Assicurazione sulla vita e contro gli infortuni per familiari a carico; spese per trasporto pubblico; ritenuta 4% solo per i condomini; convenienza della contabilità separata nel caso di operazioni esenti; l’IVA per l’ampliamento della casa


QUESITO N. 1: Assicurazione sulla vita e contro gli infortuni per familiari a carico

I premi di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni possono beneficiare della detrazione d’imposta lorda IRPEF, anche se sostenuti per conto di familiari fiscalmente a carico?

 

RISPOSTA

Sono detraibili nella misura del 19%, in UNICO 2009 PF, i premi assicurativi sulla vita e contro gli infortuni sul lavoro.

La detrazione per tali tipi di premi assicurativi è prevista nella misura del 19% per un tetto massimo detraibile di onere pari a € 1.291,14, valido anche nel caso di esistenza di più contratti contemporaneamente.

L’importo detraibile va indicato all’interno del Rigo RP12 della dichiarazione UNICO 2009 PF.

Per quanto riguarda in particolare i premi assicurativi aventi ad oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente, corrisposti per conto di familiari fiscalmente a carico, l’Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 17/E/2006, ha chiarito che essi sono detraibili in capo al soggetto che ha sostenuto l’onere anche nelle ipotesi in cui:

– tale soggetto stipuli un contratto in cui configuri come assicurato un familiare a suo carico;

– il familiare fiscalmente a carico risulti sia come contraente che come assicurato del contratto di assicurazione.

 

QUESITO N. 2: Spese per trasporto pubblico

L’art. 1, c. 309, L. 24.12.2007, n. 244 (Finanziaria 2008) ha previsto la possibilità di detrarre il 19% dei costi sostenuti per il trasporto pubblico. Si chiede quali sono le tipologie di spesa detraibili.

 

RISPOSTA

La Legge Finanziaria 2008, ha riconosciuto per il periodo d’imposta 2008 (prorogato anche per il 2009 dalla Finanziaria 2009) la detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

La detrazione in questione, riguarda le spese sostenute per un importo massimo di spesa pari ad Euro 250,00 (corrispondente a una detrazione di Euro 47,50), a condizione che tali spese non siano deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo (ad esempio, nel caso in cui il costo dell’abbonamento per le spese di trasporto risulti inerente e, quindi, deducibile dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo).

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 19/E/2008, ha illustrato la novità introdotta dalla Finanziaria 2008 e le regole applicative per usufruire della detrazione in esame.

La Circolare ha specificato che l’intento della norma consiste nel promuovere l’utilizzo dei mezzi pubblici per il rilancio della mobilità collettiva sostenibile, urbana ed extraurbana, favorendo, nel quadro delle misure di politica ambientale, anche l’abbattimento delle emissioni inquinanti.

La detrazione IRPEF introdotta dall’art. 1, comma 309, della Finanziaria 2008 riguarda le spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

A parere dell’Agenzia delle Entrate, ai fini della detrazione, per “abbonamento” si deve intendere un titolo di trasporto che consenta al titolare autorizzato di poter effettuare un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato.

 

QUESITO N. 3: Ritenuta 4% solo per i condomini

Come previsto dall’art. 5, DM 2.1.2008 il reddito conseguito da un contribuente minimo assume rilevanza anche ai fini previdenziali. Si chiede come deve essere calcolato il reddito da considerare per calcolare i contributi previdenziali dovuti.

 

RISPOSTA

Per la corretta individuazione della base imponibile ai fini previdenziali è intervenuta recentemente l’INPS la quale nella Circolare 5.6.2009, n. 79 ha specificato che “Il reddito da assoggettare ad imposizione contributiva previdenziale, … deve essere considerato al netto delle perdite pregresse ma al lordo dei contributi previdenziali, che il contribuente dovrà indicare nel rigo CM7”.

Di conseguenza la base imponibile per il calcolo dei contributi dovuti da un contribuente minimo è

così determinata: CM6 (Reddito lordo o perdita) – CM9 (Perdite pregresse).

Il reddito da assoggettare ad imposizione contributiva previdenziale, infatti, deve essere considerato al netto delle perdite pregresse, ma al lordo dei contributi previdenziali, che il contribuente dovrà avere indicato nel rigo CM7.

