Novità fiscali del 3 marzo 2009: “legge milleproroghe” in G.U.; in scadenza il versamento della tassa annuale vidimazione libri sociali; commercialisti: presentata la proposta di legge sulle società tra professionisti; cartelle mute salvate dalla Consulta: delusione per i contribuenti; detrazione IRPEF per la frequenza di centri sportivi


 

 

Indice:

 

1) Pubblicata in G.U. la conversione in Legge del Decreto milleproroghe

 

2) In scadenza il versamento della tassa annuale vidimazione libri sociali

 

3) Commercialisti: presentata la proposta di legge sulle società tra professionisti

 

4) Biodiesel: Assegnazione, per l’anno 2009, della quota generica di contingente di biodiesel agevolato

 

5) Variazione tassi interesse libretti risparmio postale

 

6) Anche il modello Iva 2009 parla inglese

 

7) Cartelle mute salvate dalla Consulta: Delusione anche tra gli addetti ai lavori

 

8) Detrazione Irpef per la frequenza di centri sportivi

 

 

1) Pubblicata in G.U. la conversione in Legge del Decreto milleproroghe che ha spostato a regime le scadenze delle dichiarazioni fiscali

E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti.

Come si ricorderà (si vedano i precedenti nostri articoli sulle novità fiscali) tale decreto cd. milleproroghe, contiene, tra i diversi provvedimenti, il rinvio, a regime, della presentazione al 30 settembre dei vari modelli unico, mentre il modello 770 semplificato è slittato, pure a regime, al 31 luglio.

(Legge 27 febbraio 2009, n. 14, GU n. 49 del 28.02.2009  – Suppl. Ordinario n. 28)

 

 

2) In scadenza il versamento della tassa annuale vidimazione libri sociali

Le società di capitali (S.p.a., S.r.l., S.a.p.a.), comprese quelle consortili, dovranno versare, entro il 16 marzo 2009, la tassa annuale sulle concessioni governative per la numerazione e bollatura di libri e registri contabili.
L’obbligo riguarda anche le società che sono in liquidazione.

Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la seguente nota del 02 marzo 2009.

La vidimazione dei registri contabili

La vidimazione iniziale, attualmente, è prevista solo per i libri sociali obbligatori di cui all’articolo 2421 del codice civile.

In particolare, si tratta dei seguenti libri e registri:

– libro dei soci;

– libro delle obbligazioni;

– libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee;

– libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione;

– libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale;

– libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo;

– libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti;

– ogni altro libro o registro per i quali l’obbligo della bollatura è previsto da norme speciali.

Le predette scritture, pertanto, vanno numerate e bollate presso il Registro Imprese della Camera di Commercio o un notaio.

Invece, gli altri libri contabili previsti dal codice civile (libro giornale e libro degli inventari) e quelli previsti dalle norme fiscali (registri IVA, registro beni ammortizzabili, ecc.) non devono essere vidimati.

Per tali scritture contabili, l’unica formalità richiesta per il loro uso è rappresentata dalla numerazione progressiva delle pagine eseguita direttamente dal soggetto obbligato alla tenuta delle stesse.

La tassa sulle concessioni governative per le società di capitali

Per alcune categorie di soggetti (si tratta delle S.p.a., S.r.l., S.a.p.a., ivi comprese quelle consortili anche se in liquidazione) resta in vigore l’applicazione dell’imposta di bollo e della tassa di concessione governativa.
Infatti, tali soggetti sono obbligati a versare una tassa annuale sulle concessioni governative per la numerazione e bollatura di libri e registri contabili pari a:

– 309,87 euro, se l’ammontare del capitale o del fondo di dotazione non supera l’importo di 516.456,90 euro;

– 516,46 euro, se il capitale sociale o il fondo di dotazione supera tale importo.

La data di riferimento per quantificare il capitale sociale o il fondo di dotazione è il primo gennaio dell’anno di riferimento (quindi, per il versamento 2009, al 1° gennaio 2009).

