Non è necessario il contraddittorio


          Con sentenza n. 27060 del 9 novembre 2007, dep. il 21 dicembre 2007, la Corte di Cassazione aveva avuto modo di affermare che non ha  rilevanza  nel  processo  tributario la violazione dell’art. 33, comma 6 del  D.P.R. n. 600/1973 laddove  prevede che le operazioni di  verifica contabile  siano  compiute “alla  presenza  di  un responsabile della sede o dell’ufficio”, in quanto tale presenza non integra un diritto della parte al contraddittorio, essendo sufficiente che gli esiti le siano comunicati.


          Infatti, tale norma non prevede che  le operazioni di verifica contabile siano fatte in contraddittorio, mentre l’art. 52, comma 6, del D.P.R. n. 633 del 1972, in materia di Iva (tributo nella specie non in contestazione) stabilisce che il verbale deve essere sottoscritto dal contribuente, il quale  ha  diritto  di averne copia; ove non sottoscritto, dovrà essere  indicata  la  causa  della mancata   sottoscrizione.


          Per la Corte di Cassazione “le eventuali irregolarità di tale fase amministrativa sono tuttavia estranee al processo tributario in corso, che ha preso avvio dalla notifica dell’avviso di accertamento, derivante da un verbale di constatazione del quale i contribuenti avevano avuto piena conoscenza, avendolo ricevuto, come  sottolinea  la  sentenza  impugnata, a mezzo del liquidatore M. il 30.12.96, per cui il diritto di difendersi e  di controdedurre delle parti private appare pienamente rispettato”.


 


          Oggi, la Corte Suprema, con la sentenza n. 1453 del 2 dicembre 2008, depositata il 21 gennaio 2009, è ritornata sulla questione.


          Per i giudici, “l’attività accertativa della Guardia di finanza e degli   uffici finanziari, avendo natura di attività amministrativa, pur dovendo svolgersi nel rispetto di ben determinate cautele previste per evitare arbitri e violazioni dei diritti fondamentali del contribuente, non è retta dal principio del  contraddittorio. Consequenzialmente va escluso  che le risultanze emerse dalla  attività di verifica prodomica all’emissione dell’avviso di rettifica non possano costituire valido supporto probatorio della pretesa impositiva sottesa a tale avviso, per il solo fatto della mancata immediata loro contestazione al contribuente in sede di verifica (V. pure Cass. Sentenze n. 4273 del 23/03/2001, n. 7964 del 1999)”.


 


Brevi riflessioni


 


          Tutti da anni auspichiamo un contraddittorio vero con il Fisco. Per onestà dobbiamo ammettere che spesso è il contribuente a rifiutare il contraddittorio, perché magari non ha nulla da dire, ovvero se parla è ancora peggio.


          Il  termine contraddittorio, che deriva dal latino contradicere, indica  una discussione pubblica fra due persone che sostengono opinioni contrarie.


          Così visto, il contraddittorio si qualifica come istituto più processuale  che amministrativo, che consente alle parti di esporre ed offrire le proprie  diverse  argomentazioni  al  vaglio dell’autorità giudicante.


          Oggi, tuttavia, anche nel campo amministrativo si è aperta la strada al contraddittorio: l’accertamento con adesione è sicuramente lo strumento che lo esalta, se correttamente utilizzato.


 


          Come rilevato dalla migliore dottrina (1)la regola del contraddittorio va  inserita  nel  quadro del principio costituzionale del diritto alla difesa, il quale mira a garantire non solo l’uguaglianza delle parti, ma soprattutto di poter  esporre e far valere le proprie ragioni e di conoscere le ragioni dell’altra parte,  in modo da potervi controbattere ed influire così sull’esito della controversia”.


          La stessa dottrina rileva che “se l’obbligo del contraddittorio nel processo tributario, derivante in prima ratio dall’art. 24 della Costituzione, è ormai unanimemente riconosciuto, opinioni contrastanti si  osservano,  invece,  sull’esistenza del contraddittorio in sede amministrativa. Richiamandosi alla mancanza di una norma generale che sancisca il diritto del soggetto passivo a partecipare al procedimento di accertamento, certa dottrina tende a considerare l’interpello del contribuente solo  come facoltà dell’Amministrazione e non come obbligo”.


 


          Quindi, la Corte di Cassazione oggi ribadisce che l’attività del Fisco non è retta dal principio del contraddittorio.


          Se poi andiamo a vedere gli ultimi provvedimenti del legislatore (definizione p.vc e definizione inviti a comparire), vediamo che se il contribuente non chiede il contraddittorio gode di una ulteriore sconto sanzionatorio (e oltretutto può pagare anche a rate e senza garanzie).


          Ma se i verificatori sono disponibili al dialogo, al contribuente conviene o no dialogare?


          Una risposta secca non è possibile darla, dipende dalle circostanze: spesso, comunque, giustificare determinate operazioni evita la constatazione di rilievi, anche di importo rilevante, che se trasfusi nell’avviso di accertamento possono portare conseguenze non di poco conto (richiesta misure cautelari, iscrizione a ruolo, etc).


          In altri casi, magari, il silenzio può essere meglio. Dipende. 


 


Roberta De Marchi


2 Marzo 2009







NOTE


(1) FUSCONI, Il contraddittorio nell’adesione e nel concordato preventivo,in “il fisco” n. 42/2003, pag. 6550.


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