IVA e attività degli enti locali: corso on line sull’applicazione dell’imposta nei casi particolari degli enti locali (parte settima)


17) Trasporti pubblici e scuolabus

 

          I trasporti pubblici rappresentano uno dei settori più rilevanti in cui si esplica l’attività dei Comuni e  il buon funzionamento del servizio solitamente rappresenta un importante parametro di valutazione della gestione politico-amministrativa dell’ente.

          In caso di gestione diretta del servizio da parte del Comune, il regime IVA applicabile alle prestazioni di trasporto pubblico muta in relazione alle caratteristiche del servizio, per cui lo stesso avviene:

·       in esenzione da IVA (art. 10 n. 14, DPR n. 633/1972) solo per le prestazioni di trasporto urbano di persone effettuate mediante taxi o altri mezzi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare, precisando che si considerano urbani i trasporti effettuati nel territorio di un comune o tra comuni non distanti tra loro oltre cinquanta chilometri. L’esenzione. dunque, è subordinata al tipo di mezzo di trasporto utilizzato (taxi e similia) nonchè alla distanza percorsa;

·       sempre in regime di esenzione, ma in ossequio al n. 15 dello stesso art. 10, con riguardo ai trasporti di malati o feriti con veicoli appositamente equipaggiati (ambulanze, elicotteri), effettuate da imprese autorizzate  e da ONLUS;

·       imponibile 10% per tutte le altre prestazioni di trasporto (tram, metro, autobus etc…) urbano ed extraurbano di persone e dei rispettivi bagagli al seguito, ai sensi del  n. 127-novies, Tab. A, parte III che è da intendersi come  norma di carattere generale, con la sola eccezione  dei trasporti urbani  effettuati mediante taxi e mezzi similari.

 

          Con la ris. 339 del 30 ottobre 2002, l’Amministrazione finanziaria ha sostenuto che “il mancato diretto svolgimento da parte del comune dell’attività di trasporto, anche se per obbligo di legge non consente allo stesso di assumere la soggettività passiva ai fini del tributo”. Pertanto, in caso di affidamento a terzi sia della realizzazione che della gestione del trasporto, l’ente locale rimane inciso dal pagamento dell’IVA relativa e non può operare la detrazione. L’intervento di prassi precisa che il Comune che realizza una funicolare, affidandone la gestione ad  una società di capitale, addebitandole un canone per l’utilizzo degli impianti, non   può detrarre l’IVA relativa ai costi sostenuti per la  sua  realizzazione. L’Agenzia, richiamandosi al combinato disposto degli artt. 4 e 19-ter del D.P.R.  633/1972  e dell’art. 4 della VI Direttiva CEE, osserva come il Comune, nella fattispecie   prospettata, non riveste la qualifica di soggetto IVA in quanto l’attività di  trasporto, il cui svolgimento consentirebbe l’assunzione della soggettività passiva  IVA, è  in  realtà esercitata  dalla  società  affidataria.

 

          In tema di prestazioni di trasporto e simili, segnaliamo la seguente casistica:  

o      servizi di noleggio con conducente (minibus, bus, pullman e autovetture a privati organizzati in gruppo, a scuole, a enti pubblici, ad agenzie di viaggio e ad aziende per il trasporto di propri dipendenti): a)  IVA del 10% se il trasporto realizza una prestazione di trasporto per aria o terra; b) in esenzione da IVA  ex art. 10, n. 14, se avviene per acqua o può rientrare nella nozione di trasporto urbano, diversamente  è dovuta l’IVA nella misura del 10%;

o      trasporti con scuolabus   imponibile 10% sia se effettuato direttamente dal Comune che tramite altri soggetti; 

o      trasporto disabili: imponibile 10% , attesa l’inapplicabilità dell’esenzione prevista dal citato art. 10, n. 14 del DPR n. 633/1972, la quale si rivolge esclusivamente ai mezzi attraverso i quali tale prestazione viene resa in regime di esenzione, senza operare alcun riferimento alle caratteristiche soggettive dei destinatari della prestazione stessa (cfr. ris. 12 febbraio 1999 n. 26);

o      impianti di risalita: sono imponibili 10%, trattandosi di prestazioni effettuate ai sensi della  legge 23/6/1927 n. 1110 e del  R.D.L. 7/9/1938 n. 1696, espressamente inserite al n. 127, Tab. A, III allegata al DPR n. 633/1972.

