazioni esenti.

Ai fini Iva, la rettifica va effettuata nella dichiarazione dell’anno in cui si verificano gli eventi che la determinano.

Ai fini dell’imposta sul reddito, l’operazione riduce il costo fiscalmente riconosciuto dei beni ovvero determina una sopravvenienza attiva imponibile.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 178/E del 09.07.2009 che ha così risposto a seguito una istanza di interpello presentata da una società facente parte di un gruppo societario.


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