Non sempre è valida la documentazione reperita presso terzi


Con sent. n. 14017 del 17 giugno 2009 (ud. dell’8 aprile 2009) la Corte di Cassazione, a pochi giorni di distanza da un precedente pronunciamento (sentenza n. 13487 dell’11 giugno 2009 (ud. del 17 aprile 2009), è ritornata ad affrontare la problematica relativa alla documentazione reperita presso terzi, aggiungendo un ulteriore tassello ai fini della validità della documentazione così raccolta.

 

Il processo

 

          La  controversia ha ad oggetto l’impugnativa proposta avverso l’avviso di rettifica del reddito IRPEG e ILOR per il 1993, a seguito di verifica presso la società venditrice (Zetaesse).

          La Commissione Tributaria Provinciale ha accolto il ricorso con decisione che è stata confermata dalla Commissione Tributaria Regionale, che ha  respinto  l’appello dell’Ufficio, osservando, “da un lato, che, se nessuna  norma  prevede  che  l’avviso  di accertamento debba  essere  preceduto  dalla  notifica  di  un  p.v.c., è altrettanto vero che la situazione  cambia  nel  momento  in  cui  nell’atto impositivo vi sia un mero rinvio al processo verbale, elevato nei  confronti di un terzo, senza le ragioni della pretesa  tributaria,  dall’altro,  che l’amministrazione non aveva fornito prova della sussistenza delle violazioni contestate, che restavano pertanto semplici presunzioni,  non  assistite  da gravità precisione concordanza: oltre alle liste di  carico segnate con diversi colori rinvenuti presso terzi, l’Ufficio non aveva  approfondito le indagini su presunte  evasioni  con  la  verifica  dei  libri,  documenti  e scritture in possesso del contribuente il quale lamentava che le indagini si erano svolte esclusivamente presso la società Zetaesse”.

 

          Per la Corte, non assume rilievo, “ai fini della correttezza della statuizione impugnata, il principio secondo cui gli Uffici possono procedere alla rettifica sulla base di presunzioni gravi, precise  e  concordanti, tratte da atti e documenti in loro  possesso, anche quando si tratti di verbali relativi ad ispezioni eseguite nei confronti di altri  contribuenti (Cass. 24967/05, 9100/2001, 8344/2001), in quanto il giudice di appello si è pronunziato non già sull’astratta inidoneità dei documenti extracontabili  a fondare la rettifica, bensì sulla concreta inidoneità delle risultanze degli stessi a rappresentare  presunzioni  gravi  precise  e  concordanti”. 

          Resta riservato all’apprezzamento discrezionale del giudice di merito sia il ricorso alle presunzioni, “sia la valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza  richiesti  dalla  legge  per  valorizzare elementi di fatto come fonti di presunzione”.

          Nel caso in esame, nella  sentenza  impugnata  la  C.T.R.  ha  fornito,  sia  pure sinteticamente, una congrua e corretta motivazione in ordine  alla  mancata idoneità degli elementi indiziari risultanti dai documenti extracontabili rinvenuti presso la ditta venditrice  a  rappresentare  presunzioni  gravi precise e concordanti legittimanti la rettifica nei confronti della  società contribuente”.

 

Riflessioni

 

          Con la precedente sentenza n. 13487 dell’11 giugno 2009 (ud. del 17 aprile 2009) la Corte di Cassazione aveva riconosciuto all’Amministrazione finanziaria la  facoltà di utilizzare documenti extra-contabili rinvenuti nello svolgimento  dell’attività di verifica fiscale effettuata presso terzi al fine di rettificare la dichiarazione del contribuente.

          Con la sentenza qui scrutinata, il massimo giudice ammette ancora questa possibilità, ma non ritiene le presunzioni utilizzate, gravi, precise e concordanti.

          E’ questo l’elemento in più.

 

          L’utilizzo di elementi acquisiti nell’ambito di procedure riguardanti altri soggetti non viola disposizioni che regolano l’accertamento e l’art. 54, comma 2, del D.P.R. n. 633/72 dispone che gli uffici possono procedere alla rettifica sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, tratte da atti e documenti in loro possesso, anche quando si tratti di verbali relativi ad ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti (Cass. Sez. Trib. 5-7-2001, n. 9100 e 8255/2008).

          Infatti, “la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che è utilizzabile ai fini dell’accertamento di operazioni non contabilizzate nella contabilità ufficiale qualsiasi forma di documentazione che sia astrattamente idonea ad evidenziarne l’esistenza, purchè legittimamente rinvenuta nel corso di verifiche fiscali, in quanto detta documentazione, pur in assenza di irregolarità contabili ed inadempimenti di obblighi di legge, non puo’ essere ritenuta dal giudice di per sè probatoriamente irrilevante, integrando essa elemento probatorio, ancorchè presuntivo, utilmente valutabile in sede di accertamento IVA, indipendentemente dal contestuale riscontro di tali irregolarità ed inadempimenti (Cass. Sez. Trib., 8-9-2006, n. 19329)”.

 

          Si legittima quindi l’utilizzabilità della documentazione reperita presso terzi, poiché la ratio della norma “è quella di tutelare il diritto del soggetto nei cui confronti viene richiesto l’accesso, evitando che quel diritto venga limitato senza alcuna ragione, e non quello di creare una sorta di immunità dalle indagini a favore dei terzi (1)”.

Se fosse precluso agli organi verificatori – nel corso di accessi debitamente autorizzati – di prendere visione ed acquisire atti e dati fiscalmente rilevanti nei confronti di terze persone, non menzionate nel provvedimento, sarebbe agevole per il contribuente infedele sottrarre alle verifiche la propria documentazione fiscale, bastando a ciò il semplice accorgimento di conservarla presso un’altra persona (2)“.

          La lettura che se ne de ricavare da quest’ultima sentenza è quindi diversa da quella che appare a prima vista.

          E’ utilizzabile la documentazione terza, sempre che il giudice ritenga le presunzioni assistite dalla gravità, precisione e concordanza.

 

Roberta De Marchi

8 Luglio 2009


NOTE

(1) QUERQUI-QUERQUI, Il rinvenimento e l’acquisizione di documentazione attestante violazioni di terzi. Recenti sentenze della Corte di Cassazione legittimano l’operato dell’Amministrazione finanziaria, in “ il fisco”, n. 1/2006, pag. 62. Cfr. Cass. Sent.n.2775 del 9 novembre 2000, dep. il 26 febbraio 2001.

 

(2) Cfr. Cass. n. 19837 del 12 ottobre 2005, che richiama, a sua volta, le sentenze nn.153/1996 e 2775/2001.


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