Inoltre, il versamento prescinde dal numero dei libri o registri tenuti e delle relative pagine.

Termini e modalità di versamento

Il versamento va fatto entro il 16 marzo di ciascun anno con le seguenti modalità:

– versamento per l’anno di inizio attività: va effettuato utilizzando il bollettino di c/c postale n. 6007 intestato all’Ufficio del Registro di Roma Tasse concessioni governative, prima della presentazione della dichiarazione di inizio attività ai fini IVA, su cui vanno riportati gli estremi di versamento;

– versamento per gli anni successivi: va effettuato utilizzando il modello F24, esclusivamente in modalità telematica, con il codice tributo “7085 – Tassa annuale vidimazione libri sociali”, e indicando, oltre all’importo, l’anno per il quale versamento viene eseguito, cioè il periodo di riferimento.

Sanzioni

L’omesso versamento della tassa annuale è punito con la sanzione amministrativa dal 100 al 200% della tassa medesima e, in ogni caso, non inferiore a 103 euro.

(Agenzia delle Entrate, nota del 02 marzo 2009)

 

 

3) Commercialisti: presentata la proposta di legge sulle società tra professionisti

Società di Lavoro Professionale (S.L.P.). E’ la denominazione della società tra professionisti delineata in un progetto di legge consegnato al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, dal Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili (Cndcec).

Il progetto dei commercialisti nasce per colmare la lacuna dovuta alla mancanza di una legge generale sulle società professionali.

Secondo il Cndcec, le normative attualmente vigenti in materia di società sono inadeguate ad essere adattate per disciplinare il fenomeno professionale italiano.

La S.L.P. si fonda sull’apporto del lavoro intellettuale dei soci, che è tutelato in via assolutamente prioritaria rispetto al capitale investito nello studio professionale così che la società ha necessariamente una veste giuridica ad hoc diversa da quelle utilizzate per le imprese collettive.

Sin dalla denominazione, la S.L.P. si distingue dalle società di capitali, proponendosi come forma collettiva di esercizio delle professioni intellettuali. Per i commercialisti, non si può prescindere dal fatto che mentre nell’impresa, anche di servizi, l’organizzazione dei fattori produttivi, capitale investito e lavoro altrui, assume un ruolo principale, nelle professioni intellettuali il capitale è comunque un elemento accessorio rispetto al lavoro intellettuale del professionista, che è il principale fattore produttivo.

Il progetto di legge del Cndcec prevede che per la costituzione di una S.L.P. non ci sia bisogno di un capitale minimo e che i conferimenti diversi dal lavoro intellettuale costituiscano oggetto di prestazioni accessorie che troveranno autonoma e secondaria remunerazione.

Il progetto prevede, compatibilmente con gli ordinamenti professionali dei professionisti coinvolti, l’apertura alle società multi-professionali e anche l’apertura ai soci non professionisti, limitata ai soli conferimenti accessori, di mezzi, con partecipazione minoritaria agli utili e di voto.

L’oggetto sociale principale è individuato nell’esercizio in comune della professione dei soci, il secondario in quello tipico della società di mezzi.

La natura della società è comunque professionale e non imprenditoriale e l’amministrazione non può essere affidata a persone diverse dai soci professionisti.

Secondo i commercialisti, la forma giuridica delle S.L.P. è, inoltre, funzionale alle esigenze di tutti quei giovani professionisti che intendono avviare l’attività professionale ma sono privi di capitali da conferire.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato stampa del 2 marzo 2009)

 

 

4) BIODIESEL: Assegnazione, per l’anno 2009, della quota generica di contingente di biodiesel agevolato

L’Agenzia delle Dogane con la Determinazione del 27.02.2009, pubblicata per fini ufficiali il 02.03.2009, si è occupata dell’assegnazione, per l’anno 2009, della quota generica di contingente di biodiesel agevolato (pari a 180.000 tonnellate) in applicazione dell’articolo 22-bis, comma 1 del Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n.5 04 e del Decreto Interministeriale 3 settembre 2008, n. 156.

