Veicoli aziendali: deducibilità ai fini delle imposte sui redditi e detraibilità IVA


SOMMARIO: 1. Premessa 2. Deducibilità ai fini delle imposte sui redditi. 2.1. Uso strumentale esclusivo del veicolo aziendale nell’attività propria dell’impresa. 2.2. Uso strumentale del veicolo aziendale. 2.2.1 Veicolo concesso in uso promiscuo al dipendente 2.2.2. Veicolo concesso in uso promiscuo all’amministratore. 2.2.3 Uso personale del veicolo da parte del dipendente o amministratore. 3. Detraibilità IVA



 


1.Premessa


La normativa in materia di deducibilità ai fini delle imposte sui redditi e di detraibilità dell’IVA afferente gli acquisti relativi a veicoli a motore aziendali, ha subito negli ultimi anni, una serie di modifiche che traggono origine dalla sentenza pronunciata il 14 settembre 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, relativa al procedimento C-228/05, che vedeva confrontarsi l’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Trento, con la società Stradasfalti Srl ed aveva ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Commissione di primo grado di Trento, con ordinanza 21 marzo 2005.


Tale controversia verteva sulla legittimità del regime IVA italiano, nella parte in cui escludeva o limitava il diritto alla detrazione IVA sull’acquisto, locazione o noleggio di veicoli a motore aziendali.


Nella citata sentenza la Corte, confermando le conclusioni dell’Avvocato Generale, ha, innanzitutto, dichiarato l’illegittimità dell’art. 19 bis 1, lett. c) e b), del D.P.R. 633/72, in quanto in contrasto con l’art. 17, par. 7, della Direttiva 77/338/CEE (Sesta Direttiva). La Corte, sul presupposto che la deroga al diritto di detrazione dell’imposta sul valore aggiunto sui veicoli aziendali fu concessa all’Italia nel 1979 (anno di entrata in vigore della Sesta Direttiva) solo con carattere temporaneo e perché giustificata da motivi congiunturali, ha rilevato che era inammissibile una simile proroga sistematica di una misura derogatoria che doveva essere temporanea.


Difatti dal 1 gennaio 1979 vigeva nel nostro Paese una legislazione IVA che, rinnovata di anno in anno ed in deroga alla Sesta Direttiva, prevedeva una detraibilità ridotta al 10% (poi innalzata al 15% nel 2006) dei costi sostenuti per l’acquisto, la locazione o il noleggio dei veicoli aziendali, mentre erano del tutto indetraibili le spese di funzionamento e di gestione.


La Corte ha, conseguentemente, riconosciuto la legittimità della richiesta di rimborso del soggetto passivo che doveva, pertanto, poter ricalcolare il suo debito di imposta sul valore aggiunto conformemente alle disposizioni dell’art. 17, n. 2 (1), della Sesta Direttiva, nella misura in cui i beni e i servizi siano stati impiegati ai fini di operazioni soggette ad imposta.


Le prevedibili ripercussioni che la decisione de quo avrebbe avuto erano di tale portata da indurre il Governo a intervenire con due provvedimenti d’urgenza, il D.L. n. 258 del 15 settembre 2006 (convertito in legge n. 278 del 10 novembre 2006) ed il D.L. n. 262 del 2 ottobre 2006 (convertito in legge n. 286 del 24 novembre 2006).


Con il primo intervento furono definiti termini e modalità del rimborso, mentre con il secondo venne drasticamente ridotta la deducibilità ai fini IRPEF, IRES, IRAP dei costi per le auto ad uso aziendale.


Il Governo con siffatti interventi ha voluto, in sostanza, da un lato fronteggiare l’esborso di denaro che sarebbe conseguito alle richieste di rimborso dell’IVA, attraverso la previsione di una procedura ad hoc per il recupero dell’imposta da parte dei contribuenti, e dall’altro ha voluto compensare gli effetti negativi sulla finanza pubblica che sarebbero derivati dall’attuazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea attraverso una drastica riduzione della deducibilità ai fini delle imposte dei redditi dei costi relativi ai veicoli aziendali.


