L’assenza del CVS fa perdere l’agevolazione


          Come è noto, il Legislatore, nel corso di questi anni, per il rilancio dell’economia, ha introdotto, fra l’altro, l’art. 8 della L. 23.12.2000 n. 388, con il quale ha concesso, per i soggetti titolari di reddito di impresa operanti nel meridione d’Italia e nelle aree depresse del Centro-Nord, un credito di imposta in relazione alla effettuazione di investimenti consistenti in acquisizioni di beni strumentali nuovi.

          In base alla norma sopra richiamata la fruizione del beneficio era automatica, nel senso che il contribuente stesso era chiamato a calcolare l’ammontare del credito d’imposta spettante sugli investimenti realizzati.

 

          Le disposizioni introdotte dal D.L. 8.7.2002 n. 138, conv. con modif. dalla L. 8.8.2002 n. 178, hanno modificato le regole applicative.

          In particolare, è stato previsto l’obbligo di portare preventivamente a conoscenza dell’A.F. gli investimenti che gli stessi intendono effettuare ed attendere l’ammissione al beneficio (cvs, contributo, agevolazione, con l’art. 10 del D.L. 8.7.2002 n. 138 la disciplina è stata profondamente revisionata pure in ordine all’ambito soggettivo dell’agevolazione e ai limiti di intensità di aiuto).

 

          Ulteriori modificazioni sono state apportate dall’art. 62 della L. 27.12.2002 n. 289: in particolare, tale norma, con il precipuo fine di assicurare una corretta applicazione delle disposizioni in materia di agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate di cui all’art. 8 della legge n. 388/2000, nonché di favorire la prevenzione di comportamenti elusivi, ha introdotto il monitoraggio della fruizione dei crediti d’imposta, attraverso l’invio telematico di un modello di comunicazione:

·       CVS (per i soggetti che avevano conseguito il diritto al contributo anteriormente alla data dell’08 luglio 2003);

·       CTS (per i soggetti che hanno conseguito l’assenso relativamente alle istanze presentate ai sensi dell’art. 8 della legge n. 388/2000).

 

          Tale adempimento è posto a pena di decadenza dal «contributo automaticamente conseguito».

 

L’ordinanza della Corte Costituzionale

 

          Con ordinanza n. 180 del 23.05.2007 la Corte Costituzionale ha risolto favorevolmente per l’A.F. la questione relativa alla legittimità costituzionale delle disposizioni contenute nell’art. 62 della L. n. 289/2002.

          Il fatto sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale trae origine dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Benevento, dell’art. 62 in relazione agli artt.  24 e 97 della Costituzione nonché per violazione delle disposizioni contenute nell’art. 3 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212/2000).

 

          Per il giudice remittente la previsione, in epoca successiva, di un obbligo (invio della comunicazione), originariamente non previsto, avrebbe leso il diritto di difesa del contribuente (art. 24 Cost.), il buon andamento dell’amministrazione (art. 97) nonché il principio della irretroattività della legge fiscale sancito dall’art. 3, comma 2, dello Statuto dei diritti del contribuente.

          Richiamando la precedente ordinanza n. 124 del 20 marzo 2006 (1), il giudice di legittimità ha ritenuto «manifestamente infondate» le questioni sottoposte al suo vaglio.

          In ordine all’art. 97 della Costituzione, la Corte rileva l’erroneo presupposto interpretativo della presunta natura retroattiva dell’art. 62 della legge n. 289/2002, sollevato dal giudice di Benevento.

 

          Infatti, la norma censurata «[…] non dispone per il passato, ma fissa per il futuro un obbligo di comunicazione di dati a pena di decadenza dal contributo, a nulla rilevando che tale decadenza abbia ad oggetto un contributo già conseguito (2)».

