I reati tributari (II parte)


Premessa introduttiva

 

Continuiamo la nostra analisi della giurisprudenza dedicata ai reati tributari, con particolare riguardo a quelli commessi in sede di dichiarazione dei redditi, ed alle fattispecie di cui al periodo transitorio tra quello regolato dalla L. n. 516/82 e quello del D.Lgs. n. 74/00. In particolare, le sentenze più datate si riferiscono proprio ala querele circa la continuità normativa del nuovo reato di omessa dichiarazione.

 

 

E’ reato plurimo l’ammortamento di un bene su fattura falsa

All’esito dell’entrata in vigore della fattispecie criminosa di cui all’art. 2, D.Lgs. n. 74/2000, l’utilizzazione delle fatture o altra documentazione per operazioni inesistenti costituisce attività preparatoria alla commissione del fatto-reato relativo alla dichiarazione fraudolenta.

Nel contesto dell’acquisto “inesistente” di un cespite sottoposto alla procedura dell’ammortamento, il delitto in parola è integrato da ogni dichiarazione nella quale siano riportati componenti negativi di reddito fittizi derivanti dal frazionamento delle quote di ammortamento.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 39176/08)

 

 

Fattispecie di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti

E’ immune dai vizi lamentati dall’imputato e deve pertanto essere confermata la sentenza nella quale il giudice del merito ha ritenuto – sulla base della prova logica costituita dalla coincidenza fra l’importo di fatture contestate, in quanto riferite ad operazioni inesistenti, e quello di un insieme di assegni circolari tratti da fornitori della società contribuente ed incassati dal legale rappresentante (e propri familiari) della stessa  – sussistente il disegno criminoso di evasione fiscale ed il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti.

(Cassazione, sentenza n. 18765/08)

 

 

Dichiarazione fraudolenta in materia di Iva

La riforma del diritto penale tributario è ispirata all’irrilevanza delle condotte prodromiche e strumentali all’evasione fiscale. Pertanto, non può ravvisarsi continuità normativa tra il delitto previsto e punito dalla lettera d) dell’abrogato art. 4 della L. n. 516/1982 e l’art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000, in quanto la fattispecie incriminatrice della lettera f) riguardava esclusivamente la dichiarazione fraudolenta ai fini delle imposte sui redditi e non la dichiarazione Iva.

Si ha fatturazione per operazione inesistente ogni qual volta si realizza una divergenza tra la realtà economica ed la rappresentazione documentale, pertanto sussiste la falsità anche laddove la inesistenza è giuridica nel senso che la falsità si riferisce ad un rapporto di cessione o prestazione giuridicamente diverso da quello indicato dalle parti.

Si ha fatturazione inesistente anche nell’ipotesi di sovrafatturazione qualitativa nel senso che i corrispettivi indicati in fattura sono relativi a beni di qualità più elevata rispetto a quella effettivamente ceduta. Invece, l’incongruità del corrispettivo, in quanto superiore a quello abitualmente praticato, non ha alcuna rilevanza ai fini della punibilità.

(Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1996/07)

 

 

Reato l’utilizzo di false carte carburante

Il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o atri documenti per operazioni inesistenti si realizza sia nell’ipotesi di falsità materiale che ideologica del documento. Pertanto, integra tale fattispecie anche l’utilizzazione di schede carburante false in quanto create ex novo.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 383/12284 del 7/2/2007)

 

 

Continuità normativa in tema di frode fiscale

La frode fiscale ex art. 4 lett. a)  della L. n. 516/82 è stata parzialmente abolita quanto all’esibizione di documenti  non genuini, alla loro allegazione ala dichiarazione del sostituto di imposta, ed alla loro utilizzazione in dichiarazione dei redditi o dell’Iva quando non siano superate le soglie di punibilità

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1994/2005)

 

 

E’ sempre rato l’omessa dichiarazione

L’omessa dichiarazione sanzionata dall’art. 1 del D.L. n. 429/1982, convertito dalla L. n. 516/1982, non è stata abolita dall’art. 25 del D.Lgs. n. 74/2000 perché è in continuità normativa con l’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 37094/2004)

 

 

Dichiarazione fraudolenta e mendacio

Per integrare la “fraudolenza” penalmente rilevante ex art. 3 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 occorre un quid pluris rispetto al semplice mendacio, idoneo ad ostacolare l’accertamento della falsa  rappresentazione contabile. Pertanto, non possono considerarsi fraudolente  delle  omissioni contabili che si sostanzino in una sottovalutazione del magazzino derivante anche da una diversa interpretazione sulla valutazione dei  beni  in  conto deposito  presso  terzi  quali  prodotti  in   corso   di   lavorazione   o semilavorati.