Difatti, per far fronte al calo di gettito IVA conseguente alla sentenza, l’art. 2, commi 71 e 72, del D.L. 262/2006, ha modificato gli artt. 51, comma 4, e 164 del TUIR producendo effetti ai fini sia del reddito di lavoro dipendente che di quello d’impresa e di lavoro autonomo.


In particolare, il provvedimento ha determinato la completa indeducibilità dei costi di acquisizione e di impiego dei veicoli aziendali con specifiche deroghe in riferimento ai mezzi:


        utilizzati come strumentali nell’attività propria d’impresa (deducibili al 100%);


        adibiti ad uso pubblico (deducibili al 100%);


        utilizzati da agenti o rappresentanti (deducibili all’80%);


         utilizzati da esercenti arti e professioni(deducibili al 25%);


        dati in uso promiscuo ai dipendenti (deducibilità dell’importo costituente reddito di lavoro in capo ai dipendenti).


Un nuovo intervento legislativo è stato determinato dalla Decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 18 giugno 2007 n. 2007/441/CE, con la quale è stata accordata all’Italia la facoltà di introdurre un regime di detraibilità forfettaria dell’imposta relativa all’acquisto di veicoli stradali a motore, ed all’acquisizione di beni e servizi ad essi correlati, in caso di utilizzo non esclusivo nell’esercizio dell’attività d’impresa, arte o professione. L’intervento ha, inoltre, riguardato il regime IVA dei veicoli utilizzati per fini privati o messi a disposizione da parte del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori dipendenti.


La Decisione, che ha trovato immediata applicazione nel nostro ordinamento in forza del richiamo contenuto nel testo della lett. c) dell’art. 19-bis1 del DPR 633/72, autorizzando l’Italia a limitare la detrazione dell’IVA al 40% per gli acquisti e costi auto effettuati dal 27 giugno 2007, ha portato alla reintroduzione della deducibilità parziale di detti costi ai fini delle imposte sui redditi.


Difatti, l’art. 15-bis, commi 7 e 8, della legge n. 127 del 3 agosto 2007 (legge di conversione del DL n. 81 del 2 luglio 2007), ha apportato delle nuove modifiche agli artt. 51, comma 4, e 164 del TUIR, che di seguito verranno esaminate.


Alla luce della suesposta evoluzione normativa, occorre ora analizzare qual è il trattamento fiscale vigente per i costi concernenti l’acquisto, la locazione e il noleggio di veicoli a motore aziendali, e per i costi ad essi correlati.



 


2) Deducibilità ai fini delle imposte sui redditi


Per quanto attiene la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi dei costi di cui trattasi, la norma di riferimento è l’art. 164 TUIR (DPR 917/86) nel cui ambito applicativo rientrano:


– le autovetture ex art. 54, comma 1, lett. a) del DLgs. 285/92 (Codice della Strada);


– gli autocaravan ex art. 54, comma 1, lett. m) del DLgs. 285/92;


– i motocicli;


– i ciclomotori;


– gli aeromobili da turismo, le navi e le imbarcazioni da diporto (se utilizzati esclusivamente come strumentali nell’attività propria dell’impresa).


In relazione ai suddetti veicoli l’art.164 TUIR distingue tra veicoli per i quali le spese e gli altri componenti negativi sono interamente deducibili e veicoli per i quali tali costi sono parzialmente deducibili.


Per chiarezza espositiva verranno di seguito analizzate separatamente le diverse ipotesi disciplinate dall’articolo in commento.


2.1) Uso strumentale esclusivo del veicolo aziendale nell’attività propria dell’impresa


Come anticipato il legislatore ha previsto diverse regole di deducibilità, che variano in funzione sia del tipo di veicolo che dell’uso che di esso si fa nell’esercizio dell’impresa, stabilendo un’integrale deducibilità nel caso in cui la stessa attività propria dell’impresa non possa essere esercitata prescindendo dal mezzo di trasporto. Per comprendere meglio si consideri, ad esempio, il caso delle autovetture acquistate dalle imprese che effettuano servizio di noleggio, è palese che la stessa attività d’impresa non possa essere esercitata senza i veicoli da noleggiare.


