Novità fiscali del 21 aprile 2009: trasferimenti di quote societarie per via telematica: inizia la sperimentazione; utili distribuiti da soggetti IRES: presunzione sull’uso di riserve di utili per scopi diversi dalla distribuzione; comunicazione unica al via; enti non profit: diritto ai benefici fiscali


 






 


Indice:


 


1) Utili distribuiti da soggetti IRES: Presunzione sull’uso di riserve di utili per scopi diversi dalla distribuzione


 


2) Inizio attività: Comunicazione unica


 


3) Enti non profit: Diritto ai benefici fiscali condizionato all’obbligo di comunicazione alle Entrate


 


4) Trasferimenti di quote societarie per via telematica: inizia la sperimentazione


 


5) Brevi fiscali


 


 


1) Utili distribuiti da soggetti IRES: Presunzione sull’uso di riserve di utili per scopi diversi dalla distribuzione


Gli utili e le riserve distribuiti (comprese le riserve in sospensione d’imposta in capo alla società) concorrono a formare il reddito dei soci beneficiari, diversi dai soggetti Ires e da quelli assoggettati a tassazione alla fonte a titolo d’imposta, nella misura del 40%, fino a concorrenza delle riserve formate con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2007 e nella misura del 49,72% per l’eccedenza.


A causa della diminuzione dell’aliquota IRES al 27,50% (art. 1, comma 33 della Legge 244/2007), il D.M. 02.04.2008, ha dovuto elevare dal 40% al 49,72% la base imponibile prevista dagli artt. 47 e 59 del TUIR, per gli utili da partecipazione.


Detta neo percentuale d’imponibilità si applica ai dividendi originati da utili prodotti a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007.


L’art. 1, comma 2, del citato Decreto 02.04.2008 ha introdotto una presunzione secondo cui, a partire dalle distribuzioni successive a quelle riguardanti l’utile dell’esercizio in corso al 31.12.2007, agli effetti della tassazione del soggetto partecipante, i dividendi distribuiti si considerano prioritariamente formati con utili prodotti dalla società o ente partecipato fino a tale esercizio.


A tal fine, è stato previsto:


l’obbligo di indicare, nel “Prospetto del capitale e delle riserve” contenuto nel quadro RF del modello di dichiarazione dei redditi delle società di capitali partecipate, l’ammontare complessivo delle riserve formate con utili prodotti dalla società o ente fino all’esercizio in corso al 31.12.2007 (che in caso di distribuzione concorrono a formare il reddito complessivo del percipiente, ai sensi dei citati artt. 47 e 59 del TUIR, in misura pari al 40% del loro importo) e i decrementi di tale ammontare complessivo conseguenti alle delibere di distribuzione;


– l’obbligo di dare separata indicazione, nella “Certificazione utili corrisposti e proventi equiparati” da rilasciare al percettore, degli utili che concorrono a formare il reddito complessivo nella misura del 40% e degli utili e proventi equiparati che concorrono a formare il reddito complessivo nella misura del 49,72%.


La presunzione si applica non soltanto in caso di distribuzione di “riserve”, ma anche nei casi di distribuzione degli “utili” prodotti negli esercizi successivi a quello in corso al 31.12.2007.


Per conseguenza, anche gli utili prodotti a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007, se distribuiti, concorrono a formare il reddito dei soci, diversi dai soggetti IRES e da quelli tassati alla fonte a titolo d’imposta, nella misura del 40% fino a concorrenza dell’ammontare complessivo delle riserve formate con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2007 e, solo per l’eventuale eccedenza, nella misura del 49,72%.


Nel caso in cui le riserve di utili siano utilizzate, a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007, per finalità diverse dalla distribuzione ai soci, vanno considerate utilizzate in via prioritaria, e fino a loro concorrenza, quelle formate con utili prodotti negli esercizi successivi a quello in corso al 31.12.2007, indipendentemente dalla circostanza che siano soggette a vincoli di distribuibilità per obblighi di legge o limiti statutari.


Ciò per il principio  secondo cui il socio non deve subire aggravi impositivi con un’aliquota d’imposta più elevata.


Il principio, ad es., si applica in caso di utilizzo delle riserve di utili (Assonime, circolare n. 37/2008):


– per la copertura di perdite;


– per l’annullamento di azioni proprie;


– per la ricostituzione delle riserve di capitale e di utili a seguito di operazioni di fusione o scissione;


– in contropartita di variazioni delle attività e passività, per effetto dei principi contabili internazionali.


