Nessuna impugnativa per il preavviso di fermo amministrativo


Non è impugnabile il preavviso di fermo amministrativo che i concessionari per la riscossione inviano ai contribuenti, dovendosi necessariamente attendere l’iscrizione della misura cautelare al P.R.A. (Pubblico Registro Automobilistico).


 


A tale conclusione è pervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8890 del 14 aprile 2009, con la quale è stato respinto il ricorso di una signora che aveva impugnato di fronte al giudice di pace di ….. il preavviso di un fermo amministrativo.


 


L’intervento giurisprudenziale non è di poco conto, ove si considerino le non poche utilità conseguenti all’“anticipo” della tutela esperibile avverso la sanzione accessoria, prima che si rendano comunque dovute le spese di iscrizione al P.R.A. o, in ogni caso, prima che sia impossibile utilizzare il bene mobile intestato al cittadino moroso.


 


Il massimo giudice di legittimità, infatti, ha ritenuto che la comunicazione preventiva di fermo amministrativo (c.d. “preavviso) “non arrecando alcuna menomazione al patrimonio – poiché il presunto debitore, sino a quando il fermo non sia stato iscritto nei pubblici registri, può pienamente utilizzare il bene e disporne – è atto non previsto dalla sequenza procedimentale dell’esecuzione esattoriale e, pertanto, non può essere autonomamente impugnabile ex art. 23 L. 689/81, non essendo il destinatario titolare di alcun interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 c.p.c.”.


 


La pronuncia, seppure resa con riferimento alle impugnative civili (pretese esperibili davanti al giudice di pace o – come nel caso concreto – ex art. 23 L. 689/81 o con azione di accertamento negativo del credito proposta davanti al giudice competente per valore), inevitabilmente finirà per trasferirsi sul piano tributario, nonostante le avvertenze apposte in calce al preavviso notificato dal concessionario descrivano in dettaglio le diverse modalità per proporre ricorso.


 


L’istituto del fermo amministrativo (come previsto e disciplinato dall’ articolo 86 del D.P.R. n. 602 del 1973) è una sanzione accessoria prevista dal codice della strada (articoli 213, 214 Nuovo Codice della strada) per determinate violazioni in aggiunta alla pena pecuniaria e ha effetti sullo status giuridico del bene che risulta non più autorizzato alla circolazione (1).


 


Le disposizioni sulla riscossione introdotte con il DPR 602 del 1973 hanno individuato nel fermo dei beni mobili registrati una forma di riscossione coattiva, alternativa al pignoramento da parte dell’ente creditore. Pertanto, l’art. 86 del DPR n. 602/1973 prevede che “decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il concessionario può disporre il fermo dei beni mobili del debitore o dei coobbligati iscritti in pubblici registri, dandone notizia alla direzione regionale delle entrate ed alla regione di residenza”. La portata della predetta disposizione è stata chiarita dallo stesso legislatore che, con l’art. 3, comma 41 del D.L. 203/2005, ha precisato che “Le disposizioni dell’articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, si interpretano nel senso che, fino all’emanazione del decreto previsto dal comma 4 dello stesso articolo, il fermo può essere eseguito dal concessionario sui veicoli a motore nel rispetto delle disposizioni, relative alle modalità di iscrizione e di cancellazione ed agli effetti dello stesso, contenute nel decreto del Ministro delle finanze 7 settembre 1998, n. 503”.


 


La formulazione della norma, nel sottrarre all’amministrazione finanziaria il potere di disporre il fermo amministrativo, lo assegna esclusivamente ai concessionari che acquisiscono, ovviamente, anche il potere di revocarlo, come precisa l’Agenzia con la ris. n. 64 dell’1/3/2002, ponendo l’accento sul “nesso inscindibile che, sulla base dei principi generali del diritto amministrativo ed in mancanza di una diversa disposizione legislativa, connette la titolarità del potere di emettere un provvedimento e quella di revocarlo”.


 


L’effetto deterrente della disposizione – ma anche la tutela dell’informazione – si avvantaggia della ‘pubblicità’ offerta dalla cartella di pagamento, il cui modificato frontespizio (2) mette in guardia il debitore sulla possibilità che scatti il fermo amministrativo dell’auto a causa del mancato pagamento di quanto dovuto.


 


Sempre in tema di informazione, l’Agenzia delle entrate, con un comunicato stampa del 9 aprile 2003, ha dato notizia di una comunicazione inviata all’Ascotributi (3) con la quale sono state fornite indicazioni ai concessionari del servizio nazionale della riscossione “affinché comunichino preventivamente ai debitori morosi che, in mancanza di pagamento degli importi dovuti entro venti giorni presso i propri sportelli, si provvederà a rendere operativo il fermo amministrativo dei veicoli a motore intestati ai contribuenti inadempienti”.


 


La massiccia applicazione dell’istituto del fermo amministrativo degli autoveicoli, disposta dai concessionari in questi ultimi anni, ha creato un vasto ed articolato contenzioso che si è segnalato, soprattutto, per la difficoltà di individuare con esattezza l’organo dotato di giurisdizione in materia di impugnativa del provvedimento, questione poi finalmente risolta per effetto della legge di conversione n. 248 del 4 agosto 2006 del decreto n. 233/2006 che ha esplicitamente attribuito la cognizione di tali fattispecie al giudice tributario, sempre che esse si riferiscano a tributi oggetto della giurisdizione tributaria, come individuati dall’articolo 2 del D.lg. 546/1992 (4).


