Novità fiscali del 14 aprile 2009: decreto incentivi convertito in legge: le disposizioni fiscali; conservazione informatica delle scritture contabili in attesa di ulteriori semplificazioni; transazione fiscale possibile anche per la dilazione dell’IVA; “start up”: esenzione delle plusvalenze a maglie larghe; contenzioso tributario: costituzione tardiva delle Entrate


 






 


Indice fisco oggi:


 


1) Decreto incentivi convertito in Legge: Le disposizioni fiscali


 


2) La conservazione informatica delle scritture contabili attende ancora ulteriori semplificazioni


 


3) La transazione fiscale possibile anche per la dilazione dell’Iva


 


4) “Start up”: Esenzione delle plusvalenze a maglie larghe


 


5) Contenzioso tributario: Costituzione tardiva delle Entrate


 


 


 


1) Decreto incentivi convertito in Legge: Le disposizioni fiscali


Il D.L. n. 5/2009 (cd. Decreto incentivi), di recente convertito in Legge, contiene talune misure fiscali (si veda l’articolo sulle novità fiscali del 10.04.2009).


In particolare, vi sono contenuti:


– Articolo 2 (Detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici);


– Articolo 3, commi 1-4 (Distretti produttivi e reti di imprese);


– Articolo 3-bis  (Estensione del regime dell’IVA per cassa ai fornitori di imprese in amministrazione straordinaria);


– Articolo 4, commi 1-7  (Aggregazione tra imprese);


– Articolo 5, comma 1 (Riduzione aliquote imposta sostitutiva rivalutazione immobili);


– Articolo 7, commi 1, 2 -3 (Controlli fiscali);


– Articolo 7, commi 1-bis – 1-ter (Potenziamento lotta all’evasione e mantenimento di somme in bilancio);


Articolo 7-quater, commi 4-5 (Disposizioni antielusive).


Detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici


L’articolo 2 prevede una detrazione IRPEF per le spese documentate sostenute dal 7 febbraio 2009 al 31 dicembre 2009 per l’acquisto di mobili, elettrodomestici di classe energetica non inferiore ad A+ (così modificato dalla Camera), nonché apparecchi televisivi e computer, finalizzati all’arredo dell’immobile in ristrutturazione.


L’agevolazione spetta ai contribuenti che fruiscono della detrazione previste dall’articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, limitatamente agli interventi di recupero del patrimonio edilizio (c.d. ristrutturazioni) effettuati su singole unità immobiliari residenziali che siano iniziati a partire dal 1 luglio 2008.


Le spese ammesse in detrazione devono essere “aggiuntive” rispetto a quelle sostenute per beneficiare della detrazione del 36% dal reddito per le spese di ristrutturazione dell’immobile.


Tale disposizione esclude gli elettrodomestici ad alta efficienza energetica: si tratta dei frigoriferi, congelatori e loro combinazione, per i quali è già prevista L’ammontare della detrazione, fino a concorrenza del suo ammontare nel caso di incapienza, è stata fissata nella misura del 20% ed è calcolata su di un importo massimo complessivo di spesa non superiore a 10.000 euro.


La detrazione sarà ripartita, tra gli aventi diritto, in cinque quote annuali di pari importo.


Conseguentemente, la quota massima detraibile ammonta annualmente a 400 euro (20% di 10.000 euro diviso per 5 annualità).


Distretti produttivi e reti di imprese


Si é intervenuto sulla disciplina fiscale dei distretti produttivi – introdotta dall’art. 1, commi da 366 a 372 della legge n. 266/2005 (finanziaria 2006) e poi modificata ed estesa alle reti di imprese e alle catene di fornitura dall’art. 6-bis, del decreto legge n. 112/2008- reintroducendo il regime fiscale previsto dal testo originario della citata legge finanziaria 2006.


La suddetta disciplina, introdotta con decorrenza 2006, non era stata applicata per la mancanza dei decreti attuativi.


I distretti produttivi sono definiti come libere aggregazioni finalizzate allo sviluppo delle piccole e medie imprese nonché all’accrescimento di alcune aree e settori di riferimento.


il distretto può optare per l’applicazione di uno dei seguenti regimi tributari


1) regime della tassazione di distretto;


2) regime della tassazione concordata (triennale) con l’Amministrazione finanziaria.


Potranno accedere anche le imprese non soggette all’imposte sul reddito delle società (IRES)”.


