Novità fiscali del 13 marzo 2009: spese di telefonia interamente deducibili se manca l’uso promiscuo; trasmissione telematica dei corrispettivi: possibilità estesa anche alle imprese di servizi e più tempo per l’invio; contributi erogati dalla Comunità Europea non soggetti IVA; accise: trasporto effettuato da soggetti esercenti deposito commerciale; curatore, per i periodi precedenti il fallimento, è responsabile per gli inadempimenti dichiarativi? Codici tributo per la fruizione degli incentivi per acquisto di veicoli ecologici


 






 


Indice fisco 13 marzo 2009:


 


1) Contributi erogati dalla Comunità europea non soggetti Iva: Non spetta il diritto alla detrazione Iva


 


2) Registro sugli atti di acquisto di immobili da parte dell’Azienda regionale siciliana


 


3) Accise – Circolazione dei prodotti energetici in regime sospensivo: Trasporto effettuato da soggetti esercenti deposito commerciale


 


4) Spese di telefonia interamente deducibili se manca l’uso promiscuo


 


5) Il curatore, per i periodi precedenti il fallimento, è responsabile per gli inadempimenti dichiarativi


 


6) Istituiti cinque codici tributo per la fruizione degli incentivi all’acquisto di veicoli ecologici


 


7) Settore Idrocarburi & petrolio: Istituito il codice tributo per il versamento, con mod. F24, dell’imposta sostitutiva sul maggiore valore delle rimanenze finali


 


8) Trasmissione telematica dei corrispettivi: possibilità estesa anche alle imprese di servizi e più tempo per l’invio


 


 


1) Contributi erogati dalla Comunità europea non soggetti Iva: Non spetta il diritto alla detrazione Iva


Il soggetto che ha ricevuto un contributo a fondo perduto non soggetto ad Iva non può detrarre l’Iva pagata sugli acquisti.


In base al principio generale Iva, l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA viene escluso nei casi in cui i beni ed i servizi acquistati vengano utilizzati per realizzare operazioni esenti o comunque non soggette al tributo.


E’, inoltre, noto come l’art. 19, comma 3, lett. c), del DPR n. 633/72 preveda che l’indetraibilità non opera se le operazioni non soggette al tributo [indicate nel comma 2 del medesimo art. 19] sono costituite dalle cessioni di denaro [di cui all’art. 2, terzo comma, lett. a), del DPR n. 633/72].


Tuttavia, come ha già chiarito la risoluzione n. 42/E/2004 tale disposizione [di cui all’art. 19, comma 3, lett. c), del DPR n. 633 del 1972] va intesa riferita agli acquisti di beni e servizi effettuati dal soggetto che pone in essere l’operazione di cessione di denaro sottratta alla regola generale della indetraibilità.


Non legittima, quindi, l’esercizio del diritto alla detrazione la circostanza che il contribuente sia destinatario di un contributo a fondo perduto, dovendosi comunque fare riferimento alla tipologia delle operazioni attive poste in essere in qualità di cedente o prestatore dallo stesso contribuente destinatario del contributo.


In particolare, nel caso di specie esaminato con la risoluzione n. 61/E/2009, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la detraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti dei beni e servizi va verificata in relazione alla tipologia di attività svolta in qualità di cedente o prestatore dall’ente che ha presentato istanza di interpello, con la quale un consorzio ha fatto presente di avere ottenuto, per il finanziamento di propri programmi di attività tesi a incentivare la politica agricola nel settore oleicolo l’erogazione di fondi comunitari non soggetti ad Iva, e, quindi, ha chiesto se sia possibile detrarre l’imposta sulle spese effettuate.


In generale, i contributi versati da enti pubblici assumono rilevanza agli effetti IVA se vengono corrisposti a fronte di un’obbligazione di dare, fare, non fare o permettere assunta dal beneficiario.


Per l’applicabilità del tributo occorre, quindi, che sussista un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive intercorrente fra l’ente erogante e il soggetto beneficiario, nell’ambito del quale il finanziamento assuma carattere di corrispettivo per una cessione di beni o una prestazione di servizi.


Laddove, invece, il soggetto che riceve il finanziamento non sia obbligato, a fronte degli importi percepiti, ad una prestazione di dare, fare, non fare o permettere nei confronti dell’ente erogante, le somme versate sono da considerare escluse dal campo di applicazione del tributo trattandosi di cessioni di denaro per il perseguimento di obiettivi di carattere generale non afferenti a specifiche prestazioni, ai sensi dell’art. 2, terzo comma, lett. a), del DPR n. 633/72 (risoluzione n. 472/E/2008).


