Gli studi di settore locali


          L’art. 83, comma 19, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,  ha previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2009,  l’elaborazione  degli  studi  di settore di cui all’art.62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, anche su base regionale o comunale, ove ciò sia compatibile con  la metodologia prevista dal comma 1, secondo periodo, dello  stesso  art. 62-bis.

 

          Il successivo comma 20 dell’art. 83, del sopra richiamato D.L. n. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133/2008 prevede  che le modalità di attuazione del  comma  19 del medesimo decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, sono stabilite con decreto del Ministro dell’economia delle finanze.

 

Il decreto 19 maggio 2009

 

          L’attuazione alla norma è stata data con il decreto 19 maggio 2009 (G.U. n. 139 del 18 giugno 2009) del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

          In funzione dell’attuazione del federalismo fiscale, a decorrere dal 1°  gennaio 2009, gli studi di settore di cui all’art. 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni,  dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, sono elaborati su base regionale o  comunale, con le modalità e i criteri all’uopo previsti.

 

          Entro il 31 dicembre 2013, gli studi di settore sono progressivamente elaborati su base regionale o comunale, tenendo  conto  di quanto disposto dall’art. 10-bis, comma 1, della legge 8  maggio  1998,  n. 146.

          Come è noto tale norma dispone la revisione degli studi di settore, al massimo, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore dello studio di settore ovvero da quella dell’ultima revisione, sentito il parere della commissione di esperti di cui all’articolo 10, comma 7. Nella  fase  di revisione degli studi di settore si tiene anche conto dei dati e delle statistiche ufficiali, quali quelli di contabilità nazionale, al fine di mantenere, nel medio periodo, la  rappresentatività degli stessi rispetto alla realtà economica cui si  riferiscono. 

 

          La  revisione  degli studi  di settore è programmata con provvedimento  del  direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno. Ai fini dell’elaborazione e della revisione degli studi di settore si tiene anche conto di valori di coerenza, risultanti da specifici  indicatori definiti da ciascuno studio, rispetto a  comportamenti  considerati  normali per il relativo settore economico.

 

          L’art. 2 del decreto del 19 maggio 2009 prevede che il processo di elaborazione degli studi di settore su base regionale o comunale è realizzato mediante criteri  compatibili con la metodologia prevista dal comma 1, dell’art.62-bis del citato decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, tenendo conto:

a) del grado di differenziazione a livello territoriale dei prezzi  e delle tariffe relativi alle prestazioni  di  servizi  o  cessioni  di  beni operate dalle imprese e dagli esercenti arti e professioni e dei  costi  di approvvigionamento dei fattori impiegati nel processo produttivo;

b) del grado di differenziazione a livello territoriale  dei  modelli organizzativi che caratterizzano la specifica attività economica.

 

          Tali criteri consentono  di  determinare  i ricavi o compensi derivanti dalla applicazione degli studi di  settore  con riferimento alle specificità delle aree territoriali di riferimento.

          Il decreto – all’art. 3 – disciplina pure la partecipazione dei comuni.

          Gli studi di settore su base regionale o comunale sono elaborati tenendo conto del parere delle associazioni professionali e di categoria presenti nella commissione degli esperti di cui al  comma  7  dell’art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146.

 

          Al fine di consentire la partecipazione dei comuni al processo di elaborazione degli studi di settore su base territoriale, come previsto dall’art. 83, comma 20,  del  decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la composizione della commissione degli esperti è integrata con la partecipazione di due  rappresentanti  dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, da designare con successivo decreto, tenuto conto delle segnalazioni della medesima Associazione nazionale  dei  comuni italiani.

 

          Al fine di assicurare la partecipazione dei comuni alla fase di individuazione, nell’ambito territoriale della regione,  dell’eventuale esistenza di specifiche condizioni di esercizio delle attività economiche a livello locale, rilevanti sia ai fini della revisione degli studi di settore che della relativa  applicazione in  sede  di  accertamento,  il direttore dell’Agenzia delle entrate provvede a garantire la presenza di un rappresentante dell’Associazione nazionale dei comuni italiani  all’interno degli osservatori  regionali  istituiti  con  provvedimento  del  direttore dell’Agenzia delle entrate 8 ottobre 2007.

          Proprio nell’ottica del federalismo fiscale è forte l’interesse del legislatore per far partecipare i comuni all’attività di accertamento, consapevole del patrimonio di informazioni disponibili.

 

          Infatti, l’art. 1 del decreto legge n. 203/2005, convertito con modificazioni dalla legge n. 248/2005[1], rubricato Partecipazione dei comuni al contrasto all’evasione fiscale, ha già previsto che per  potenziare l’azione  di contrasto all’evasione fiscale, in attuazione dei principi di economicità,  efficienza e collaborazione amministrativa, la partecipazione dei comuni  all’accertamento fiscale è incentivata mediante il riconoscimento di una quota pari al 30 per cento delle  maggiori  somme relative a tributi statali  riscosse a titolo definitivo, a seguito dell’intervento del comune che abbia  contribuito all’accertamento stesso.

 

          Con il successivo decreto del Direttore dell’Agenzia del 03.12.2007, sono state emanate le disposizioni tecniche di dettaglio per l’applicazione del citato art. 1 del D.L. 203/2005.

          In particolare, il citato provvedimento direttoriale ha fornito sia le specifiche tecniche di trasmissione delle predette segnalazioni qualificate (SIATEL) che le singole aree di intervento delle stesse.

 

          Le aree di intervento indicate nel provvedimento possono così sintetizzarsi:

  • Settore del commercio e delle professioni;
  • Urbanistica e territorio;
  • Residenze fittizie all’estero;
  • Disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva.

          Il decreto del Direttore dell’Agenzia, peraltro, ancora il riconoscimento di quota parte del gettito (30%) alla circostanza che si tratti di una segnalazione qualificata.

          L’art. 3 del Decreto direttoriale citato, ha chiarito le condizioni per poter considerare qualificata una segnalazione “intendendosi per tali le posizioni soggettive in relazione alle quali sono rilevati e segnalati atti, fatti e negozi che evidenziano, senza ulteriori elaborazioni logiche, comportamenti evasivi o elusivi”.

          La segnalazione deve ritenersi qualificata, quindi, laddove la stessa possa essere tramutata il accertamento senza alcuna ulteriore attività istruttoria.

 

Gianfranco Antico                     

4 Luglio 2009


NOTE

(1) Cfr. ANTICO, La lotta all’evasione si fa con i Comuni, in “ Informatore Pirola”, n. 472008, pag. 116; ANTICO, La partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento: come cambia l’organizzazione interna dei Comuni, in “ Consulenza”, n. 7/2009, pag. 34


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