Studi di settore: la gestione del contraddittorio (sesta parte).Esame, attività per attività, delle tante motivazioni sostenibili per giustificare il mancato raggiungimento della congruità dei ricavi


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          La funzione del contraddittorio è fondamentale, poiché è quella la sede in cui il contribuente può indicare le ragioni che, a suo avviso, non permettono di applicare lo studio di settore, ovvero  la presenza di cause che hanno influito sul mancato raggiungimento del ricavo da studio si settore.


          Proseguiamo la carrellata dei documenti di prassi, analizzando le indicazioni della circolare n. 38/E del 12 giugno 2007.


                 La circolare n. 38/E del 12 giugno 2007 fornisce una serie di chiarimenti in ordine alle principali novità relative agli studi di settore in vigore dal periodo d’imposta 2006.


          In particolare, l’allegato 3 alla circolare n. 38/2007 offre pure delle indicazioni utili da utilizzare per il contraddittorio con l’ufficio, come elemento di segnalazione delle possibili situazioni di difficoltà economica, distinti per comparti.



COMPARTO MANIFATTURE


          Gli elementi utili per il contraddittorio:


– l’utilizzo del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni o a forme di sospensione dell’attività lavorativa;


– nell’ambito dello Studio di settore TD05U – Produzione e conservazione di carne -, si dovrà prestare particolare attenzione all’eventualità che si verifichino situazioni di non coerenza sull’indicatore “Valore Aggiunto per Addetto” relativamente alle imprese che, per la peculiarità del processo produttivo, sono costrette a ricorrere all’esternalizzazione di alcune fasi del processo di trasformazione;


– nell’ambito dello Studio di settore TD11U – Fabbricazione di olio di oliva e di semi – , occorre tenere in considerazione che le imprese che svolgono l’attività di estrazione dell’olio dalle sanse possono presentare ricavi inferiori rispetto a quelli dei produttori dell’olio di oliva, e  potranno dimostrare, quindi, in sede di contraddittorio con l’Ufficio locale, che le eventuali situazioni di non congruità  possono ritenersi in tutto o in parte giustificate dalla mancanza di un apposito cluster di riferimento. Infine gli Uffici locali dovranno tener conto di alcune specificità del settore oleario, come l’andamento delle produzioni olivicole, che possono subire forti oscillazioni quantitative, dei prezzi sui mercati nazionali ed esteri;


– per l’attività di finissaggio dei tessili – che sta attraversando un processo di riorganizzazione causato dalla situazione di crisi che interessa da alcuni anni l’intero comparto tessile (la rapida riduzione dei volumi di tessuti e filati oggetto di produzione in Italia, ha finito per creare un eccesso di offerta alla quale ha fatto seguito una contrazione rapida delle tariffe di lavorazione. Le tariffe medie di mercato sono attualmente, in valore assoluto, analoghe a quelle di 10 anni fa, a fronte di costi di produzione, come l’energia elettrica, il gas metano e la manodopera, che sono notevolmente aumentati. Si è modificata anche la tipologia di produzione. Inoltre sempre più spesso vengono richieste produzioni di piccoli lotti che comportano costi energetici ed utilizzo di manodopera simili a quelli necessari per la produzione di grandi quantitativi), – occorre prestare la dovuta attenzione alle circostanze rappresentate in merito alla difficile congiuntura economica del settore. Inoltre, in caso di mancato adeguamento ai risultati dello studio di settore, il contribuente, in sede di contraddittorio, potrà rappresentare i motivi dello scostamento tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quello puntuale di riferimento e chiedere che vengano considerati debitamente le circostanze di crisi economica del settore sopra richiamate suscettibili di possibili anomalie anche ai fini della stima della congruità;


– per il comparto manifatture atteso che il valore dei beni strumentali ha sempre assunto un peso notevole  nella funzione di ricavo, è necessario valutare “l’effettivo utilizzo” dei macchinari, anche sulla base dei consumi inerenti ai predetti beni. Inoltre, si richiama l’attenzione degli Uffici sulla valutazione dell’età e del livello di obsolescenza dei macchinari (infatti, tener conto esclusivamente del valore a costo storico degli stessi  potrebbe non essere sempre indicativo del loro effettivo grado di efficienza e di apporto produttivo, generando conseguentemente situazioni di incoerenza rispetto agli indicatori economici utilizzati);


– in ordine allo studio di settore TD17U – Fabbricazione di altri prodotti in gomma, lastre, fogli, tubi e profilati in materie plastiche, ecc. – viene evidenziato che il comparto delle piccole e medie imprese di tale settore sta registrando, negli ultimi anni, una congiuntura economica non favorevole, a causa, tra l’altro, della concorrenza sempre più insidiosa dei paesi emergenti, ed in particolare della Cina, che incide pesantemente sulla competitività delle imprese, anche se il quadro previsionale dell’evoluzione delle attività economiche del settore, già a partire dall’anno 2006, indica una leggera ripresa della produzione e delle vendite.