Non sussiste un nesso di sinallagmaticità laddove non sia richiesta al beneficiario una specifica prestazione, ma l’erogazione delle stesse somme si traduca nella messa a disposizione di fondi per realizzare programmi e finalità di interesse generale e coprire (in tutto o in parte) i relativi costi.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 61/E del 11.03.2009)


 


 


2) Imposta di registro sugli atti di acquisto di immobili da parte dell’Azienda regionale per le foreste demaniali della regione Sicilia


L’art. 1, punto 7, della tariffa allegata al DPR 26.4.1986, n. 131, prevede che “Se il trasferimento avviene a favore dello Stato, ovvero a favore di enti pubblici territoriali o consorzi costituiti esclusivamente fra gli stessi ovvero a favore di comunità montane” trova applicazione l’imposta di registro in misura fissa (euro 168,00).


In merito al trattamento tributario applicabile, ai fini dell’imposta di registro, agli atti di acquisto di immobili da parte dell’Azienda regionale delle foreste demaniali della Regione Sicilia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la suddetta disposizione agevolativi si possa applicare qualora l’Azienda Regionale delle Foreste Demaniali della Regione Sicilia costituisca un organo della stessa regione – circostanza, quest’ultima, che comporta il trasferimento diretto a favore dell’ente territoriale dei beni da assegnare al suo patrimonio indisponibile, senza che si realizzi un passaggio intermedio nel patrimonio dell’Azienda Regionale delle Foreste Demaniali.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 60/E del 11.03.2009)


 


 


3) Circolazione dei prodotti energetici in regime sospensivo: Trasporto ad opera di soggetti esercenti depositi commerciali di prodotti assoggettati ad accisa


Se la spedizione di prodotti energetici in sospensione di accisa viene effettuata da soggetti anche esercenti depositi commerciali, occorre tenere presente quanto indicato dall’Agenzia delle Dogane con la circolare n. 7 del 11.03.2009.


Il riconoscimento della possibilità di trasportare materialmente prodotti energetici in regime sospensivo previa prestazione di idonea garanzia richiede che tale attività di trasporto per conto terzi sia prevista nell’oggetto sociale del titolare del deposito libero e che sia tenuta nettamente separata – fisicamente e contabilmente – da quella parallela esercitata dal medesimo soggetto quale titolare di licenza di esercizio di deposito commerciale libero.


L’impianto gestito ai sensi dell’art. 25 del D.Lgs. n. 504/95 non deve essere interessato dalla movimentazione di merci in regime sospensivo le quali non possono sostare nei mezzi di trasporto all’interno del deposito stesso né essere scaricate nello stesso e, di conseguenza, non danno diritto ad alcun abbuono per calo naturale di giacenza.


Le direttive, riguardanti la gestione dell’impianto speditore ed in particolare alla movimentazione in regime sospensivo di prodotti detenuti nel medesimo, assumono la natura di prescrizioni stabilite per l’esercizio della vigilanza sul deposito fiscale da notificare a cura degli uffici operativi ai depositi fiscali di competenza.


Pertanto, la loro inosservanza da parte del depositario autorizzato può comportare la revoca della licenza fiscale di esercizio.


L’Agenzia delle Dogane, ha, così, fornito chiarimenti in merito ai casi di spedizione di prodotti energetici in sospensione di accisa, scortati da DAA, tra depositari autorizzati o verso operatori registrati effettuati da vettori titolari, contemporaneamente, di licenza fiscale di deposito commerciale libero di cui all’art. 25, comma 4, del TUA.


A tal fine, sono stati evidenziati i rischi che dette spedizioni comportano dal punto di vista fiscale laddove siano effettuate da soggetti esercenti anche depositi commerciali di prodotti assoggettati ad accisa che entrano nella disponibilità di merci in sospensione di imposta nella fase di trasporto.


(Agenzia delle Dogane, circolare n. 7 del 11.03.2009)


 


 


4) Spese di telefonia interamente deducibili se manca l’uso promiscuo


Con la Norma di comportamento n. 175, l’Associazione Italiana Dottori commercialisti si è espressa in merito alla deducibilità fiscale delle spese di telefonia fissa e mobile.


Seconda tale Associazione, le spese telefoniche per la trasmissione elettronica dei dati possono fruire della deducibilità integrale dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo, qualora tali apparecchiature o servizi di trasmissione, per natura o destinazione, non possano neppure potenzialmente avere un utilizzo promiscuo.


