Studi di settore: le novità della modulistica 2009


Esaminiamo le principali novità della modulistica studi di settore 2009 indicate dall’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 29/E del 18 giugno 2009.

 

I codici previsti per le fattispecie disciplinate dall’art. 10, commi 1 e 4, della legge 8 maggio 1998, n. 146

 

          Nel frontespizio del modello è presente una sezione in cui viene chiesto di indicare le eventuali circostanze che hanno caratterizzato, in varie forme, l’inizio e/o la cessazione dell’attività nel corso del periodo d’imposta, nonché il numero dei mesi di durata  dell’attività,  se diverso dai dodici mesi.

          Per il periodo d’imposta 2008, tale sezione prevede un ulteriore codice per individuare un’ipotesi di esclusione dall’applicazione degli studi di settore. Il contribuente dovrà infatti indicare nell’apposita casella  il “codice 5” qualora l’attività di impresa o di lavoro autonomo sia  cessata nel periodo d’imposta 2008 e non sia stata successivamente iniziata, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla sua cessazione (nella predetta situazione il contribuente dovrà  sempre  segnalare la causa  di esclusione dagli studi di settore anche nel modello Unico  2009, indicando il “codice 2” nel primo rigo dei quadri RE, RF, RG).

 

          L’introduzione del nuovo codice permette ai contribuenti che rientrano nella predetta causa di esclusione, di presentare il modello  studi  di settore, indicando anche il numero dei mesi di durata dell’attività nell’apposito campo posto nel frontespizio.

          Tra le novità da segnalare con riguardo ai codici relativi alle cause di esclusione dagli studi di settore, la nota d’Agenzia fa  presente che ai fini  della compilazione dell’apposita casella posta nel primo rigo dei quadri RE,  RF, RG, del modello Unico 2009, è stato previsto il nuovo “codice 12”  – modifica nel corso del periodo d’imposta dell’attività esercitata, nel caso in cui le due attività siano soggette a due differenti studi di settore.

          Per i soggetti esclusi dall’applicazione degli studi di settore in  conseguenza di un periodo di non normale svolgimento dell’attività, l’art. 1, comma 19, della  legge n. 296 del 2006 ha previsto la compilazione del modello per l’applicazione degli studi di settore. Il modello che tali soggetti devono presentare è quello afferente lo studio di settore relativo all’attività per la quale si sono conseguiti i maggiori  ricavi/compensi durante il  periodo d’imposta considerato, prescindendo dalla circostanza che detta attività  sia  quella  iniziata  o cessata.

 

Imprese multiattività

 

          Come è noto, con decreto 11 febbraio 2008 è stato abolito l’obbligo dell’annotazione separata dei  componenti  rilevanti  ai  fini  degli studi di  settore a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007.

          A decorrere dal periodo  d’imposta  2008, i soggetti che esercitano due o più attività d’impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore,  dovranno compilare l’apposito prospetto delle “Imprese multiattività” del modello relativo all’attività prevalente esclusivamente qualora l’importo   complessivo dei ricavi derivanti dalle attività non prevalenti  sia superiore al  30  per  cento dell’ammontare complessivo dei ricavi dichiarati.

          Ai fini dell’attività di accertamento, la diretta utilizzazione degli studi di settore potrà avvenire solo qualora i ricavi delle attività non prevalenti siano inferiori o pari al 30 per cento dei  ricavi  complessivi.

          In caso contrario le risultanze dello studio di settore possono essere utilizzate esclusivamente ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.

 

Le novità del quadro F e del quadro G

 

          In relazione alle disposizioni di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono state apportate modifiche in merito alla compilazione dei quadri contabili F e G.

          In particolare, al rigo F19, campo 3, viene chiesto di indicare esclusivamente l’ammontare delle spese sostenute per l’impiego di personale di terzi, distaccato presso l’impresa e le spese sostenute in base a contratto di somministrazione di lavoro, mentre al rigo G05, campo 2, viene chiesto di indicare le sole spese sostenute in base  a  contratto  di somministrazione di lavoro.

          Riguardo, invece, le novità che interessano esclusivamente il quadro F, viene specificato che nella sezione degli elementi contabili necessari alla determinazione dell’aliquota IVA, occorre barrare la casella, in corrispondenza del rigo F30, esclusivamente nel caso di “esenzione  I.V.A”.

 

La compilazione  dei  quadri contabili Tassa e tariffa

 

          Negli ultimi anni, alcuni Comuni hanno effettuato  una  modifica  nella gestione dell’attività di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, da tassa a tariffa. Cioè, il passaggio da un servizio erogato a fronte  del  pagamento di una “tassa” ad un servizio erogato a fronte del pagamento di una “tariffa” comprensiva del corrispettivo per la prestazione e dell’imposta sul valore aggiunto.

          Da un punto di vista “sostanziale” – osserva l’A.F. – in merito  all’applicazione  degli  studi  di  settore,  fra “tassa”  e  “tariffa”  non  vi  sono   differenze, in quanto entrambe costituiscono prestazioni imposte cui le imprese sono soggette  per  legge.