          Sempre l’allegato 3 alla circolare n.38/2007 si occupa specificamente di alcune realtà:








Laboratori di corniciai


La particolare tipologia di attività svolta dai laboratori di corniciai, ha reso necessario, per gli estensori del documento di prassi n. 38/2007, richiamare l’attenzione degli Uffici, nello svolgimento dei controlli, su alcuni punti di particolare rilevanza:


– i beni strumentali incidono in misura minore rispetto ad altri fattori sulla capacità dell’impresa di produrre ricavi. L’attività è generalmente svolta in locali di ridotte dimensioni che non consentono l’acquisto di rilevanti beni strumentali. L’acquisizione di beni strumentali nuovi, infine, non si verifica frequentemente nel corso dell’attività. Di conseguenza, la vita media dei beni strumentali dei corniciai risulta essere molto più lunga rispetto a quella di  altri settori. Questo fenomeno può comportare un’usura dei beni impiegati con conseguente calo di produttività;


– gli acquisti di materia prime possono risultare superiori alle esigenze produttive ed al volume di produzione, poiché le imprese sono costrette ad acquistare merci in quantità maggiore rispetto alla momentanea necessità a causa delle oscillazioni di prezzo ed anche per realizzare economie di scala, nonché per la necessità di fornirsi di un vasto campionario nel tentativo di contrastare la forte concorrenza della grande distribuzione. Questa modalità di approvvigionamento può determinare anomalie per quanto riguarda l’indicatore di coerenza della durata delle scorte;


– altri fattori possono incidere sul sovradimensionamento del magazzino (l’influenza del “fattore moda”, cui risulta soggetta l’attività dei corniciai, oltre alla deperibilità di alcune materie prime, nonché la necessità di differenziare l’offerta per la forte concorrenza che proviene dalla grande distribuzione).


Ed ancora la circolare n. 38/2007 richiama le precedenti indicazioni diramate con la circolare n. 39/E del 17 luglio 2003, nella quale era stato evidenziato che: “… occorre tener presente che la forte concorrenza determinata in questi ultimi anni dall’apertura di grossi centri commerciali e centri bricolage, che offrono articoli di modesta qualità a prezzi molto bassi, potrebbe costringere le aziende a praticare riduzioni di prezzo su articoli di qualità superiore con margini di ricarico minimi….”.









Riciclaggio e commercio all’ingrosso di rifiuti e  rottami


La particolare tipologia di attività svolta dalle aziende operanti nel comparto interessato dallo studio TD30U, ha portato l’Agenzia delle Entrate a richiamare l’attenzione degli Uffici, nello svolgimento dell’attività di controllo, su alcuni punti di particolare rilevanza:


– esiste una oggettiva difficoltà nella valutazione delle giacenze di magazzino, dovuta essenzialmente al fatto che esse risultano soggette a indici di variabilità superiori alla media e caratterizzate dalla cospicua presenza di elementi aleatori, correlati alla capacità di assorbimento del mercato. I materiali riciclati, infatti, possono,  nel passaggio  da un esercizio d’imposta all’altro, risultare scarsamente commerciabili e, quindi, soggetti ad una sensibile perdita di valore, che,  nei casi estremi di assoluta invendibilità, potrebbero generare la necessità di sostenere nuovi costi per successive ed  eventuali operazioni di smaltimento e/o recupero;


– nell’esame delle singole realtà relative al settore di riciclaggio di materie plastiche, gli Uffici dovranno tenere in considerazione che il differente trattamento dei materiali che risulta necessario per il riciclaggio di plastica post-consumo o di scarti da una parte, e per quello dei rifiuti plastici industriali dall’altra, può incidere sulle strutture aziendali e determinare costi di gestione diversi;