Per conseguenza, è stato ritenuto che la limitazione alla deducibilità (80%) prevista dall’art. 102, comma 9, TUIR, si applichi solo alle apparecchiature che (anche potenzialmente) si prestano ad uso personale o extra-aziendale.


In particolare, è stato evidenziato che i costi relativi ad apparecchiature terminali, utilizzate per servizi di comunicazione elettronica trasmessi attraverso qualsiasi modalità tecnologica, sono interamente deducibii dal reddito d’impresa e di arte e professione, qualora tali apparecchiature o servizi di trasmissione non possano neanche potenzialmente – per le loro caratteristiche tecniche o vincolo di sistema – essere utilizzati per finalità diverse da quelle strettamente aziendali o professionali.


L’art. 102, comma 9, del Tuir, a seguito della modifica fatta con la legge 296/2006, stabilisce che le quote d’ammortamento, i canoni di locazione anche finanziaria o di noleggio e le spese di impiego e manutenzione relativi ad apparecchiature terminali, per servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico sono deducibili nella misura dell’80%.


Il D.Lgs. n. 259/2003 qualifica quali servizi di comunicazione elettronica quelli forniti a pagamento, consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali su reti di comunicazione elettronica, compresi i servizi di telecomunicazione e i servizi di trasmissione nelle reti utilizzate per la diffusione circolare radiotelevisiva.


Si tratta, pertanto, di servizi di comunicazione trasmessi attraverso qualsiasi modalità tecnologica; infatti, la norma prevede che i segnali dei suddetti servizi possano essere via cavo, via radio, mezzo di fibre ottiche o con mezzi elettromagnetici, comprese le reti satellitari, le reti terrestri mobili e fisse, a commutazione circuito e commutazione di pacchetto, compreso Internet.


In precedenza il regime di parziale deducibiità riguardava le spese sostenute per la mobile nella misura 50%.


In atto il legislatore, pur elevando la percentuale ha nel contempo esteso l’ambito oggettivo di applicazione a tutte le apparecchiature di trasmissione di dati e segnali.


Un’interpretazione meramente letterale della norma esame porterebbe a ritenere le spese relative a tutte le apparecchiature terminali di trasmissione di segnali debbano scontare limitazione della deducibiità all’80%.


Tuttavia l’applicazione di tale limitazione anche a beni e servizi di trasmissione dedicati che, le loro caratteristiche tecniche per i vincoli oggettivi del sistema in cui sono inseriti, non possono avere utilizzi ”promiscui”, non ha alcuna giustificazione logico- sistematica, in relazione ai principi generali che regolano la determinazione del reddito imponibile ed in particolare all’applicazione del principio di inerenza.


Inoltre, con tali limitazioni si verrebbero a colpire proprio le imprese che hanno sviluppato tecnologie più avanzate e che sarebbero semmai meritevoli di incentivazione.


Pertanto, L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti ritiene che la limitazione alla deducibilità prevista dall’art. comma 9, del Tuir debba riguardare soltanto quelle apparecchiature che, anche solo potenzialmente, si possono prestare a personali o extra-aziendali.


Solo così viene giustificata, sotto profilo dei principi generali diritto tributario, una norma di forfetizzazione finalizzata a risolvere all’origine, con criteri oggettivi, questioni relative a costi di incerta o promiscua imputazione.


Ma quando i costi si riferiscono a beni oggettivamente ed esclusivamente strumentali per l’attività di impresa, o a servizi e linee di trasmissione dedicati che non possono, per le loro caratteristiche tecniche o per vincolo di sistema, essere utilizzati per finalità diverse da quelle strettamente aziendali o professionali, ogni limitazione sarebbe priva di giustificazione.


Pertanto, la norma limitativa non è applicabile alle apparecchiature che per le loro peculiari caratteristiche tecniche o di sistema non possono essere utilizzate per finalità diverse da quelle aziendali. (reti di trasmissione dati tra filiali, ufficio stabilimenti, circuiti interni di sicurezza ecc.).


Ai fini della disapplicazione della norma limitativa, la verifica dell’insussistenza, anche potenziale, dell’utilizzo promiscuo, deve essere verificata anno per anno e provata dal contribuente.


Le conclusioni sopra indicate sono applicabili anche alla identica disposizione di cui al comma 3-bis, art. 54, Tuir che disciplina la determinazione del reddito di lavoro autonomo.


