Novità fiscali del 10 aprile 2009: prevenzione e contrasto all’evasione: indirizzi operativi per l’anno 2009; decreto incentivi approvato in via definitiva; enti associativi e ONLUS sotto controllo fiscale; fusione per incorporazione di società consolidanti: richiesta di continuazione del regime di tassazione di gruppo; trattamento fiscale della fusione di fondazione in SRL; IVA sugli acquisti intracomunitari da parte di Università













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Indice:


 


1) Iva sugli acquisti intracomunitari da parte di Università posta nell’ambito dell’attività istituzionale


 


2) Neo regolamento: Niente bollino Siae sui cd-rom allegati ai libri


 


3) Decreto incentivi approvato in via definitiva


 


4) Enti associativi e Onlus sotto controllo fiscale


 


5) Danni causati dal sisma: Disponibilità dell’Agenzia del Territorio a partecipare


 


6) Fusione per incorporazione di società consolidanti: Richiesta di continuazione del regime di tassazione di gruppo


 


7) Trattamento fiscale della fusione di fondazione in S.r.l.


 


8) Prevenzione e contrasto all’evasione: Indirizzi operativi per l’anno 2009


 


 


1) Iva sugli acquisti intracomunitari da parte di Università posta nell’ambito dell’attività istituzionale


L’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un quesito posto da una Università italiana sul caso di acquisto di servizi da soggetti comunitari, ha precisato, confermando la tesi esposta dal contribuente stesso, che occorre utilizzare la medesima procedura prevista per gli acquisti intracomunitari di beni nel settore (attività) istituzionale degli enti non commerciali.


Si deve, quindi, integrare con Iva italiana la fattura del fornitore comunitario, registrarla entro il mese successivo a quello di ricevimento in apposito registro, versare tale imposta con il modello F24 (codice 6099) ed, infine, presentare il modello Intra-12 alle Entrate entro il mese successivo a quello di registrazione.


Come è noto tale procedura si distingue da quella, invece, prevista per l’attività commerciale degli stessi enti non profit ché è simile a quella che devono osservare tutti gli imprenditori e le società per gli acquisti intracomunitari di beni (registrazione della fattura intracomunitaria sia nel registro delle vendite sia nel registro degli acquisti ed, infine, presentazione del comune modello intrastat senza che segua alcun versamento di Iva).


(Agenzia delle Entrate, nota prot. 20791 del 02.04.2009)


 


 


2) Neo regolamento sulla disciplina contrassegno SIAE


E’ stato pubblicato in G.U. la nuova disposizione che ha riformulato il regolamento di disciplina del contrassegno da apporre sui supporti multimediali previsto ai sensi dell’art. 181-bis della Legge sul diritto d’autore (n. 633/41).


(DPCM n. 31/2009, pubblicato in G.U. n. 80 del 06.04.2009)


 


 


3) Decreto incentivi approvato in via definitiva


Il Senato ha approvato il giorno 08.04.2009 in via definitiva il provvedimento recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi.


Si attende solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.


 


 


4) Enti associativi e Onlus sotto controllo fiscale


Sono in arrivo delle regole più stringenti per gli enti di tipo associativo che beneficiano di norme di favore e nuove agevolazioni in campo per le Onlus.


Infatti, a partire dal 2009, per fruire dei benefici fiscali, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, gli enti associativi di natura privatistica, incluse le società sportive dilettantistiche e le organizzazioni di volontariato, sono tenuti a comunicare all’Agenzia i dati e le notizie rilevanti ai fini del controllo fiscale.


Obiettivo primario della novità, introdotta dal D.L. n. 185/2008 è di tutelare le forme associazionistiche incentivate e, al contempo, contrastarne l’uso distorto che lede la libertà di concorrenza tra gli operatori commerciali.


Esonero della presentazione del modello di comunicazione alle Entrate


Dall’obbligo di comunicazione dei dati restano comunque escluse alcune specifiche categorie:


– Le associazioni pro-loco che abbiano esercitato l’opzione per il regime agevolativo (legge 398 del 1991), avendo realizzato nel periodo d’imposta precedente proventi inferiori a 250mila euro;


– gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del CONI che non svolgono attività commerciale (sono, invece, tenute all’invio dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali le associazioni sportive dilettantistiche che, oltre all’attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal CONI, effettuano cessioni di beni, ad es. somministrazione di alimenti e bevande, vendita di materiali sportivi e gadget pubblicitari e prestazioni di servizi, ad es. prestazioni pubblicitarie, sponsorizzazioni, rilevanti ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi.


