La nuova acquiescenza: forte riduzione delle sanzioni se si accetta il verbale della Guardia di Finanza o Agenzia Entrate…


          Il Legislatore, nell’ottica di razionalizzare il sistema, dopo avere introdotto la definizione dei pvc, degli inviti a comparire, modificato la misura delle sanzioni per il ravvedimento operoso, è intervenuto pure sull’istituto dell’acquiescenza.


          Alla luce delle istruzioni fornite dalle Entrate con la circolare n. 4/E del 16 febbraio 2009 occupiamoci specificatamente dell’istituto.


 


Il dettato normativo


 


          L’art. 15 del D.Lgs. n. 218/97, titolato “Sanzioni applicabili nel caso di omessa impugnazione”, dispone al comma 1 che “Le sanzioni irrogate per le  violazioni  indicate  nell’articolo  2, comma 5, del presente decreto,  nell’articolo  71  del  testo  unico  delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con  decreto  del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e nell’articolo 50  del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle  successioni e donazioni, approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  (recte: decreto legislativo) 31 ottobre 1990, n. 346, sono ridotte a un quarto se il contribuente  rinuncia  ad  impugnare  l’avviso  di  accertamento  o  di liquidazione e a formulare istanza di accertamento con adesione, provvedendo a pagare, entro il termine per la proposizione del ricorso, le somme complessivamente dovute, tenuto conto della  predetta  riduzione. In ogni caso la misura delle sanzioni non può essere inferiore  ad  un  quarto dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo”.


 






FOCUS: RIDUZIONE DELLE SANZIONI AD ¼


 


          Il beneficio della riduzione delle sanzioni – legato alla rinuncia alla proposizione del ricorso – è sottoposto a determinate condizioni:


– pagamento delle somme emergenti dall’avviso di accertamento, entro i termini per la proposizione del ricorso (60 giorni dalla notificazione dell’atto, eventualmente prolungati a seguito della sospensione feriale dal 1° agosto al 15 settembre, prevista dalla L. 7.10.1969, n. 742) (1);


– integrale accettazione del contenuto dell’atto impositivo;


– rinuncia alla presentazione dell’istanza per l’accertamento con adesione.


 


          L’acquiescenza all’atto impositivo si determina con il pagamento spontaneo da parte del contribuente, dell’imposta, degli interessi e delle sanzioni, utilizzando il mod. F24, entro il termine per la proposizione del ricorso.


          Per effetto di quanto disposto dal comma 2 del citato art. 15 del D.Lgs. n. 218/97, “si applicano le disposizioni degli articoli 2, commi 3, 4  e 5, ultimo periodo, e 8, commi 2, 3 e 3-bis. Con decreto  del  Ministro delle finanze sono stabilite le modalità di versamento delle  somme  dovute”.


          La norma pertanto equipara gli effetti della totale acquiescenza all’accertamento dell’ufficio (integrale pagamento, anche rateale, delle somme dovute, entro i termini per ricorrere) a quelli propri dell’accertamento con adesione.


          In pratica:


le somme dovute possono essere versate anche ratealmente in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo, o, se esse superano i cento milioni di vecchie re (pari a euro 51.645,69), in un massimo di dodici rate trimestrali.           L’importo della prima rata è versato entro 20 giorni dalla redazione dell’atto; sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi al saggio legale, calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto, e per il versamento di tali somme il contribuente è tenuto a prestare garanzia attraverso una polizza fideiussoria o fideiussione bancaria (2), per il periodo di rateazione aumentato di un anno; entro 10 giorni dal versamento dell’intero importo o di quello della prima rata, il contribuente deve produrre all’ufficio la quietanza dell’avvenuto pagamento e la documentazione relativa alla prestazione della garanzia.


 


          Per effetto dei richiami operati all’istituto dell’accertamento con adesione:


– l’accertamento non rileva ai fini extratributari, salvo che per i contributi previdenziali e assistenziali, la cui base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi;


– ai fini penali, si rende applicabile l’attenuante prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 74/2000 (3), sempre che il debito tributario sia estinto prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado;


– sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non si applicano sanzioni e interessi.


          A norma del comma 4 dello stesso art. 2, l’acquiescenza non esclude però l’esercizio dell’ulteriore azione accertatrice, ex art. 43 del D.P.R. 600/1973 e art. 57 del D.P.R. 633/1972:


– se sopravviene la conoscenza di nuovi elementi, in base ai quali è possibile accertare un maggior reddito, superiore al 50% di quello riportato nell’atto impositivo e comunque non inferiore a centocinquanta milioni di vecchie lire (pari a euro 77.468,53);


– se l’acquiescenza riguarda accertamenti parziali;


– se l’acquiescenza riguarda i redditi derivanti da partecipazione nelle società o nelle associazioni di cui all’art. 5 del TUIR, ovvero in aziende coniugali non gestite in forma societaria (in mancanza di espresse indicazioni sul punto, la regola può ritenersi estesa anche alle società fiscalmente trasparenti per opzione, a norma degli artt. 115 e 116 del Testo Unico).


