Novità fiscali del 19 marzo 2009: accertamenti di settore nulli se non sono ben motivati; deduzione dell’IRAP ai fini delle imposte sui redditi; il fisco deve accogliere le istanze di adesione del contribuente; responsabilità solidale degli acquirenti di immobili e valore normale; interventi di recupero edilizio: stato di degrado non occorre; rimborso IVA per acquisto di beni ammortizzabili


 






 


Indice:


 


1) Imposta di registro: determinazione della base imponibile per immobili di interesse storico-artistico


 


2) Inps: Chiarimenti in materia di applicazione del massimale contributivo


 


3) Stipulato accordo tra l’Agenzia delle Entrate e la FIGC per i controlli fiscali


 


4) Accertamenti di settore nulli se non sono ben motivati: la fase del contradditorio tra le parti è il nodo cruciale


 


5) Contribuente tutelato: il fisco deve accogliere le istanze di adesione del contribuente


 


6) Deduzione dell’Irap ai fini delle imposte sui redditi


 


7) Responsabilità solidale degli acquirenti di immobili e valore normale


 


8) Risultati e strategie della lotta all’evasione


 


9) Trattamento degli interventi di recupero edilizio: stato di degrado non occorre


 


10) Rimborso IVA per acquisto di beni ammortizzabili


 


 


1) Imposta di registro: determinazione della base imponibile per immobili di interesse storico-artistico


Per determinare la base imponibile dell’imposta di registro su atti di trasferimento di immobili di interesse storico-artistico, non è possibile fare riferimento “alla minore delle tariffe d’estimo per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito l’edificio”, poiché ciò viene previsto, ai soli fini delle imposte sui redditi, dall’art. 11, comma 2, legge n. 413/1991.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 4931 del 02.03.2009)


 


 


2) Inps: Chiarimenti in materia di applicazione del massimale contributivo


L’Inps ha precisato che il massimale contributivo non si  applica ai lavoratori assunti successivamente al 31 dicembre 1995 che abbiano acquisito, su domanda, anzianità contributiva precedente al 1 gennaio 1996.


In particolare, tale Istituto ha chiarito l’applicazione del massimale annuo della base contributiva e pensionabile di cui all’art. 2, comma 18, della L. 335/1995 ai lavoratori privi di anzianità contributiva che si iscrivono a decorrere dal 1.1.1996 a forme pensionistiche obbligatorie.


In particolare, è stato previsto che nel momento in cui il livello retributivo dei predetti lavoratori si attesti al di sopra del massimale contributivo annuo i datori di lavoro devono acquisire da parte degli stessi una dichiarazione attestante l’esistenza o meno di periodi utili o utilizzabili ai fini dell’anzianità contributiva.


In caso affermativo i datori di lavoro devono sottoporre a contribuzione pensionistica l’intera retribuzione senza cioè applicare il massimale contributivo.


La contribuzione versata prima del 1.1.1996 in qualsiasi gestione pensionistica obbligatoria comporta la non applicazione del massimale contributivo.


(Inps, circolare n. 42 del 17.03.2009)


 


 


3) Stipulato accordo tra l’Agenzia delle Entrate e la FIGC per i controlli fiscali


E’ stato rinnovato IL 18.03.2009, dal direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, e dal presidente della Figc, Giancarlo Abete, l’accordo per lo scambio di informazioni necessarie alla verifica dell’equilibrio finanziario delle società sportive professionistiche e per l’acquisizione di ulteriori dati utili alle attività di controllo, demandate alla Federazione, sulle stesse società.


Da quest’anno anche i controlli sulla presentazione delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta terminato entro il 31 dicembre 2007, oltre a quelli sui pagamenti di Ires, Irap, Iva e Irpef.


L’Agenzia si è impegnata anche a riscontrare il regolare pagamento degli atti divenuti definitivi con cartelle di pagamento notificate entro il 30 aprile 2009.


I risultati delle attività di verifica svolte dalle Entrate saranno trasmessi entro il 31 maggio 2009 alla Figc.


Quest’ultima, dal canto suo, ha rinnovato l’impegno a trasmettere all’Agenzia l’elenco delle società di calcio professionistiche, completo di tutti i dati fiscali.


Il protocollo d’intesa firmato oggi stabilisce, infine, che i dati viaggeranno esclusivamente su cd crittografati a tutela della privacy: la relativa password sarà comunicata al referente delegato da ciascuna delle parti separatamente e attraverso un canale ad hoc.