L’onere della comunicazione dei dati grava anche sulle associazioni che effettuano operazioni strutturalmente commerciali anche se non imponibili ai


sensi dell’art. 148, terzo comma, del TUIR e dell’art. 4 del DPR n. 633/72);


– le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali (art. 6 legge 266


del 1991) che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali.


Cosa cambia per le Onlus


Le associazioni di volontariato non possono assumere la qualifica di Onlus di diritto se svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali e pertanto anche per loro scatta l’obbligo di comunicazione delle notizie rilevanti ai fini del controllo fiscale.


Sempre il decreto anticrisi ha stabilito nuove regole in favore delle Onlus in tema di beneficenza e di imposta catastale.


La circolare, in particolare, spiega che rientra nella beneficenza, quale settore d’attività in cui possono operare le Onlus, oltre all’attività di erogazione gratuita in denaro o in natura a favore degli indigenti, anche quella di erogazione gratuita di somme di denaro provenienti dalla gestione patrimoniale della Onlus o da campagne di raccolta di donazioni, a favore di enti che presentino i requisiti stabiliti dallo stesso decreto anticrisi.


Infine, con efficacia temporale limitata al 31.12.2009, il medesimo Decreto 185/2008 ha previsto un imposta catastale fissa di 168 euro per i trasferimenti a titolo oneroso in favore delle Onlus, a condizione che l’immobile venga utilizzato per lo svolgimento delle attività istituzionali.


Soggetti tenuti alla presentazione del modello di comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini del controllo fiscale


In particolare, l’onere della presentazione del modello di comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali viene previsto per tutti gli enti di tipo associativo che fruiscono della detassazione delle quote associative ovvero dei contributi o dei corrispettivi prevista dall’art. 148 del TUIR e dell’art. 4 del DPR n. 633/72, ad esclusione degli enti espressamente indicati dalle stesse disposizioni.


La disposizione si applica esclusivamente agli enti di carattere privato.


Pertanto, sono tenuti alla presentazione del modello di comunicazione previsto dall’art. 30 del D.L. n. 185/2008 gli enti associativi di natura privata, con o senza personalità giuridica, che si avvalgono di una o più delle previsioni di decommercializzazione previste dagli articoli 148 del TUIR e 4, quarto comma,


secondo periodo, e sesto comma, del DPR n. 63/72.


Ne consegue che l’onere della comunicazione grava anche sugli enti associativi che, in applicazione del comma 1 dell’art. 148 del TUIR, si limitano a riscuotere quote associative oppure contributi versati dagli associati o partecipanti a fronte dell’attività istituzionale svolta dai medesimi.


L’onere della comunicazione si estende anche alle società sportive dilettantistiche di cui all’art. 90 della legge 27.12.2002, n. 289.


Sono tenute, altresì, alla trasmissione del modello in argomento le organizzazioni di volontariato, ad eccezione di quelle espressamente escluse.


Sono tenuti a trasmettere il modello di comunicazione previsto dallo stesso articolo sia le associazioni già costituite alla data di entrata in vigore del D.L. n. 185/2008 sia gli enti di nuova costituzione.


L’onere della comunicazione grava su tutti i soggetti associativi con autonomia giuridica tributaria e, pertanto, anche sulle articolazioni territoriali o funzionali di un ente nazionale, qualora queste si configurino come autonomi soggetti d’imposta ai sensi dell’art. 73 del TUIR.


Secondo l’Agenzia delle Entrate gli enti associativi interessati dalle disposizioni fiscali di favore di cui ai citati articoli 148 del TUIR e 4 del DPR n. 633/72, non potranno più farne applicazione qualora non assolvano all’onere della comunicazione nei termini e secondo le modalità stabilite con il provvedimento del Direttore delle Entrate.