In ipotesi come questa, il legislatore ha previsto la deducibilità totale dei costi sostenuti dall’impresa per l’acquisto, la locazione finanziaria o il noleggio dei veicoli.


Difatti, l’art. 164 TUIR, al comma 1, lett. a) prevede la deducibilità al 100%, e senza limiti di spesa, delle spese e altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto (aeromobili da turismo, navi e imbarcazioni da diporto, autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli) utilizzati “esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa”, ovvero “adibiti ad uso pubblico”.


La Circolare delle Agenzie delle Entrate n. 1/E del 2007, che richiama la C.M. 48/E del 1998, precisa, poi, che “sono da intendersi tali i veicoli senza i quali l’attività non può essere esercitata”.


Giova evidenziare che la deducibilità integrale, e senza limiti di spesa, non è mai prevista nel caso in cui il veicolo venga utilizzato nell’esercizio di arti o professioni.


2.2) Uso strumentale del veicolo aziendale


Più articolata è la disciplina dettata dalla lett. b) dell’art. 164(2) TUIR per la deducibilità parziale dei costi relativi ai veicoli che non rientrano nell’ambito di applicazione della precedente lett. a), (disciplina vista nel par. 2.1)).


La disciplina di cui alla lett. b) ha, dunque, un’applicazione residuale, rispetto alla precedente lett. a), tant’è che il suo ambito di operatività è, come detto, limitato a quei veicoli il cui utilizzo è diverso da quello indicato alla lett. a).


Nella norma si fa riferimento ai veicoli (autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli) che sono utilizzati nell’esercizio dell’impresa (ma non nell’attività propria dell’impresa), arte o professione, senza però specificare la modalità di utilizzo.


La norma, quindi, non contiene alcun riferimento espresso in merito alla esclusività o meno dell’utilizzo (e quindi ad un eventuale uso promiscuo) del veicolo nell’esercizio dell’impresa, arte o professione.


Al fine di chiarire la esatta modalità di utilizzo è bene precisare la fattispecie prevista dalla lett. a) dell’art 164 TUIR, giacché, come detto, la lett. b) ha una estensione residuale.


Pare, a tal punto, opportuno sottolineare che la formula utilizzata dalla lett. a), n 1, per l’individuazione della categoria di veicoli dalla stessa regolati, potrebbe dare adito a dubbi interpretativi.


In particolare, la lett. a), n. 1, fa riferimento ai mezzi di trasporto a motore che siano utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa. La locuzione utilizzata, se analizzata attentamente, anche alla luce delle indicazioni della prassi, potrebbe portare a due diverse conclusioni circa il significato da attribuirle.


In primo luogo – oltre che dal tenore letterale anche dalla precisazione data nella C.M. n. 48/E del 1998, secondo la quale “sono da intendersi tali i veicoli senza i quali l’attività non può essere esercitata” – emerge una strumentalità strictu sensu dei veicoli nella attività propria dell’impresa, che potrebbe portare, addirittura, a considerare non strumentali quei mezzi, utilizzati esclusivamente per l’attività d’impresa, ma senza i quali la stessa può essere comunque svolta.


Si consideri, ad esempio, il veicolo utilizzato da un’agenzia immobiliare. In tal caso, conformemente a siffatta interpretazione, il mezzo in questione non potrebbe essere considerato strumentale, perché senza esso l’attività può essere comunque esercitata, benché un veicolo sia indispensabile per raggiungere, ad esempio, i diversi luoghi d’appuntamento (senz’altro fisiologici in questa attività).


