Permessi di lavoro elettorali: elezioni e referendum popolare del 21 e 22 giugno 2009


Si segnala che nelle giornate di domenica 21 e lunedì 22 giugno 2009 si svolgerà il referendum popolare per l’abrogazione di alcune disposizioni in materia elettorale, nonché l’eventuale turno di ballottaggio delle elezioni amministrative tenutesi il 6 e 7 giugno scorsi. I seggi si apriranno per le operazioni preliminari nel pomeriggio del sabato e le votazioni si svolgeranno dalle ore 8 alle ore 22 della domenica e dalle ore 7 alle ore 15 del lunedì successivo, così come previsto dalle disposizioni vigenti relative al procedimento elettorale.


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          Al riguardo si ricorda che il regime dei permessi elettorali retribuiti a favore dei lavoratori che adempiono funzioni presso i seggi elettorali è disciplinato dall’art. 11 della Legge 21 marzo 1990, n. 53, integrato dalla successiva norma interpretativa contenuta nell’articolo unico della Legge 29 gennaio 1992, n. 69.


          Tali disposizioni possono essere brevemente riepilogate come segue. Ai lavoratori dipendenti chiamati ad adempiere funzioni presso i seggi elettorali compete il diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle operazioni. In tale periodo occorre verificare quali giornate siano lavorative e quali siano festive o non lavorative.


 


          Quanto alle prime (giornate lavorative: ad esempio, il lunedì ed eventualmente il sabato, se l’azienda non adotta la settimana corta), il dipendente ha diritto a fruire del medesimo trattamento economico e normativo che sarebbe spettato in caso di effettiva prestazione. Per quanto riguarda le seconde (giornate festive, come la domenica, o non lavorative, come il sabato, nell’eventualità che l’azienda adotti la settimana corta), esse andranno retribuite con altrettante quote della retribuzione normale, ovvero, stante l’equivalenza prevista dal legislatore, con l’alternativa di un riposo compensativo.


          Nessuna maggiorazione è dovuta in aggiunta alla normale retribuzione giornaliera, poiché il dipendente, per la prestazione effettuata nel seggio, percepisce anche il compenso stabilito per legge. Gli stessi rappresentanti di lista o dei comitati promotori, che non percepiscono il predetto compenso, tuttavia ricevono particolari gratificazioni nell’ambito della loro attività presso i gruppi politici rappresentati.


          La legge non prevede a chi competa la scelta tra retribuzione o riposi compensativi. Si ritiene comunque che, avendo già il legislatore aggravato la posizione del datore di lavoro, almeno sotto tale profilo spetti a quest’ultimo la facoltà di opzione, tenendo peraltro conto di quanto previsto dall’art. 9 del Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66 (riposi settimanali).


 


          Con riferimento all’ipotesi di coincidenza tra l’intervento della Cassa Integrazione Guadagni ed il periodo relativamente al quale sono stati richiesti permessi per svolgere le funzioni presso gli uffici elettorali, la Confindustria, con nota del 27 maggio 2009, ha sottolineato che laddove la cassa integrazione sia già stata programmata e preventivamente comunicata ai lavoratori, il datore di lavoro non dovrebbe corrispondere alcun compenso né per le giornate non lavorative e festive, né per quelle che sarebbero state lavorative, in quanto durante il periodo di Cassa Integrazione Guadagni le obbligazioni contrattuali sono sospese.


 


          I lavoratori interessati sono tenuti a produrre all’azienda, oltre alla copia del certificato di chiamata al seggio, anche l’attestato, firmato dal presidente, con l’indicazione delle giornate di presenza al seggio e dell’orario di chiusura.


          Per i lavoratori che assolvono l’incarico di presidente, la certificazione in argomento potrà essere vistata dal vice-presidente.


          A favore dei lavoratori che debbano votare in Comuni diversi da quello in cui prestano la loro opera, le aziende, al fine di consentire l’esercizio del voto, prenderanno in considerazione eventuali richieste di permesso nei limiti del tempo strettamente necessario per esercitare il diritto di voto. Per tali permessi la legge non prevede alcun trattamento retributivo.


 


Massimo Pipino


19 Giugno 2009


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