G.D.F.: le indicazioni operative in ordine alle indagini finanziarie


          La Guardia di Finanza, come è noto, ha reso pubblica la circolare n. 1/2008 sull’attività di verifica.


          Dalla lettura dei quattro volumi emerge l’attenzione delle Fiamme gialle sulle indagini finanziarie.


          Esaminiamo la problematica, puntando la nostra attenzione sulle indicazioni operative date ai militari, che costituiscono comunque l’aspetto sicuramente più rilevante anche per i soggetti verificati.


 


 


Il dettato normativo


 


          La procedura delle indagini finanziarie delineata agli artt. 32, comma 1, nn. 2), 6 bis e 7) e 51, comma 2, nn. 2), 6 bis e 7), rispettivamente dei DD.P.R. n. 600/73 e n. 633/72, contempla un particolare valore probatorio, di tipo presuntivo, normativamente attribuito ai dati ed alle notizie rilevabili dalla documentazione acquisita a seguito della procedura stessa.


          Di fatto, ai fini reddituali:


        gli importi a qualsiasi titolo accreditati nell’ambito dei rapporti intrattenuti e delle operazioni effettuate dai contribuenti con gli operatori finanziari, sono posti a base della ricostruzione di qualsiasi categoria reddituale quali componenti positivi di reddito (proventi, ricavi, compensi, ecc), qualora il contribuente non dimostri di averne tenuto conto ai fini della determinazione del reddito stesso o che le operazioni relative sono fiscalmente irrilevanti;


        gli importi riscossi, non risultanti dalla contabilità e, quindi, soltanto nei riguardi dei contribuenti soggetti ad obblighi contabili, a queste medesime condizioni e se non ne viene indicato il beneficiario, si considerano ricavi o compensi e sono quindi utilizzabili per la rettifica del reddito d’impresa o di lavoro autonomo.


 


          Ai fini IVA, i versamenti non giustificati sono considerati “vendite in nero” ed i prelevamenti “acquisti in nero“, sempre che il contribuente non dimostri di averne tenuto conto nelle dichiarazioni ovvero che non si riferiscono ad operazioni imponibili.


          La disciplina in esame, contempla la possibilità/facoltà (e non obbligatorietà) di invitare il contribuente a comparire di persona o a mezzo di rappresentante, specificando che le richieste fatte e le risposte ricevute risultino da verbale sottoscritto o che riporti il motivo della mancata sottoscrizione, di cui copia il contribuente ha diritto di  ricevere.


          Nell’ipotesi però in cui i verificatori procedano al contraddittorio il vademecum della G.d.F. rileva la necessità del rispetto di una determinata procedura: formale convocazione del soggetto, che può risultare da uno specifico invito allo stesso notificato, ovvero da una attestazione inserita nel processo verbale di verifica ovvero delle operazioni compiute. In tale ultimo documento, inoltre, devono essere illustrate le ragioni della convocazione, le risultanze dell’esame della documentazione bancaria, postale o finanziaria, le differenze emerse tra questa e la contabilità esaminata e/o la dichiarazione, distintamente per le diverse annualità sottoposte a controllo, la richiesta rivolta al soggetto di fornire i relativi elementi di riscontro, comprovanti l’avvenuta contabilizzazione delle operazioni riportate nella documentazione stessa, ovvero la circostanza che le operazioni medesime non assumono rilevanza ai fini fiscali, oppure che non si riferiscono ad operazioni imponibili.


 


Più in dettaglio, “devono essere poste a confronto le risultanze delle scritture contabili ed i dati complessivi della documentazione finanziaria, dai quali vanno escluse le operazioni cosiddette neutre, quali giro conti tra cassa e banca, banca e cassa, banca e banca, ecc., in modo da ottenere il totale delle effettive disponibilità finanziarie  del contribuente controllato”. 


          In pratica, “per quanto concerne più specificamente le operazioni finanziarie movimentate in conti, vanno sommati tutti i versamenti effettuati nei conti accesi presso banche, uffici postali ed altri operatori finanziari, a cui vanno sottratti i versamenti di somme che corrispondono a meri spostamenti di masse finanziarie che non  comportano variazioni di disponibilità e, successivamente, deve essere sommato il  totale derivante dal dare della cassa, depurato del saldo iniziale e dei versamenti in esso effettuati di somme provenienti dai conti correnti intestati al soggetto verificato; l’importo finale in tal modo determinato rappresenterà il totale delle entrate effettive, vale a dire il totale delle risorse finanziarie disponibili, che dovrà necessariamente corrispondere al totale delle operazioni da cui derivano i redditi dichiarati ed i relativi componenti positivi”.


 


          Tali operazioni devono risultare dal processo verbale relativo alle operazioni di controllo.


          Analogamente, in detto documento devono essere riportate le richieste formulate al contribuente imprenditore, ai fini delle imposte sui redditi, relativamente ai prelevamenti risultanti nei conti esaminati, al fine di consentirgli di indicarne il soggetto beneficiario e superare in tal modo il meccanismo di legge che collega alle operazioni di addebito ricavi presunti.