Volontariato


Le organizzazioni di volontariato sono ONLUS di diritto e possono fruire della disciplina a favore delle ONLUS se:


1) sono iscritte negli appositi registri del volontariato di cui alla legge n. 266/1991;


2) non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali elencate nel decreto del 25.5.1995.


Pertanto, qualora le organizzazioni di volontariato, ancorché iscritte negli anzidetti registri, svolgano attività commerciali non riconducibili tra quelle sopra richiamate, le stesse non possono assumere la qualifica di ONLUS di diritto e sono tenute, ai sensi dei commi 1 e 5 dell’art. 30 del D.L. n. 185/2008, a trasmettere il modello di comunicazione previsto dallo stesso articolo.


La qualificazione dell’attività come commerciale o non commerciale deve essere effettuata ai fini fiscali sulla base dei parametri oggettivi senza che a tal fine possa assumere rilievo la qualificazione statutaria della stessa.


In sostanza, in base alla disposizione in esame, l’Agenzia delle Entrate esercita l’autonoma attività di controllo anche sulle organizzazioni iscritte negli appositi registri del volontariato al fine di accertare l’eventuale svolgimento di attività commerciali diverse da quelle elencate dal decreto del 25.5.1995 e, conseguentemente, la spettanza o meno delle agevolazioni fiscali.


Erogazioni a Onlus


La normativa non consente che si verifichi il fenomeno delle erogazioni a catena attraverso molteplici passaggi di denaro tra enti diversi, ma impone che gli enti beneficiari utilizzino “direttamente” le erogazioni ricevute per la realizzazione di progetti di utilità sociale.


La specifica destinazione delle erogazioni a progetti di utilità sociale comporta, peraltro, da una parte la necessità della tracciabilità della donazione attraverso strumenti bancari o postali che evidenzino la particolare causa del versamento e dall’altra l’esistenza non di un programma generico, ma di un progetto già definito nell’ambito del settore di attività dell’ente destinatario prima dell’effettuazione dell’erogazione.


L’utilità sociale del progetto comporta che esso si connoti per la realizzazione di finalità solidaristiche indirizzate, a seconda del settore diappartenenza dell’ente (ad es. formazione, istruzione etc.), a particolari tipologie di soggetti o collettività svantaggiate o, per la rilevanza artistica, scientifica o ambientale dell’intervento proposto (ad es. tutela di beni di interesse artistico e storico, ricerca scientifica di particolare interesse sociale etc.) a vantaggio della collettività diffusa.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 12/E del 09.04/2009)


 


 


5) Disponibilità dell’Agenzia del Territorio a partecipare con i propri tecnici agli accertamenti sui danni causati dal sisma


Sul sito delle Finanze, il 09.04.2009 è stato pubblicato il seguente comunicato stampa del 07.04.2009:


“Come è noto, nella notte del 06 aprile, un forte terremoto ha colpito la popolazione dell’Aquila e provincia, con conseguenze in tutta la regione Abruzzo.


L’Agenzia del Territorio, interpretando anche il sentimento di tutto il Personale, manifesta la propria vicinanza e solidarietà all’intera popolazione colpita dal drammatico evento.


Inoltre l’Agenzia, in qualità di organismo tecnico competente in materia di immobili, ha offerto alla Protezione Civile e alle Prefetture delle province coinvolte, la disponibilità del proprio personale a collaborare in supporto dei tecnici impegnati negli accertamenti sulla stabilità, agibilità e valutazione dei danni subiti dai fabbricati nelle zone interessate dal sisma”.


(Agenzia del Territorio, comunicato stampa del 07.04.2009)


 


 


6) Fusione per incorporazione di società consolidanti: Richiesta di continuazione del regime di tassazione di gruppo


L’art. 124, comma 5, secondo periodo, del TUIR dispone che “Nel caso di fusione della società o ente controllante con società o enti non appartenenti al consolidato può essere richiesta, mediante l’esercizio del diritto di interpello ai sensi dell’art. 11 della L. 27 luglio n. 212, la continuazione del consolidato”.


A tale disposizione è riconducibile il caso in cui la consolidante (BETA) viene fusa per incorporazione ad opera di una società non inclusa nel proprio consolidato (ALFA).


