Novità fiscali del 3 aprile 2009: prestazioni occasionali di tipo accessorio anche per manifestazioni sportive; criteri IAS imperativi; trasferimenti delle quote sociali: nuove modalità – invio tramite Entratel; modificate le istruzioni e i modelli di dichiarazione “UNICO 2009-PF” e “UNICO Mini 2009”; norma antiriciclaggio: lunga conservazione del fascicolo clientela dei commercialisti


 






 


Indice fisco oggi:


 


1) Decreto Incentivi: Prestazioni occasionali di tipo accessorio anche per manifestazioni sportive


 


2) Criteri Ias imperativi: Le imprese eviteranno di fare variazioni in aumento o in diminuzione nella dichiarazione dei redditi


 


3) Impresa sociale esclusa dagli studi di settore


 


4) Norma antiriciclaggio: Lunga conservazione del fascicolo clientela dei Commercialisti


 


5) Nuova organizzazione dell’Agenzia delle Entrate: Attivate delle Direzioni provinciali


 


6) Trasferimenti delle quote sociali: Nuove modalità – invio tramite Entratel


 


7) Modificate le istruzioni e i modelli di dichiarazione “UNICO 2009-PF” e “UNICO Mini 2009”


 


8) Holding industriali: Regime di deducibilità degli interessi passivi


 


9) Assegnazione gratuita di azioni: Lavoratore residente all’estero


 


10) Agevolate le spese per inventariare gli archivi storici


 


 


1) Decreto Incentivi: maxiemendamento – Prestazioni occasionali di tipo accessorio anche per manifestazioni sportive


Decreto incentivi verso la fiducia: Il testo del maxiemendamento ha modificato talune modifiche alla norma approvata in commissione.


“Gli incentivi per l’acquisto di auto, elettrodomestici e mobili, si applicheranno a quelle aziende che si impegnano a non delocalizzare la produzione dei beni incentivati al di fuori dei Paesi membri dello Spazio economico europeo. L’efficacia di questa disposizione è, però, subordinata alla preventiva autorizzazione dell’Unione europea.


Si confermano l’allargamento degli incentivi alle due ruote fino a una potenza massima di 60 KW, la detrazione per l’acquisto di elettrodomestici legata alla ristrutturazione spetterà per quelli di classe energetica non inferiore ad A+ (e non più A++)”.


Prestazioni occasionali di tipo accessorio


“Si allarga il raggio d’azione delle prestazioni occasionali di tipo accessorio. saranno possibili per manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà, anche in caso di committente pubblico.


Le prestazioni occasionali sono possibili, per i giovani con meno di 25 anni, regolarmente iscritti a scuole o università, in qualsiasi settore produttivo il sabato e la domenica durante i periodi di vacanza, compatibilmente con gli impegni scolastici.


Anche le casalinghe potranno effettuare prestazioni occasionali per attività agricole stagionali, mentre ai pensionati sono possibili in qualsiasi settore produttivo.


In via sperimentale per il 2009, le prestazioni di lavoro accessorio in tutti i settori produttivi nel limite di 3mila euro l’anno possono essere svolte anche da chi percepisce prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito (in questo caso l’Inps sottrarrà dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o del sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio)”.


(Il Sole 24 Ore, nota del 02.04.2009)


 


 


2) Criteri Ias imperativi: Le imprese eviteranno di fare variazioni in aumento o in diminuzione nella dichiarazione dei redditi


Reddito d’impresa – Decreto Ias: E’ stato firmato il provvedimento attuativo.


“La principale modifica al provvedimento rispetto al testo precedente è l’eliminazione della clausola antielusiva.


Il decreto prevede che il criterio per la determinazione dell’imponibile fiscale per le imprese che applicano i principi contabili nella redazione del bilancio è la prevalenza della sostanza sulla forma.