L’accordo ha validità fino al 28 febbraio dell’anno prossimo.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 18.03.2009)


 


 


4) Accertamenti di settore nulli se non sono ben motivati: la fase del contradditorio tra le parti è il nodo cruciale


Gli studi di settore hanno mero valore indiziario, la loro funzione è quella di individuare i contribuenti che dichiarano ricavi sottodimensionati rispetto al cluster di appartenenza, che possono essere sospettati di condotte evasive e/o elusive.


In presenza di contradditorio anticipato illegittimo, l’accertamento è nullo.


Nel caso di specie il contribuente è stato invitata dall’Ufficio a fornire le proprie giustificazioni cosa che ha fatto.


Dal canto suo, l’Ufficio non le ha condivise ma avrebbe dovuto spiegare puntualmente le ragioni.


Le lamentele del contribuente sono risultate fondate e per conseguenza è stato accolto il ricorso.


La Commissione Tributaria Regionale di Lecce, dopo un attento esame del ricorso e dei documenti prodotti e dalle deduzioni fatte dall’Ufficio ha ritenuto che l’accertamento di un maggiore reddito non è legittimo se non P supportato da altri elementi giustificativi, quali ad esempio, quelli dell’inattendibilità delle scritture contabili.


Occorrono presunzioni gravi, precise e concordanti (art. 39, comma 1, lettera d] del DPR n. 600/73).


(Commissione Tributaria Regionale di Lecce, sentenza n. 71/22/09 depositata il 03.03.2009)


 


 


5) Contribuente tutelato: il fisco deve accogliere le istanze di adesione del contribuente


L’ufficio, dovrebbe usare una maggiore cautela nel considerare come lite temeraria un comportamento più che legittimo.


Se è vero che l’Ufficio, in presenza di ipotesi di reato non può accettare nessuna proposta di accertamento con adesione è altrettanto vero che deve chiedere o eventualmente concedere su richiesta di parte la sospensione del giudizio fino alla pronuncia del Giudice Penale.


I Giudici, possono su richiesta concederla evitando il perdurare della lite.


Accertata la mancanza di ipotesi di reato l’ufficio deve, quindi, accogliere le istanze di adesione all’accertamento presentate dal contribuente e per conseguenza chiudere la lite fiscale.


In caso contrario la stessa Commissione tributaria ordina all’ufficio delle Entrate che ciò avvenga.


(Commissione Tributaria Regionale di Lecce, sentenza n. 68/22/09 depositata il 03.03.2009)


 


 


6) Deduzione dell’Irap ai fini delle imposte sui redditi


L’art. 6, comma 1, del D.L. 29.11.2008, n. 185, consente (a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2008) di dedurre dal reddito un importo pari al 10% dell’IRAP dovuta, forfetariamente riferita alla quota di interessi passivi e oneri assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati ovvero delle spese per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni previste.


A tal fine, la misura del 10% va calcolata sull’IRAP versata nel periodo di imposta, senza che sia necessario distinguere la quota parte di imposta riferita agli interessi passivi e le spese per il personale dipendente.


In definitiva, la deduzione forfetaria pari al 10% dell’IRAP versata può essere fatta valere in sede di determinazione del relativo reddito – sia del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008 e successivi sia dei periodi d’imposta pregressi – a condizione che alla formazione del valore della produzione imponibile ai fini del tributo regionale abbiano concorso spese sostenute per lavoro dipendente oppure interessi passivi.


Rimborso dell’IRES per soggetti in regime di trasparenza o partecipanti al consolidato fiscale nazionale


Per le società trasparenti (per natura, ai sensi dell’art. 5 del TUIR, o per opzione ai sensi degli artt. 115 e 116 del TUIR) la deduzione dalle imposte sui redditi dell’importo pari al 10% dell’IRAP versata va effettuata dalla stessa società trasparente in sede di determinazione della base imponibile da assoggettare a tassazione ai fini delle imposte sui redditi (sia per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008 e successivi sia per i periodi d’imposta pregressi).