(Associazione Italiana Dottori Commercialisti, norma di comportamento n. 175/2009 resa nota il 12.03.2009)


 


 


5) Il curatore, per i periodi precedenti il fallimento, è responsabile per gli inadempimenti dichiarativi


In caso di fallimento, responsabile della presentazione della dichiarazione dei redditi per i periodi precedenti il fallimento è il curatore (non il contribuente), il quale subentra nella posizione della società fallita per i debiti d’imposta.
È quanto ha stabilito la Commissione tributaria di primo grado di Trento, con la sentenza n. 56 del 30 dicembre 2008, con la quale i giudici hanno ritenuto legittima la sanzione emessa nei confronti del curatore fallimentare ed evidenziata nel notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 12.03.2009.


(Commissione tributaria di primo grado di Trento, sentenza n. 56 del 30.12.2008)


 


 


6) Istituiti cinque codici tributo per la fruizione dei crediti d’imposta relativi ai contributi per gli incentivi al rinnovo del parco circolante e incentivi all’acquisto di veicoli ecologici


Facendo seguito alla pubblicazione in G.U. del D.L. n. 5/2009, che ha riconosciuto un bonus per chi acquista nel 2009 veicoli a basso impatto ambientale ed immatricolati entro il 31.03.2010, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 62/E del 12.03.2009, ha istituito 5 codici per il credito d’imposta da utilizzare in compensazione con il modello F24.


Si tratta del credito spetta alle aziende costruttrici o importatrici di veicoli nuovi che hanno rimborsato al venditore il contributo anticipato.


Viceversa, nel caso di acquisto di motociclo, il credito d’imposta viene concesso direttamente al venditore.


                                            Codici tributo








Codice tributo 6812 per i contributi:


di 1.500 euro per chi acquista un’autovettura nuova “euro 4” o “euro 5” con ridotte emissioni di CO2 (non oltre 140 grammi o 130 grammi, se si tratta di auto a gasolio), previa demolizione di autovetture e autoveicoli per il trasporto promiscuo di categoria “euro 0”, “euro 1” o “euro 2”, immatricolati prima del 2000


 








Codice tributo 6813 per i contributi:


di 2.500 euro per chi acquista: autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e di cose (con massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate o 4, 5 tonnellate, se a trazione elettrica o a batteria), capaci di contenere al massimo nove posti compreso quello del conducente; autocarri; autoveicoli destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni, caratterizzati dall’avere speciali attrezzature relative a tale scopo; autoveicoli per uso speciale, muniti cioè di speciali attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio; autocaravan, di massa massima fino a 3.500 chilogrammi, di categoria “euro 4” o “euro 5”, previa demolizione di veicoli appartenenti alle stesse tipologie, di categoria “euro 0”, “euro 1” o””euro 2”, immatricolati prima del 2000.


 








Codice tributo 6814 per i contributi:


di 1.500 euro aggiuntivi per l’acquisto di autovetture nuove e omologate dal costruttore per circolare mediante alimentazione, esclusiva o doppia, con gas metano o elettrica o a idrogeno, se le emissioni di CO2 non superano i 120 grammi per chilometro.


 








Codice 6815 per i contributi:


di 4.000 euro aggiuntivi per l’acquisto di autocarri nuovi, di massa massima fino a 3.500 chilogrammi, di categoria “euro 4” o “euro 5”, omologati dal costruttore per circolare mediante alimentazione, esclusiva o doppia, con gas metano.


 








Codice tributo 6816 per il contributo fissato a 500 euro per ogni acquisto


Riguarda direttamente i venditori che hanno ceduto motocicli nuovi, fino a 400 cc di cilindrata, di categoria “euro 3”, con contestuale rottamazione di un motociclo o di un ciclomotore di categoria “euro 0” o “euro 1”.  


 


Infine, vanno riportati nella sezione erario del modello F24 in corrispondenza degli importi indicati nella colonna “importi a credito compensati” nei casi di fruizione dei crediti d’imposta, ovvero in quella denominata “importi a debito versati” nel caso di ravvedimento (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997).


Nello spazio “anno di riferimento” va riportato l’anno di acquisto, anche in locazione finanziaria, dei veicoli nuovi nel formato AAAA.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 62/E del 12.03.2009)


 


 


7) Settore Idrocarburi & petrolio: Istituito il codice tributo per il versamento, con modello F24, dell’imposta sostitutiva sul maggiore valore delle rimanenze finali


L’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, istituito il seguente codice tributo:


“1815” denominato “Imposta sostitutiva sul maggior valore delle rimanenze finali di cui all’art. 81, c. 21, d.l. 112/2008”


In sede di compilazione del modello F24, il codice tributo va esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”, con indicazione quale “Anno di riferimento” dell’anno d’imposta cui si riferisce il versamento, nel formato “AAAA”.


Nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” vanno riportate le informazioni relative all’eventuale rateazione nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. Viene precisato che in caso di pagamento in unica soluzione il suddetto campo è valorizzato con “0101”.


Ciò poiché, come è noto, l’art. 81, comma 19, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha aggiunto l’art. 92 bis al TUIR, che dispone misure sulla valutazione delle rimanenze finali da parte dei soggetti esercenti l’attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi o di raffinazione del petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, di gas di petrolio liquefatto e di gas naturale, il cui volume d’affari supera le soglie previste per l’applicazione degli studi settore.


In particolare, per i soggetti interessati si prevede che la valutazione delle rimanenze finali dei beni va effettuata secondo il metodo della media ponderata o del “primo entrato primo uscito” (cd FIFO).


Tale disposizione si applica anche ai soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali ed anche a quelli che abbiano esercitato, relativamente alla valutazione dei beni fungibili, l’opzione (di cui all’art. 13, comma 4, del D.Lgs. n. 38/2005).


Inoltre, il D.L. n. 112/2008, ha previsto che il maggiore valore delle rimanenze finali che si determina per effetto della prima applicazione anche per le imprese che si sono avvalse dell’opzione, non concorre alla formazione del reddito giacché escluso ed è soggetto ad un’imposta sostitutiva dell’Irpef, dell’Ires e dell’Irap con l’aliquota del 16%.


La suddetta imposta sostitutiva va versata in un’unica soluzione contestualmente al saldo dell’imposta personale dovuta per l’esercizio di prima applicazione.


Su opzione del contribuente l’imposta può essere versata in tre rate di eguale importo contestualmente al saldo delle imposte sul reddito relative all’esercizio di prima applicazione e dei due esercizi successivi.


Sulla seconda e terza rata maturano interessi al tasso annuo semplice del 3%.


Pertanto, al fine di consentire il versamento di tale imposta sostitutiva, tramite modello F24, il fisco ha, quindi, istituito il suddetto neo codice tributo.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 63/E del 12.03.2009)


 


 


8) Trasmissione telematica dei corrispettivi: possibilità estesa anche alle imprese di servizi e più tempo per l’invio


La trasmissione telematica dei corrispettivi ha cambiato ancora.


A partire dal mese di giugno 2009 tale facoltà non sarà più a vantaggio esclusivo delle aziende commerciali della grande distribuzione organizzata.


Ciò poiché il provvedimento firmato il 12.03.2009 dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha esteso anche alle imprese di servizi – sempre di grande dimensione – la possibilità di inviare telematicamente i dati sulle somme incassate giornalmente dai loro punti vendita per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi.


Una novità di rilievo a cui si aggiunge anche una modifica del calendario delle comunicazioni, che non andranno più effettuate con cadenza settimanale ma mensile ed inviate all’amministrazione non più entro il quinto, ma entro il quindicesimo giorno lavorativo successivo alla scadenza del periodo di riferimento.


Pertanto, la trasmissione dei corrispettivi giornalieri relativi al mese di giugno 2009 dovrà avvenire entro il quindicesimo giorno lavorativo di luglio, mentre i dati delle operazioni realizzate fino al 31 maggio di quest’anno saranno inviati rispettando la vecchia programmazione.


Nell’ottica di semplificazione il provvedimento, che ha sostituito il precedente del 8.7.2005, prevede l’invio dei soli corrispettivi realizzati per le cessioni di beni e prestazioni di servizi strettamente connesse con l’attività esercitata dal contribuente, lasciando fuori quelli conseguiti attraverso cessioni di immobili e di beni strumentali, ossia con operazioni straordinarie che non rappresentano l’attività abituale dell’impresa.


Accanto alle nuove regole cambiano, infine, anche le modalità tecniche per la trasmissione delle informazioni, che diventano più semplici e precise.


In particolare, l’importo degli incassi viene suddiviso a seconda del regime Iva applicato e viene eliminata la voce in cui riportare il dettaglio delle somme fatturate.


Al suo posto è previsto un unico campo riepilogativo, dove indicare il totale dei corrispettivi certificati con scontrino e di quelli certificati con fattura emessa su richiesta dei clienti.


(Direttore dell’Agenzia delle Entrate Provvedimento protocollo n. 21544/2009 e comunicato stampa del 12.03.2009)


 


 


A cura di Vincenzo D’Andò


Partecipa alla discussione sul forum.