ALFA può continuare il regime della tassazione di gruppo includendovi, senza soluzione di continuità, le società originariamente appartenenti al consolidato di BETA, nel presupposto che continuino a risultare rispettate anche le altre disposizioni di legge relative al regime della tassazione di gruppo.


Pertanto, le società originariamente appartenenti al consolidato di BETA potranno partecipare al regime del consolidato fiscale di ALFA già nel periodo d’imposta nel quale ha effetto la fusione e relativamente alla residua frazione del triennio in cui ha efficacia l’opzione a suo tempo effettuata dalle stesse società consolidate e dalla consolidante BETA.


ALFA dovrà quindi comunicare all’Agenzia delle Entrate, entro trenta giorni dalla data di ricezione della presente risposta, la conferma della tassazione di gruppo da parte delle predette società, con le modalità indicate nella risoluzione n. 44/E/2007.


In merito alla circostanza che la società BETA dovrà compilare la propria dichiarazione relativa al periodo 1° gennaio 2008 – 31 maggio 2008, il relativo risultato di periodo, se positivo, non potrà confluire nelle dichiarazione consolidata (CNM 2009) di ALFA ma dovrà essere autonomamente liquidato dalla società risultante dalla fusione ai sensi dell’art. 172, comma 10, del Tuir.


Nella diversa ipotesi in cui detto periodo d’imposta 1° gennaio 2008 – 31 maggio 2008 presenti una perdita fiscale, quest’ultima concorrerà all’ammontare delle perdite fiscali pregresse ai fini dell’applicazione dell’art. 172, comma 7, del Tuir.


Tale perdita fiscale, essendo stata realizzata in un periodo d’imposta autonomo ed antecedente rispetto a quello in cui si producono gli effetti tipici dell’operazione di fusione per incorporazione di BETA in ALFA, deve considerarsi “pregressa” ai sensi dell’art. 118, comma 2, del Tuir e non può essere inclusa nel reddito complessivo globale del consolidato di ALFA per il periodo d’imposta 2008, bensì può essere utilizzata, già per il periodo d’imposta 2008, solo dalla società risultante dalla fusione.


Per il corretto trattamento della perdita fiscale residua 2007 evidenziata nel consolidato di BETA assumono rilievo le indicazioni contenute nella risoluzione n. 44/E/2007 sull’applicazione in via analogica delle disciplina prevista dall’art. 13, commi 5 e 6, del D.M. 9.6.2004, secondo cui le perdite del consolidato devono essere riattribuite alle società che ad esso partecipano sulla base dei criteri manifestati in sede di esercizio dell’opzione.


Riguardo l’operazione di conferimento del ramo di azienda a favore della società conferitaria (nuova beta), la società consolidante può inserire nel proprio consolidato quest’ultima società a decorrere dal periodo d’imposta 2009, fermo restando il rispetto dei requisiti di cui agli art. 117 e 119 del Tuir.


Per ulteriori profili si deve fare riferimento alle indicazioni fornite in materia con precedenti documenti di prassi amministrativa e, in particolare, con le risoluzioni 9 aprile 2008, n. 139/E e 19 giugno 2008, n. 251/E.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 101/E del 09.04.2009)


 


 


7) Trattamento fiscale della fusione di fondazione in S.r.l.


L’Agenzia delle Entrate ha fornito, con la risoluzione n. 102/E del 09.04.2009, interessanti chiarimenti in merito all’ipotesi straordinario della fusione di società a responsabilità limitata (S.r.l.) in un ente non commerciale (nel caso di specie una fondazione).


La fondazione (che ha presentato istanza di interpello alle Entrate), nell’ambito di un disegno volto al perseguimento di maggiori economie di scala derivanti dalla gestione unitaria delle attività sociali, intende procedere alla fusione mediante incorporazione delle attività e delle passività di ALFA S.r.l., attraverso l’eliminazione della partecipazione totalitaria detenuta.


Le operazioni della società incorporanda verrebbero imputate al bilancio del soggetto incorporante, anche ai fini di cui al comma 9 dell’art. 172 del Tuir, a decorrere dal 1° gennaio dell’anno in corso alla data di effetto della fusione, ai sensi dell’art. 2504-bis, comma 3, del c.c., dal momento che entrambi gli enti coinvolti nel progetto di fusione chiudono l’esercizio sociale al 31 dicembre.


