Studio associato: litisconsorzio obbligatorio


Con sentenza n. 11466 del 18 maggio 2009 (ud. del 23 aprile 2009) la Corte di Cassazione, Sez. tributaria – ha ritenuto necessario il litisconsorzio in una società di professionisti.

 

La sentenza

 

          A seguito dell’accertamento di maggiori redditi in capo alla società professionale  F. B. Studio Tecnico di  Fornari  Bruno  &  Giampaolo,  l’Ufficio  ha  elevato proporzionalmente anche il reddito di  partecipazione  del  socio  F.B.  per l’anno 1992.

          Il  F.  ha  impugnato il relativo avviso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Perugia, che ha però rigettato il ricorso.

Il contribuente ha interposto allora appello alla Commissione Tributaria Regionale, che in riforma della decisione di primo grado  ha  dichiarato  la nullità dell’accertamento.

 

          Il Ministero dell’Economia e delle Finanze  e  l’Agenzia  delle Entrate hanno impugnato  l’anzidetta  statuizione con tre motivi di ricorso, a proposito del quale “osserva il Collegio che con sentenza  2008/14815, le Sezioni Unite civili hanno stabilito che in materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni delle società di persone e dei loro soci e la conseguente automatica  imputazione dei redditi della società ai soci configura  un’ipotesi di litisconsorzio necessario, con la conseguenza che la proposizione di un ricorso da parte di uno (o più) dei destinatari degli avvisi comporta la necessità  d’integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri interessati dato che, in caso contrario, si verificherebbe la nullità del giudizio e della sentenza rilevabile, anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento”.

 

          Considerato, altresì, che nel caso di specie il giudizio  di primo grado non si è svolto alla presenza o, comunque, previa  instaurazione del contraddittorio nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, “ne consegue che la Commissione Regionale non  avrebbe  potuto  pronunciare  nel merito, ma soltanto  limitarsi  ad  annullare  la  decisione  gravata  ed  a rimettere la causa dinanzi alla Commissione Provinciale in applicazione  del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59”.

          Considerato che in casi del genere la Suprema Corte deve annullare la sentenza con rinvio degli atti al  primo  giudice  ai  sensi  dell’art.  383 c.p.c., u.c. (C. Cass. 2003/1462, 2004/3866 e 22007/8825), la pronuncia impugnata  viene pertanto  cassata  con  rinvio  alla Commissione Tributaria Provinciale di Perugia.

                            

Brevi riflessioni

 

          La unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle  dichiarazioni  dei  redditi  delle  società  ed associazioni di cui all’art, 5 del T.U. n. 917/86 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi della società a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi,  costituisce l’argomento di cui si è occupata la Corte di Cassazione a SS.UU. nella sentenza n. 14815 del 19 febbraio 2008, dep. il 4 giugno 2008, citata proprio nella sentenza che si annota. 

 

          Per le SS.UU. della Cassazione, il  ricorso proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un  solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci (salvo che questi prospettino questioni diverse e personali), i quali tutti devono  essere  parte  nello stesso processo.

          La controversia, pertanto, non può essere  decisa  limitatamente  ad alcuni soltanto di essi (art. 14, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992), perché  non  ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione   inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione.

 

          Le Sezioni Unite della Cassazione – a cui gli ultimi giudici della Cassazione si richiamano – hanno fissato dei principi di diritto, partendo dal presupposto che trattasi di fattispecie di litisconsorzio necessario originario: i fatti in contestazione, infatti, sono sostanzialmente gli stessi in  entrambi i processi.

          Il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, destinatario di un avviso di accertamento, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo ed il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che  non  si  possa  disporre  la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi  dell’art. 29 del D.Lgs. n. 546/1992).

Il  giudizio  celebrato  senza  la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari  è  nullo per violazione del principio del contraddittorio di cui agli artt. 101 c.p.c. e 111, secondo comma,  della Cost..

          Trattasi di nullità che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio. 

          Quando  il  socio di una società di persone impugni l’avviso di accertamento dei redditi della società contestando la qualità di socio o  la quota lui spettante, gli altri soci (e non la  società)  sono  litisconsorzi necessari perché il venir meno di un socio (o una riduzione della sua quota) comporta un incremento del loro debito tributario.

 

          Quando ricorra un’ ipotesi di litisconsorzio necessario  originario,  il giudice tributario deve attenersi alle seguenti regole:

a) se tutte le parti hanno proposto autonomamente ricorso, il giudice deve disporne la riunione ai sensi dell’art. 29  del D.Lgs. n. 546/1992,  se  sono tutti pendenti dinanzi allo stessa commissione (la facoltà  di  disporre  la riunione  si  trasforma in obbligo in considerazione del vincolo del litisconsorzio necessario). Altrimenti, la riunione va disposta dinanzi al giudice preventivamente adito, in forza del criterio stabilito dall’art. 39, c.p.c., anche perché con la proposizione  del  primo ricorso sorge la necessità di integrare il contraddittorio e quindi si radica la competenza territoriale, senza  che  possa opporsi la inderogabilità  della  stessa, sancita dall’art. 5, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992.

b) Se, invece,  una o più parti non abbiano ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento, o avendola ricevuta, non  l’abbiano  impugnato, il giudice adito per primo deve disporre l’integrazione del contraddittorio, mediante la loro chiamata in causa entro un  termine stabilito a pena  di decadenza (art. 14, comma 2, Del D.lgs. 546/1992).

 

Pertanto, la unitarietà dell’accertamento comporta che tutti  devono  essere  parte  nello stesso processo, e la controversia non può essere decisa  limitatamente ad  alcuni soltanto di essi, perché non ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato.

   

Francesco Buetto

11 Giugno 2009


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