Tuttavia, qualche incertezza, su un’interpretazione sì restrittiva, è stata determinata dall’avverbio esclusivamente, che inserito nel testo della lett. a), n. 1, parrebbe qualificare l’utilizzo che dei veicoli debba farsi rispetto all’attività propria dell’impresa, nel senso di escluderne categoricamente un uso privato, anche per una sola volta. In altre parole, la differenza tra i veicoli di cui alla lett. a), n. 1, e quelli di cui alla lett. b) dell’art. 164 TUIR, risiederebbe nella possibilità – presunta ma non espressamente prevista dalla legge – di fare o meno un uso promiscuo del bene, oltre che nella interdipendenza tra il bene e l’attività. Tesi che tra l’altro trova un qualche fondamento nel fatto che lo stesso legislatore, come meglio vedremo più avanti, ha previsto una deduzione limitata di tali mezzi proprio in ragione di un eventuale uso promiscuo del veicolo.


La prassi al riguardo, non offre certo un’interpretazione univoca e scevra da ogni dubbio, difatti, se la C.M. n. 48/E del 1998 pone l’accento su una strumentalità strictu sensu del veicolo, nella Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 379 del 17/12/2007, oltre al richiamo della C.M. 48/E del 1998, si legge: “In assenza del predetto utilizzo esclusivo (sottolineatura di chi scrive), non è consentita la deduzione delle spese e degli altri componenti negativi di reddito relativi all’imbarcazione, considerato che la successiva lettera b) del medesimo comma 1 dell’articolo 164 riconosce una deducibilità parziale per l’utilizzo promiscuo del bene esclusivamente con riferimento alle autovetture e autocaravan (…), ai ciclomotori e motocicli (…)”. Come evidente, la Risoluzione, pur richiamando la C.M. 48/E, sembra distinguere in base all’uso, esclusivo o meno, che si fa del veicolo quale bene strumentale all’esercizio dell’impresa.


Tutto ciò premesso, si ritiene che fondamentale ai fini di una distinzione tra le due categorie di veicoli non sia tanto la loro strumentalità rispetto ad una generica attività d’impresa, quanto la loro strumentalità rispetto all’attività propria dell’impresa, e, probabilmente, l’esclusività del loro utilizzo è imposta dal legislatore come una sorta di contrappeso della deducibilità totale dei costi.


È chiaro che, in astratto, anche l’automobile di un’impresa di noleggio potrebbe essere usata privatamente quanto l’auto di un’agenzia immobiliare, ma mentre nel primo caso non esisterebbe la stessa impresa di noleggio senza l’auto da noleggiare, nel secondo l’agenzia immobiliare potrebbe comunque operare. Per tale motivo il legislatore concede solo nel primo caso una deducibilità totale dei costi, e lo fa precisando, comunque, che quei mezzi possono essere utilizzati esclusivamente per l’attività propria d’impresa.


Il legislatore nell’individuare quali mezzi possano essere interamente deducibili ai fini delle imposte sui redditi, ha considerato, dunque, come fattore scriminante l’indispensabilità di quei veicoli per l’esercizio stesso dell’impresa. Ciò significa che se un uso promiscuo è presunto – ma non espressamente previsto – per quei veicoli che, pur essendo strumentali all’attività (generica) d’impresa, non sono indispensabili per l’esercizio della stessa, tale uso promiscuo non è né presunto, né tantomeno consentito (neanche per una sola volta) per i veicoli senza i quali l’impresa non possa essere esercitata (c.d. strumentali “strictu sensu”).


Passiamo ora ad esporre le regole di deducibilità previste dall’art. 164, comma 1 lett. b), TUIR .


La percentuale di deducibilità è fissata nella misura del 40% del costo sostenuto, ed è elevata all’80% per i veicoli utilizzati dai soggetti esercenti attività di agenzia o di rappresentanza di commercio. Nel caso, poi, di esercizio di arti e professioni in forma individuale, la deducibilità è ammessa solo nella misura del 40%, ma limitatamente ad un solo veicolo, mentre se l’attività è svolta da società semplici e da associazioni fra professionisti, la deducibilità è consentita soltanto per un veicolo per ogni socio o associato. Per chiarire meglio, nel caso di esercizio di arti e professioni non sarà mai consentita la deducibilità integrale di cui alla lett. a), giacché tale ipotesi contempla solo l’esercizio dell’attività propria dell’impresa.