 



La Legge n. 2/2009


 


          L’art. 27, comma 4-ter, del decreto  legge  n. 185 del 2008, aggiunto  in  sede  di  conversione  in  legge n. 2/2009, ha  integrato l’art. 15 del decreto legislativo n. 218 del 1997, inserendo il nuovo comma 2-bis per il quale “Fermo restando quanto previsto dal comma 1, le sanzioni ivi indicate sono  ridotte alla metà  se  l’avviso  d’accertamento e di liquidazione non è stato preceduto dall’invito di cui all’articolo 5 o di cui all’articolo 11. La disposizione di cui al  periodo  precedente  non  si applica nei casi in cui il contribuente non abbia prestato adesione ai sensi dell’articolo 5-bis e con riferimento alle maggiori imposte ed  altre  somme relative alle  violazioni  indicate nei  processi  verbali  che  consentono l’emissione degli accertamenti di cui all’articolo 41-bis  del  decreto del Presidente  della  Repubblica  29  settembre 1973,  n.  600  e   successive modificazioni e all’articolo, quarto comma, del decreto del  Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 e successive modificazioni”.


 


          Il menzionato art. 15 del decreto legislativo n. 218 del 1997 detta una disciplina unitaria ai fini della riduzione delle sanzioni irrogate con gli avvisi d’accertamento o liquidazione, prevedendo, nei casi di definizione per mancata impugnazione da parte del contribuente  e  di rinuncia a presentare istanza di accertamento con adesione, la riduzione delle stesse ad un quarto dell’irrogato.


          Con la nuova disposizione, introdotta in sede di conversione del decreto legge n. 185 del 2008, precisano le Entrate nella citata circolare n. 4/2009 “viene ora ulteriormente stabilito che, nei casi di avviso  d’accertamento  e  di  liquidazione  non  preceduti  dall’invito  al contraddittorio  previsto per  l’accertamento  con  adesione,  le  sanzioni debbano essere ridotte alla metà di quelle previste negli ordinari casi di definizione per mancata impugnazione da  parte del  contribuente, con la conseguenza che la misura della sanzione risulta essere pari ad un ottavo”.


          L’ulteriore  riduzione  ad  un  ottavo  non  si  applica,  per  espressa previsione normativa, nei casi in cui  in  cui  sia  stato  in  precedenza  consegnato processo verbale di constatazione e, pur sussistendo i presupposti per poter  aderire ai sensi dell’art. 5-bis del  decreto  legislativo  n.  218  del  1997,  gli interessati non se ne siano avvalsi.


          La nota d’Agenzia precisa che l’ammissione al beneficio della riduzione ad  un ottavo delle sanzioni irrogate compete qualora siano rispettate tutte le  condizioni espressamente previste dall’art. 15 del decreto  legislativo  n.  218 del 1997.


          Pertanto, è necessario che il contribuente:


– rinunci ad impugnare l’avviso di accertamento  o  di  liquidazione emesso;


– rinunci a presentare istanza  di  accertamento  con  adesione,  ai sensi degli artt. 6, comma 2, e 12, comma 1, del  decreto  legislativo  n. 218 del 1997;


– effettui il  pagamento,  entro  il  termine  di  proposizione  del ricorso, delle somme complessivamente  dovute  a  titolo  di  tributo,  interessi e sanzioni tenendo conto della  riduzione  della  misura  di  quest’ultime.


 


          La  disposizione  in  esame  si  applica  con  riferimento  agli  avvisi d’accertamento o liquidazione emessi dagli Uffici per i quali, alla data  di entrata in vigore della legge del 28 gennaio 2009, n. 2, di conversione  del decreto legge n. 185 del 2008 (29 gennaio 2009), non siano scaduti i termini per la proposizione dei ricorsi.


 


Considerazioni


 


          La chiara preclusione normativa contenuta nel citato art. 15 impone al contribuente, destinatario di avviso di accertamento, di operare una scelta : avvalersi della possibilità di definire le sanzioni, usufruendo della riduzione ad un quarto, ovvero presentare istanza di adesione.


          Tuttavia, occorre ricordare che l’art. 17, comma 2, del D.Lgs. n. 472/97 consente la definizione agevolata con il pagamento di un importo pari ad un quarto della sanzione irrogata e comunque non inferiore ad un quarto dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo. 


          Di fatto, il contribuente, nel termine concesso per la presentazione del ricorso,  ha diritto a definire l’aspetto sanzionatorio, ex art. 17 del D.Lgs. n. 472/97, ferma restando la possibilità di instaurare il procedimento di adesione, il cui esito non rileva ai fini dell’aspetto sanzionatorio, ormai definito.


 


Francesco Buetto


7 marzo 2009








NOTE


(1) Ai fini dei termini per la proposizione del ricorso va escluso il dies a quo, cioè il giorno iniziale, mentre va considerato il dies ad quem, ovvero il giorno finale (artt. 2963, c.c., e 155, c.p.c.). Se l’ultimo giorno del termine è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno successivo non festivo.


 


(2) Con decorrenza 1.1.2005 – L. 311/2004 -, si rende ora applicabile il nuovo comma 3 – bis dell’art. 2, ove è disposto che, in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive, se il garante non versa l’importo garantito entro 30 giorni dalla notificazione di un apposito invito, contenente l’indicazione delle somme dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate provvede all’iscrizione a ruolo delle somme a carico di entrambi i soggetti: contribuente e garante.


 


(3) L’art. 13 del D. Lgs. n. 74/2000 ha previsto che le pene previste per i delitti di cui al citato decreto  sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate nell’art. 12 se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti medesimi sono stati estinti mediante il pagamento, anche a seguito delle speciali procedure conciliative o di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie”.


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