Ai fini fiscali, l’incorporazione delle attività e delle passività della ALFA S.r.l. avverrebbe con l’imputazione delle stesse nell’ambito dell’attività commerciale svolta, in via non prevalente, dalla fondazione.


La procedura da seguire


Dal canto, su tale problematica, la suddetta risoluzione ha esposto la seguente soluzione:


In concreto, la suddetta operazione di fusione coinvolge un ente non commerciale (fondazione) in veste di soggetto incorporante e una società di capitali (società a responsabilità limitata) in veste di soggetto incorporato.


Posto che gli enti non commerciali possono svolgere in via non prevalente anche attività commerciale, occorre stabilire quali siano gli effetti fiscali dell’imputazione dei beni incorporati all’eventuale attività d’impresa dell’ente incorporante.


In merito, l’ipotizzata operazione non va considerata “realizzativa” e può, dunque, beneficiare della neutralità fiscale ex art. 172, comma 1, del Tuir, per effetto del richiamo operato dal successivo art. 174 del Tuir, limitatamente ai beni della società incorporata che, dopo la fusione, confluiscano nell’attività d’impresa della fondazione incorporante.


Se, invece, detti beni non vengono imputati nell’ambito dell’attività commerciale dell’ente incorporante, gli stessi si considerano realizzati a valore normale – in analogia a quanto disposto dall’art. 171, comma 1, del Tuir in materia di trasformazione eterogenea – generando plusvalenze imponibili a causa della loro destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.


L’operazione di fusione in esame implica, come precisato anche dal Consiglio Notarile di Milano nella massima n. 52 del novembre 2004, una trasformazione del soggetto incorporato da società di capitali a ente non commerciale, con la conseguenza che la stessa risulta assoggettata anche alle norme fiscali previste in materia di trasformazione eterogenea.


Ne consegue che, ove compatibile, assume rilievo anche la disciplina dettata dal comma 1 dell’art. 171 del Tuir sulle riserve costituite prima della trasformazione/fusione eterogenea.


La possibilità prospettata dall’istante (fondazione) di retrodatare gli effetti fiscali della fusione, ai sensi del comma 9 dell’art. 172 del Tuir, non è possibile nel caso in cui, per effetto della fusione, si realizzi anche una trasformazione eterogenea di società commerciale in ente non commerciale.


Le norme previste in materia di fusioni vanno coordinate con la disciplina fiscale propria delle operazioni di trasformazione.


In proposito, va considerato che il dettato letterale dell’art. 171, comma 1, lett. b), del Tuir, nel disciplinare il trattamento delle riserve costituite prima della trasformazione di una società soggetta all’Ires in un ente non commerciale, fa riferimento al: “periodo d’imposta successivo alla trasformazione”.


Da ciò si evince che la trasformazione é un evento interruttivo che divide il periodo d’imposta in corso alla data in cui l’operazione produce i suoi effetti giuridici.


Inoltre, con riguardo agli obblighi dichiarativi conseguenti alle operazioni di trasformazione, l’art. 5-bis, comma 1, del D.P.R. 22/07/1998, n. 322 dispone che: “in caso di trasformazione di una società non soggetta all’imposta sul reddito delle persone giuridiche in società soggetta a tale imposta, o viceversa, deliberata nel corso del periodo d’imposta, deve essere presentata, secondo le disposizioni di cui all’articolo 3, la dichiarazione relativa alla frazione di esercizio compresa tra l’inizio del periodo d’imposta e la data in cui ha effetto la trasformazione, entro l’ultimo giorno del settimo mese successivo a tale data in via telematica”.


Tale norma si applica, ricorrendone la medesima “ratio”, anche alle operazioni di trasformazione eterogenea di una società commerciale in un ente qualificato come non commerciale.


Quest’ultimo, infatti, benché sia un soggetto Ires ai sensi dell’art. 73, comma 1, del Tuir, ha un regime di quantificazione del reddito imponibile profondamente diverso da quello delle società commerciali: per gli enti non commerciali, a differenza di quanto avviene per le società e per gli enti commerciali, il reddito complessivo imponibile non è formato da un’unica categoria reddituale (reddito di impresa) nella quale confluiscono tutti i proventi di qualsiasi fonte, ma si determina sulla base della somma dei redditi appartenenti alle varie categorie reddituali (redditi fondiari, redditi di capitale, redditi di impresa e redditi diversi).