Le predette percentuali incontrano, comunque, il limite di 18.075,99 per le autovetture e gli autocaravan o di 25.822,84 se utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio. In definitiva il costo che supera gli 18.075,99 (o 25.822,84 per agenti o rappresentanti di commercio) sarà totalmente indeducibile.


In sostanza, se non vi è un utilizzo strumentale esclusivo del veicolo nell’attività propria dell’impresa, ovvero esso non è adibito ad uso pubblico, la promiscuità del bene è, in un certo senso, presunta dal legislatore, indipendentemente dall’uso che effettivamente si fa del bene stesso nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione. La ratio di tale presunzione nasce dalla difficoltà di verificare, nel caso concreto, un eventuale uso promiscuo del mezzo e di quantificare il reale utilizzo dei veicoli per lo svolgimento dell’attività d’impresa, arte o professione.


Sull’argomento nella Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 190/E del 27/07/2007, si legge che: “Una volta operata la scelta “forfetaria”, con cui si contrappone, ad un eventuale “uso promiscuo” del bene nella realtà, l’effetto – sul piano fiscale – di una limitata deducibilità del costo, il legislatore prescinde dalla circostanza dell’effettiva destinazione – ed in quale misura – del bene per finalità strettamente connesse con l’esercizio dell’attività professionale. In tale ottica non è compatibile, pertanto, la “prova contraria” ossia la possibilità per il contribuente di dimostrare, nel caso specifico, l’esclusiva destinazione del bene allo svolgimento della professione”. Conseguentemente non risulta applicabile l’art 37 bis, co. 8 (3), D.P.R. 600/73, disapplicazione delle norme antielusive.


Ciò significa che se il veicolo non ha le finalità previste dall’art. 164, comma 1, lett. a) – mezzi utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, ovvero adibiti ad uso pubblico – rientrerà gioco forza nella previsione di cui al comma 1, lett. b) della norma in esame, prescindendo dalla prova della effettiva destinazione del bene per finalità connesse esclusivamente con l’esercizio dell’attività commerciale o professionale e salvo che, naturalmente, non si tratti di veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta o utilizzati a fini esclusivamente personali.


Anche nel caso di acquisizione in leasing o di noleggio la norma di riferimento è l’art. 164, comma 1, ed occorre distinguere a seconda che riguardi i veicoli di cui alla lettera a) ovvero lettera b) dell’art 164 TUIR.


Nel primo caso (beni strumentali utilizzati esclusivamente nell’attività propria dell’impresa o adibiti ad uso pubblico), come già precisato, è sempre prevista la deducibilità totale e senza limiti di spesa del costo dei veicoli.


Nel secondo caso (veicoli aziendali strumentali non esclusivamente utilizzati nell’attività propria dell’impresa, arte o professione) i canoni di leasing o di noleggio sono deducibili al 40% e non si tiene conto dell’ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo che eccede il limite di 18.075,99 per le autovetture e gli autocaravan o di 25.822,84 se utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio.


Un ulteriore limite alla deducibilità dei canoni di leasing, per i veicoli di cui alla lett. b) del comma 1 dell’art. 164 TUIR, è previsto dall’art. 102 TUIR, rubricato Ammortamento dei beni materiali.


Detta disposizione stabilisce al suo comma 7 che: “Per i beni di cui all’articolo 164, comma 1, lettera b), la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito a norma del comma 2”.


Conseguentemente il contratto deve avere una durata pari o superiore al periodo di ammortamento del veicolo, pena la indeducibilità totale dei canoni.


Al fine di stabilire il periodo di ammortamento e, di conseguenza, la durata minima del contratto è necessario fare riferimento alla tabella di cui al DM 31 dicembre 1988.


Per completezza si precisa che nessun vincolo è posto circa il numero di veicoli i cui costi sono deducibili dal reddito d’impresa.


2.2.1) Veicolo concesso in uso promiscuo al dipendente



Una particolare disciplina è prevista dall’art. 164, comma 1, lett. b-bis, per l’ipotesi in cui i veicoli siano dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta prevedendo, in tal caso, la deducibilità dei costi nella misura del 90% e senza limiti di spesa.


