Il Fisco in ferie dal 1° agosto, ma non tutto chiude: approfondiamo quindi cosa succede nel contenzioso tributario ma anche nell’accertamento con adesione, nei casi di definizione dei P.V.C., pagamento di ulteriori atti, memorie difensive, chiusura degli esercizi per mancata emissione dello scontrino e/o della ricevuta fiscale, pagamenti da comunicazione di irregolarità…


          L’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 – che trova applicazione anche nel processo tributario -, dispone che “il  decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni ordinarie ed a quelle amministrative è sospeso di diritto dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno e riprende a decorrere alla fine del periodo di sospensione”.

          Pertanto, durante questa pausa di 45 giorni tutte le scadenze processuali si interrompono.

          Ciò sta a significare che nel caso in cui, per esempio, un avviso di accertamento sia stato notificato prima del 1° agosto, il tempo assegnato dal legislatore per la presentazione del ricorso riprenderà a decorrere al termine del periodo di sospensione, con ciò determinandosi una parentesi temporale durante la quale non maturano ne’ decadenza, ne’ prescrizione.

          Ma non tutti gli adempimenti fiscali godono di questa sospensione.

 

Il contenzioso tributario

 

          Il periodo di sospensione vale, innanzitutto, per tutte le liti tributarie e quindi sono soggetti alla sospensione tutti gli atti indicati all’art. 19 del D. Lgs. 546/1992, che identifica gli atti impugnabili nonchè l’oggetto del ricorso e in particolare:

  • avvisi di accertamento, di rettifica o di liquidazione del tributo;
  • provvedimento di irrogazione di sanzioni e atto di contestazione; 
  • ruolo, cartella di pagamento e avviso di mora;
  • provvedimento di diniego di agevolazioni o di rigetto di domande di definizione agevolata;
  • rifiuto – espresso o tacito – di restituzione di tributi;
  • ogni altro atto impugnabile davanti ai giudici tributari.

          La sospensione trova, quindi,  applicazione per tutti gli adempimenti  processuali cui sono tenuti sia il ricorrente (contribuente) che la parte resistente (uffici finanziari, ente locale, Concessionario per la riscossione) e precisamente:

  • proposizione del ricorso introduttivo;
  • costituzione in giudizio del ricorrente;
  • deposito di documenti e di memorie illustrative;
  • proposizione dell’atto di appello;
  • proposizione del ricorso per Cassazione;
  • riassunzione della causa rinviata dalla Corte di Cassazione alla Commissione tributaria di merito;
  • eventuali adempimenti conseguenti ad avvenimenti che possono causare l’interruzione o sospensione del processo, secondo quanto previsto dagli artt. 39 e 40 del D. Lgs. 546/1992.

          Invece, per effetto di quanto disposto dall’art. 3 della legge 742/1996, la sospensione non si applica per i procedimenti cautelari. Infatti almeno una sezione, nel periodo di sospensione feriale dei termini processuali, assicurerà lo svolgimento delle udienze sulle domande relative alla concessione di ipoteca o l’autorizzazione al sequestro conservativo, a garanzia del credito fiscale emergente in base al p.v.c., all’atto di contestazione delle violazioni o al provvedimento di irrogazione della sanzione.

 

L’accertamento con adesione di cui al D.Lgs. n.218/97

 

          Per dar modo all’ufficio ed al contribuente di valutare con la dovuta attenzione il contenuto dell’atto di accertamento cui l’istanza di adesione si riferisce, il D.Lgs. n. 218/97 ha previsto una sospensione di 90 giorni dei termini per ricorrere, decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza da parte del contribuente. 

          Più precisamente, la relazione governativa al D.Lgs. n. 218/1997 chiarisce che se la definizione non si formalizza nel lasso di tempo intercorrente fra la notifica dell’accertamento e il termine di scadenza per la relativa impugnazione, la proposizione di quest’ultima comporta rinuncia all’istanza di accertamento con adesione.

 

          Le istruzioni ministeriali contenute nella  circ. 235/E/1997  precisano che “per i termini di impugnazione si deve ovviamente considerare anche la sospensione feriale, dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno, prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742”.

          Cosicché, in caso di presentazione dell’istanza,  20 giorni dopo la notifica dell’atto di accertamento e/o rettifica comincerà la sospensione dei 90 giorni, al termine della quale  – in caso di esito negativo del contraddittorio – riprenderanno a trascorrere i normali termini a difesa,  che consentiranno al contribuente di presentare il  ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale nei successivi 40 giorni.