– in relazione al fenomeno dell’automatizzazione che tende a caratterizzare sempre maggiori fasi dell’attività di riciclo, occorre ricordare che già nelle circolari 54/E del 2001 e 39/E del 2003 relative, rispettivamente, agli studi SM26U e SD30U, veniva richiamato all’attenzione degli Uffici il fenomeno relativo ai cospicui investimenti che le imprese interessate dallo studio in oggetto erano e sono tenute a sostenere per adempiere agli obblighi imposti dalla normativa di settore,  investimenti che, peraltro, non sempre sono correlabili ad una più elevata capacità di produrre ricavi;


– nel settore del riciclaggio di materie plastiche si assiste ad un peggioramento qualitativo dei materiali da riciclare che può determinare situazioni critiche in cui, pur in presenza di impianti altamente automatizzati, risulta necessario un maggior intervento di manodopera per la selezione manuale delle impurità. Lo studio di settore TD30U ha tenuto in debita considerazione tale problematica, non solo inserendo la variabile “selezione manuale delle impurità” all’interno della sezione “Fasi della lavorazione” ma, soprattutto, utilizzandola all’interno dell’analisi discriminante diretta all’individuazione dei gruppi omogenei delle imprese operanti nel comparto;


– i costi che le imprese sostengono per ricorrere a cooperative fornitrici di manodopera e di altri servizi temporanei  allo scopo di  ottimizzare i costi ed avere elevata flessibilità nella capacità di riciclo possono essere considerati sostitutivi di quei costi che sarebbe necessario sostenere nel caso in  cui tutta l’attività fosse svolta internamente da parte delle imprese, con assunzione diretta di manodopera dipendente.


COMPARTO DEL COMMERCIO


          Anche per il Comparto del commercio, per specifiche realtà economiche, vengono offerte interssanti spunti di riflessione.









Farmacie


L’Ufficio avrà cura di verificare, in fase del contraddittorio, la documentazione dalla quale risulti l’ammontare complessivo dei ricavi derivanti dalla vendita di medicinali senza ricetta (SOP e automedicazione/OTC), sui quali e’ stato praticato lo sconto ai sensi del D.L. 27 maggio 2005, n. 87, convertito della legge 26 luglio 2005, n. 149 e D.L. 4 luglio 2006 n. 223, convertito dalla Legge 4 agosto 2006 n. 248, nonché l’ammontare complessivo dello sconto effettuato ai sensi della normativa richiamata. Inoltre, andrà verificata la documentazione dalla quale risultano le consistenze di magazzino di farmaci di Fascia A alla data del 01/01/2006 e del 31/12/2006.









Commercio all’ingrosso di cuoio, pelli e pellicce


In relazione all’applicazione di questo studio occorre considerare il valore che assume l’indice di rotazione di magazzino nei confronti dei soggetti che si approvvigionano di pelli tramite aste, che si svolgono a dicembre di ogni anno e determinano l’introduzione in stock della merce che entrerà in campionario nell’esercizio successivo.


L’analisi delle imprese che fanno ricorso a tale tipologia di acquisto ha evidenziato che, per alcune di esse, l’indice di rotazione si colloca sulla fascia alta della relativa scala ventilica, con una consistenza di magazzino maggiore rispetto a quella delle altre imprese appartenenti allo stesso cluster. Pertanto, tale tipologia di soggetti potrebbe presentare valori anomali in termini di coerenza.









Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici


Le imprese del settore animali domestici potrebbero aver attraversato un periodo economico di difficoltà collegato al fenomeno dell’emergenza aviaria ed alla conseguente diffidenza nei confronti degli uccelli domestici. Di conseguenza, a fronte di un’accertata diminuzione delle vendite di volatili, si potrebbe riscontrare la contrazione dei ricavi derivanti da questa attività di vendita, ovvero l’aumento delle spese per la cura e il mantenimento in vita degli stessi.









Commercio al dettaglio di prodotti n.c.a. e prodotti usati


Si segnala la necessità di verificare la corretta attribuzione del contribuente ad opera del software GE.RI.CO. ai diversi gruppi omogenei individuati dallo studio di settore SM87U. L’eventuale attribuzione ad un cluster non corrispondente alle caratteristiche del contribuente potrebbe essere sintomo di anomalie nell’applicazione dello studio che devono essere attentamente considerate per valutare se lo studio sia effettivamente in grado di rappresentare in modo adeguato la realtà del contribuente esaminato.