L’assegnazione al dipendente di un’autovettura, da utilizzarsi anche per motivi privati e al di fuori dell’orario di lavoro, costituisce remunerazione in natura e concorre quindi alla formazione del reddito del lavoratore. Trattandosi di una remunerazione in natura che il legislatore ha inteso tassare in capo al dipendente secondo un criterio più favorevole (fringe benefit), la sua quantificazione non avverrà secondo il valore normale, ma ai sensi dell’art. 51, comma 4, TUIR, ossia in misura forfetaria, assumendo un valore pari al 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15 mila km, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle ACI. La base imponibile sarà pertanto differente a seconda del tipo di autovettura che viene assegnata al dipendente. Da tale importo vanno dedotti gli eventuali ammontari trattenuti al dipendente per l’utilizzo del mezzo.


Occorre precisare che, come chiarito nella CM n. 48/E del 10 febbraio 1998, l’uso del veicolo aziendale per motivi personali oltre che di lavoro, deve essere sempre documentato (ad es. tramite contratto di lavoro o scrittura privata avente data certa), e, inoltre, non è necessario che sia avvenuto in maniera continuativa o da parte dello stesso dipendente.


Sull’argomento si segnala una recentissima e alquanto singolare sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Torino, la n. 15 del 09/05/2008 nella quale si legge che: “Le parole, veicoli… dati in uso promiscuo, sono da interpretare in senso tecnico, nella definizione fornita dall’art. 54, comma 1 lett. c) del D.Lgs 30/04/1992 n. 285, che definisce autoveicoli per il trasporto promiscuo i veicoli destinati al trasporto di persone e di cose, immatricolati specificatamente a tale scopo. Al contrario le autovetture, di cui trattasi, sono veicoli destinati al trasporto di persone (e non promiscuo)”.


Il principio espresso nella sentenza citata è assolutamente in contrasto sia con la stessa ratio della norma che con quanto pacificamente affermato dalla prassi, che è costante nel considerare promiscuo il contemporaneo uso privato ad aziendale del veicolo da parte del dipendente. Per tale motivo il principio non appare meritevole di trovare accoglimento.


È opportuno, infine, ricordare che la Circolare 5/E del 26/01/2001 non ha riconosciuto la possibilità di estendere tale previsione normativa anche agli amministratori, perché l’art. 34 della legge 342 del 2000 nell’assimilare il trattamento fiscale da applicare ai redditi dell’amministratore (co.co.co tipico) a quello previsto per i redditi di lavoro dipendente, non ha modificato il disposto dell’art. 164 (allora 121 bis) TUIR.


Ciò comporta che non sono deducibili al 90% i costi dell’auto concessa in uso promiscuo all’amministratore per la maggior parte del periodo d’imposta.


2.2.2) Veicolo concesso in uso promiscuo all’amministratore


Poiché è pacificamente escluso, anche alla luce delle precisazioni sopra richiamate, contenute nella Circolare 5/E del 26 01 2001, che l’art. 164, comma 1, lett. b-bis, possa trovare applicazione per i veicoli concessi in uso promiscuo agli amministratori, occorre individuare qual è la disciplina da adottare in tale ipotesi.


Innanzitutto, è necessario precisare che l’art. 164 TUIR non regola espressamente il trattamento fiscale da riservare ai veicoli concessi in uso promiscuo agli amministratori. Tuttavia sulla base dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nella circolare del 19 gennaio 2007 n.1/E, con riferimento al previgente regime introdotto dal DL n. 262/2006, si può ritenere, che nel caso in cui l’auto aziendale sia concessa in uso promiscuo (aziendale e personale) all’amministratore, la disciplina sarà la seguente:


 1) La società dedurrà il costo sostenuto per un ammontare pari alla somma costituente reddito imponibile in capo all’amministratore (4), ex art. 95, comma 1, TUIR:“le spese per prestazioni di lavoro dipendente deducibili nella determinazione del reddito comprendono anche quelle sostenute in denaro o in natura a titolo di liberalità a favore dei lavoratori”;


 2) Per i costi eccedenti (differenza tra costo sostenuto e costo dedotto di cui al punto n 1) la società opererà una deduzione tenendo conto delle limitazioni percentuali (40%) e in valore assoluto (Euro 18.075,99) previste dall’art. 164, comma 1, lett. b), TUIR.