 

          Un’ulteriore precisazione in tal senso è stata offerta con la  R.M. n. 159/E dell’11 novembre 1999, che ha ribadito che il periodo di sospensione di 90 giorni, di cui all’art. 6, comma 3, del D.Lgs. 218/1997, rientra – per logica connessione con i termini processuali – nell’ambito applicativo dell’art. 1, secondo periodo, della richiamata legge  742/1969, dal momento che i due periodi di sospensione in argomento assolvono a diverse finalità: quello feriale è collegato al periodo in cui ricadono i termini processuali, mentre quello dei 90 giorni è connesso, invece, ad un proficuo esercizio del contraddittorio in sede di concordato.

 

          Pertanto, tali distinti periodi di sospensione non possono che applicarsi cumulativamente, così che il periodo di sospensione feriale è applicabile ogni qual volta il periodo di sospensione di 90 giorni venga a ricadere, come termine iniziale o come termine finale, nell’arco temporale che va dal 1° agosto al 15 settembre, come anche nell’ipotesi in cui il periodo feriale sia ricompreso nel periodo dei 90 giorni.

          Si tratta di effetti di sospensione automatica, i quali si verificano a prescindere dall’esito del contraddittorio e dell’eventuale perfezionamento o meno dell’adesione, così come confermato dall’Agenzia delle Entrate con la circ. 65/2001, con la quale è stato precisato che il periodo di sospensione di 90 giorni non costituisce termine di riferimento per la conclusione del procedimento di accertamento con adesione, dato che la sottoscrizione dell’atto può “…validamente intervenire entro il termine ultimo d’impugnazione“, comprensivo sia dei 90 concessi dal D.Lgs  218/1997, sia dei 45 giorni per la sospensione feriale.

 

La definizione dei pvc

 

          L’art. 83, comma 18, del D.L. n. 112/2008, ha introdotto, nell’ambito del D.Lgs. n. 218/97, dopo l’art. 5, l’art. 5-bis, titolato “Adesione ai verbali di constatazione”, con il quale “Il contribuente può prestare adesione anche  ai  verbali  di  constatazione  in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto  redatti  ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio  1929,  n.  4,  che  consentano l’emissione di  accertamenti  parziali  previsti  dall’articolo 41-bis  del decreto del Presidente  della  Repubblica  29  settembre  1973,  n.  600,  e dall’articolo 54, quarto comma, del decreto del Presidente della  Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

          La  norma si rivolge alle attività di accertamento rilevanti ai fini delle imposte dirette ed IVA.

          L’adesione può avere ad  oggetto  esclusivamente il contenuto integrale del verbale di constatazione e deve intervenire entro i 30 giorni  successivi  alla  data  della  notifica del  verbale  medesimo mediante comunicazione al competente Ufficio dell’Agenzia delle  entrate  ed  all’organo che ha  redatto  il  verbale. 

 

          Entro  i  60  giorni successivi  alla  comunicazione al competente Ufficio  dell’Agenzia delle  entrate, lo stesso notifica al contribuente l’atto di definizione  dell’accertamento  parziale  recante  le indicazioni previste dall’articolo 7.

          Il beneficio si applica solo nel caso di integrale definizione del verbale che deve intervenire  entro 30 giorni dalla consegna del verbale medesimo.

          L’ufficio delle Entrate competente dispone di 60 giorni di tempo per notificare l’atto di definizione dell’accertamento parziale, redatto in conformità alle disposizioni di cui all’art. 7 dello stesso decreto legislativo n. 218/97.

          Qui non gioca la sospensione dei termini,  atteso che non si è in presenza di un atto impugnabile.

          E pertanto il contribuente se ha ricevuto un pvc il 25 luglio non potrà beneficiare della sospensione dei termini per provvedere al pagamento.

 

Pagamento di ulteriori atti

 

          Strettamente dipendenti e connessi alla sospensione dei termini processuali sono anche gli istituti  della definizione agevolata delle sanzioni e della rinuncia all’impugnazione, rispettivamente disciplinati dall’art. 17, secondo comma,  del D. Lgs. 472/1997 e dall’art. 15 del D. Lgs. 218/1997, norme che riconnettono gli effetti premiali ivi contenuti alla circostanza che il pagamento intervenga “entro i termini di proposizione del ricorso”.

