Deducibilità dei costi di vitto, alloggio e rappresentanza ai fini dell’IRAP


Per il periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2007, le società di capitali e gli enti non commerciali devono derivare la base imponibile IRAP direttamente dalle voci del conto economico (naturalmente a patto che siano utilizzati i criteri di corretta qualificazione, imputazione temporale e classificazione previsti dai principi contabili adottati dall’impresa).

In base ai principi contabili la classificazione dei costi deve essere effettuata per natura: pertanto le spese di rappresentanza devono essere rilevate nelle voci B.6) oppure B.7) del conto economico a seconda che siano costituite dall’acquisizione, rispettivamente, di beni oppure di servizi. Tra gli “oneri diversi di gestione” (voce B.14 del conto economico), vanno ricompresi gli omaggi e gli articoli promozionali.

Nella voce B.7) del conto economico devono essere contabilizzati anche i costi per servizi alberghieri, di ristorazione e di mensa (e dunque tali servizi benchè destinati ai dipendenti o ai collaboratori,  non dovrebbero essere collocati tra gli “altri costi del personale” di cui alla voce B.9.e).

Si segnala che l’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 141 del 1998 (Circ. Min. n. 141/E/1998/86270) sul punto si era espressa affermando che: “Per quanto riguarda le indennità di trasferta e i rimborsi forfetari di spese percepite da soggetti che svolgono attività sportiva dilettantistica di cui alla legge 25 marzo 1986, n. 80, si rileva che l’indeducibilità ai fini IRAP riguarda l’indennità di trasferta depurata delle spese di vitto, alloggio e viaggi, rimborsati analiticamente allo sportivo dilettante e deducibili ai fini IRAP per l’erogante”. La circolare in esame deve intendersi superata, in quanto la previgente normativa all’articolo art. 11, comma 2, del D.Lgs. n. 446/1997 escludeva espressamente dal novero dei costi del personale indeducibili i rimborsi spese a piè di lista erogati in occasione delle trasferte dei dipendenti e collaboratori.

Benchè tale disposizione sia stata abrogata, le spese di vitto e alloggio sostenute dai lavoratori dipendenti nel compimento delle loro mansioni lavorative si devono considerare pienamente dededucibili: il legislatore ha infatti preferito snellire la formulazuione del testo normativo, eliminando una regola che è già desumibile a livello sistematico, stante il citato principio di derivazione dell’imponibile.

Pertanto il comma 3 dell’articolo 5 del D.Lgs. n. 446/1997, secondo cui non possono essere dedotte ”le spese per il personale dipendente e assimilato classificate in voci diverse dalla citata voce di cui alla lettera B), numero 9), dell’articolo 2425 del codice civile…”, non intende disconoscere la deducibilità delle spese per il personale che già nel regime previgente erano pacificamente deducibili (come quelle sostenute per il vitto e l’alloggio dei dipendenti in trasferta), ma ha voluto soltanto precisare che l’indeducibilità delle spese per il personale in senso stretto, resta ferma, a prescindere dalla classificazione in bilancio delle stesse e, dunque, anche nel caso in cui esse siano contabilizzate in voci diverse da quella B.9) del conto economico.

Inoltre, come già evidenziato, le spese di rappresentanza, di vitto e alloggio correttamente iscritte in bilancio,  concorrono alla base imponibile IRAP per l’intero valore, e dunque a prescindere dalle condizioni e dai limiti di deducibilità fissati ai fini delle imposte sui redditi.

Per le società di persone e ditte individuali, invece, la base imponibile del tributo deve essere determinata, applicando ad alcune voci di bilancio (indicate nell’articolo 5-bis del D.Lgs. n. 446/1997) le regole previste ai fini delle imposte sui redditi.

L’Amministrazione finanziaria con circolare n. 60/E del 28 ottobre 2008, ha confermato che i costi per servizi possono invece essere individuati sulla base della disciplina prevista ai fini delle imposte sui redditi (nel caso di specie indicata nel decreto ministeriale 17 gennaio 1992). Tali costi risultano pertanto deducibili a prescindere dalla loro classificazione civilistico-contabile.

Pertanto, sia le spese di rappresentanza  che le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande devono ritenersi deducibili ai fini dell’IRAP, considerata la loro riconducibilità alle voci di costo rilevanti, indicate nel citato comma 1 dell’art. 5-bis del D.Lgs. n. 446/1997.

Non dovrebbe invece essere possibile dedurre le spese per omaggi ed articoli promozionali, in quanto classificabili nella voce B.14) “oneri diversi di gestione” del conto economico (voce non contemplata nell’articolo 5-bis del D.Lgs. n. 446/1997).

Stefano Sirocchi

29 Maggio 2009

Stefano Sirocchi è autore del libro: “Tutto Trasferte, rimborsi e fringe benefit” edito dal Sole-24 Ore


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