(Agenzia delle Dogane, Determinazione del 27.02.2009, protocollo n. 28299/ ACVCT / V, pubblicata il 02.03.2009, ai sensi dell’art. 1, comma 361, della Legge 24 dicembre 2007, n.244)

 

 

5) Variazione tassi interesse libretti risparmio postale

La Cassa Depositi e prestiti, con il comunicato del 28.02.2009, ha reso noto ai

titolari dei libretti di risparmio postale che dal 1 marzo 2009 i tassi di interesse offerti sui libretti di risparmio postale sono stabiliti nella misura del:

– 1,35% lordo in ragione di anno sui libretti di risparmio postale nominativi ordinari appartenenti alla classe di rendimento “Giallo”;

– 1,85% lordo in ragione di anno sui libretti di risparmio postale nominativi ordinari appartenenti alla classe di rendimento “Oro”;

– 2,00% lordo in ragione di anno sui libretti nominativi speciali intestati a minori di età;

– 1,35% lordo in ragione di anno sui libretti al portatore;

– 1,35% lordo in ragione di anno sui depositi giudiziari.

(Cassa Depositi e prestiti, comunicato del 28.02.2009)

 

 

6) Anche il modello Iva 2009 parla inglese

Disponibili sul sito i modelli 2009 con le relative istruzioni.

Anche quest’anno l’Iva parla inglese. I modelli per presentare la dichiarazione annuale dell’imposta sul valore aggiunto sono stati tradotti nella lingua della regina e sono disponibili, insieme alle relative istruzioni, sul sito Internet www.agenziaentrate.gov.it .

I modelli in versione inglese sono quattro:

– Modello dichiarazione annuale Iva 2009 da utilizzare per i redditi 2008;

– Modello VR/09, da presentare per chiedere il rimborso dell’eccedenza d’imposta detraibile relativa al 2008;

– Modello Iva 26 LP/09, che contiene il prospetto delle liquidazioni periodiche di

enti o società controllanti;

– Modello Iva 74-bis 2009 per le operazioni effettuate nella frazione di anno antecedente alla dichiarazione di fallimento o liquidazione coatta amministrativa, da utilizzare per l’anno di imposta 2009.

I modelli in lingua inglese riprendono le novità degli omologhi italiani e sono consultabili nella sezione modulistica del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 02.03.2009)

 

 

7) Cartelle mute salvate dalla Consulta: Delusione anche tra gli addetti ai lavori

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 58/2009 depositata il 27 febbraio 2009, come è noto ha dichiarato manifestamente inammissibile nonché non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 36, comma 4 ter, del D.L. 31 dicembre 2007 n. 248 (proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla Legge 28 febbraio 2008 n. 31 sollevata con riferimento agli artt. 2, 3, 23, 24, 97 e 111 della Costituzione.

La suddetta normativa ha ritenuto nulle tutte le cartelle esattoriali prive del responsabile del procedimento successive al 1° giugno 2008, salvando in tal modo tutte le cartelle notificate in precedenza.

Secondo la Corte Costituzionale, la normativa impugnata è da salvare in quanto lo Statuto del Contribuente all’art. 7 non prevede alcuna nullità in caso di mancata indicazione del responsabile del procedimento né la nullità, in mancanza di una espressa previsione normativa, può dedursi dai principi di cui all’art. 97 della Costituzione o da quelli del diritto tributario e dell’azione amministrativa.

Sempre secondo la succitata sentenza della Corte Costituzionale, la legge impugnata non contiene una norma retroattiva, in quanto essa dispone per il futuro, comminando la nullità per le cartelle di pagamento prive delle indicazioni del responsabile del procedimento; stabilisce, poi, un termine a partire dal quale opera la nullità e chiarisce che essa non si estende al periodo anteriore.