          E’ interessante osservare che i contributi erogati alle aziende di trasporto hanno un regime fiscale diverso a seconda che il relativo contratto sia stipulato: a) tra i Comuni e le aziende affidatarie dei trasporti; b) tra le aziende trasporti e gli utenti del servizio.

 

          In particolare, sono imponibili con IVA 10%  per i contratti di servizio stipulati in base al D. Lgs. 422/1997, in quanto le somme erogate assumono la natura di integrazione del corrispettivo del trasporto pubblico. Invece, si applica l’aliquota del 20% ai contributi erogati per il risanamento del trasporto pubblico, trattandosi di interventi non connessi con le prestazioni di trasporto, ma diretti a migliorare la struttura di gestione (costruzione e/o gestione parcheggi, servizio di rimozione auto, gestione ascensori e scale mobili etc…). In altre parole, le somme erogare dal Comune assumono la natura di corrispettivo a fronte di una generica prestazione di servizi, imponibile con aliquota ordinaria. Infine, in assenza di contratto di servizio e a seguito di affidamento in virtù delle leggi regionali attuative della legge 151/1981,  i contributi erogati dal Comune non assumono la natura di corrispettivo in quanto non vincolati ad una norma specifica, ma diretti a consentire il raggiungimento dell’equilibrio economico di bilancio del servizi di trasporto.

          Infine, in deroga alla disciplina ordinaria, per la vendita dei titoli di viaggio l’IVA è dovuta dall’esercente l’attività di trasporto e non dal rivenditore dei biglietti (art. 74, comma 1, lett. e) del DPR 633/72). Conseguentemente, fanno carico ai gestori e non ai rivenditori anche tutti gli obblighi previsti dal titolo II del decreto IVA, mentre restano esclusi dal campo di applicazione dell’IVA i corrispettivi riscossi dai rivenditori.

 

 

18) Gestione di parcheggi comunali

 

          La gestione di parcheggi per autoveicoli è stata  dapprima considerata soggetta ad IVA in quanto configurante svolgimento di attività commerciale; in altre parole, essendo stata  ritenuta attività facoltativa per l’ente locale, è stata intesa come  espressione dell’esercizio del potere discrezionale dell’ente stesso.

          Con la risoluzione n. 210 del 14 dicembre 2001, l’Agenzia delle entrate ha mutato orientamento, recependo le conclusioni cui era pervenuta la Corte di Giustizia Europea (n. 446/1998 del 14/12/2000), che ha escluso la soggettività passiva IVA del Comune in relazione ai proventi derivanti dalla gestione dei parchimetri, posto che tale attività è esercitata dall’ente in quanto pubblica autorità, come peraltro previsto dall’art. 4, n. 5, della VI direttiva CEE del 17 maggio 1977.  L’importante pronunciamento, reso nell’ambito di un contenzioso istauratosi in Portogallo, chiarisce che lo svolgimento dell’attività di gestione di parcheggi, svolta da un ente pubblico anche mediante affidamento a terzi, .implica l’uso di poteri propri della pubblica autorità, come quelli consistenti nell’autorizzare o limitare il parcheggio su una strada aperta al traffico o sanzionare con un’ammenda la sosta oltre il tempo autorizzato di parcheggio…” e ciò permette di stabilire in modo univoco che tale  attività è sottoposta ad un regime di diritto pubblico che fa venir meno il presupposto per l’applicazione dell’IVA. In altre parole, la discriminante per stabilire se l’attività di gestione di parcheggio posta in essere da un ente pubblico è rilevante o meno agli effetti dell’IVA  risiede nel modo in cui opera l’ente pubblico: se l’attività è finalizzata a tutelare profili sociali,  economici e di sicurezza l’ente ha il potere di stabilire divieti, obblighi e sanzioni e, pertanto, l’esercizio di tale attività è sottoposto ad un regime di diritto pubblico che esclude l’applicazione dell’IVA.