          Naturalmente, le risultanze delle indagini finanziarie possono essere utilizzate, pure nei confronti di un soggetto diversi da quello nei cui riguardi la procedura è stata posta in essere, ove si dimostri, anche in base a presunzioni gravi, precise e concordanti, che il primo sia il titolare di fatto dei rapporti finanziari oggetto degli accertamenti, secondo lo schema dell’interposizione fittizia, di cui all’art. 37, comma 3, del D.P.R. n. 600/73.


          Del resto, afferma correttamente il documento, se fosse preclusa l’utilizzabilità delle risultanze finanziarie nei riguardi di soggetti diversi rispetto a quello nei cui confronti le stesse sono state esperite, si verrebbe a creare il rischio di “asimmetrie” fra quanto constatato nei confronti di questo e la sua controparte in  certe operazioni fiscalmente rilevanti.


 


 


Indicazioni operative 


 


          L’esigenza di improntare l’attività ispettiva su linee d’indirizzo uniformi, anche per evitare situazioni di incertezza, ha indotto la Guardia di Finanza ad adottare particolari soluzioni operative, distinguendo due ipotesi.


 


 


Utilizzo delle risultanze delle indagini finanziarie, nel quadro di un  approccio ricostruttivo della base imponibile di tipo analitico o analitico – induttivo


 


          In questa ipotesi, nei confronti di esercenti attività di impresa, tutti i prelevamenti non contabilizzati e che non risultino fiscalmente irrilevanti saranno considerati ricavi, a meno che il contribuente non ne indichi, in qualsiasi modo, il beneficiario, senza alcuna considerazione di eventuali costi che il contribuente affermi di avere sostenuto che non risultino provati da riferimenti documentali connotati dai requisiti della  certezza e delle precisione.


          Nei confronti dei lavoratori autonomi, tutti i prelevamenti non contabilizzati e che non risultino fiscalmente irrilevanti saranno considerati, parimenti, compensi, a meno che il contribuente non ne indichi, in qualsiasi modo, il beneficiario, senza alcuna considerazione di eventuali costi che il contribuente affermi di avere sostenuto e che non risultino provati da riferimenti documentali connotati dai requisiti della certezza e delle precisione.


 


          Con specifico riferimento a quei prelievi rispetto ai quali il contribuente ritenga di essere sollevato dall’onere di fornire la dimostrazione della relativa irrilevanza fiscale per essere gli stessi, in relazione all’entità del relativo importo ed alle sue normali esigenze personali o familiari, riconducibili nella gestione extra  professionale, i verificatori:


– “daranno atto a verbale delle dichiarazioni in tal senso spontaneamente rilasciate dal lavoratore autonomo, acquisendo ogni utile documentazione dallo stesso eventualmente fornita a supporto della natura extra- professionale della spesa;


– formuleranno a verbale le proprie considerazioni al riguardo, avendo cura di argomentare in maniera puntuale le ragioni per le quali ritengano eventualmente che singoli prelevamenti, per i quali non sia stata fornita  documentazione utile a dimostrarne la natura extra-professionale, possano effettivamente essere considerati in tal senso, avuto riguardo, soprattutto, all’entità dell’importo ed alle normali esigenze personali del contribuente;


– rimetteranno le dichiarazioni del contribuente, la documentazione a supporto da questo eventualmente fornita, da cui non emerga in maniera palese la natura extraprofessionale della spesa, nonché le proprie considerazioni, alle autonome ed esclusive valutazioni dell’Ufficio competente all’azione di accertamento, che procederà eventualmente, se del caso espungendo dall’ammontare dei compensi complessivamente segnalati per il recupero a tassazione nei termini anzidetti, quelli ritenuti riconducibili all’area extra-professionale”.


 


          A titolo esemplificativo, una documentazione palesemente comprovante la natura extra-professionale della spesa, potrebbe essere rappresentata da documenti attestanti il sostenimento di costi per l’istruzione dei figli, per la ristrutturazione di abitazioni, per viaggi, ecc., recanti data prossima a quella del prelevamento e con questo coincidenti, sostanzialmente, per importo. 


 


 


Utilizzo delle risultanze delle indagini finanziarie, nel quadro di un approccio ricostruttivo della base imponibile di tipo puramente induttivo


 


          In questa seconda ipotesi, sia nei confronti di esercenti attività d’impresa, quanto nei riguardi di lavoratori autonomi, i verificatori procederanno nel senso indicato sopra, rappresentando in aggiunta al competente Ufficio tutti gli elementi eventualmente acquisiti, di natura documentale o di altro genere, che possano essere di ausilio all’Ufficio stesso per il riconoscimento, anche in misura percentuale, dei costi, nell’ambito della procedura di accertamento induttivo.


 


Francesco Buetto


20 aprile 2009


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