Dunque per la determinazione della base imponibile le imprese possono mantenere i criteri Ias che prevalgono rispetto alle disposizioni del Tuir, comportando l’inapplicabilità dei co. 1 e 2 dell’art. 109 del Testo Unico delle imposte sui redditi per individuare il momento di competenza temporale dei componenti del reddito.


Le imprese, in sede di dichiarazione, potranno evitare di dover effettuare variazioni in aumento o in diminuzione per ricondurre il risultato di esercizio a quello che sarebbe stato applicando le regole civilistiche”.


(Italia Oggi del 02.04.2009 – Ipsoa, nota del 02.04.2009)


 


 


3) Impresa sociale esclusa dagli studi di settore


L’impresa sociale, non avendo come fine ultimo il profitto, è esclusa all’applicazione degli studi di settore.


Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate nella risposta data ad un quesito posto dall’agenzia delle Onlus.


Il parere segna il primo punto a favore della nuova figura giuridica, nata dalla riforma del 2006.


La disciplina, in atto priva di qualsiasi beneficio di carattere tributario, non ha riscosso grande interesse.


Adesso il chiarimento delle Entrate potrebbe mutare tale assetto ?.


(Agenzia delle Entrate, Direzione Centrale Accertamento, risoluzione del 24.03.2009)


 


 


4) Norma antiriciclaggio: Lunga conservazione del fascicolo clientela dei Commercialisti


L’art. 36, del D.Lgs. n. 231-2007, ha introdotto per i Commercialisti l’obbligo di conservare in apposito fascicolo, per ciascun cliente, le copie dei documenti richiesti per la verifica della clientela.


Il fascicolo e la documentazione vanno conservati per dieci anni dall’esecuzione della prestazione o dalla cessazione del rapporto.


In particolare:


a) per quanto riguarda gli obblighi di adeguata verifica del cliente, conservano la copia o i riferimenti dei documenti richiesti, per un periodo di dieci anni dalla fine del rapporto continuativo o della prestazione professionale;


b) per quanto riguarda le operazioni, i rapporti continuativi e le prestazioni professionali, conservano le scritture e le registrazioni, consistenti nei documenti originali o nelle copie aventi analoga efficacia probatoria nei procedimenti giudiziari, per un periodo di dieci anni dall’esecuzione dell’operazione o dalla cessazione del rapporto continuativo o della prestazione professionale.


Pertanto, nel fascicolo della clientela vanno, ad es., conservati:


– Copia del documento di riconoscimento, del codice fiscale e del certificato di attribuzione del numero di partita Iva; visura camerale; copia del mandato professionale; dichiarazione da parte del cliente sul titolare effettivo dell’operazione; ogni altro documento o annotazione che il professionista ritiene opportuno conservare ai fini della normativa antiriciclaggio.


Tale norma si contrappone con quella prevista ai fini della Legge sulla privacy, la quale impone, ad es., in caso di cessazione del rapporto con il cliente, che decorso il periodo necessario per chiudere le dichiarazioni e le incombenze fiscali del proprio ex cliente, il professionista non può più tenere dati personali di tale soggetto.


Infine, un ulteriore considerazione deriva dal fatto che viene previsto un termine di conservazione più lungo rispetto a quello disposto ai fini fiscali.


In atto sono previste per i professionisti delle misure di semplificazione per gli adempimenti relativi alla normativa antiriciclaggio, sarebbe, pertanto, auspicabile che si potesse rimediare anche a tali problematiche.


 


 


5) Nuova organizzazione dell’Agenzia delle Entrate: Attivate talune Direzioni provinciali


Dal 06.04.2009 saranno attivate le Direzioni provinciali di Benevento, Isernia, Pescara, Rimini, Trieste e Viterbo, così articolate:


– Un ufficio controlli (con un’area accertamento ed una legale);


– un ufficio territoriale.


Contestualmente all’attivazione delle nuove strutture saranno soppressi gli uffici locali operanti nelle stesse località.


(Disposizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, protocollo n. 2009/45079  del 26.03.2009, pubblicata il 02.04.2009)


 


 


6) Trasferimenti delle quote sociali: Nuove modalità di trasmissione all’Agenzia delle Entrate degli atti con firma digitale (invio tramite Entratel)


Sono state predisposte le nuove modalità di trasmissione all’Agenzia delle Entrate degli atti di trasferimento delle partecipazioni societarie sottoscritte con firma digitale che, quindi, sostituiscono i precedenti adempimenti.


La novità rilevante è data dalla circostanza che si userà il canale telematico “Entratel”, già utilizzato dai Commercialisti per la trasmissione delle dichiarazioni fiscali.


A tal fine, é stato pubblicato, il 02.04.2009, nel sito dell’Agenzia delle Entrate, il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che ha stabilito le modalità e i termini per la registrazione in via telematica degli atti di trasferimento delle partecipazioni societarie, come previsto dal cd. Decreto anticrisi (art. 16, comma 10-bis , D.L. n. 185/2008).


Pertanto, i Dottori Commercialisti e gli Esperti contabili dovranno trasmettere, in via telematica, gli atti di trasferimento delle partecipazioni e, quindi, procederanno contestualmente al pagamento telematico delle relative imposte autoliquidate.


L’atto, che deve essere registrato entro venti giorni dalla stipula, deve presentare la firma digitale dell’intermediario e la marca temporale apposta al momento dell’ultima firma digitale delle parti.


Soggetti obbligati alla registrazione per via telematica


In particolare, il neo Provvedimento prevede che gli intermediari abilitati ai sensi dell’art. 31, comma 2-quater, della Legge 24.11.2000, n. 340, sono obbligati a chiedere la registrazione, per via telematica, degli atti di trasferimento delle partecipazioni.


Modalità di pagamento telematico


Tali intermediari effettuano, per via telematica, contestualmente alla richiesta di registrazione, il pagamento delle imposte dovute in base ad autoliquidazione, nonché di eventuali interessi e sanzioni, mediante addebito su proprio conto corrente intrattenuto presso gli istituti di credito convenzionati con l’Agenzia delle Entrate.


In caso di esito positivo, l’Agenzia delle Entrate trasmetterà agli intermediari, sempre in via telematica, le comunicazioni di avvenuta ricezione dell’atto, contenenti gli estremi della registrazione e l’atto medesimo, e le successive attestazioni dell’esito dell’addebito delle imposte.


Se la trasmissione degli atti avrà esito negativo gli intermediari riceveranno, sempre telematicamente, le comunicazioni che ne attestano le cause.


Entratel


Per eseguire telematicamente gli adempimenti gli intermediari devono essere abilitati al servizio Entratel, chi ancora non lo fosse può richiedere l’abilitazione all’ufficio territorialmente competente dell’Agenzia delle Entrate.


Il provvedimento entrerà in vigore dal 60° giorno successivo alla sua pubblicazione sul sito Internet – www.agenziaentrate.gov.it – ma, a partire dalla data di pubblicazione, grazie ad un’intesa, in corso di definizione, tra l’Agenzia delle Entrate e il Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, sarà possibile effettuare sperimentazioni finalizzate alla verifica degli adempimenti previsti.


Infine, si prevede che la registrazione degli atti effettuata in regime di sperimentazione avrà validità a tutti gli effetti di legge.


(Agenzia delle Entrate, Provvedimento del 01.04.2009, pubblicato il 02.04.2009)


 


 


7) Modificate le istruzioni e i modelli di dichiarazione “UNICO 2009-PF” e “UNICO Mini 2009”


Un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha modificato le istruzioni e i modelli di dichiarazione “UNICO 2009-PF”, “UNICO Mini 2009” e i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri da utilizzare per il periodo d’imposta 2008, approvati con Provvedimento del 31.01.2009 nonché le relative specifiche tecniche approvate con provvedimento del 16.02.2009.