L’art. 1, comma 2 del Decreto 02.04.2008 deve essere, inoltre, coordinato con l’art. 47, comma 1 del TUIR, il quale dispone che “indipendentemente dalla delibera assembleare, si presumono prioritariamente distribuiti l’utile dell’esercizio e le riserve diverse da quelle del comma 5 per la quota di esse non accantonata in sospensione di imposta”.


Pertanto, in caso di distribuzione di “riserve di capitale” di cui all’art. 47, comma 5 del Testo unico, si considerano prioritariamente distribuiti l’utile dell’esercizio e le riserve di utili.


Tali utili o riserve concorrono a formare il reddito imponibile del socio nella misura del 40% fino a concorrenza delle riserve di utili prodotte fino all’esercizio in corso al 31.12.2007 e, solo per l’eventuale eccedenza, nella misura del 49,72%.


La presunzione di cui all’art. 47, comma 1 non opera per le riserve in sospensione d’imposta.


Ne deriva che la distribuzione di riserve di capitale, in presenza di riserve in sospensione d’imposta, non comporta che queste ultime si considerino distribuite al posto delle prime.


Come ha osservato l’Assonime (circolare n. 32/2004), in tal modo si é inteso evitare che, per realizzare l’imposizione del dividendo presso il socio, venga ad essere penalizzata anche la società, con la perdita del beneficio della sospensione d’imposta.


Va, quindi, inteso (norme coordinate) che solo quando l’assemblea decide di distribuire specifiche riserve in sospensione d’imposta, esse concorrono a formare il reddito della società (soggetto all’Ires del 27,5%) e del socio.


Per quest’ultimo il provento concorre a formare il reddito imponibile nella misura del 40% fino a concorrenza delle riserve di utili formate con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2007 e, solo per l’eventuale eccedenza, nella misura del 49,72%.


E’ preferibile segnalare nel prospetto di cui all’art. 2429, comma 2, n. 7 bis), contenuto nella nota integrativa, l’ammontare residuo complessivo delle riserve che, se distribuite, concorrono a formare il reddito dei soci (diversi dai soggetti IRES e da quelli soggetti a tassazione alla fonte a titolo d’imposta) nella misura del 40%.


(Associazione Italiana Dottori Commercialisti, norma di comportamento n. 173)


 


 


2) Inizio attività: Comunicazione unica


E’ stato firmato il D.P.C.M. che disciplina gli adempimenti per costituire una ditta individuale o una società, per mezzo di un’unica comunicazione al Registro delle Imprese (c.d. “Comunicazione unica”), in tal senso, si veda nel quotidiano Il Sole 24 Ore del 18.04.2009.


Tuttavia, per l’effettiva entrata in vigore del Provvedimento occorre ancora attendere la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


Con tale “Comunicazione unica”, potrà, quindi, nascere giuridicamente un’impresa con la presentazione, in via telematica alle Camere di commercio, di un solo modello atto a consentire di:


– assolvere tutti gli obblighi amministrativi previsti (ai fini previdenziali, assistenziali, fiscali);


– ottenere il codice fiscale e la partita IVA.


 


 


3) Enti non profit: Diritto ai benefici fiscali condizionato all’obbligo di comunicazione alle Entrate


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12/E del 09.04.2009, come è noto, ha fornito chiarimenti sul particolare adempimento che riguarda gli enti associativi e alle Onlus.


Gli enti non commerciali, per ottenere i benefici fiscali, devono essere in possesso dei requisiti previsti dalla normativa fiscale e sono tenuti alla comunicazione di dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento.


Dagli obblighi della comunicazione sono previste delle esclusioni, infatti, sono, peraltro, comunque esclusi gli enti che non esercitano attività commerciali come quelli associativi iscritti nel registro del CONI e le pro-loco che hanno esercitato l’opzione per la legge 398/1991.


Come è stato rilevato in Dottrina (Carlo Mazzini, in Il Sole 24 Ore del 20.04.2009), in tale neo circolare, l’Agenzia delle Entrate, ha di fatto allargato ulteriormente la platea dei destinatari rispetto a quelle che erano le prime interpretazioni della legge.