          Pertanto, entrambe le tipologie di costo dovranno essere indicate nel Quadro F – Elementi contabili al rigo F22 “Oneri diversi di gestione”.

 

Riorganizzazione aziendale

 

          La legge n. 244 del 2007 ha  introdotto  il  comma  2-ter all’art. 176 del T.U.I.R., norma che consente alle società conferitarie, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio nel corso del quale è stata posta in essere l’operazione di conferimento o nel periodo d’imposta successivo, di optare per l’applicazione di una imposta sostitutiva sui  maggiori valori attribuiti in bilancio agli elementi dell’attivo costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali.

 

          Tuttavia, il valore dei beni strumentali da indicare ai fini dell’applicazione degli studi di settore, non dovrà tener conto delle rivalutazioni effettuate successivamente all’entrata in vigore delle  norme di cui alla legge n. 342/2000.

          Infatti, come riportato nelle istruzioni del Quadro F – Elementi contabili, al rigo F29, campo 1 del modello studi di settore il valore  dei beni strumentali dovrà essere indicato al “costo storico, comprensivo degli oneri accessori di diretta imputazione  e  degli  eventuali  contributi  di terzi, dei beni materiali e immateriali, escluso l’avviamento…considerando le eventuali rivalutazioni a norma di legge effettuate  prima  dell’entrata in vigore delle disposizioni di cui agli artt. Da 10 a 16  della  legge  21 novembre 2000, n. 342”.

          Tenuto conto che i maggiori valori assoggettati a imposta sostitutiva si considerano riconosciuti ai fini dell’ammortamento a partire dal periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata l’opzione, potrebbero verificarsi anomalie in sede di determinazione della  normalità  economica.

          Infatti, l’indicatore “incidenza degli ammortamenti  per  beni  strumentali mobili rispetto al valore storico  degli  stessi”, potrebbe segnalare un valore di non congruità proprio in ragione del  valore  degli  ammortamenti dichiarato dal contribuente, che potrebbe risultare superiore a quello massimo ammissibile, calcolato quest’ultimo tenendo conto del costo storico dei beni strumentali mobili.

          Pertanto, i tecnici centrali invitano gli Uffici a considerare con particolare attenzione situazioni di non congruità e/o di non coerenza determinate  da questa specifica situazione.

 

IRAP

 

          L’art. 6, comma 1, del decreto legge n. 185 del 2008, prevede la  possibilità di dedurre dal reddito d’impresa,  ai sensi dell’art. 99, comma 1, del T.U.I.R., un importo pari al 10% dell’IRAP determinata ai sensi degli  artt. 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, forfetariamente riferita all’imposta dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati ovvero delle  spese  per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni spettanti  ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera  a),  1-bis,  4-bis,  4-bis.1  del medesimo decreto legislativo.

 

          La disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008.

          Al riguardo, la circolare n. 29/2009 fa presente che la predetta quota deve essere indicata:

 – per gli esercenti arti e professioni nel rigo G12 – altre  componenti negative del “Quadro G – Elementi contabili”;

– per gli esercenti attività di impresa nel rigo F23 – altre componenti negative – campo 1 del “Quadro F – Elementi contabili”.

 

          In tal modo l’importo in argomento non influisce  nella  determinazione delle stime dei ricavi/compensi.

          In relazione invece ai possibili impatti sugli indicatori di normalità economica, la procedura GE.RI.CO. permette al contribuente, qualora ritenga che il risultato non  sia  corrispondente  alla  sua  reale situazione, di segnalare all’Amministrazione finanziaria l’eventuale non corretta applicazione, nel caso specifico, del singolo indicatore di normalità economica, con la possibilità di modificare, utilizzando una apposita sezione della procedura, l’importo delle variabili che rilevano ai fini del calcolo della normalità economica, ovvero richiedendo la totale non applicazione del singolo indicatore.

  

Applicazione dei codici di attività ATECO 2007

 

          Con Provvedimento del  Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16 novembre 2007 è stata approvata la “Classificazione delle attività economiche da utilizzare in tutti gli adempimenti posti in essere con l’Agenzia delle entrate” (cfr. circolare n. 44/E del 29 maggio 2008).

          La classificazione delle attività economiche ATECO 2007 è stata  oggetto di modifiche non sostanziali ad alcune definizioni dei codici attività, con decorrenza  a  partire  dal  1° gennaio 2009.

 

          Ai fini dell’applicazione degli studi di settore, i soggetti che si classificano in uno dei codici attività la cui definizione sia risultata modificata a partire dal 1° gennaio 2009, nel caso in cui non abbiano variato la propria attività nel corso  del  periodo d’imposta 2008, devono indicare nel quadro RF, RG o RE del modello UNICO 2009 il codice ATECO 2007 in  vigore al 1° gennaio  2009  relativo alla propria attività esercitata, mentre nell’allegato studi di settore dovranno indicare il codice attività ATECO 2007 collegato allo studio di  settore applicabile precedentemente alla introduzione dei nuovi codici di attività.