Estensione del regime dell’IVA per cassa ai fornitori di imprese in amministrazione straordinaria


L’art. 3-bis prevede la possibilità di estendere il regime IVA ad esigibilità differita – di cui all’articolo 7 del D.L.  n. 185/2008 e nel limite delle risorse in esso indicato – ad altre fattispecie con particolare riferimento ai fornitori delle imprese in amministrazione straordinaria di cui al decreto legislativo n. 270/1999.


Aggregazione tra imprese


I commi da 1 a 7 dell’art. 4 contengono disposizioni dirette a favorire le aggregazioni aziendali effettuate nel 2009 mediante operazioni di fusione, scissione e conferimenti neutrali (c.d. bonus aggregazioni).


A tal fine, si consente il riconoscimento fiscale gratuito del maggior valore attribuito ai beni materiali e immateriali cui corrisponde, per le fusioni e le scissioni, una differenza da con cambio.


In sostanza, vengono riprodotte, con qualche lieve differenza, le disposizioni introdotte dalla legge finanziaria 2007 relative alle aggregazioni aziendali effettuate nel biennio 2007-2008.


Rispetto alla precedente disciplina, la norma:


– non prevede espressamente l’affrancamento gratuito dell’avviamento;


– non subordina la fruizione dell’agevolazione alla presentazione di una istanza preventiva di interpello all’Agenzia delle entrate al fine di dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti; ammette all’aggregazione le società con partecipazione fino al 20%.


La norma, pertanto, introduce una deroga al regime di neutralità fiscale che caratterizza tali operazioni e in base al quale il maggior valore attribuito ai beni è riconosciuto ai fini fiscali solo dopo l’applicazione e il pagamento delle imposte sulle medesime plusvalenze.


La nuova disciplina (Legge Finanziaria 2008) sulle operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, conferimenti di aziende) prevede che il riconoscimento fiscale dei maggior valori attribuiti sia subordinato al pagamento di un’imposta sostitutiva dell’ IRPEF, IRES e dell’IRAP.


La misura dell’aliquota di imposta sostitutiva, determinata per scaglioni di maggiori valori dei beni iscritti, è pari al 12% per maggiori valori fino a 5 milioni di euro, al 14% per maggiori valori compresi tra 5 e 10 milioni di euro e al 16% per maggiori valori superiori a 10 milioni di euro.


Riduzione aliquote imposta sostitutiva rivalutazione immobili


L’art. 5, comma 1, riduce le aliquote dell’imposta sostitutiva per la rivalutazione ed il riallineamento volontario dei valori contabili degli immobili non merce dal 7% al 3% per gli immobili ammortizzabili e dal 4% all’1,50% per quelli non ammortizzabili.


Controlli fiscali


L’art. 7 contiene disposizioni in materia di potenziamento dei controlli fiscali e di inasprimento delle sanzioni per l’indebito utilizzo di crediti in compensazione.


Si prevede una sanzione del 200% dell’importo corrispondente al credito indebitamente compensato per tutte le ipotesi in cui, nel corso di uno stesso anno solare, siano state effettuate compensazioni con crediti inesistenti per importi superiori a cinquantamila euro.


La nuova norma prescrive inoltre che il potere di accertamento si eserciti secondo le disposizioni comuni sulla notifica degli avvisi di accertamento recate dall’art. 43 del D.P.R. n. 600/73.


Per l’anno di presentazione della dichiarazione, relativo al 2005, il termine per la notifica degli avvisi risulta essere il 31 dicembre 2009 (o il 31 dicembre 2010, in caso di dichiarazione omessa o nulla).


Potenziamento lotta all’evasione e mantenimento di somme in bilancio


Si dispone l’incremento di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010 degli stanziamenti finalizzati a finanziare l’attività di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.


La norma in particolare precisa che l’incremento dello stanziamento è volto a finanziare le spese relative all’addestramento, alla formazione e all’aggiornamento professionale del personale.


Disposizioni antielusive


I commi 4 e 5, dell’art. 7-quater, incidono sulle disposizioni di natura antielusiva in merito al regime di tassazione dei proventi di cui alle lettere g-bis) e g-ter) dell’art. 44 del TUIR concernenti, rispettivamente, le operazioni di pronti contro termine e di mutuo di titolo garantito aventi ad oggetto titoli partecipativi, cioè azioni e quote, oppure strumenti finanziari assimilati alle azioni.