Commercio all’ingrosso di altri prodotti n.c.a.


In caso di controllo nei confronti dei soggetti che hanno indicato un codice attività previsto dallo studio in esame, occorre riscontrare che venga effettivamente svolta l’attività contemplata dallo studio in oggetto, ovvero  che la suddetta attività non sia compresa in nessun altro codice e che quindi tali soggetti non siano tenuti ad  applicare un diverso studio di settore.


Si segnala inoltre la necessità di verificare la corretta attribuzione del contribuente ad opera del software GE.RI.CO. ai diversi gruppi omogenei individuati dallo studio di settore SM88U. L’eventuale attribuzione ad un cluster non corrispondente alle caratteristiche del contribuente potrebbe essere sintomo di anomalie nell’applicazione dello studio che devono essere attentamente considerate per valutare se lo studio sia effettivamente in grado di rappresentare in modo adeguato la realtà del contribuente esaminato.


COMPARTO DEI SERVIZI


          Il Comporto dei Servizi è stato oggetto – per settori – di utili indicazioni.









Riparazione di altri beni di consumo


In caso di controllo nei confronti dei soggetti che hanno indicato un codice attività previsto dallo studio in esame, occorre riscontrare che venga effettivamente svolta l’attività contemplata dallo studio in oggetto, ovvero  che la suddetta attività non sia compresa in nessun altro codice e che quindi tali soggetti non siano tenuti ad  applicare un diverso studio di settore.


Si segnala inoltre la necessità di verificare la corretta attribuzione del contribuente ad opera del software GE.RI.CO. ai diversi gruppi omogenei individuati dallo studio di settore SG98U. L’eventuale attribuzione ad un cluster non corrispondente alle caratteristiche del contribuente potrebbe essere sintomo di anomalie nell’applicazione dello studio che devono essere attentamente considerate per valutare se lo studio sia effettivamente in grado di rappresentare in modo adeguato la realtà del contribuente esaminato.









Altre attività di servizi alle imprese n.c.a.; altri servizi alle famiglie


In merito alla categoria degli Agenti Mandatari S.I.A.E, compresi nel cluster n. 9 dello studio in esame, gli Uffici dovranno adottare specifiche cautele affinché siano tenute in adeguata considerazione, nello svolgimento dell’eventuale attività di accertamento, le particolari specificità che regolamentano la loro attività.


L’attività svolta dagli Agenti mandatari della S.I.A.E, in funzione del mandato territoriale conferito ai singoli Agenti, può infatti essere influenzata da una serie di fattori quali il numero di abitanti, il numero di locali di spettacolo presenti sul territorio, la tipologia degli spettacoli, il numero di giornate di spettacolo, ecc. Pertanto potrebbe verificarsi una disomogeneità delle effettive modalità di svolgimento della stessa attività e dei  relativi compensi percepiti, spiegabile in funzione dell’ubicazione territoriale per la quale è stato conferito il mandato all’Agente. Inoltre, bisogna considerare che si tratta di soggetti che esercitano la propria attività in un rapporto professionale esclusivo per conto della S.I.A.E. in virtù di un contratto di mandato con rappresentanza, previa iscrizione in un apposito elenco. Pertanto, appare necessario, in sede di accertamento, controllare, da una parte, la corrispondenza di quanto corrisposto dalla SIAE e, dall’altra, l’inerenza dei costi sostenuti da tali soggetti nello svolgimento della loro attività.


Dall’esame dei questionari inviati, è inoltre emerso il frequente utilizzo del codice residuale 74.87.8 “altre attività di servizi alle imprese n.c.a.” da parte di numerose società fiduciarie che svolgono, sotto forma di impresa, attività di amministrazione di beni per conto di terzi previa autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero della Giustizia.


A tale riguardo si precisa che l’attività delle società fiduciarie di amministrazione, non può considerarsi “naturalmente” classificata nel codice 74.87.8 bensì nel codice di attività residuale Atecofin 65.23.6 “Altre intermediazioni finanziarie n.c.a.”. In sede di controllo occorre quindi verificare l’esatta attribuzione del codice attività.