 

          Un’ulteriore indiretta conferma  verso tale orientamento è contenuto nella ris. n. 134 del 15 novembre 2004 con la quale l’Agenzia ha ritenuto applicabile l’IVA all’attività di parcheggio svolta da un’azienda speciale perché tale soggetto ha una propria soggettività tributaria e nei confronti della stessa non operano le disposizioni che regolano le attività svolte dal Comune.

 

 

19) Gestione impianti sportivi

 

          La gestione diretta di impianti sportivi concretizza lo svolgimento di attività rilevante ai fini dell’IVA (circ. n. 18 del 1976).

          Nel caso in cui la gestione sia affidata a terzi e l’ente locale percepisca un canone, la Direzione Regionale del Piemonte  (ris. n. 210/2001, 173/2002 e 174/2002, 339/2002) aveva in precedenza  ritenuto che si configurasse in capo al Comune un’attività di pubblica autorità (e non una locazione di azienda, ovviamente soggetta ad IVA), come tale non rilevante ai fini IVA, con conseguente perdita della soggettività passiva e venir meno del diritto alla detrazione dell’imposta afferente i costi sostenuti su tali impianti per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e per le utenze.

 

          La rilevanza della questione (e le connesse importanti conseguenze per i Comuni in termini di scelte di gestione) ha portato l’Agenzia ad intervenire direttamente sulla problematica con la recentissima ris. n. 296 del 10/07/2008 con la quale il precedente orientamento locale è stato del tutto modificato: infatti, il chiarimento ministeriale – concernente il trattamento fiscale da riservare al canone versato da una società calcistica per l’affidamento in gestione dello stadio comunale – precisa che  il canone versato dalla società al Comune  che  le affida lo stadio comunale, consentendo alla società anche il relativo sfruttamento pubblicitario, deve   essere  assoggettato  ad  IVA  con  aliquota  ordinaria, mentre la Convenzione che stabilisce le prestazioni tra le  parti – in forza dell’alternatività fra IVA e imposta di registro – è assoggettata all’imposta di registro in misura fissa, ai sensi dell’art. 40, comma 1, del T.U. n. 131/1986.

 

 

          20) Mattatoio comunale

 

          La gestione di un mattatoio, anche se svolta da un Comune, è considerata attività commerciale e, in quanto tale, diviene rilevante ai fini IVA.

          Con la ris. n. 58 del 9 aprile 2004 l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 16 del DPR n. 633/1972 e del D.L. n. 328/1997 (convertito dalla legge n. 410/1997), con riferimento all’aliquota IVA da applicare ai servizi di macellazione. L’Agenzia ritiene che, trattandosi di attività inerente il processo di trasformazioni delle carni, che saranno soggette a sezionamento e trasformazione da parte dei macellai, la prestazione rientra necessariamente nell’ambito del citato art. 16, terzo comma, con la conseguenza che detti servizi sono da assoggettare all’aliquota ridotta del 10%, di cui al n. 3 e seguenti, della Tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633/1972, al pari delle cessioni di carni. Invece, qualora il Comune, oltre ai servizi di macellazione, svolga anche i servizi sanitari connessi al controllo delle carni e degli animali da macellare, detti servizi scontano l’aliquota ordinaria del 20%, non essendo annoverabili tra le operazioni di produzione che, ai sensi del citato art. 16, seguono la stessa aliquota applicabile alla cessione del bene prodotto.

 

          La vendita di carne sconta l’aliquota 10% ed è soggetta all’obbligo del rilascio dello scontrino fiscale, a meno che non sia eseguita direttamente dall’ente locale che, in tal caso, può avvalersi  del generico esonero contenuto nel D.M. 4 agosto 1993, il quale dispone che “non sono soggette all’obbligo di documentazione disposto dall’art. 12, comma 1, della legge 413/1991 le operazioni poste in essere da regioni, province, comuni e loro consorzi …, nonché dagli enti obbligati alla tenuta della contabilità pubblica, ad esclusione di quelle poste in essere dalle farmacie gestite dai predetti enti”.

 

Valeria Fusconi

18 Giugno 2009


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