Riguardo le modalità operative per fruire di tale deduzione, occorre tenere presente che:


– A regime (per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008 e successivi) la deduzione sarà effettuata dalla società che, conseguentemente, imputerà per trasparenza ai soci un imponibile ai fini delle imposte dirette, ridotto per effetto della nuova norma;


– per i periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2008, sarà ugualmente la società a rideterminare il proprio reddito al netto del 10% dell’IRAP assolta; comunicherà quindi ai propri soci la quota di rispettiva spettanza affinché ciascuno di questi, previa rideterminazione del debito di imposta individuale, possa presentare – ricorrendone i presupposti – istanza di rimborso della maggiore imposta assolta.


Per quanto attiene ai soggetti legittimati alla presentazione dell’istanza di rimborso nel caso di partecipazione al regime del consolidato fiscale nazionale (di cui agli artt. 117 ss. del TUIR) occorre distinguere i seguenti casi (entrambi riferiti ad annualità precedenti a quella in corso al 31 dicembre 2008):


– Esercizio anteriore all’avvio del consolidato: in tal caso legittimata alla presentazione dell’istanza di rimborso sarà la singola società relativamente all’imponibile IRES rideterminato sulla base della deduzione IRAP;


– esercizio di avvio del consolidato (o esercizi ad esso successivi): in tal caso legittimato alla presentazione dell’istanza di rimborso sarà il soggetto consolidante (unico essendo ai fini IRES il debito d’imposta della fiscal unit), sulla base degli imponibili IRES rideterminati dai singoli soggetti partecipanti al regime.


Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008 (e per quelli ad esso successivi), nel caso di soggetti partecipanti al regime del consolidato fiscale nazionale, la deduzione forfetaria IRAP deve essere calcolata, su base individuale, da ciascuno dei predetti soggetti, con la conseguenza che il soggetto consolidante procederà alla somma algebrica di redditi individuali già nettizzati della deduzione in esame.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 8/E del 13.03.2009)


 


 


7) Responsabilità solidale degli acquirenti di immobili


Niente responsabilità solidale per l’acquirente di immobili.


Non si applica in caso di accertamento della maggiore imposta basato sul c.d. “valore normale”.


Il legislatore con l’inserimento del comma 3-bis nell’art. 60-bis del D.P.R. n. 633/72 – rubricato “Solidarietà nel pagamento dell’imposta” – ha esteso, nell’ambito delle cessioni di immobili, la responsabilità per il pagamento dell’IVA in capo all’acquirente, anche laddove quest’ultimo ponga in essere l’operazione al di fuori di un’attività di impresa o di lavoro autonomo.


Presupposto per l’applicazione del citato comma 3-bis è dato dalla divergenza tra l’importo del corrispettivo indicato nell’atto di cessione e nella relativa fattura, rispetto al corrispettivo effettivamente percepito.


Ai fini della sua applicazione, quindi, il comma 3-bis non assume quale parametro di riferimento il “valore normale” dell’immobile trasferito, a differenza di quanto dispone il precedente comma 2 del medesimo art. 60-bis.


La differenza è sostanziale, giacché, mentre il “valore normale” rappresenta una presunzione legale utilizzabile nell’accertamento ai fini IVA e ai fini delle Imposte sui redditi che si fonda sul “prezzo o corrispettivo mediamente praticato per beni o servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui è stata effettuata l’operazione o nel tempo e nel luogo più prossimi” (articolo 14, terzo comma, del d.P.R. n. 633), il comma 3-bis trova applicazione esclusivamente nell’ipotesi di effettiva divergenza tra l’importo dichiarato e quello percepito.


Per cui, la responsabilità solidale di cui al comma 3-bis non si applica in caso di accertamento della maggiore imposta basato sul c.d. “valore normale”.


Tale conclusione si fonda su di un’interpretazione letterale e logico-sistematica dell’impianto normativo dettato ai fini IVA, giacché la responsabilità solidale dell’acquirente ai fini IVA rappresenta un’ipotesi eccezionale, che va limitata ai casi tassativamente previsti dal Legislatore.


Ne consegue, in mancanza di un’espressa previsione normativa, che non è possibile estendere la responsabilità solidale dell’acquirente anche al caso in cui la maggiore imposta derivi da un accertamento in base al cd “valore normale”.


Il valore normale va in soffitta


Nel frattempo, Dario Deotto, in Il Sole 24 Ore del 18.03.2009, ha evidenziato il primo sì dal Senato alla Comunitaria 2008.


E che il disegno di legge per il recepimento delle direttive europee, modificato in più punti, interviene su svariati temi: dal voto nelle società di capitali quotate al credito al consumo, dalla concorrenza nei servizi ai giochi online.