In particolare, la nuova formulazione prevede:


– l’inclusione, nell’ambito di applicazione della norma antielusiva, delle “operazioni che producono analoghi effetti economici” relativamente alle quali vengono imputati “i dividendi, gli interessi e gli altri proventi”;


– l’estensione della norma antielusiva alle ritenute e al credito per le imposte pagate all’estero.


In particolare, si dispone che il riconoscimento in Italia dei predetti crediti per imposte versate all’estero opera solo se l’effettivo beneficiario dei dividendi, interessi e altri proventi ne avrebbe avuto diritto.


In proposito, viene richiamato l’art. 165 del TUIR ai sensi del quale qualora alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione.


Lavoro occasionale di tipo accessorio (art. 7 ter)


Altresì, riguardo una novità collegata a quella fiscale, occorre evidenziare che il comma 12 dell’art. 7 ter, contiene alcune modifiche alla disciplina del lavoro occasionale di tipo accessorio, di cui agli art. 70 e seguenti del D.Lgs. 276/2003.


Si include tra le attività a cui si possa applicare detta fattispecie lavorativa quelle relative a manifestazioni fieristiche, nonché quelle rese (in qualsiasi settore produttivo) il sabato e la domenica da parte di giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici.


Viene confermata anche la norma vigente, che ammette le attività prestate da tali soggetti durante i periodi di vacanza.


Inoltre, le attività inerenti a manifestazioni sportive, culturali, fieristiche, o caritatevoli o a lavori di emergenza o di solidarietà possono rientrare nell’ambito del lavoro accessorio anche qualora il committente sia pubblico.


Infine, si consente di inquadrare come prestazioni accessorie le attività svolte in qualsiasi settore produttivo da parte dei pensionati.


 


 


2) La conservazione informatica delle scritture contabili attende ancora ulteriori semplificazioni


L’art. 2215 bis del codice civile contiene le nuove regole per attestare la regolarità di tenuta dei libri e registri con la previsione di una nuova sorta di “vidimazione” per la versione informatica della documentazione contabile e fiscale delle aziende.


Su tale versante, secondo Dottrina (Luigi Foglia, in Altalex.com del 10.04.2009), non si comprende perché il legislatore abbia voluto sconvolgere l’assetto normativo introducendo una “marcatura” (marca temporale) trimestrale, quando una conservazione annuale sarebbe più che sufficiente.


Va, inoltre, considerato che “la vidimazione, insieme alla bollatura, sono adempimenti aboliti, per la versione cartacea del libro giornale ed inventari, già dal 2001, perché reintrodurli per la versione informatica di tali scritture ?”.


A parere di suddetta Dottrina, quindi, la conservazione e la cristallizzazione nel tempo del registro contabile andrebbe effettuata annualmente.


L’auspicio è quello che il Legislatore possa presto rimediare a tali situazione di incertezza, intervenendo, preliminarmente, a modificare il termine “marcatura”.


Così facendo, si potrebbe iniziare ad intravedere il sistema di semplificazione e di riduzione degli adempimenti amministrativi per la aziende che il governo intende portare avanti.


Ed anche per consentire il decollo di tale sistema di conservazione che in atto, per tali problematiche, non invoglia tanto le aziende, si pensi come in caso di violazioni all’obbligo possa venire applicato l’accertamento induttivo.


 


 


3) La transazione fiscale possibile anche per la dilazione dell’Iva


La chance del ricorso alla transazione fiscale, cioè la possibilità per il contribuente, in fase concordataria o nel caso di ristrutturazione del debito, di proporre all’Amministrazione fiscale di fare fronte in misura ridotta o dilazionata alle pendenze derivanti dal mancato versamento di tributi, è ora estesa anche all’Iva, ma soltanto nel caso in cui la proposta di transazione preveda esclusivamente la dilazione del pagamento e non la sua riduzione.


L’Iva, quindi, può essere inclusa tra i debiti oggetto di transazione fiscale, ma solo con riferimento all’eventualità d’una dilazione nel versamento dell’imposta.


La modifica delle norme relative alla transazione fiscale, introdotta dal cd. Decreto anti-crisi, D.L. n. 185/2008, esclude, infatti, la possibilità che il debitore possa proporre il pagamento parziale del tributo relativo all’Iva, prevedendo per l’imposta, in fase di concordato preventivo e di ristrutturazione dei debiti, solo l’opzione del ricorso alla dilazione del pagamento.