(Tribunale di Novara, sentenza del 5 marzo 2001)

 

 

Incertezze sulla abolizione dell’omessa dichiarazione

La discontinuità normativa esistente tra la contravvenzione di omessa dichiarazione e l’omonimo delitto ex art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000 non può essere disattesa mediante la contestazione per fatti consumati nella vigenza della L. n. 516/1982 degli elementi specializzanti introdotti nella nuova fattispecie  delittuosa, venendo per tal verso violato il principio di irretroattività della norma penale che impedisce di contestare all’agente elementi fattuali (dolo specifico di evasione e superamento della soglia di punibilità) che al momento della condotta erano  penalmente irrilevanti.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 34295/02)

 

 

La tesi dell’abrogazione dell’omessa dichiarazione

Tra la contravvenzione di omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, già prevista dall’art. 1, comma 1, della L. n. 516 del 1982, ed il delitto di omessa dichiarazione, introdotto dall’art. 5 del D.Lgs. n. 74 del 2000, non sussiste continuità normativa. Trattandosi perciò di una ipotesi di vera e propria abolitio criminis, cioè di eliminazione dell’intera fattispecie di rilievo penale, il giudice dell’esecuzione dovrà effettuare un riscontro meramente ricognitivo dell’intervenuta perdita di efficacia della norma incriminatrice applicata nel giudizio di cognizione (art. 1, comma 1, della L. n. 516 del  1982), e non un’indagine valutativa in ordine alla sussistenza o meno di condizioni cui è subordinata la produzione dell’effetto abrogativo, e dunque revocare la sentenza di condanna dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato in base al disposto dell’art. 673 del codice di procedura penale.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 11142/02)

 

 

Omissione del modello dei sostituti di imposta

Le violazioni finanziarie commesse dal sostituto d’imposta e sanzionate penalmente dall’art. 2 della L. 7 agosto 1982, n. 516, in seguito all’abrogazione del Titolo I di tale legge disposto dall’art. 25 del D.Lgs.10 marzo 2000, n. 74 e alla mancata riproposizione di tali fattispecie nel decreto di riforma, non hanno conservato disvalore penale. Pertanto, vanno revocate le relative sentenze di condanna   divenute irrevocabili.

(Tribunale di Crotone, ordinanza del 17/6/02)

 

Ancora sulla mancata abolizione del reato di omessa dichiarazione

L’omessa dichiarazione sanzionata dall’art. 1 della L. n. 516/1982 non è stata abolita dall’art. 25 del D.Lgs. n. 74/2000 perché è in continuità normativa con l’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 22207/02)

 

Le differenti fattispecie di omessa presentazione della dichiarazione

La continuità normativa tra l’art. 1, comma 1, della L. 7 agosto 1982, n. 516 e l’art. 5 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, va esclusa attesa la diversità degli elementi costitutivi di quest’ultima fattispecie quanto alla necessità: del dolo specifico di evasione di imposta; della volizione di una evasione di imposta superiore a 150 milioni; dell’evento di danno erariale costituito dalla evasione effettiva di 150 milioni. Il ricorso con il quale si deduce quale unico motivo  l’intervenuta abrogazione del reato tributario è ammissibile.

(Cassazione, sezione V penale, sentenza n. 31911/01)

 

Ancora sull’omessa dichiarazione

L’art. 25 del D.Lgs. n. 74/2000 ha abrogato la contravvenzione di omessa dichiarazione di cui all’art. 1 della L. n. 516/1982 che non è in continuità normativa con l’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione, SS.UU. penali, sentenza n. 35/01)

 

Continuità normativa del reato relativo alle fatture per operazioni inesistenti

L’art. 4, comma 1, lettera a), della L. n. 516/1982 in quanto riferito a falsità materiali non può ritenersi in continuità normativa  con l’art.  2 del D.Lgs. n. 74/2000 che attiene a falsità ideologiche. Un’interpretazione dell’art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000 che vi includesse le falsità materiali sarebbe di natura analogica (non estensiva) e quindi vietata. Di continuità normativa per l’art. 4, lettera a), della L. n. 516/1982 può parlarsi con riferimento  all’art.  3 del D.Lgs. n. 74/2000.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 30896/01)


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