Come già precisato, anche la concessione del veicolo in uso promiscuo all’amministratore, rientra nella previsione dell’art. 51, comma 1, TUIR, (giusto rinvio dell’art. 52 TUIR) il quale dispone che: “Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.


La concessione in uso del veicolo costituirà per l’amministratore un fringe benefit, che, anche in questa ipotesi, dovrà quantificarsi, ai sensi dell’art. 51, comma 4, lett. a) TUIR, in base al quale ai fini della determinazione in denaro del fringe benefit: “si assume il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15 mila km calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali predisposte dall’ACI., al netto degli ammontari eventualmente trattenuti al dipendente”.


2.2.3) Uso personale del veicolo da parte del dipendente o amministratore


Un’ultima ipotesi da considerare si configura quando il veicolo sia concesso al dipendente o all’amministratore per un uso esclusivamente personale.


Nel caso di uso personale da parte dell’amministratore i costi sono deducibili secondo il principio di cassa, vista la deroga stabilita dall’art. 95, comma 5, TUIR, al principio di competenza.


La somma deducibile è, dunque, pari al compenso in natura calcolato in base al valore normale dell’uso del bene (non secondo il criterio del fringe benefit) ma, per esempio, facendo riferimento al costo del noleggio del veicolo).


Quindi se il costo sostenuto dalla società è superiore al valore normale del benefit detta differenza (costo-benefit) non sarà deducibile.


Per completezza si evidenzia che in capo all’amministratore o al dipendente costituirà reddito imponibile il valore normale dell’uso del bene.


 


3) Detraibilità IVA


Una separata trattazione merita la normativa in materia di detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto relativa all’acquisto di veicoli aziendali (autovetture, autocaravan, motocicli e ciclomotori).


Come già ampiamente esposto, la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 14 settembre 2006, ha dato il via ad una serie di modifiche della normativa in materia di detraibilità dell’IVA e di deducibilità ai fini delle imposte sui redditi, prima di giungere alla Decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 18/06/2007 n. 2007/441/CE, con la quale è stata accordata all’Italia la facoltà di limitare la detrazione dell’IVA al 40% per gli acquisti ed i costi auto effettuati dal 27 giugno 2007.


Preme precisare che l’aliquota del 40% sarà in vigore sino all’emanazione di una nuova Direttiva Europea, e, anche se non dovesse essere emanata, cesserà, comunque, di avere vigore il 31 dicembre 2010.


La norma di riferimento è l’art. 19-bis1, lett. c), DPR 633/72, il quale dispone che: “l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di veicoli stradali a motore, diversi da quelli di cui alla lettera f) dell’allegata tabella B (motocicli per uso privato con motore di cilindrata superiore a 350 centimetri cubici), e dei relativi componenti e ricambi è ammessa in detrazione nella misura del 40 per cento se tali veicoli non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione. La disposizione non si applica, in ogni caso, quando i predetti veicoli formano oggetto dell’attività propria dell’impresa nonché per gli agenti e rappresentanti di commercio”.


L’ultimo periodo dell’art. 19-bis1, lett. c), chiarisce che per veicoli stradali a motore si intendono tutti i veicoli, diversi dai trattori agricoli o forestali, normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni la cui massa massima autorizzata non supera 3.500 Kg e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non è superiore a otto. La norma non pone limiti di cilindrata.


La Risoluzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 6/DPF del 2008 ha precisato che: “Per i veicoli non interamente utilizzati per finalità imprenditoriali, artistiche o professionali, in deroga ai criteri ordinari non deve essere verificata in concreto la quota di effettiva utilizzazione per tali finalità, ma l’imposta detraibile è limitata forfetariamente al 40 per cento dell’IVA afferente le operazioni relative ai veicoli in questione, vale a dire:


· gli acquisti, anche intracomunitari, e le importazioni dei veicoli;


· le acquisizioni dei medesimi in noleggio e locazione, anche finanziaria;


· gli acquisti di componenti e ricambi dei medesimi;


· gli acquisti di carburanti e lubrificanti per i medesimi”.