Gli enti non commerciali, inoltre, ai sensi dell’art. 146 del Tuir, beneficiano della deduzione dal reddito complessivo degli oneri indicati alle lettere a), f) e g) del comma 1 dell’art. 10 e, ai sensi del successivo art. 147, delle detrazioni dall’imposta lorda degli oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis), i-quater) e i-octies) del comma 1 dell’art. 15.


I suddetti enti, infine, ove ne ricorrono le condizioni, usufruiscono di ulteriori specifiche agevolazioni previste dalla norma.


Ne deriva, pertanto, che nella prospettata operazione di fusione per incorporazione della ALFA S.r.l. nella fondazione istante non potrà trovare applicazione la disposizione del comma 9 dell’art. 172 del Tuir, la quale consente, in sostanza, una sorta di consolidamento tra i risultati teoricamente attribuibili ai diversi soggetti partecipanti all’operazione.


Pertanto, la società incorporata dovrà determinare il reddito del periodo compreso tra l’inizio del periodo d’imposta e la data in cui si producono gli effetti giuridici della fusione in base alle risultanze di apposito conto economico e a predisporre una distinta dichiarazione dei redditi ai sensi dell’art. 172, comma 8, del Tuir.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 10e/E del 09.04.2009)


 


 


8) Prevenzione e contrasto all’evasione: Indirizzi operativi per l’anno 2009


Beni e servizi di lusso sotto la lente del Fisco per scovare i clienti con capacità di spesa più elevata rispetto a quanto dichiarato, un potenziamento dei mezzi messi in campo per stroncare le compensazioni di crediti inesistenti e una costante attività di tutoraggio delle grandi imprese per prevenire i rischi legati ai singoli settori.


Questi tre dei punti chiave del “decalogo” della lotta all’evasione per il 2009, che focalizza l’attenzione anche sul contrasto alle frodi, le indagini finanziarie, l’analisi dei rischi, il controllo dei contribuenti con regimi fiscali agevolativi e l’utilizzo degli strumenti di definizione del contenzioso.


La circolare n. 13/E, pubblicata il 09.04.2009, ha illustrato gli indirizzi operativi per l’attività di prevenzione e lotta all’evasione 2009 che mirano a realizzare controlli focalizzati sulle diverse macro-tipologie di contribuenti (grandi e medie imprese, piccole imprese e lavoratori autonomi, enti non commerciali, persone fisiche) e interventi ad hoc per ciascuna grande tipologia.


Fondamentale nella lotta all’evasione è la qualità delle analisi del rischio da cui dipenderà la capacità di intercettare situazioni di effettiva e consistente evasione.


L’obiettivo, infatti, è non solo il recupero di quanto sottratto indebitamente al fisco, ma anche l’incremento del gettito “da compliance” (ovvero da adempimento spontaneo).


Accertamento sintetico e residenze fittizie


Al via specifiche “campagne” per rilevare cessioni di beni e prestazioni di servizi di lusso, come ad esempio quelle effettuate da tour operator, centri benessere e circoli.


Massimo impegno, dunque, sul fronte dell’accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche in base agli elementi di capacità contributiva, da valutare nel contesto del nucleo familiare, qualora i redditi complessivamente dichiarati risultino non coerenti con la capacità di spesa dimostrata.


Sarà poi inasprito, con l’apporto dei comuni, il contrasto al fenomeno delle residenze fittizie in Paesi a fiscalità privilegiata.


Semaforo rosso alle compensazioni fraudolente


Stretta sulle compensazioni con crediti inesistenti, sia tramite interventi specifici (ad esempio per le società che non presentano dichiarazione o per le quali la legale rappresentanza e/o l’assetto societario sono riconducibili a persone fisiche coinvolte in precedenti frodi o comunque nullatenenti o con redditi irrisori), sia in sede di ordinario controllo sostanziale.


Sotto la lente i regimi fiscali agevolativi


Controlli più mirati ed efficaci, grazie alle analisi di rischio, per scovare vere e proprie imprese commerciali dissimulate sotto forma di associazioni culturali, sportive, di formazione e simili (spesso annoverate nella nozione di “circoli privati”).