La base imponibile così calcolata andrà indicata poi nel quadro RR del modello UNICO 2009 PF, che deve essere compilato, ai fini della determinazione dei contributi dovuti per l’anno 2008, sulla base dei redditi dichiarati per il medesimo anno, dai soggetti iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali.

 

QUESITO N. 4:  La convenienza della contabilità separata nel caso di operazioni esenti

Una srl svolge due attività. Più precisamente un’attività immobiliare e un’attività di promozione culturale ed artistica (esposizione di opere e galleria d’arte).

Fino a dicembre del 2008 la società ha operato nel solo campo immobiliare e, cioè, ha effettuato locazioni di immobili di civile abitazione, le quali hanno originato operazioni esenti Iva. A fine dicembre la società ha acquisito un immobile che sarà destinato alla sola attività culturale ed artistica; questa attività corrisponde a vendita di quadri e servizi di promozione la quale è imponibile Iva al 20%.

Ai fini Iva, è necessario istituire la contabilità separata ai sensi dell’art. 36 D.P.R. n. 633/72?

 

RISPOSTA

La separazione delle attività, ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 633/72, è obbligatoria per legge per i soggetti che esercitano:

– contemporaneamente arti e professioni e attività d’impresa;

– commercio al minuto con applicazione del metodo della ventilazione dei corrispettivi che svolgono anche altre attività d’impresa;

– attività agricole in regime speciale che svolgono anche altre attività d’impresa;

– attività d’intrattenimento (gioco e altre attività previste nella tariffa allegata al D.P.R. n. 640/72) in regime speciale Iva e che svolgono anche altre attività d’impresa;

– attività spettacolistiche soggette al regime speciale previsto dal comma 5 dell’art. 74 – quater del D.P.R. 633/72 che svolgono anche altre attività d’impresa.

Il caso esposto non rientra in una delle fattispecie sopraesposte e, pertanto, l’istituzione della contabilità separata non è obbligatoria.

L’esercizio dell’attività immobiliare comporta l’emissione di fatture con Iva esente e, quindi, è necessario calcolare, ai fini della detrazione, il prorata di detraibilità da applicare agli acquisti.

Tuttavia, ai sensi dell’art. 36 comma 3 del D.P.R. n. 633/72, il contribuente può optare facoltativamente per l’istituzione della contabilità separata. 

Nel caso specifico l’opzione per la contabilità separata può essere conveniente per la società, in quanto essa potrebbe detrarre interamente l’imposta sugli acquisti relativi all’attività di vendita e promozione di quadri, mentre l’Iva sugli acquisti rientranti nell’attività di gestione immobiliare risulterebbe completamente indetraibile in quanto il prorata è pari a zero.

Pertanto, nel caso specifico si consiglia di optare per la contabilità separata, ai sensi dell’art. 36, comma 3, D.P.R. n. 633/72.

 

QUESITO N. 5:  L’Iva per l’ampliamento della casa

Un soggetto deve sostenere delle spese per l’ampliamento della prima casa, in particolare deve aggiungere un piano superiore alla stessa con un aumento della superficie del 30%.

Esso può usufruire dell’Iva al 4% per le spese che dovrà sostenere?

 

RISPOSTA

L’aliquota Iva ridotta al 4% prevista per l’acquisizione e costruzione della prima casa si applica anche ai lavori di ampliamento, in quanto ai fini Iva l’ampliamento equivale all’attività di costruzione (Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 219 del 30/11/2000).

Per godere dell’Iva al 4%, è necessario che i locali di nuova realizzazione non configurino come una nuova unità immobiliare e che l’abitazione mantenga, anche dopo i lavori di ampliamento, le caratteristiche per essere definita non di lusso.

Naturalmente è necessario che vi siano le condizioni che individuano l’immobile come “prima casa”.

La sopraelevazione di un fabbricato è sempre considerato un intervento di costruzione e non di ristrutturazione.

Se nel contratto di appalto sono compresi dei lavori di ristrutturazione (intesi come interventi di cui alla lettera d, articolo 31, della legge 5 agosto 1978, n. 457), per poter beneficiare dell’aliquota Iva agevolata è necessario distinguere le tipologie di lavoro (ampliamento e ristrutturazione) e i relativi corrispettivi dell’appalto. Ai lavori di ampliamento verrà applicata l’aliquota del 4% mentre agli interventi di ristrutturazione l’aliquota del 10%.

 

Antonio Gigliotti

30 Luglio 2009


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