L’ASL paga la visita fiscale


          Gli oneri per le visite fiscali gravano sui bilanci delle aziende sanitarie.           L’importante precisazione arriva dall’art. 17, comma 23, del decreto legge n. 78 dell’1 luglio (cosiddetta manovrina d’estate), che interviene a modificare alcune parti dell’art. 71 del dl 112/2008 (convertito con legge n. 133/2008). Infatti ora si prevede che gli accertamenti medico-legali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia, effettuati dalla ASL su richiesta delle amministrazioni pubbliche interessate, rientrano nel novero dei compiti istituzionali del servizio sanitario nazionale. Pertanto, i  relativi oneri gravano sui bilanci delle aziende sanitarie locali.


 


          Come è noto, le pubbliche amministrazioni, nel corso degli anni, si sono puntualmente opposte al pagamento alle ASL delle visite fiscali effettuate (che sono invece onerose per i datori di lavoro privati) basandosi sul presupposto che questi accertamenti rientrano nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). In effetti, i Livelli Essenziali di Assistenza sono stati definiti nel corso del 2008 ma non sono mai stati resi ufficiali, con la pubblicazione in G.U. In merito, il Ministero delle Finanze, nel 2001, ha affermato che le visite rientrano fra le competenze istituzionali delle Asl e, pertanto, non vanno rimborsate dai datori di lavoro pubblici.


          Di recente è intervenuta anche la Cassazione, Sezione civile, che con la sentenza n. 13992/2008, ha condannato un Istituto tecnico a risarcire l’Asl per le visite effettuate. In questa sentenza, i giudici hanno riconosciuto che l’attività di controllo medico-legale rientra fra le competenze istituzionali delle Usl in ragione della legge 833/1978, aggiungendo però che «da una tale competenza non può discendere automaticamente il principio della gratuità della prestazione in esame». La conclusione a cui perviene la Corte di Cassazione è che la visita fiscale, piuttosto che tutelare il diritto alla salute del dipendente, serve al datore di lavoro. Dunque, l’attività del medico durante le visite è volta all’accertamento delle ragioni di assenza e non alla cura del soggetto. Tra le altre novità contenute nell’art. 17, comma 23, del decreto legge n. 78/2009, è da rilevare la soppressione del comma 3 dell’art. 71 del decreto legge n. 112/2008 (convertito con legge 133/2008), a mente del quale “le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, sono dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 18 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi”. Con la soppressione di tale comma, ritorna in vigore il classico orario di reperibilità, disciplinato dalla contrattazione collettiva, ossia dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, di tutti i giorni.


          Inoltre, la manovrina d’estate riconduce all’interno di una norma di legge quanto previsto dalla circolare n. 8/2008 della Funzione Pubblica, precisando che la certificazione della malattia può essere attestata, oltre che da una struttura sanitaria pubblica, anche o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.


 


Matteo Esposito


24 Luglio 2009


Partecipa alla discussione sul forum.