Verifica valida se l’azienda rinnova la tecnologia?


          L’accertamento induttivo è legittimo allorché sia conseguenza di una accentuata riduzione del reddito dell’azienda rispetto agli anni precedenti nonché di un rinnovo della tecnologia della stessa.


          Quanto precede emerge dalla sentenza n. 4170 del 20 febbraio 2009 della Corte di Cassazione (Sezione tributaria) in cui si afferma che l’accertamento in rettifica ex art. 39, comma 1, lett. d), Dpr n. 600 del 1973 è ammesso, pure in presenza di contabilità formalmente regolare, atteso che detta disposizione presuppone scritture regolarmente tenute ma contestabili in virtù di elementi gravi, precisi e concordanti che facciano dubitare della completezza e fedeltà della contabilità esaminata.


 


          In tema di determinazione del reddito di impresa si procede all’accertamento induttivo ex art. 39, comma 2, lett. d), Dpr n. 600 del 1973 allorché si è in presenza di una contabilità inattendibile, mentre l’accertamento mediante metodo analitico-induttivo di cui all’art. 39, comma 1, lett. d), dello stesso Dpr, si realizza con la rettifica di singole componenti di reddito e presuppone elementi gravi, precisi e concordanti che nascondano attività non dichiarate. In particolare, quest’ultima disposizione prevede che, in tema di accertamento delle imposte, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare, è consentito procedere alla rettifica della dichiarazione dei redditi con il metodo induttivo purché l’accertamento si fondi su presunzioni gravi, precise e concordanti. Sulla materia in esame l’art. 62-sexies, d.l. 30 agosto 1993, n. 331, prevede che gli accertamenti del reddito di impresa, di cui al predetto art. 39, comma 1, possono essere fondati anche sulla esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dagli studi di settore, legittimando anche il ricorso all’accertamento induttivo.


 


          Per la fattispecie in esame la società ha impugnato l’avviso di accertamento con cui l’ufficio  aveva rettificato il reddito di impresa ai sensi del citato art. 39 e recuperato a tassazione indebite deduzioni relativamente ad alcuni soci. I giudici di primo grado hanno accolto il ricorso della società ma, in seguito all’appello dell’ufficio, detta decisione è stata riformata dai giudici di appello.


          I giudici di legittimità, nel delineare l’ambito normativo che regola la determinazione del reddito di impresa e il ricorso all’accertamento induttivo di cui alle disposizioni contenute nell’art. 39 Dpr n. 600 del 1973, hanno ritenuto che l’accertamento eseguito nel caso di specie è legittimo in quanto scaturito dal riscontro di una consistente riduzione del reddito dichiarato dalla società, rispetto a quello degli anni precedenti, nonostante un aumento del volume di affari e di un radicale rinnovamento tecnologico (acquisto di apparecchiatura per stampa), finanziato da un contributo della Provincia. Si legge nelle motivazioni, infatti, che con riferimento all’accertamento del maggior reddito di impresa, i giudici di appello avevano riscontrato i presupposti di un accertamento induttivo nella circostanza, anche se in presenza di un incremento delle prestazioni a terzi, di un utile influenzato in positivo da un contributo provinciale e del volume di affari, che il rapporto costi-ricavi del 1990 della società era passato dal 12% del 1989 al 5,76 del 1990.


 


          Su tali premesse gli stessi giudici hanno rilevato che la giurisprudenza di legittimità  è concorde nel ritenere che l’accertamento in rettifica è consentito anche in presenza di contabilità formalmente regolare (1), atteso che le disposizioni di cui al citato art. 39 presuppongono scritture contabili tenute regolarmente ma contestabili alla luce di valutazioni eseguite sulla base si presunzioni gravi, precise e concordanti che pongano in dubbio la completezza e la fedeltà della contabilità esaminata (2).


 


Enzo Di Giacomo


2 Aprile 2009








NOTE

 


(1) Cass 2 ottobre 2008, n. 24436. 


 



(2) Cfr. Cass n. 20857 del 2007; 8 luglio 2002, n. 9884.  In tema di accertamento delle imposte è legittimo quello che ricostruisca i ricavi di un’impresa di ristorazione sulla base del consumo unitario dei tovaglioli utilizzati.


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