La Tremonti-ter ed il rimpatrio dei capitali

il Ministro Tremonti rispolvera i precedenti suoi provvedimenti semplificandone il meccanismo ed eliminando le possibili forme di abuso. A ciò si aggiungerà forse il rimpatrio dei capitali dall’estero, che potrebbe favorire l’acquisto dei beni agevolati dalla stessa legge…

Il D.L. n. 78/2009 appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale ripropone, fra l’altro, la vecchia “legge Tremonti”, aggiornata e rivista.


 


In pratica, la nuova Tremonti-ter è costruita sulla falsariga delle vecchie Tremonti 1 e 2.


 


La norma attualmente in vigore prevede l’esclusione dall’imposizione sul reddito di impresa del 50% degli investimenti in macchinari e apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007, effettuati dall’entrata in vigore del decreto e fino al 30 giugno 2010. L’esclusione vale a decorrere dal periodo di imposta 2010.


 


Il meccanismo agevolativo previsto si differenzia, comunque, dalla legge 383/2001: allora il beneficio prevedeva un abbattimento dal reddito di un importo pari al 50% del volume degli investimenti in beni strumentali che eccedeva la media di quelli realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti. Ora invece è previsto – molto più semplicemente – un abbattimento pari alla metà della spesa in beni agevolati.


 


Il bonus è collegato agli investimenti effettuati in macchinari e apparecchiature. Restano fuori le autovetture, i computer, gli immobili, i professionisti…


 


Servirà?


 


Da qualche parte si doveva pur cominciare e il Ministro Tremonti ha deciso di partire rispolverando i propri precedenti provvedimenti, semplificandone il meccanismo ed eliminando le possibili forme di abuso (autovetture utilizzate a scopi personali), puntando solo sugli investimenti sui processi di lavorazione.


Adesso spetta alle imprese fare la loro parte, magari sperando anche in un ampliamento oggettivo e soggettivo della norma…


 


Questo provvedimento sarà poi da affiancare all’altro di cui si parla da tempo, il rimpatrio dei capitali dall’estero… sembra che anche questo verrà messo in opera a breve; si è parlato di un’aliquota d’imposta da pagare del 7% per poter sanare fiscalmente il possesso di capitali all’estero, da rimpatriare (ancora comunque nulla di ufficiale). Questi rientro di capitali potrebbe anche favorire l’acquisto dei beni agevolati dalla Legge Tremonti-ter, ma chissà se il prossimo rimpatrio sarà come quello precedente? Allora lo si poteva fare sia in forma anonima, versando il denaro in conti bancari “segretati”, sia in forma ufficiale nei confronti del fisco.


 


L’eventuale prossimo rimpatrio in forma segretata non favorirebbe gli investimenti in macchinari, per la preoccupazione dei contribuenti di manifestare questa loro “ricchezza”.


 


La proposta del Commercialistatelematico.com è allora quella di poter prevedere nell’eventuale norma sul rimpatrio dei capitali un’aliquota d’imposta da pagare più alta per coloro che si avvarranno del rimpatrio in forma “segretata”.


 


Roberto Pasquini


6 Luglio 2009

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