L’accertamento va notificato anche al rappresentante della società


          L’accertamento notificato alla società, divenuto ormai definitivo, deve essere notificato anche al rappresentante della società stessa, il quale non risulta vincolato in alcun modo sul piano delle conseguenze sanzionatorie.


          Il principio che precede è contenuto nella sentenza n. 4622 depositata il 26 febbraio 2009 della Corte di Cassazione (Sezione tributaria) in cui si afferma che l’ufficio non può notificare a proprio piacimento atti impositivi ritenendo che siano privi di effetti giuridici, atteso che ogni atto produce effetti e se un atto viene definito inutile dallo stesso emittente si determinano dei danni nella sfera giuridica del destinatario che il giudice può liquidare a favore di quest’ultimo.


L’art. 98, comma 6, del Dpr n. 602 del 1973, soppresso dall’art. 16 d lgs  n. 471 del 1997, stabiliva che sono obbligati in solido al pagamento delle sopratasse o delle pene pecuniarie con il soggetto passivo o con il soggetto inadempiente coloro che ne hanno la rappresentanza. Detta solidarietà tra legale rappresentante e società di capitali sussiste solo nel caso di sopratasse e pene pecuniarie attinenti a violazione delle norme relative all’accertamento delle imposte sui redditi, mentre non sussiste in tema di riscossione allorché si versi nel settore diverso della riscossione.(1) La giurisprudenza di merito ritiene che il citato art. 98, che risulta abrogato, è norma di natura sostanziale avente portata retroattiva, pertanto l’ufficio  deve rimborsare agli eredi del contribuente quanto era stato corrisposto alla stregua della norma abrogata (2).


 


La responsabilità degli amministrativi per le sanzioni pecuniarie, a seguito dell’entrata in vigore del d. lgs n. 472 del 1997, è stata diversamente disciplinata, atteso che la nuova normativa ha previsto che dette violazioni sono imputate direttamente alle persone fisiche che hanno operato come amministratori o rappresentanti, a differenza del sistema previdente la richiamata responsabilità incombeva direttamente sui contribuenti, anche se persone giuridiche o società (3). Peraltro la notifica di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società eseguita anche all’amministratore ha la funzione di preventiva conoscenza in vista di una sua futura ed eventuale responsabilità solidale ai fini del pagamento delle sanzioni (CTR Lazio, Sez. XII, 9 maggio 2008, n. 21).


 


Nel caso portato al vaglio della Corte di Cassazione il contribuente, amministratore di una società, ha impugnato due avvisi di accertamento con cui l’ufficio aveva rettificato la dichiarazione della società stessa, eccependo, tra l’altro, il mancato versamento delle ritenute d’acconto sugli utili distribuiti ai soci. La Commissione tributaria di primo grado ha accolto il ricorso del contribuente ritenedo illegittimo l’accertamento effettuato con metodo induttivo e respingendo l’eccezione di difetto di legittimazione sollevata dall’ufficio. I giudici tributari di appello hanno invece accolto le eccezioni dell’ufficio ritenendo che il contribuente non fosse legittimato ad impugnare gli atti in contestazione, essendo estraneo alla società, reale soggetto passivo.


 


La Suprema Corte, nell’accogliere il terzo motivo del ricorso proposto dal contribuente, il quale lamentatava la violazione del citato art. 98 del Dpr. n. 602 del 1973, ha ritenuto che nel caso specifico la notifica degli avvisi di accertamento non era un atto “indifferente” per il contribuente, atteso che l’accertamento notificato alla società era divenuto definitivo. La difesa del contribuente, che all’epoca de fatti era l’amministratore della società, non può essere limitata alla sussistenza del vincolo della obbligazione solidale, come erroneamente sostenuto dalla CTR, ma deve estesa a tutti i profili relativi alla violazioni contestate, presupposto dei profili sanzionatori.


Pertanto, al fine di poter predisporre una efficace tutela giudiziaria da parte del contribuente, gli atti impositivi dovevano essere notificati anche all’amministratore, tant’è che la mancata impugnazione dell’avviso notificato alla società non vincola in alcun modo quest’ultimo sul piano delle conseguenze sanzionatoria.


 


I giudici di legittimità, in via innovativa, hanno affermato che l’ufficio non può notificare a proprio piacimento atti impositivi che risultano privi di effetti giuridici e pretendere che il contribuente rimanga tranquillo. Ogni atto giuridico produce effetti e se un atto viene definito inutile dallo stesso emittente occorre domandarsi perché sia stato adottato e notificato, fermo restando gli effetti di danno che possono prodursi nella sfera giuridica del destinatario, a prescindere dalle intenzioni dell’emittente (nel caso specifico è evidente che il destinatario degli atti ha la necessità di rivolgersi ad un professionista al fine di verificare se e quali effetti possa produrre un atto definito “innocuo” dalla controparte, diversamente da quanto verificatosi nella specie).


 


Enzo Di Giacomo


27 Aprile 2009








NOTE


(1) C.T.R Molise, Sez. I, 14 febbraio 2006, n. 2


 



(2) Cfr. Comm Trib Centr, Sez. I, 19 aprile 2007, n. 3324; Comm. Trib. Centr, Sez XI, 3 marzo 2006, n. 1780


(3) C.T.C. 6 dicembre 2006, n. 9930


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