Agenzia “tutor” per le grandissime imprese


Direzioni regionali all’opera per differenziare l’attività di controllo, analizzando, a livello personalizzato, i rischi legati al settore di ciascuna impresa di grandissime dimensione (con volume d’affari o ricavi non inferiori a 300 milioni di euro nel 2009; importo che sarà diminuito fino a 100 milioni entro il 2011). Non solo: le strutture regionali dovranno anche curare il controllo sistematico, e per certi aspetti preventivo, in modo da assicurare un elevato grado di correttezza dei comportamenti di questo importante “target” di contribuenti.


Lanciata la sfida alle frodi


Rafforzamento dell’azione di contrasto ai fenomeni di tipo fraudolento in pole position, in linea con quanto stabilito dalla manovra d’estate (D.L. n. 112/2008):


A tale scopo, è stato istituito l’ufficio centrale Antifrode, all’interno della direzione Accertamento, e uffici dedicati in nove direzioni regionali (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Campania e Sicilia).


Presidio costante su tutti i grandi contribuenti


Imprese e professionisti con volume d’affari Iva, ricavi o compensi non inferiore a 100 milioni di euro saranno al centro dell’attenzione delle direzioni regionali competenti in materia di controlli, accertamento, contenzioso, riscossione, rimborsi e verifiche sui crediti usati in compensazione.


Analisi dei rischi sempre più sofisticate per le imprese di medie dimensioni


Per le realtà “medie” – ovvero con volume d’affari Iva, ricavi o compensi da 5.164.569 euro e inferiori a 100 milioni di euro – sono messe a punto, in considerazione delle specifiche peculiarità economiche e fiscali che le caratterizzano, metodologie di analisi dei rischi di evasione ed elusione sempre più sofisticate e incisive.


Studi di settore e indagini finanziarie per imprese minori e autonomi


Realtà di minori dimensioni – con volume d’affari Iva, ricavi o compensi fino a 5.164.568 euro – e lavoratori autonomi “al microscopio” con analisi mirate e particolarmente selettive, in modo da evidenziare i principali rischi di evasione e di elusione.


Si tratta di indagini che riguardano una categoria di contribuenti particolarmente numerosa, per le quali gli uffici dell’Agenzia potranno contare sulle risultanze degli studi di settore, oltre che sul ricorso mirato allo strumento delle indagini finanziarie, in molti casi particolarmente utile per provare le violazioni.


“Incoraggiare” le definizioni per evitare il contenzioso


L’Agenzia punta poi a un sempre maggiore utilizzo degli strumenti di definizione, come ad esempio l’accertamento con adesione, la cui portata è stata ulteriormente ampliata con il decreto legge anticrisi (D.L. n. 185/2008), per stabilire e riscuotere le somme dovute in tempi più rapidi.


A questo scopo, spiega la circolare, gli elementi di prova in mano al Fisco devono essere connotati da “certa e concreta rilevanza”, così da rendere non proficua la via del contenzioso.


Accertamenti subito “concretizzati”


Massimo dell’impegno, infine – a tutti i livelli organizzativi competenti – per concretizzare velocemente l’azione di accertamento, utilizzando i risultati delle attività istruttorie, come ad esempio i processi verbali di constatazione non definiti.


Ausilio degli studi di settore per l’accertamento


I soggetti non congrui con livelli elevati di scostamento tra i ricavi o compensi dichiarati e quelli “puntuali di riferimento”, vengono considerati sempre ad alto rischio (ferma restando l’esigenza di valutare se la particolare entità dello scostamento possa dipendere da situazioni specifiche del singolo contribuente – come nel caso di crisi individuale o marginalità non colta dallo Studi.


Anche i soggetti che, pur astrattamente tenuti, non hanno presentato il modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli Studi, sono ad alto rischio.


Infine, i soggetti congrui che presentano forti anomalie degli indicatori di coerenza economica previsti dagli Studi di settore, sono da considerare pure ad alto rischio, al pari di quelli che, indipendentemente dalle dette anomalie, presentano un trend pluriennale dei redditi dichiarati al di sotto di un livello di obiettiva plausibilità.