Unica eccezione, come precisa la circolare, è costituita dagli accessori all’Iva, interessi e sanzioni, le cui somme possono anche essere oggetto d’una proposta di riduzione del loro valore effettivo da versare.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 14/E e comunicato stampa del 10.04.2009)


 


 


4) “Start up”: Esenzione delle plusvalenze a maglie larghe


Ampia esenzione delle plusvalenze da “start up”: Non sono imponibili le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate e non qualificate in società di nuova costituzione (non più di sette anni), a condizione del reinvestimento in tutto o in parte della plusvalenza, entro due anni dal suo conseguimento, in società di nuova costituzione (non più di tre anni) che svolgono la medesima attività della società cui si riferiscono le partecipazioni cedute.


Le partecipazioni oggetto di cessione devono essere possedute da almeno tre anni.


Si tratta solo di alcuni dei chiarimenti che sono contenuti nella circolare n. 15/E del 10.04.2009, relativa all’esenzione delle plusvalenze da start up prevista dal D.L. n. 112/2008 per i contribuenti che realizzano operazioni in grado di generare redditi diversi di natura finanziaria.


L’importo della plusvalenza che può beneficiare dell’esenzione è limitato al quintuplo del costo sostenuto, nei cinque anni anteriori alla cessione, dalla società le cui partecipazioni sono cedute per l’acquisizione o la realizzazione di beni materiali ammortizzabili diversi dagli immobili, e di beni immateriali ammortizzabili, nonché per spese di ricerca e sviluppo.


Qualora decorso il termine di due anni il cedente non effettui il reinvestimento, la plusvalenza assume rilevanza ai fini delle imposte sui redditi nel periodo di imposta in cui è stata originariamente realizzata.


Ambito soggettivo


I soggetti ammessi all’agevolazione sono quei contribuenti che effettuano operazioni suscettibili di generare redditi diversi di natura finanziaria, vale a dire:


– persone fisiche residenti, purché il reddito non sia conseguito nell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni o in qualità di lavoratore dipendente;


– società semplici e i soggetti a essi equiparati;


– enti non commerciali (sempre che la cessione non sia effettuata nell’esercizio di impresa commerciale);


– persone fisiche, società ed enti di ogni tipo, non residenti, se il reddito si considera prodotto nel territorio dello Stato.


Ambito oggettivo


Sono agevolabili sia le plusvalenze di partecipazioni qualificate (ossia quelle rappresentanti una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2% o al 20% ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% o al 25%, a seconda che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni) sia quelle da partecipazioni non qualificate.


Inoltre, l’agevolazione spetta non soltanto con riferimento alle plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di partecipazioni, ma anche a quelle realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di titoli (ad esempio obbligazioni convertibili) e diritti (ad esempio diritti di opzione) attraverso cui possono essere acquistate partecipazioni.


Si ricorda che le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate in società residenti concorrono ordinariamente a formare il reddito complessivo del contribuente nella misura del 49,72% e le eventuali minusvalenze possono essere computate in diminuzione dal reddito fino a concorrenza della medesima percentuale del 49,72% dell’ammontare delle plusvalenze della stessa natura realizzate nei successivi periodi d’imposta, ma non oltre il quarto, a condizione che le suddette minusvalenze siano indicate nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale sono realizzate (art. 68, comma 3, TUIR).


Detta percentuale è stata così rideterminata, in luogo del 40%, dall’art. 2, comma 2, del D.M. 2 aprile 2008.


Comunque, si continua ad applicare la misura del 40% per le plusvalenze e minusvalenze derivanti da atti di realizzo posti in essere anteriormente al 1º gennaio 2009, anche se i corrispettivi siano in tutto o in parte percepiti a decorrere dalla stessa data.


Per le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate in società residenti si applica, invece, un’imposizione sostitutiva del 12,50% da assolvere in sede di dichiarazione annuale dei redditi ovvero, su opzione, per il tramite degli intermediari abilitati all’applicazione del regime del risparmio amministrato o del regime del risparmio gestito.


Infine, per quanto riguarda i contratti di associazione in partecipazione e di cointeressenza di cui alla lettera f) dell’art. 44 del TUIR, si ricorda che la loro cessione viene assimilata alla cessione di partecipazioni qualificate qualora il valore dell’apporto sia superiore al 5% al 25% del valore del patrimonio netto contabile alla data della stipula del contratto, a seconda che si tratti, rispettivamente, di società i cui titoli siano quotati o non quotati.


Qualora il valore dell’apporto, invece, sia inferiore o uguale ai suddetti parametri, la cessione di tali contratti è assimilata alla cessione di una partecipazione non qualificata.