          Per quanto riguarda la presunta violazione del diritto di difesa – art. 24 Cost. –  la Corte non non ne ravvisa l’incostituzionalità, in quanto l’art. 3 della L. n. 212/2000 «[…] non costituisce parametro idoneo a fondare il giudizio di legittimità costituzionale (ordinanza n. 216 del 2004)» e il termine per l’invio del modello CVS non ha «natura processuale», e quindi estraneo all’ambito di tutela riservata dall’art. 24 della Cost. (ex plurimis, ordinanze n. 940 e 21 del 19888; n. 324/1987).

 

L’ultima ordinanza della Cassazione

 

          Con ordinanza n. 8311/2009 (udienza dell’11 marzo 2009) la Corte di Cassazione, nel riprendere i passaggi più significativi dell’ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2006, rispondendo al quesito posto dalle Entrate, ha ritenuto che non incorre in violazione di legge il giudice tributario che assuma che in materia di utilizzazione del credito d’imposta ex art. 8 della legge n. 388/2000, la mancata presentazione del modello CVS comporti la decadenza dal beneficio già goduto.

La comminatoria di tale sanzione è diretta a garantire il rilevante interesse pubblico all’immediata  disponibilità  dei  dati  non  ricavabili dalla dichiarazione dei redditi all’epoca  presentata,  ma  necessari  allo svolgimento sia di uniformi ed organiche politiche di  incentivazione,  sia di più agevoli e solleciti controlli sulla spettanza del contributo; …e dunque,  la  previsione  della  decadenza  dal  contributo  appare adeguata e coerente con la ratio della  norma  censurata  e  non  eccede  i limiti dell’ampia discrezionalità riservata al legislatore  in  materia  di agevolazioni”.

 

Brevi considerazioni

 

          L’Ordinanza della Cassazione continua a ritenere la permanente efficacia della norma che prevede la decadenza in cui incorre il contribuente che non invia il CVS.

          L’attesa ordinanza della Corte dirime i dubbi che si presentavano agli operatori e fa venir meno le speranze di chi ritenesse l’invio del CVS un elemento meramente formale.

          E la cosa non è di poco conto: perché magari a fronte di ingenti investimenti – effettivamenti realizzati – vaniscono i benefici per la mancata trasmissione del modello CVS.

 

Francesco Buetto

17 Giugno 2009


NOTE

(1) La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la  questione  di  legittimità costituzionale dell’art. 62, comma 1, lettera  a),  della  L.  27  dicembre 2002, n. 289  (Disposizioni  per  la  formazione  del  bilancio  annuale  e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 2003), sollevata in riferimento agli artt. 23, 25, 53 e 97 della Costituzione. L’ordinanza di rimessione da parte del giudice a quo deve contenere tutti gli elementi atti ad integrare la motivazione in punto di rilevanza  e  non  manifesta  infondatezza  onde consentire alla Corte il vaglio di merito sulla  fattispecie  concreta.  La mancata ottemperanza a tale obbligo comporta la  manifesta  inammissibilità della questione. È manifestamente infondata la questione di  legittimità  costituzionale dell’art. 62, comma 1, lettera  a)  della  L.  27  dicembre  2002,  n.  289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale  e  pluriennale  dello Stato – Legge finanziaria 2003), sollevata in riferimento all’art. 3  della Costituzione. L’emendamento all’art. 8 della L. n.  388  del  2000  operato dall’art. 10 del D.L. n. 138 del 2002 ha mutato il  quadro  di  riferimento della disciplina della fruizione delle agevolazioni  per  gli  investimenti nelle aree svantaggiate prevedendo il previo  assenso  dell’Amministrazione finanziaria. La nuova procedura  di  acquisizione  dei  dati  consente  una maggior tempestività e minor onerosità delle verifiche della spettanza  del contributo rispondendo ad esigenze di pubblico interesse. Alla  luce  della ratio della disposizione scrutinata,  la  previsione  della  decadenza  dal contributo appare adeguata e coerente non  eccedendo  i  limiti  dell’ampia discrezionalità riservava al legislatore in materia di agevolazioni.

(2) Cfr. Ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2006


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