Riguardo ai soggetti congrui, viene segnalato che sono in corso di elaborazione apposite liste d’ausilio contenenti i contribuenti che, destinatari nel corso del 2008 delle apposite comunicazioni concernenti la rilevata esistenza di anomalie degli indicatori economici, relative al triennio 2004-2006, risultano – dai dati dichiarati per il periodo d’imposta 2007 – non aver mutato il comportamento ritenuto anomalo.


Il controllo di questi soggetti verrà sviluppato nella massima misura possibile, selezionando dalle liste di ausilio le posizioni la cui verifica, può garantire la maggiore proficuità, anche ai fini preventivi.


Particolare attenzione, come di consueto, verrà posta nei confronti dei soggetti che presentino situazioni di c.d. “appiattimento” sulle risultanze dello studio, soprattutto quando le stesse risultano costanti in un arco pluriennale (di regola il triennio) e comportano la dichiarazione di redditi al di sotto del più volte menzionato livello di obiettiva plausibilità.


Sempre in tema di soggetti congrui, il comma 4-bis dell’art. 10 della legge n. 146/1998, prevede che nei confronti dei contribuenti che risultino “congrui” rispetto alle risultanze degli studi di settore (anche per adeguamento in dichiarazione) l’accertamento di tipo presuntivo possa essere effettuato solo al verificarsi di una delle seguenti condizioni:


– l’ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione di tipo presuntivo, sia superiore al 40% dell’ammontare dei ricavi/compensi dichiarati;


– l’ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione presuntiva, superi, in valore assoluto, 50.000 euro.


Ciò impone una particolare attenzione nella fase di selezione, onde individuare le posizioni che risultino fortemente critiche o che possano far presumere un’alterazione dei dati dichiarati ai fini dell’applicazione dello studio, tale da inficiare la validità delle risultanze dello studio medesimo, alla quale è collegata la limitazione dei poteri di accertamento.


Al riguardo andranno utilizzate le risultanze degli accessi brevi che hanno evidenziato dette alterazioni dei dati dichiarati.


Viene segnalato che una adeguata quota di controlli deve essere dedicata al comparto degli esercenti arti e professioni.


Atteso che l’esercizio di attività artistico-professionali avviene, assai di frequente, in assenza di una vera e propria struttura produttiva (il che si riflette sulle caratteristiche degli Studi di settore finora approvati, molti dei quali soggetti a lunghi periodi di sospensione della possibilità di applicare lo strumento presuntivo) i controlli in parola, previa selezione basata sui criteri di rischio, non vanno di norma considerati nell’ambito del piano delle attività istruttorie esterne, privilegiando invece, ricorrendone i presupposti, il ricorso allo strumento dell’indagine finanziaria che appare il più idoneo a ricostruire in via presuntiva, con alto grado di attendibilità, l’effettiva dimensione dei compensi conseguiti.


Strumento di particolare efficacia nel monitoraggio dei comportamenti dei contribuenti soggetti a studi di settore è l’accesso breve per la rilevazione dei dati strutturali e contabili di cui viene sottolineato la duplice funzione di diretta raccolta dei dati necessari alla manutenzione e all’evoluzione dello strumento e di constatazione delle violazioni correlate all’infedele indicazione dei dati o alla sottrazione dall’applicabilità dello studio, mediante indicazioni di inesistenti cause di esclusione o di inapplicabilità.


A tal proposito vengono confermate le istruzioni già impartite per l’anno 2008.


Viene ricordato, inoltre, che nel piano annuale dei controlli 2009 è programmata una quota di accessi brevi per “obblighi strumentali” da destinare all’intera platea delle imprese minori che svolgono attività di cessione di beni e prestazioni di servizi rivolte al pubblico, i quali si aggiungono a quelli, di entità numerica assai superiore, sviluppati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’attività, ad essa specificamente demandata, di presidio del territorio.


Si evidenzia, pertanto, l’esigenza di uno stretto coordinamento con i competenti reparti della Guardia di Finanza, al fine di garantire che gli accessi brevi, così come i controlli più complessi nei confronti della amplia platea in discorso, vengano articolati sul territorio in modo razionale ed idoneo a con


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