In particolare con tale Provvedimento sono state approvate alcune integrazioni ai modelli di dichiarazione a seguito delle novità apportate dall’art. 42, comma 7-ter, del D.L. 30.12.2008, n. 207, convertito dalla legge 27.02.2009, n. 14, concernente la disciplina relativa alle scadenze per la trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi, IVA e IRAP, stabilite dal D.P.R. 22.07.1998, n. 322, nonché per effetto della previsione contenuta nell’art. 1, comma 10, del D.L. 10.02.2009, n. 5, in corso di conversione, riguardante il limite di utilizzo dei crediti d’imposta, stabilito dall’art. 1, comma 53, della Legge 24.12.2007, n. 244.


Infine, le modifiche sono state necessarie anche per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate dei predetti modelli di dichiarazione.


(Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 01.04.2009, protocollo n. 40521/2009)


 


 


8) Società che esercitano in via esclusiva o prevalente attività di assunzione di partecipazioni: Regime di deducibilità degli interessi passivi


Riguardo la deduzione degli interessi passivi, la società può usufruire del più favorevole regime di deducibilità (in luogo delle ordinarie regole di cui ai commi da 1 a 4 dell’art. 96 del TUIR) nel caso in cui riveste la qualifica di capogruppo del gruppo assicurativo ovvero nel caso in cui rientra tra i soggetti finanziari (art. 1 del D.Lgs. n. 87/1992) e non sia una holding industriale.


Il regime favorevole


Il comma 5-bis dell’art. 96 del TUIR prevede una specifica soglia di deducibilità degli interessi passivi per detti soggetti.


In particolare, con tale migliore regime, gli interessi passivi sono deducibili dalla base imponibile dell’IRES nei limiti del 96% del relativo ammontare (il comma 4 dell’art. 82 del D.L. 25.06.2008, n. 112, convertito dalla Legge n. 133/2008, ha disposto, per il periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2007, una maggiore percentuale di deducibilità degli interessi passivi pari al 97% del loro ammontare).


Le regole ordinarie meno favorevoli


L’art. 96 del TUIR, commi da 1 a 4, a seguito delle modifiche fatte dalla Legge 24.12.2007, n. 244 (Finanziaria per il 2008), ha limitato la deducibilità degli interessi passivi per i soggetti IRES.


In particolare, detta norma ha previsto che gli interessi passivi e gli oneri assimilati sono deducibili in ciascun periodo di imposta fino a concorrenza degli interessi attivi e proventi assimilati.


L’eventuale eccedenza è deducibile nella misura del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica (R.O.L.).


Tale disposizione si applica in generale ai soggetti passivi dell’IRES di cui all’art. 73 del TUIR.


Tuttavia, per effetto di quanto espressamente previsto dal comma 5 dell’art. 96 dello stesso TUIR, essa non si applica, tra gli altri:


– alle “società capogruppo di gruppi bancari e assicurativi”;


– ai “soggetti finanziari indicati nell’art. 1 del D.Lgs. 27.011992, n. 87, con l’eccezione delle società che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in società esercenti attività diversa da quella creditizia o finanziaria” (cd. holding industriali).


Società capogruppo di gruppi bancari e assicurativi


Riguardo alle “società capogruppo di gruppi bancari e assicurativi”, l’art. 61, comma 1, del D.Lgs. 01.09.1993, n. 385 definisce quale capogruppo la banca o la società finanziaria, avente sede legale in Italia, cui fa capo il controllo delle società componenti il gruppo bancario e che non sia, a sua volta, controllata da un’altra banca italiana o da un’altra società finanziaria con sede legale in Italia che possa essere considerata a sua volta capogruppo.


Parimenti, per le imprese assicurative l’art. 83 del D.Lgs. 07.09.2005, n. 209, definisce come capogruppo l’impresa di assicurazione o di riassicurazione italiana ovvero l’impresa di partecipazione assicurativa con sede legale in Italia, che controlla, direttamente o indirettamente, le società componenti il gruppo assicurativo e che non è, a sua volta, controllata da un’altra impresa di partecipazione assicurativa o riassicurativi con sede legale in Italia, che possa essere considerata capogruppo.