In caso di controllo nei confronti dei soggetti che hanno indicato un codice attività previsto dallo studio in esame, occorre riscontrare che venga effettivamente svolta l’attività contemplata dallo studio in oggetto, ovvero che la suddetta attività non sia compresa in nessun altro codice e che quindi tali soggetti non siano tenuti ad  applicare un diverso studio di settore.


Si segnala inoltre la necessità di verificare la corretta attribuzione del contribuente ad opera del software GE.RI.CO. ai diversi gruppi omogenei individuati dallo studio di settore SG99U. L’eventuale attribuzione ad un cluster non corrispondente alle caratteristiche del contribuente potrebbe essere sintomo di anomalie nell’applicazione dello studio che devono essere attentamente considerate per valutare se lo studio sia effettivamente in grado di rappresentare in modo adeguato la realtà del contribuente esaminato. 









Riparazione di calzature e di altri articoli in cuoio


L’individuazione del cluster 7, che raggruppa le imprese caratterizzate dalla localizzazione in centri commerciali/ipermercati, dove l’attività assume caratteristiche improntate a un’attività di tipo industriale piuttosto che artigianale, ha permesso di superare le problematiche indicate nella circolare n. 39/E del 17/07/2003  relative alla necessità  di tener distinti alcuni modelli organizzativi di difficile comparazione.


L’analisi della coerenza economica delle singole attività produttive dello studio in esame è stata affinata per cui, oltre agli indicatori del Valore aggiunto per addetto e Margine Operativo Lordo sulle Vendite, già utilizzati nella precedente versione dello studio, è stato aggiunto anche l’indice di “Durata delle scorte” per verificare i tempi di giacenza media dei prodotti in magazzino. Inoltre, per ogni gruppo omogeneo, sono state calcolate le distribuzioni ventiliche di ciascuno degli indicatori la cui suddivisione è stata effettuata non più in considerazione della forma giuridica delle imprese ma sulla base della presenza o meno di personale dipendente. Ciò ha consentito di distinguere le imprese sotto il profilo strettamente strutturale anziché su quello meramente giuridico al fine di analizzare i possibili processi produttivi e i diversi modelli organizzativi impiegati nell’espletamento dell’attività nonché valutare in maniera più efficace le soglie di coerenza degli stessi.









Locazione, valorizzazione, compravendita di beni immobili propri


Per quanto concerne le attività di compravendita e/o di valorizzazione immobiliare è stato possibile separare le imprese che trattano fabbricati, da quelle che si occupano di aree edificabili e altri terreni.


Un’ulteriore novità riguarda, poi, nell’ambito delle imprese di locazione di fabbricati ad uso commerciale/industriale, la distinzione di quelle che si rivolgono quasi esclusivamente ad un cliente principale.


Occorre inoltre tener presente che i coefficienti di regressione utilizzati nello studio evoluto possono risultare estremamente elevati rispetto ai canoni di locazione effettivamente applicati, soprattutto con riferimento a determinate aree geografiche e in particolar modo per i capannoni industriali. Per quanto concerne, infatti, la locazione industriale, questa attività può avere ad oggetto capannoni industriali, depositi e laboratori artigianali che possono presentare dimensioni anche molto diverse tra loro (da alcune centinaia fino a 10.000-15.000 metri quadrati). I prezzi di mercato al metro quadrato per la locazione di tali immobili risentono di una serie di fattori tra i quali la localizzazione, il grado di finitura, la presenza di Uffici e spazi esterni, la dimensione, ecc. Capannoni di grandi dimensioni, ad esempio superiori a 5.000 metri quadrati, hanno un prezzo di  locazione al metro quadrato mediamente più basso di quelli di piccole dimensioni. In tali situazioni l’impresa potrebbe risultare verosimilmente non congrua. E’ necessario, pertanto, tenere presente con riferimento a determinate aree geografiche e con riguardo ai capannoni industriali, soprattutto di grandi dimensioni, che i coefficienti di regressione utilizzati ai fini della congruità potrebbero determinare una stima non aderente.