Nella stessa Risoluzione si legge anche che: “L’importo da assumere a riferimento per calcolare l’ammontare detraibile è il 40 per cento dell’imposta addebitata, mentre l’uso per finalità di carattere privato (ivi compresa la messa a disposizione di terzi senza corrispettivo) sarà irrilevante agli effetti dell’IVA”.


La limitazione della detrazione al 40% prevista dall’art. 19-bis1, lett. c), DPR 633/72, verrà meno, conseguentemente, qualora i veicoli siano utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione, giacché si applicherà l’art. 19 DPR 6633/72 (norma cui appunto deroga l’art 19-bis1).


A tal proposito la Decisione CEE del 18 giugno 2007 n.2007/441/CE ha chiarito che la detrazione per intero spetta se i veicoli rientrano fra i beni strumentali dell’impresa che li esercita per la sua attività (p.e. veicoli utilizzati ai fini formativi da una scuola guida o da imprese di noleggio o leasing).


La Risoluzione già citata (n. 6/DPF del 2008) chiarisce, inoltre, qual è la disciplina da applicare nell’ipotesi in cui il veicolo sia messo a disposizione da parte del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti, distinguendo a seconda che si tratti di veicoli la cui IVA sia interamente detraibile o meno.


Nel primo caso (veicoli che formano oggetto dell’attività propria d’impresa, veicoli utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’attività propria d’impresa, veicoli acquistati da agenti o rappresentanti di commercio) l’importo da assumere a riferimento per calcolare l’ammontare detraibile è il 100% dell’imposta addebitata, mentre per la messa a disposizione ai dipendenti dietro corrispettivo la base imponibile, in deroga agli ordinari criteri di determinazione della stessa, sarà pari al valore normale (determinato ai sensi del nuovo sesto comma dell’art. 14 dpr 633/72 che rinvia all’art. 51, comma 4, lett. a) TUIR) ove il corrispettivo convenuto sia inferiore al valore normale stesso.


Nel secondo caso (veicoli non utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa, arte o professione), invece, l’importo da assumere a riferimento per calcolare l’ammontare detraibile è il 40 % dell’imposta addebitata, mentre l’uso per finalità di carattere privato (ivi compresa la messa a disposizione di terzi senza corrispettivo) sarà irrilevante agli effetti dell’IVA.


Avv. Maria Leo


19 Maggio 2009






NOTE


(1) Art. 17, 2, Sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977,:” Nella misura in cui beni e servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, il soggetto passivo è autorizzato a dedurre dall’imposta di cui è debitore:


a) l’imposta sul valore aggiunto dovuto o assolta per le merci che gli sono o gli saranno fornite e per i servizi che gli sono o gli saranno prestati da un altro soggetto passivo;


b) l’imposta sul valore aggiunto dovuta o assolta per le merci importate;


c) l’imposta sul valore aggiunto dovuta ai sensi dell’articolo 5 , paragrafo 7, lettera a), e dell’ articolo 6 , paragrafo 3”.


(2) Così come modificato dall’art. 15 bis commi 7 e 8, della L. 127 del 2 luglio 2007.


 


(3) Art 37-bis, comma 8, D.P.R. 600/73,:”Le norme tributarie che, allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta o altre posizioni soggettive altrimenti ammesse dall’ordinamento tributario, possono essere disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non potevano verificarsi. A tal fine il contribuente deve presentare istanza al direttore regionale delle entrate competente per territorio, descrivendo compiutamente l’operazione e indicando le disposizioni normative di cui chiede la disapplicazione. Con decreto del Ministro delle finanze da emanare ai sensi dell’art 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.400, sono disciplinate le modalità per l’applicazione del presente comma”.


 


(4) Reddito calcolato secondo il criterio di cui all’art. 51, comma 4, lett. a) TUIR, (fringe benefit).


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