Relativamente ai soggetti finanziari diversi dalle “società che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in società esercenti attività diversa da quella creditizia o finanziaria”, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’esercizio prevalente risulta verificato qualora il valore contabile delle partecipazioni in società esercenti attività industriali risultante dal bilancio di esercizio eccede il 50% del totale dell’attivo patrimoniale.


Conseguenza


In tal caso, la holding si considera “industriale” e, per conseguenza, ai fini della deduzione degli interessi passivi, deve applicare il regime ordinario (commi da 1 a 4 dell’art. 96 del TUIR), quindi, il regime di deduzione meno favorevole.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 91/E del 02.04.2009)


 


 


9) Assegnazione gratuita di azioni: Lavoratore residente all’estero


Per il lavoratore, in precedenza residente all’estero, è corretto che il sostituto d’imposta assoggetti a ritenuta alla fonte, ai sensi dell’art. 23 del D.P.R. 600/1973, l’intero ammontare del reddito corrispondente alle azioni assegnate senza, peraltro, un piano di azionariato rivolto alla generalità dei dipendenti, qualora l’attribuzione si realizzi in un periodo d’imposta in cui il beneficiario è divenuto fiscalmente residente in Italia (ciò anche in base al principio di cassa che regola la determinazione del reddito di lavoro dipendente).


La questione sottoposta al vaglio del fisco italiano


Nell’ambito dei piani di fidelizzazione del personale dipendente, un gruppo di società è solito lanciare ogni anno, in favore di alcuni dipendenti, un piano di assegnazione gratuita di azioni della società controllante quotata in borsa.


L’effettiva assegnazione delle Azioni avviene al termine di un periodo di vesting di durata triennale; pertanto, il dipendente riceve le azioni decorsi tre anni dalla data dell’offerta.


Uno dei beneficiari del Piano – svolgeva in via continuativa ed esclusiva, in qualità di lavoratore dipendente, la propria attività lavorativa nel Regno Unito, ove era fiscalmente residente, presso una società del Gruppo.


Tuttavia, dal mese di ottobre 2007 ha cessato il rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultima società, poiché ha iniziato a svolgere la propria attività lavorativa in Italia, ove ha assunto la residenza, alle dipendenze di altra società del medesimo gruppo.


Per tale evento è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate di sapere quali siano le modalità di tassazione del reddito di lavoro dipendente percepito dal beneficiario per effetto dell’assegnazione delle azioni, tenendo presente gli adempimenti che gravano sulla società del gruppo, quale sostituto di imposta.


Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate


Anche ai compensi in natura, tra i quali rientrano le assegnazioni di titoli o diritti, si devono applicare le disposizioni di carattere generale che disciplinano il reddito di lavoro dipendente (art. 51 del TUIR).


Nell’ipotesi prospettata dal contribuente le azioni assegnate gratuitamente in base al piano di fidelizzazione, concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente per l’intero valore “normale” stabilito ai sensi dell’art. 9 del TUIR.


Intanto, non essendo il piano rivolto alla generalità dei dipendenti, non si può applicare il beneficio fiscale previsto dalla lett. g) dell’art. 51 del TUIR, che assoggetta ad imposizione solo il valore delle azioni che eccede € 2.065,83.


Inoltre, per il  principio di cassa che regola la determinazione del reddito di lavoro dipendente, il reddito costituito dalle azioni assegnate si deve considerare prodotto nel momento in cui le stesse sono attribuite al dipendente, ossia entrano nella sua disponibilità.


E in base ai criteri ordinari di territorialità, poiché nel caso in esame l’attribuzione si realizza in un periodo d’imposta in cui il beneficiario è fiscalmente residente in Italia, l’intero valore delle azioni assegnate è soggetto ad imposizione nello Stato, a prescindere dal fatto che i titoli retribuiscano eventualmente anche le prestazioni lavorative che, nel periodo di vesting, il dipendente ha reso nel Regno Unito mentre era ivi residente.


