I reati tributari – III parte


Premessa introduttiva

 

Nella terza puntata della giurisprudenza dedicata ai reati tributari, continuiamo quella relativa ai reati commessi in sede di dichiarazione dei redditi, ed alle fattispecie di cui al periodo transitorio tra quello regolato dalla L. n. 516/82 e quello del D.Lgs. n. 74/00 (artt. 2 e 3).

In questa puntata tratteremo anche della c.d. frode fiscale, ossia le falsità commesse in dichiarazione dei redditi, con qualche cenno al tema dele fatture false, a cui verrà dedicata almeno una delle prossime rassegne mensili

 

Continuità normativa con l’art. 4 lett f) della L. 516/82

La frode fiscale ex art. 4, lettera f), della L. n. 516/1982 è in continuità normativa con l’art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000.

Ad integrarne l’elemento soggettivo occorre il dolo specifico di evasione delle imposte, da ritenersi accertato quando non è stata neppure prospettata un’esclusiva finalità extraevasiva della condotta.

Nel caso di più frodi in continuazione la prescrizione inizia a decorrere dalla data di presentazione dell’ultima dichiarazione.

Per frodi nelle quali l’elemento passivo fittizio è inferiore a 300 milioni il trattamento sanzionatorio più favorevole è quello dell’art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione, sez III penale, sentenza n. 44564/04)

 

 

Inquadramento giuridico di chi emette fatture per operazioni inesistenti

In forza del disposto dell’art. 9 del D.Lgs. n. 74/2000 gli utilizzatori di fatture per operazioni inesistenti non possono essere ritenuti concorrenti nel reato di cui all’art. 2 dello stesso decreto legislativo (uso di fatture per operazioni inesistenti), dato che il loro comportamento è previsto e punito da una diversa ipotesi di reato (art. 8 del citato decreto legislativo). E poiché il legislatore ha escluso dal beneficio della causa di non punibilità di cui all’art. 15, comma 7, della L. n. 289/2002, l’ipotesi di cui all’art. 8 (emissione di fatture per operazioni inesistenti), deve ritenersi che l’estensione del beneficio in questione ai “concorrenti” nei reati previsti dalle norme sul condono vada limitata ad un concetto rigoroso di concorso nel reato, conforme alla normativa penale tributaria.

Il riferimento soggettivo (“contribuente”) e quello alla “formale conoscenza” dell’esercizio dell’azione penale da parte dello stesso soggetto, contenuti, rispettivamente, nel comma 1, ultima parte,  e nel comma 7, ultima parte, dell’art. 15 della L. n. 289/2002, sono elementi che portano ad escludere che detti sbarramenti siano individuabili in una fattispecie nella quale soggetto passivo dell’imposta e autore della presunta evasione (e quindi “contribuente”) sia una persona giuridica.

(Tribunale di Pesaro, sez. staccata di Fano, sentenza n. 59/04)

 

 

Contestazione suppletiva dell’utilizzo di fatture per  operazioni inesistenti: tre sentenze

La contestazione suppletiva dell’utilizzo nella dichiarazione annuale dei redditi di fatture per operazioni inesistenti può essere praticata con il ricorso alla procedura di cui all’art. 516 del codice di procedura penale, ma se l’imputato è contumace va rispettato il disposto dell’art. 520 del codice di procedura penale.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 19553/04)

 

Nel corso del dibattimento per frode fiscale ex art. 4, lettera d), della L. n. 516/1982 è possibile far luogo a contestazione suppletiva di utilizzazione in dichiarazione delle fatture per operazioni inesistenti solo su consenso dell’imputato e dunque nel rispetto della procedura ex art. 518 del codice di procedura penale.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 48078/03)

 

 

La contestazione suppletiva della frode fiscale ex art. 4, lettera f), della L. n. 516/1982 va effettuata  secondo la procedura prevista dagli artt. 517 e 520 del codice di procedura penale con possibilità di richiedere i riti alternativi.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 8812/02)

 

 

Sulla configurabilità del reato di truffa ai danni dello Stato

In caso di accertamento di irregolarità fiscali compiute nel corso del periodo di imposta non può strumentalmente contestarsi una truffa aggravata ai danni dello Stato per alterare il sistema penale di repressione dell’evasione fiscale predisposto dall’art. 6 del D.Lgs. n. 74/2000 che rende non punibile il tentativo (nella specie era stata contestata la truffa per avere erroneamente applicato il regime del cosiddetto margine ex art. 36 del D.L. n. 41/1995 in luogo di quello ex D.L. n. 331/1993 relativo all’Iva sull’intero corrispettivo di un acquisto intracomunitario, inducendo in errore lo Stato con una autocertificazione di assolvimento degli obblighi Iva).