Riparazione di apparecchi elettrici per la casa


Le Associazioni intervenute alle riunioni di presentazione dello studio hanno evidenziato la possibile problematica legata all’incidenza, in termini di alti costi e bassi ricavi che si conseguono per effetto di un nuovo servizio che i C.A.A.T.offrono alla propria clientela:  la sostituzione degli elettrodomestici, per conto dei Produttori e in luogo dei Distributori, per i quali non sia possibile o non si ritenga opportuna la riparazione. A tal fine sono state evidenziate anche le novità intervenute nel settore con l’avvento della Direttiva comunitaria n. 1999/44/CE in materia di garanzia dei prodotti e recepita nel nostro ordinamento con D.Lgs n. 24/2002  (cfr anche la circolare n. 39/E del 17/07/2003 par. 3B.4). Tuttavia, l’incidenza in termini di costi/ricavi in conseguenza delle suddette operazioni di permuta, si registrerebbe, in particolare, per quelle attività di sostituzione del prodotto finito al cliente tramite il C.A.A.T.che vengono effettuate nel periodo successivo a quello di validità della garanzia. Al termine delle varie forme di garanzia (garanzia legale e cosiddette garanzie estese, cioè quelle concesse dalla casa produttrice o dai distributori), infatti,  alcuni produttori, al fine di soddisfare utenti che abbiano subito disagi a causa della irreparabilità dei loro apparecchi, offrono l’opportunità dell’acquisto in sostituzione a costi contenuti stabiliti dagli stessi e non modificabili in nessun modo da parte dei C.A.A.T. (che acquistano il prodotto da sostituire al prezzo imposto dal costruttore e lo vendono al cliente allo stesso prezzo d’acquisto, con l’aggiunta delle sole spese di trasporto).


In sede di controllo dovrà essere verificato l’eventuale numero elevato di interventi di sostituzione del prodotto (permuta) nell’ipotesi in cui, per l’indicatore economico relativo all’incidenza dei costi sui ricavi, il contribuente non risulti coerente rispetto ai valori minimi e massimi che siano attribuibili ai soggetti che svolgono la medesima attività con caratteristiche similari.


Si richiama l’attenzione degli Uffici a prendere in considerazione l’andamento fisiologicamente anomalo dell’indice dell’incidenza dei costi sui ricavi in presenza delle suddette  circostanze solo dopo aver preliminarmente verificato che questi servizi offerti alla clientela dai C.A.A.T. siano certificati e stabiliti contrattualmente con i produttori.









Traduzioni e interpretariato


Le attività interessate dallo studio TG53U sono quelle relative ai seguenti codici attività: 74.85.2 – Traduzioni e interpretariato; 74.87.6 – Organizzazione di fiere, esposizioni, convegni


In particolare, per quanto riguarda invece l’attività di “Organizzazione di fiere, esposizione e convegni”, le imprese si stanno trovando a fronteggiare delle difficoltà dovute all’inasprimento della normativa di settore e all’aumento dei costi della comunicazione.


In sede di controllo è necessario valutare attentamente il peso di alcune variabili che possono incidere negativamente sui risultati di applicazione dello studio nei confronti di quei soggetti che si trovano a corrispondere compensi a colleghi per sostituzioni svolte alla pari (senza alcun guadagno), o a sostenere alti costi per consumi, come quelli sostenuti per il carburante e per le utenze. Infatti il consumo di carburante può risultare piuttosto elevato a causa delle trasferte e degli spostamenti che spesso vengono effettuati per congressi e colloqui internazionali.









Costruzioni


Sul settore in parola è prevedibile un significativo impatto a seguito dell’abrogazione dei commi 2  e 3 dell’art. 10 della Legge n. 146/1998 con cui è stato sancito il venir meno della regola che stabiliva la possibilità di procedere ad accertamenti basati sugli studi di settore nei confronti di esercenti attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, anche per effetto di opzione, e degli esercenti arti e professioni, quando “in almeno due periodi d’imposta su tre consecutivi considerati, compreso quello da accertare,  l’ammontare  dei compensi o dei ricavi determinabili sulla base degli studi di settore risulta superiore all’ammontare dei compensi o ricavi dichiarati con  riferimento  agli  stessi  periodi di imposta”.


Per tener conto della peculiarità delle attività rientranti nell’ambito dello studio TG69U, caratterizzate da cicli produttivi spesso di durata ultrannuale, occorre porre particolare attenzione all’esame delle posizioni dei contribuenti interessati dallo studio in oggetto, in quanto tali posizioni possono potenzialmente risultare contraddistinte da andamenti non regolari di capacità reddituale. Pertanto, nei casi in cui, con maggiore probabilità, il periodo che intercorre tra l’inizio dei lavori ed il momento della effettiva percezione del relativ


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