Requisiti temporali per l’esenzione


L’agevolazione spetta a condizione che:


– le partecipazioni, gli strumenti finanziari e i contratti siano relativi a società costituite da non più di sette anni;


le partecipazioni e gli strumenti finanziari siano posseduti da almeno tre anni;


i contratti di associazione in partecipazione siano stati stipulati da almeno tre anni.


In sostanza, quindi, al momento della cessione, la società che emette le partecipazioni e gli strumenti finanziari o con la quale è stato stipulato il contratto di associazione in partecipazione deve essere costituita da non oltre sette anni.


Inoltre, ai fini della verifica del rispetto della condizione del possesso triennale, nel caso in cui le partecipazioni e gli strumenti finanziari, nonché i contratti, siano stati acquistati o stipulati in epoche diverse, si deve applicare l’ordinario criterio in base al quale si considerano cedute per prime le  partecipazioni acquisite in data più recente, quindi, con il metodo L.I.F.O. (comma 1-bis dell’art. 67 del TUIR).


Obbligo di reinvestimento delle plusvalenze


La condizione per beneficiare dell’esenzione è costituta dall’obbligo di reinvestire la plusvalenza realizzata, entro il biennio successivo al realizzo, in azioni o quote di società di persone, escluse le società semplici e gli enti ad esse equiparati, e di capitali residenti nel territorio dello Stato costituite da non più di tre anni e che svolgono la medesima attività di quella esercitata dalle società cui si riferisce il rapporto partecipativo ceduto.


Il reinvestimento può avere luogo sia mediante sottoscrizione di azioni o quote di una società “start up” di nuova costituzione, sia attraverso l’acquisto di partecipazioni in società già esistenti (ma costituite da meno di tre anni), anche a seguito di aumento del capitale sociale.


In caso di rateazione del corrispettivo, ai fini della verifica della condizione del reinvestimento della plusvalenza entro il biennio, detto termine deve essere computato dalla data di percezione di ogni singola rata del corrispettivo. Naturalmente, con riferimento a ciascuna rata, il reinvestimento dovrà riguardare la sola parte della plusvalenza realizzata, ossia quella determinata tenendo conto della quota del corrispettivo percepito e della corrispondente quota del costo.


Meccanismo dell’agevolazione


L’agevolazione comporta una sorta di periodo di sospensione durante il quale la plusvalenza non è considerata imponibile ai fini delle imposte sui redditi.


Viene, infatti, previsto che se alla conclusione del biennio il cedente reinveste la plusvalenza in una società di nuova o di recente costituzione in possesso di determinate caratteristiche, la plusvalenza diventa definitivamente esente da imposizione nel limite dell’importo reinvestito (fatto salvo il rispetto del tetto massimo stabilito, come illustrato nel paragrafo successivo).


Viceversa, nel caso in cui, decorso il predetto termine di due anni, il cedente non reinvesta la plusvalenza, quest’ultima assume rilevanza ai fini delle imposte sui redditi nel periodo di imposta in cui la plusvalenza è stata a suo tempo realizzata.


In sostanza, quindi, il recupero delle imposte non pagate in virtù dell’esenzione deve avvenire con riguardo al periodo d’imposta in cui ordinariamente la plusvalenza avrebbe dovuto essere assoggettata a tassazione.


Regime dichiarativo


I contribuenti, che indicano le plusvalenze derivanti da partecipazioni non qualificate nella propria dichiarazione dei redditi (regime dichiarativo) e che in tale sede hanno usufruito dell’esenzione dall’imposta, qualora non reinvestano dette plusvalenze nei termini e con le modalità previste, devono indicare le medesime plusvalenze nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui è scaduto il termine biennale per il reinvestimento.


La relativa imposta sostitutiva dovrà essere maggiorata degli interessi calcolati a decorrere dal termine di pagamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata realizzata la plusvalenza.


Regime del risparmio amministrato


I soggetti che detengono partecipazioni non qualificate depositate presso intermediari per le quali sia stata esercitata l’opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato, al fine di potere usufruire dell’esenzione devono presentare all’intermediario all’atto della cessione idonea documentazione o, in mancanza, una dichiarazione sostitutiva che attesti che le partecipazioni soddisfano le condizioni richieste dalla legge.


Nel caso in cui l’intermediario non riceva alcuna comunicazione da parte del contribuente (semprechè il reinvestimento non sia stato effettuato per il suo tramite) ovvero non riceva la provvista, è tenuto a segnalare all’Amministrazione finanziaria i dati relativi all’originaria operazione di cessione che ha beneficiato dell’esenzione.