          Qualora lo studio di settore sia stato oggetto di evoluzione nel corso del 2008, dovrà essere compilato il modello relativo allo studio di settore evoluto.

 

Maggiorazione dovuta ai fini dell’adeguamento

 

          L’art. 2, comma 2-bis del D.P.R. n. 195 del 1999 prevede che ai fini dell’adeguamento ai risultati degli  studi  di settore debba essere versata, entro il termine  per  il  versamento a saldo dell’imposta sul reddito, una  maggiorazione pari al 3% della differenza tra i ricavi/compensi risultanti dall’applicazione degli studi  di  settore  e  i ricavi/compensi  annotati  nelle   scritture contabili, qualora detta differenza sia superiore al 10% dei ricavi/compensi annotati.

          Tale maggiorazione non è dovuta per  i periodi d’imposta in cui lo studio trova applicazione per la prima volta, anche  a  seguito di evoluzione.

 

          Il decreto legge n. 185 del 2008 ha previsto, all’articolo 8, che gli studi di settore, al fine di tener conto degli effetti  della  crisi  economica e dei  mercati, “…possono  essere integrati con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze…”.

          L’introduzione dei correttivi “anticrisi”, effettuata con il decreto del 19 maggio 2009, configura quindi non una “evoluzione” degli studi di settore ma, stante il disposto normativo, una integrazione degli stessi.

          Pertanto, ai fini dell’adeguamento ai risultati degli studi è confermato l’obbligo del versamento della maggiorazione, con riguardo agli studi non evoluti per il 2008.

 

Le novità di GE.RI.CO. 2009

 

          Tra le principali novità presenti nel software di applicazione GE.RI.CO. 2009 per il periodo d’imposta 2008 si evidenzia, in particolare, la visualizzazione  di  ulteriori  informazioni  nella  sezione  “Risultati Congruità e Normalità” in ordine agli effetti dovuti ai nuovi correttivi “anticrisi” introdotti dal DM del 19 maggio 2009.

          Pertanto, nella parte inferiore della sezione descritta sono  riportati i valori stimati, i valori di adeguamento e i valori IVA che tengono conto dell’applicazione dell’analisi di congruità, dell’analisi di normalità economica e dei correttivi per la crisi.

 

Le imprese sociali

 

          Il D.Lgs. n. 155/2006, che ha dato attuazione alla legge delega n. 118 del 13 giugno 2005, ha regolamentato l’impresa sociale.

          Secondo il dettato normativo, devono intendersi “imprese sociali le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta  a  realizzare  finalità  di  interesse generale”.

          La qualifica di impresa sociale (e l’assoggettamento  alla  relativa disciplina) può essere acquisita dalle predette organizzazioni a condizione che esse siano in possesso dei requisiti soggettivi ed  oggettivi  previsti dalla predetta legge.

 

          In considerazione di tali caratteristiche, ed in particolar modo per la mancanza dello scopo di lucro e l’impiego di personale disabile o svantaggiato, le imprese sociali potrebbero non conciliarsi perfettamente con gli studi di settore che rappresentano un modello statistico-matematico sviluppato sulla base di rapporti economici tra fattori  produttivi.  Gli stessi indicatori di coerenza, presenti negli studi di settore,  potrebbero risultare sfalsati e non rappresentativi, dal momento che il fine  “ultimo” dell’impresa sociale non è il profitto.

          Sull’argomento l’Agenzia richiama le indicazioni  in tema di cooperative a c.d. mutualità prevalente. Al riguardo, nella circolare n. 110/E  del  21  maggio 1999 è stato chiarito che, relativamente a tali soggetti, “in sede di contraddittorio… gli uffici terranno conto, comunque, che…operano in situazioni di mercato influenzate dal perseguimento di fini mutualistici che possono incidere  in maniera anche rilevante sui ricavi conseguiti”.

          Inoltre, nella Risoluzione n. 330/E del 14 novembre 2007, l’Agenzia  ha ribadito tale orientamento, esplicitando che gli uffici dovranno tener conto delle particolari “situazioni di  mercato influenzate dal perseguimento di fini mutualistici che possono incidere in maniera anche rilevante sui ricavi conseguiti”.

          La circolare n. 29/2009, nel confermare l’applicazione degli studi di settore anche alle imprese sociali, si rappresenta che nell’eventuale fase di  controllo, effettuata sulla base degli studi di settore, gli uffici dovranno  tener conto, di volta in volta, della sussistenza del requisito  della  mutualità,  delle particolari situazioni locali e della tipologia di attività svolta, così da valutare la credibilità dei ricavi presunti a fronte di quanto dichiarato dal contribuente.

 

Francesco Buetto

24 Giugno 2009


Partecipa alla discussione sul forum.