Trattamento tributario contributi nelle aziende di trasporto pubblico locale


          L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 9 del 13 marzo 2009 affronta la particolare norma interpretativa contenuta nel comma 310 dell’articolo 1 della legge 244/2007 (Finanziaria 2008), secondo cui il trattamento tributario dei contributi versati per il ripiano delle perdite di esercizio delle aziende o dei consorzi di trasporto pubblico locale non rileva al fine del calcolo del pro rata di deducibilità degli interessi passivi ai sensi dell’articolo 61 del Tuir, in vigore dal 1° gennaio 2008, ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del Tuir, in vigore dal 1° gennaio 2004.


          La legge n. 151 del 1981 (“Legge quadro per l’ordinamento, la ristrutturazione  ed  il  potenziamento dei trasporti pubblici locali. Istituzione del Fondo nazionale per il ripiano dei disavanzi di esercizio e per gli investimenti nel settore”) aveva individuato i principi fondamentali in materia di trasporto pubblico locale. In particolare, l’articolo 5, comma 1  della citata legge stabiliva che i contributi per l’esercizio e per gli investimenti  relativi  ai  servizi di trasporto pubblico locale erano erogati  dalla  Regione  direttamente  ovvero tramite gli enti locali o loro consorzi, sulla base di principi e  procedure stabiliti con legge regionale e secondo i criteri individuati al  successivo articolo 6. L’articolo 9 della medesima legge n. 151 del 1981 prevedeva l’istituzione, a  partire dall’esercizio finanziario 1982, di un  Fondo nazionale per il  ripiano  dei  disavanzi  di  esercizio delle aziende di trasporto pubbliche e private, “presso il Ministro dei trasporti“.


          Successivamente, per effetto dell’articolo 3, comma 1 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, la competenza in materia di erogazione dei contributi è stata trasferita alle Regioni, con la soppressione di fatto del predetto Fondo. Il trattamento fiscale dei predetti  contributi è stato disciplinato dall’articolo 3, comma 1 del decreto-legge 9 dicembre 1986, n. 833  (“Misure urgenti  per  il   settore dei trasporti locali“), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1987, n. 18, con una disposizione che, ai sensi del successivo comma 3, ha “valore di interpretazione autentica“. In particolare è stato chiarito dal legislatore che le  somme in questione “non sono da considerarsi   componenti  positive del reddito e quindi non sono comprese tra i ricavi previsti dall’articolo 53 del  decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,  n.  597.” 


La norma interpretativa introdotta dalla Finanziaria 2008


          Con il comma 310 dell’articolo 1 della Finanziaria 2008  il  legislatore ha stabilito, con  disposizione interpretativa, che i  contributi  in  esame “non rilevano ai fini degli articoli 61 e 109, comma 5, nonché dell’articolo 84, comma 1, quarto periodo, del testo unico delle imposte sui  redditi,  di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni“.  La norma di interpretazione autentica  di  cui  al  comma 310 dell’articolo 1 della finanziaria 2008 ha inteso superare le problematiche interpretative sorte in merito al trattamento fiscale dei contributi erogati dalle Regioni per il ripiano delle perdite di esercizio delle aziende o  dei consorzi di trasporto pubblico locale, chiarendo a tal fine che per le somme in questione trova applicazione l’ulteriore agevolazione della non rilevanza:



  • ai fini dei limiti alla deducibilità proporzionale degli interessi passivi (articolo 61 del TUIR);

  • delle spese generali (articolo 109 del TUIR);

  • ai fini della limitazione quantitativa al riporto delle perdite pregresse (articolo 84 del TUIR).

          L’ambito di applicazione della predetta norma di interpretazione autentica non si riflette sulla disciplina della deducibilità  degli interessi passivi per i soggetti IRES, secondo quanto previsto dall’articolo  96 del DPR 917/86. Per effetto delle modifiche attuate dal legislatore, il testo vigente  dell’articolo 96, comma 1 prevede che “Gli  interessi passivi e gli oneri  assimilati diversi da quelli compresi nel costo dei beni ai sensi del comma 1,  lettera b), dell’articolo 110, sono deducibili in ciascun periodo d’imposta  fino  a concorrenza degli interessi attivi  e  proventi  assimilati.  L’eccedenza  è deducibile nel limite del 30 per cento del risultato operativo  lordo  della gestione caratteristica…”. Tenuto conto della ratio della norma di interpretazione autentica di cui all’articolo 1, comma 310 della Finanziaria 2008, l’Agenzia delle Entrate ritiene, quindi, che i soggetti IRES non debbano tenere conto delle somme in esame ai fini del rapporto di cui al previgente testo dell’articolo 96.  


Le conclusioni


          Dopo una lunga e articolata ricostruzione della normativa in materia l’Agenzia delle Entrate per  effetto della norma in  questione è dell’avviso  che non sia più sostenibile la tesi sostenuta con la risoluzione n. 126/E  del  2005, che aveva accolto un’interpretazione diversa da quella ora fatta   propria dal legislatore. La risoluzione nell’invitare gli uffici dell’Agenzia a  riesaminare, caso per caso, il contenzioso pendente in materia e a provvedere al relativo abbandono, sempre che non siano sostenibili altre questioni, evidenzia che,  trattandosi  di  norma di interpretazione autentica, questa esplica  efficacia  retroattiva. 


Federico Gavioli


24 Marzo 2009


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