          Pertanto, la sospensione dei termini processuali ed il conseguente “slittamento” dell’eventuale proposizione del gravame, consente al contribuente di disporre di ulteriori 45 giorni per effettuare i pagamenti utili alla definizione della controversia.

 

          Vale la pena di rammentare che la definizione agevolata (art. 17 D. Lgs. 472/1997) è riferita esclusivamente alle sanzioni  e non comporta acquiescenza rispetto al tributo mentre la rinuncia all’impugnazione (art. 15 D. Lgs. 218/1997) comporta – oltre la riduzione ad un quarto delle sanzioni – la definitività del provvedimento di accertamento e gli ulteriori effetti previsti dall’art. 2, commi 3, 4 e 5 dello stesso decreto.

          Sempre in tema di definizione agevolata delle sanzioni, la sospensione dei termini feriali si applica anche al procedimento di irrogazione delle sanzioni, disciplinato dall’art. 16 del D. Lgs. 472/1997 (come modificato dall’art. 2 del D. Lgs. 99/2000), che  consente al trasgressore e agli obbligati in solido di definire la controversia con il pagamento di un importo pari ad un quarto della sanzione indicata, qualora tale pagamento intervenga “entro il termine di proposizione del ricorso”.

 

Le memorie difensive dello Statuto del Contribuente

 

          A mente del comma 7 dell’art. 12 della Legge n. 212/2000, il contribuente sottoposto a verifica ha il diritto di formulare osservazioni e richieste entro 60 giorni dalla consegna del processo verbale di constatazione da parte degli organi di verifica: le osservazioni formulate saranno oggetto di valutazione da parte degli uffici dell’amministrazione finanziaria, imponendo all’attività di accertamento dell’ufficio una battuta d’arresto della durata di almeno 60 giorni.

          Il fine del legislatore è quello di imporre una riflessione all’ufficio e di modificare gli elementi di accertamento eventualmente errati o carenti, sulla base di precisi imput forniti dal contribuente.

          Tuttavia, il riferimento ai termini processuali ci fa propondere per la soluzione negativa: inapplicabilità della sospensione feriale.

 

La chiusura degli esercizi per mancata emissione dello scontrino e/o della ricevuta fiscale

 

          Come è noto, qualora siano state contestate ai sensi dell’art. 16 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni in giorni diversi dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione delle disposizioni del citato decreto legislativo n. 472  del 1997, è  disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero  dell’esercizio  dell’attività  medesima per un periodo da tre giorni ad un mese.

          In deroga all’art.19,  comma 7, del medesimo decreto legislativo n. 472 del 1997,  il  provvedimento  di sospensione  è  immediatamente  esecutivo.  Se  l’importo  complessivo  dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di  euro  50.000  la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi.

 

          La sospensione è  disposta  dalla  direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente per territorio in relazione al domicilio fiscale del  contribuente. 

          Gli  atti  di  sospensione  devono essere notificati, a pena di decadenza, entro sei mesi da  quando  è  stata contestata la terza violazione.

          L’esecuzione e  la  verifica  dell’effettivo  adempimento  delle sospensioni di cui al comma 2  è  effettuata  dall’Agenzia  delle  entrate, ovvero dalla Guardia di finanza.

          Le disposizioni di cui all’art. 12, commi da 2 a 2-quater, del D.Lgs. n. 471/1997, si applicano alle violazioni constatate a decorrere dalla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione (29 novembre 2006).

          La chiusura degli esercizi potrà comunque avvenire anche d’estate, in quanto non trattasi di termini processuali.

 

I Pagamenti da comunicazione di irregolarità

 

          In questi giorni i contribuenti stanno ricevendo varie comunicazioni di irregolarità, definibili, con il pagamento, entro 30 gg. dalla notifica.

          Per esempio, se un contribuente ha ricevuto una comunicazione il 15 luglio per redditi soggetti a tassazione separata, per potere dei vantaggi previsti, deve versare entro 30 gg. senza sanzioni ed interessi (non godendo, quindi, della sospensione dei termini).

          Diversamente, in caso di omesso o carente versamento le sarà notificata una cartella di pagamento, aggravata dalla sanzione pari al 30% dell’imposta medesima, più gli interessi.

 

Gianfranco Antico

31 Luglio 2009


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