(Cassazione, sez. II penale, sentenza n. 47701/03)

 

 

Continuità normativa tra fattispecie vecchia (L. n. 516/82) e nuova (D.Lgs. n. 74/00)

Sussiste continuità, sia pur ex parte, fra il reato di frode fiscale di cui all’art. 4, comma 1, lettera a), della L. n. 516/1982 e l’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 1994/05)

 

 

Abolito il (vecchio) reato di omessa dichiarazione

Non sussiste continuità normativa con l’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000 della contravvenzione di omessa dichiarazione ex art. 1, comma 1, della L. n. 516/1982, che è da considerarsi abolita.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 44166/03)

 

 

Il ravvedimento operoso nel diritto penale tributario

La presentazione di una dichiarazione correttiva di quella fraudolenta pur se avvenuta nei termini previsti dalla legge per la presentazione della dichiarazione annuale non costituisce causa di non punibilità.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 19781/03)

 

 

Quale indice di inesistenza in una fattura

L’inesistenza parziale dell’operazione sottesa alla fattura giustificativa di un costo per sponsorizzazione pubblicitaria riportato nella dichiarazione annuale di redditi può dedursi dall’eccessività dello stesso costo rispetto alla modestia del volume di affari dichiarato.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 33007/03)

 

 

Le false fatture presentate in banca non costituiscono frode fiscale

L’emissione di fatture per operazioni inesistenti utilizzate a soli scopi diversi dall’ottenimento, per sé o per altri, di indebiti risparmi di imposta (nella fattispecie, l’obiettivo era di ottenere indebitamente un credito bancario), non arrecando pregiudizio agli interessi erariali, non determina in capo al soggetto emittente alcun obbligo di pagamento dell’Iva indicata in fattura.

(CTR Lazio, sezione Latina, sentenza n. 448/39/03)

 

 

La prescrizione del (vecchio) reato di frode fiscale

Il reato di cui all’art. 4, lett. f), della L. n. 516/82, a seguito dell’abrogazione dell’art. 9 della stessa legge, si prescrive nei termini ordinari, con decorrenza dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.

(Corte di Appello di Torino, sez. I penale, sentenza n. 3233/02)

 

 

Il rapporto tra il vecchio e il nuovo reato

Il reato di cui all’art. 4, lettera d) della L. n. 516/1982 è stato abrogato dall’art. 25 del D.Lgs. n. 74/2000.

Le condotte di utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, prodromiche o strumentali rispetto alla fraudolenta indicazione di elementi passivi fittizi in una delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto non sono più di per sé previste dalla legge come reato.

L’art. 2, del D.Lgs n. 74/2000 si inserisce pienamente con i principi e i criteri direttivi della riforma di cui all’art. 9 Legge delega.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 358/02)

 

 

La contabilità parallela e il nuovo reato ex art. 3 D.Lgs. n. 74/00

Il delitto di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000, può avere un nesso di continuità normativa con quello di frode già sanzionato dall’art. 4, lettera  f), della  L. n. 516/1982, stante l’omologa

strutturazione e la sovrapponibilità delle due previsioni punitive – salva l’estensione dell’attuale incriminazione alla dichiarazione annuale Iva  – esclusivamente quando la documentazione contraffatta o alterata con mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento sia stata a suo tempo utilizzata, in concreto, da un soggetto obbligato alla tenuta delle scritture contabili, con una ricaduta sulla dichiarazione quale strumento della falsa indicazione di elementi attivi e passivi e con il  superamento congiunto delle soglie di punibilità oggi previste.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 13641/02)


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