L’attesa novità sarà lo stop agli accertamenti basati sui valori Omi per i trasferimenti di immobili, sia ai fini Iva che delle dirette.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 8/E del 13.03.2009)


 


 


8) Risultati e le strategie della lotta all’evasione: conferenza stampa dell’Agenzia delle Entrate


Il 23.03.2009 alle 11 – presso la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate a Roma (via Cristoforo Colombo 426 c/d) – il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, il direttore vicario dell’Agenzia, Marco Di Capua, e il direttore centrale Accertamento, Luigi Magistro, illustreranno ai giornalisti i dati e le strategie delle attività di controllo e di accertamento svolte nell’ambito delle iniziative di lotta e contrasto all’evasione.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 18.03.2009)


 


 


9) Trattamento degli interventi di recupero edilizio: stato di degrado non occorre


Prevede la regola generale contenuta nell’art. 10, comma 1, n. 8-bis) del D.P.R. n. 633/72, che le cessioni di fabbricati a destinazione abitativa siano esenti da Iva, con la sola esclusione di quelli venduti entro 4 anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell’intervento, dalle imprese costruttrici che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia ed urbanistica, di cui all’art. 31, comma 1, lett. c), d) ed e) della Legge n. 457/1978.


Pertanto, si prevede il regime di imponibilità ad IVA per le cessioni di immobili, effettuate dalle imprese di costruzione e dalle imprese che hanno effettuato gli interventi di recupero edilizio riconducibili alle tipologie sopra indicate, semprechè l’alienazione avvenga entro i 4 anni dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione o ristrutturazione.


Per quanto concerne, in particolare, l’ipotesi di cessione di immobili ristrutturati, la norma non richiede che gli interventi di recupero siano collegati ad una condizione di degrado dell’immobile, per cui si può applicare anche nel caso di cambio di destinazione d’uso non collegato a degrado del bene.


Peraltro, la circolare n. 12/E/2007, nel paragrafo 10, ha chiarito che il regime di imponibilità IVA si applica, per l’operazione di cessione, sempre che “i lavori edili siano stati effettivamente realizzati, anche se in misura parziale”.


Non è sufficiente la semplice richiesta delle autorizzazioni amministrative all’esecuzione dell’intervento.


Lo stato di degrado dell’immobile non è necessario neppure ai fini dell’applicabilità della norma di cui al n. 127-quinquiesdecies) della Tabella A, Parte III, allegata al D.P.R. n. 633/72, la quale prevede l’applicazione dell’aliquota ridotta del 10 % ai “fabbricati o porzioni di fabbricati sui quali sono stati eseguiti gli interventi di recupero di cui all’articolo 31 della legge 5 agosto n. 457, esclusi quelli di cui alle lettere a) e b), del primo comma dello stesso articolo, ceduti dalle imprese che hanno effettuato gli interventi”.


Aliquota agevolata sulle cessioni di immobili recuperati


La cessione di un fabbricato effettuata dal soggetto che ha realizzato l’intervento di ristrutturazione in un momento anteriore alla data di ultimazione del medesimo è esclusa dall’ambito applicativo del n. 127-quinquiesdecies) della tabella A, parte III, del D.P.R. n. 633/72, che stabilisce che la cessione di fabbricati o porzioni di fabbricati sui quali sono stati eseguiti interventi di recupero di cui all’art. 31 della Legge n. 457/1978, esclusi quelli di cui alle lettere a) e b) del primo comma dello stesso articolo, ceduti dalle imprese che hanno effettuato gli interventi, sono soggette all’aliquota IVA del 10%.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 8/E del 13.03.2009)


 


 


10) Rimborso IVA per acquisto di beni ammortizzabili


Ai fini della determinazione dell’IVA rimborsabile, per i fabbricati occorre scorporare la parte di prezzo riferibile al terreno.


L’indeducibilità delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing relativi ai terreni prevista dalle disposizioni contenute nell’art. 36, commi 7 e seguenti, del D.L. n. 223/2006, si riflette anche ai fini del calcolo dell’imposta rimborsabile ai sensi dell’art. 30, comma 3, lett. c), del D.P.R. 633/1972 che, pertanto, nel caso di acquisto di fabbricati, deve essere ridotta per l’importo riferibile al costo (non ammortizzabile) dell’area occupata dalla costruzione e di quella che ne costituisce pertinenza.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 8/E del 13.03.2009)


 


 


 


 


A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


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