Non è, invece, corretto il richiamo al comma 8 bis dell’art. 51 del TUIR dal momento che tale disposizione si rivolge esclusivamente ai lavoratori dipendenti che risultano fiscalmente residenti in Italia nel periodo in cui prestano l’attività lavorativa all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro e alla ulteriore condizione che ivi soggiornino per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi.


Nel caso di specie, invece, il beneficiario ha effettivamente svolto l’attività lavorativa all’estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro, ma all’epoca non era fiscalmente residente in Italia, ma nel Regno Unito.


Per conseguenza, per il reddito ordinario riferibile alle prestazioni lavorative svolte mentre era residente nel Regno Unito, il dipendente  non ha subito (in difetto del presupposto di territorialità costituito dalla residenza fiscale nel territorio dello Stato) alcuna imposizione da parte dello Stato italiano, per cui non si giustifica il rinvio ad una retribuzione convenzionale.


Per quanto concerne l’ulteriore questione interpretativa, concernente la possibile applicazione al caso di specie dei criteri sviluppati dall’OCSE in relazione alla tassazione dei piani di stock option, qualora questi siano riferibili al reddito di lavoro dipendente svolto in più Stati (Commentario all’art. 15 del Modello di Convenzione OCSE approvato in data 15 luglio 2005 così come modificato in data 18 luglio 2008) è stato ritenuto che essa vada valutata in base allo specifico contenuto del piano di azionariato.


Qualora il beneficiario abbia subito la tassazione anche da parte del Regno Unito, per la parte di valore delle azioni riferibile all’attività di lavoro prestato quando era ivi residente, la situazione di doppia imposizione in cui questi si sia venuto a trovare potrà essere risolta attivando gli strumenti previsti dal nostro ordinamento e dalla convenzione Italia-Regno Unito per evitare, nei confronti del beneficiario, una doppia tassazione (credito d’imposta ed eventuale procedura amichevole).


La soluzione della situazione di doppia imposizione avviene, in ogni caso, tenendo conto di quanto disposto dall’art. 169 del TUIR ai sensi del quale “Le disposizioni del presente testo unico si applicano, se più favorevoli al contribuente, anche in deroga agli accordi internazionali contro la doppia imposizione”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 92/E del 02.04.2009)


 


 


10) Agevolate le spese per inventariare gli archivi storici


I privati che possiedono archivi dichiarati “di interesse storico particolarmente importante” e sostengono delle spese per organizzarli in maniera sistematica e aggiornare l’inventario possono usufruire delle agevolazioni previste per la manutenzione, protezione e restauro dei beni vincolati.


Le agevolazioni, previste dagli artt. 15 e 100 del Tuir), consistono, rispettivamente, nella possibilità di detrarre dall’Irpef o di dedurre dal reddito di impresa le spese di manutenzione, protezione o restauro obbligatorie, nella misura effettivamente rimasta a carico.


Se le spese non sono obbligatorie per legge, il carattere di “necessità” deve risultare da un’apposita certificazione rilasciata – previa verifica della loro congruità, d’intesa con l’Agenzia del Territorio – dalla competente sopraintendenza del Ministero per i beni culturali.


Le attività di organizzazione e aggiornamento dell’inventario degli archivi di particolare importanza possono essere ricondotte alla nozione di “manutenzione”, essendo effettivamente finalizzate a mantenere integra “l’efficienza funzionale e l’identità” delle fonti documentarie.


In definitiva, per le spese sostenute per ordinare e inventariare gli archivi privati è possibile usufruire delle suddette agevolazioni fiscali purché venga accertata la congruità delle spese se non si tratta di spese obbligatorie per legge.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 93/E del 02.04.2009)


 




 


A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


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