Dunque, sempre secondo la Corte Costituzionale, la nuova disposizione non contiene neppure una sanatoria di atti già emanati, perché la loro nullità doveva essere esclusa già in base al diritto anteriore.

L’autore (M. Villani) ha, quindi, evidenziato, oltre alla propria, anche la delusione per tutti i contribuenti.

In particolare, ha messo in risalto come “le scelte politiche della Corte Costituzionale sono in netta contrapposizione con le scelte giuridiche fatte con la precedente ordinanza n. 377 del 09 novembre 2007 e, forse, in futuro, il tanto declamato rapporto di collaborazione tra fisco e contribuente subirà un notevole pregiudizio”.

(Avv. Maurizio Villani, documento del 27.02.2009)

 

 

8) Detrazione Irpef per la frequenza di centri sportivi

A partire dal 2007, per promuovere lo sport tra i bambini e i giovani dai 5 ai 18 anni, è stata introdotta una detrazione d’imposta del 19%, calcolabile su un importo massimo di 210 euro, delle spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica.

Dal 2007 è possibile, quindi, fruire di una detrazione d’imposta per le spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica.

La detrazione è ammessa nella percentuale del 19%, calcolabile su un importo non superiore a 210 euro, per le spese sostenute per ciascun ragazzo (figlio o altro familiare a carico) di età compresa tra 5 e 18 anni.

Per usufruire della detrazione è necessario acquisire e conservare fattura, ricevuta, bollettino bancario o postale o quietanza di pagamento da cui risultino:

– la ditta, denominazione o ragione sociale, la sede legale e il codice fiscale dei soggetti che hanno reso la prestazione;

– la causale del pagamento;

– l’attività sportiva esercitata;

– l’importo corrisposto per la prestazione resa;

– i dati anagrafici del praticante dell’attività sportiva e il codice fiscale del  soggetto che effettua il pagamento.

Detrazione Irpef sulle spese di iscrizione a strutture sportive

La detrazione, ai fini Irpef, spetta per un importo di spesa non superiore, per ciascun ragazzo, ad euro 210,00, anche se le spese sono relative ai familiari fiscalmente a carico.

Infatti, nelle istruzioni per la compilazione dei modelli per la dichiarazione dei redditi degli anni 2008 e 2009 (per i redditi prodotti, rispettivamente, negli anni 2007 e 2008), viene indicato che la detrazione per le spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento, per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica spetta per un importo non superiore per ciascun ragazzo a euro 210,00.

Pertanto, detto importo deve essere inteso quale limite massimo riferito alla spesa complessivamente sostenuta da entrambi i genitori, per lo svolgimento della pratica sportiva dei figli.

Ne consegue che i genitori che partecipano entrambi alle spese dovranno ripartire tra di loro tale ammontare sul quale calcolare la detrazione in relazione all’onere da ciascuno sostenuto, secondo quanto risulta dal documento rilasciato dalla struttura sportiva.

E’, invece, errata la tesi (esposta dal contribuente nell’istanza di interpello presentata all’Amministrazione finanziaria) che vuole che tali limiti di spesa siano attribuibili a ciascun genitore.

Nel caso di specie, La risoluzione ha esaminato il caso di un contribuente che sostiene una spesa di € 400 per ciascuno dei due figli per l’attività sportiva da questi esercitata, suddivisa tra lui e il coniuge, che a sua volta presenta una distinta dichiarazione dei redditi.

Pertanto l’importo di spesa fino a € 210 per ciascun ragazzo, va inteso come limite massimo riferito alla spesa sostenuta da entrambi i genitori, e va quindi ripartito tra di loro,  poiché non spetta, invece, per intero ad entrambi i genitori.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 50/E del 25.02.2009)

 

 

 

A cura di Vincenzo D’Andò

 


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