Tale segnalazione va effettuata nel quadro SO della dichiarazione del sostituto di imposta, modello 770.


Regime del risparmio gestito


Riguardo le partecipazioni non qualificate inserite in rapporti di gestione individuale di portafoglio per le quali sia stata esercitata l’opzione per l’applicazione del regime del risparmio gestito, l’onere di verificare la sussistenza dei requisiti e delle condizioni per la spettanza dell’esenzione in argomento spetta al gestore, a meno che non si tratti di attività finanziarie possedute in precedenza dal contribuente e conferite nella gestione.


Chiusura dei rapporti con l’intermediario


Nel caso in cui nel corso dei due anni il contribuente chiude il rapporto con l’intermediario (sia nell’ipotesi di regime del risparmio amministrato che gestito) e, quindi, il reinvestimento non è stato effettuato per il suo tramite, questi è tenuto a segnalare all’Amministrazione finanziaria i dati relativi all’originaria operazione di cessione che ha beneficiato dell’esenzione.


In particolare, l’intermediario deve indicare nella dichiarazione del sostituto d’imposta, quadro SO, la data in cui è stata realizzata la plusvalenza e il corrispettivo della cessione.


Cessione di partecipazione qualificata


Per le partecipazioni qualificate per le quali il contribuente ha usufruito dell’esenzione in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, in caso di mancato reinvestimento delle stesse nei termini e con le modalità previste dalla disposizione in esame, la riliquidazione delle imposte dovute e dei relativi interessi è effettuata a cura del contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui il termine biennale spira, ricalcolando il reddito complessivo del periodo d’imposta in cui la plusvalenza doveva essere originariamente assoggettata a tassazione.


Importo massimo della plusvalenza


L’importo massimo della plusvalenza agevolabile è pari al quintuplo del costo sostenuto, nei cinque anni anteriori alla cessione, dalla società cui si riferiscono le partecipazioni cedute, per l’acquisizione o la realizzazione di beni materiali ammortizzabili, diversi dagli immobili, beni immateriali ammortizzabili (compreso l’avviamento), spese di ricerca e sviluppo, capitalizzate e capitalizzabili, iscritte nello Stato patrimoniale e ammortizzabili.


Decorrenza


Infine, il regime di esenzione si applica alle plusvalenze conseguite a seguito di cessioni poste in essere a decorrere dal 25.06.2008.


Pertanto, qualora la cessione della partecipazione (ovvero dello strumento finanziario o del contratto di associazione in partecipazione e cointeressenza) sia avvenuta prima di tale data, ancorché il corrispettivo sia stato incassato dal 25.06.2008, non è possibile applicare alla plusvalenza realizzata il regime di esenzione.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 15/E e comunicato stampa del 10.04.2009)


 


 


5) Contenzioso tributario: Costituzione tardiva delle Entrate


La costituzione tardiva della parte resistente (nel caso di specie, l’Ufficio del fisco) nel processo tributario determina l’inammissibilità della produzione documentale della stessa poiché cagiona un’intollerabile violazione del diritto di difesa delle altre parti (nel caso di specie, il contribuente).


Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza, sezione V, con la sentenza 115 del 25.02.2009 (annotata dall’Avv. Mario Tocci, in Diritto.it del 09.04.2009) .


Il principio di cui all’art. 111 della Carta Costituzionale pone in una posizione del tutto paritaria e simmetrica tutte le parti del processo.


L’art. 32 del D.Lgs. n. 546/1992 (che contiene i termini di deposito di documenti, giacché finalizzato a consentire a ciascuna parte l’esercizio del diritto di difesa, infatti, attribuisce la possibilità di esaminare in largo anticipo le avverse deduzioni) si applica anche al caso del deposito della documentazione allegata alla memoria costitutiva della parte resistente.


Nel caso di specie l’ufficio fiscale (ora Agenzia delle Entrate) non aveva fatto pervenire alla Commissione Tributaria adita le proprie deduzioni.


In seguito, invece, produceva le controdeduzioni che, quindi, non sono state prese in considerazione dalla C.T.P. giacché lesive del diritto di difesa del ricorrente (contribuente) poiché depositate oltre il termine di cui all’art. 32 del D.Lgs. n. 546/92.


(Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza, sezione V, con la sentenza 115 del 25.02.2009)


 


 


 


 


A cura di Vicenzo D’Andò


 


 


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