In particolare, sorprende che tra i destinatari dell’adempimento vi siano anche quelle associazioni che, non realizzando alcuna vendita di beni e servizi a favore dei propri associati, vivono delle sole quote associative e di contributi liberali non legati ad alcuna prestazione.


Ha, inoltre, sorpreso la circostanza che la medesima circolare richiede l’adempimento anche alle associazioni sportive dilettantistiche che non svolgono attività commerciali, quando, invece, la stessa norma le esclude in modo esplicito.


Al contrario, la stessa circolare ha confermato l’esenzione dall’adempimento per le Pro loco che optano per il regime previsto dalla legge 398/91 relativo alle attività commerciali con proventi inferiori al tetto di 250mila euro.


Anche per il volontariato resta valida la prima lettura della legge:


– Si considerano Onlus e non sono obbligati alla trasmissione dei dati quegli enti che effettuano, oltre alle attività istituzionali gratuite, quelle commerciali e produttive marginali, ai sensi e nelle modalità riportate al D.M. 25.05.1995.


Quelle che, invece, svolgono attività “terze” commerciali (quindi non marginali nel senso del decreto) scontano due effetti negativi: l’obbligo di inviare la comunicazione e la perdita della qualifica di Onlus.


Secondo tale Dottrina, la naturale conseguenza sarà la perdita della qualifica di enti non commerciali, con il sorgere degli obblighi di apertura di partita Iva, dichiarazioni annuali, pagamenti di imposte.


 


 


4) Trasferimenti di quote societarie per via telematica: inizia la sperimentazione


Al via la sperimentazione della registrazione on line degli atti di trasferimento delle partecipazioni societarie.


L’Agenzia delle Entrate e il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) hanno, infatti, concordato il calendario per la sperimentazione della procedura telematica che consente la registrazione degli atti di cessione delle quote sociali.


Registrazione online delle cessioni di quote societarie


I dottori commercialisti (in base a quanto previsto dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 01.04.2009), potranno inviare on line gli atti di trasferimento delle partecipazioni ed effettuare, contestualmente, il pagamento telematico delle relative imposte autoliquidate.


L’atto, che deve essere registrato entro 20 giorni dalla stipula, deve presentare la firma digitale dell’intermediario e la marca temporale apposta al momento dell’ultima firma digitale dell’atto.


Sperimentazione in due fasi:


– Fino al 30.04.2009, alcuni professionisti, individuati dal Cndcec, vanno a predisporre i file telematici contenenti gli atti da registrare per poi trasmetterli “off-line” all’Agenzia al fine di testare tutte le applicazioni realizzate.


– Mentre, dal 6 al 18 maggio 2009 inizia la vera e propria sperimentazione, poiché si procede alla effettiva registrazione degli atti trasmessi dai professionisti che vi hanno aderito.


Viene, infine, precisato, che la registrazione degli atti effettuata in regime di sperimentazione assume validità a tutti gli effetti di legge.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 20.04.2009)


 


 


5) Brevi fiscali:


 


– Niente risarcimento del danno al contribuente vessato dalla P.A.


Il disagio arrecato al cittadino dalle lungaggini burocratiche della Pubblica Amministrazione (e quindi anche degli uffici finanziari) non costituisce violazione dei diritti costituzionalmente garantiti e, di conseguenza, non può dare luogo ad alcun tipo di risarcimento del danno, nella sua accezione di “esistenziale”.
(Corte di cassazione, III sezione, sentenza n. 8703 del 09.04.2009, in notiziario dell’Agenzia delle Entrate, del 20.04.2009)


 


 


– Irpef: L’accertamento con i parametri ha presunzione legale relativa


Nella determinazione dei ricavi i coefficienti hanno un valore relativo, superabile con la prova contraria,


(Ordinanza Cassazione tributaria n. 8307 del 07/04/2009, in notiziario Ipsoa del 20.04.2009)


 


 


– Contabilità irregolare: Per l’accertamento bastano le percentuali medie di ricarico


In presenza di irregolarità delle scritture, la determinazione del reddito imponibile effettuata utilizzando percentuali di ricarico, desunte dalla media di settore, sulle merci acquistate e non fatturate non comporta l’invalidità dell’accertamento, e basta ad assolvere l’onere della prova posto a carico dell’Ufficio.


(Ordinanza Cassazione civile n. 8319 del 07.04.2009, in notiziario Ipsoa del 20.04.2009)


 





 


A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


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