 


La misura del fermo amministrativo dei beni mobili registrati è non solo discrezionale, ma si pone come alternativa ad altre egualmente esperibili da parte del concessionario, quali l’esecuzione forzata e l’ipoteca immobiliare, tutte assistite da esplicita tutela giurisdizionale, alla quale il contribuente può ricorrere qualora ritenga di voler contestare i relativi provvedimenti o, comunque, evitare l’ulteriore aggravio – anche economico – della sua posizione (5). Fra l’altro, le misure cautelari cui l’amministrazione può fare ricorso per garantire maggiormente il suo credito sono soggette al preventivo esame ed autorizzazione del giudice tributario, come dispone in proposito l’articolo 22 del D. Lgs. n. 472/1997, a differenza del fermo di beni mobili registrati, esperibile su valutazione assolutamente discrezionale del Concessionario, il quale potrà emetterlo a piacimento, in qualunque momento e, soprattutto, per qualunque importo, anche minimo (6).


 


E’ di tutta evidenza che la sentenza in commento applica correttamente i principi giuridici vigenti, negando l’interesse del ricorrente ad impugnare un provvedimento privo di effetti pregiudizievoli. Ma è anche innegabilmente vero che i tempi del contenzioso – civile e/o tributario – non sempre riescono ad assicurare una sollecita giustizia, soprattutto se lo scarso valore della controversia non assicura alla causa una corsia preferenziale.


 


E’ auspicabile, quindi, che si intervenga al più presto con l’approvazione del decreto previsto dal 4 comma dell’art. 86 (che, inspiegabilmente, a tutt’oggi non è mai stato emanato), in modo da definire compiutamente tutta l’istituto, e, soprattutto, in modo da eliminare l’ulteriore elemento di pregiudizio per i contribuenti, costituito dalla mancanza di una “soglia minima di morosità”, superata la quale si renda applicabile il provvedimento, affinché vi sia una effettiva proporzione fra l’ammontare del debito e il danno arrecato ai cittadini dall’uso massiccio e indiscriminato del provvedimento cautelare.


 


Valeria Fusconi


20 Aprile 2009



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NOTE


(1)      In caso si venisse sorpresi a condurre un veicolo posto sotto fermo amministrativo si incorrerebbe in una ammenda fino a 2.628,15 euro e alla confisca immediata del mezzo.


(2)      In attuazione del decreto del direttore dell’Agenzia 31 marzo 2003, pubblicato sulla G.U. n. 82 dell’8 aprile 2003.


(3)      Nota prot. n. 2003/57413 del 9 aprile 2003, inviata esclusivamente all’Ascotributi, dettante disposizioni ai concessionari per la concreta gestione del fermo amministrativo degli autoveicoli.


(4)      Com’è stato chiarito (BUSCEMA, Il preavviso di fermo: è atto impugnabile innanzi alla commissione tributaria anche se si riferisce a pretese non tributarie? in Commercialista telematico, luglio 2007) “se l’ipoteca o il fermo non facciano riferimento a tributi ma a sanzioni amministrative per violazione del Codice della Strada o a contributi previdenziali, si dovrà ricorrere nel primo caso dinanzi al Giudice di Pace, nel secondo dinanzi al Tribunale del Lavoro (in tal senso, CT Provinciale di Catania sesta sezione sentenza n. 525/6/06 depositata il 28 dicembre 2006).


(5)      Cfr. risoluzione n. 128 del 24 aprile 2002 (in Finanza & Fisco n. 23/2003, pag. 2354) con la quale l’Amministrazione finanziaria ha operato un attento distinguo fra le azioni cautelari poste in essere a tutela del credito (iscrizione di ipoteca e fermo di beni mobili registrati) e atti della procedura esecutiva, ritenendo inapplicabili alle azioni di tutela del credito erariale i commi successivi al primo dell’articolo 50 ed osservando che “il vincolo previsto dalla norma in esame, posto a tutela del contribuente nei confronti della procedura esecutiva immobiliare, non può estendersi anche alle azioni cautelari del credito, la cui esperibilità è condizionata unicamente allo scadere del termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, in virtù del rinvio all’articolo 50, comma 1, del DPR n. 602/1973, contenuto nelle norme che regolano tali azioni”.


(6)      Con la nota n. 4887 del 5 luglio 2007 Equitalia ha previsto due differenti soglie per l’applicazione delle misure cautelari dell’ipotesa e del fermo amministrativo: a) nel caso in cui la somma dovuta risulti inferiore a 10.000 euro, il concessionario prima di poter iscrivere ipoteca sul bene immobile del contribuente, dovrà procedere al fermo amministrativo dei beni mobili registrati previo idoneo avvertimento. Se continua a persistere la morosità del debitore, il concessionario sarà legittimato all’iscrizione della ipoteca, ma la stessa dovrà obbligatoriamente essere preceduta da una diffida da comunicare tempestivamente al contribuente; b) nel caso invece in cui la somma dovuta risulti superiore alla soglia dei 10.000 euro, il concessionario della riscossione sarà immediatamente autorizzato all’iscrizione dell’ipoteca senza necessità di preavvertire il debitore.


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