Il fisco si ammorbidisce sullo scomputo delle ritenute


          Il fisco si ammorbidisce sulla problematica dello scomputo delle ritenute d’acconto non ritualmente certificate dal sostituto, indicando modalità sostitutive – ma egualmente garantiste –  per rimediare alla mancanza della prescritta attestazione nei casi in cui il prelievo alla fonte sia stato comunque operato.


          E’ questo il contenuto della ris. n. 68 del 19 marzo scorso con la quale l’Agenzia ha modificando radicalmente  il precedente orientamento  (Forum del 19 maggio 2007), teso a negare al contribuente (sostituito) l’autoliquidazione  dell’imposta complessiva scomputando le ritenute sulla base della propria documentazione (parcella e registro cronologico delle movimentazioni finanziarie) la quale, non provenendo dal sostituto,  secondo le finanze era ritenuta  inidonea ad attestare il prelievo tributario da questi operato. Oggi l’amministrazione finanziaria ha cambiato idea, finalmente indicando modalità sostitutive di certificazione delle ritenute fiscali operate sui  redditi di lavoro autonomo e d’impresa, nel meritevole intento di evitare inutili penalizzazioni al contribuente/sostituito.


          Sulla questione ero già intervenuta su queste stesse pagine a gennaio scorso, commentando una interessante sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Bari (n. 48 del 16 giugno 2008 (1)) che – in palese disaccordo con la prevalente giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 5020/2003, n. 10613/2000, n. 10057/2000, n. 6292/2000, n. 2611/2000, n. 2212/2000) – ammetteva lo scomputo anche nei casi in cui il contribuente dimostri con idonea documentazione (copia delle parcelle e delle relative rimesse bancarie) di aver ricevuto il compenso spettante al netto della ritenuta di legge.


          L’intervento di prassi in commento si pone a garanzia e tutela del diritto del contribuente a non essere assoggettato ad un doppio prelievo fiscale sullo stesso compenso, nel caso in cui il committente abbia omesso il rilascio della certificazione di legge. Nello stesso tempo l’Agenzia, con la ris. 68/2009,  da  concreta attuazione al disposto dell’art. 10 della L. n. 212/2000 in tema di “tutela dell’affidamento e della buona fede“, trattandosi di principi radicati nell’intero ordinamento giuridico, a garanzia dei rapporti che si instaurano tra soggetti privati relativamente alle varie vicende negoziali che li riguardano.


          L’Agenzia muove dall’assunto che “la  locuzione  <certificazioni richieste ai contribuenti> utilizzata dall’articolo 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973 si riferisca non soltanto alle certificazioni rilasciate dai  sostituti d’imposta  ai sensi dell’articolo 4, comma  6-bis  e 6-ter, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322. La stessa, invero, assume  una portata più ampia, idonea a consentire anche l’utilizzo di certificazioni diverse” e “ciò torna particolarmente  utile  nei  casi in cui il contribuente non abbia ricevuto, nei termini di legge, dal sostituto d’imposta la certificazione delle ritenute effettivamente subite“.


          In ordine alle modalità sostitutive di certificazione del prelievo operato dal sostituto, il documento di prassi  fa riferimento a tutto ciò che “che sia in grado di documentare l’effettivo assoggettamento  a  ritenuta  tramite  esibizione  congiunta della fattura e  della  relativa  documentazione,  proveniente  da  banche  o  altri intermediari finanziari,  idonea  a  comprovare  l’importo  del compenso netto effettivamente percepito,  al  netto  della ritenuta, così come risulta dalla predetta fattura“. A tale documentazione extra contabile andrà allegata “una  dichiarazione  sostitutiva di atto notorio in cui il contribuente dichiari, sotto la propria responsabilità, che la  documentazione  attestante  il   pagamento si  riferisce  ad  una determinata fattura regolarmente contabilizzata.”                                                   


          Secondo le finanze l’autocertificazione che accompagna la fattura nella quale è indicata l’ammontare della ritenuta corrisposta nonché la documentazione rilasciata da banche o altri operatori finanziari attestante l’avvenuto versamento dell’imposta, “assume un valore probatorio  equipollente  a  quello della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta, rilevando la stessa  come  “dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’” di cui all’articolo 47 del d.P.R. 28 novembre 2000, n. 445 (Testo Unico delle disposizioni  legislative e  regolamentari in materia di  documentazione amministrativa),   che   tiene   luogo   della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta”.


          Come avevo osservato, l’intervento di prassi introduce un elemento di equità fiscale nel rapporto di sostituzione nel quale il contribuente/sostituito costituisce innegabilmente la parte contrattuale più “debole” dell’obbligazione tributaria, potendo al massimo sollecitare il rilascio della certificazione, in mancanza della quale rischia di  dover corrispondere due volte la stessa imposta, in palese violazione del  generale principio del divieto di doppia imposizione, posto dagli artt. 7 e 67 del DPR n. 600/1973.


Valeria Fusconi


4 aprile 2009


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NOTE


(1) Nello stesso senso anche CTR Lombardia (sentenza n. 188/2001 e  C.T.P. Ragusa n. 116/2007) la quale ha ritenuto che la prova dell’avvenuta ritenuta di acconto possa essere fornita con qualsiasi mezzo utile allo scopo, anche diverso dalla rituale certificazione del sostituto


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