Indagini finanziarie non autorizzate


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4001 del 19 febbraio 2009 ha ritenuto che le indagini finanziarie non preventivamente autorizzate non inficiano il successivo avviso di accertamento.


 


La sentenza


 


          La Corte Suprema ritiene che “la mancanza della autorizzazione  dell’ispettore compartimentale (o, per la Guardia  di  Finanza, del comandante  di  zona) prevista ai fini della richiesta di acquisizione, dagli istituti di credito, di copia dei conti bancari intrattenuti con il contribuente, non preclude l’utilizzabilità dei dati acquisiti, atteso che la detta  autorizzazione attiene ai rapporti  interni e che in materia tributaria non vige il principio (presente nel codice di procedura penale) della inutilizzabilità della prova irritualmente acquisita, salvi i limiti derivanti da eventuali preclusioni di carattere specifico (v. Cass. n. 4987/2003)”.


 


          Infatti, “l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, richiesta per la trasmissione, agli uffici delle  imposte, dei documenti, dati e notizie acquisiti dalla Guardia di finanza nell’ambito di un procedimento penale,  è posta a tutela della riservatezza delle indagini penali, non dei soggetti coinvolti nel procedimento medesimo o di terzi, con la conseguenza che la mancanza dell’autorizzazione, se può avere riflessi anche disciplinari a carico del  trasgressore,  non  tocca  l’efficacia  probatoria dei dati trasmessi, né  implica  l’invalidità  dell’atto  impositivo adottato sulla scorta degli stessi. Quanto poi al requisito motivazionale del provvedimento autorizzatorio,  l’apprezzamento della  gravità degli indizi può essere espresso anche in modo sintetico, oppure indiretto, tramite  il  riferimento ai dati allegati  dall’autorità  richiedente  (v.  tra  le  altre  Cass.  n. 28695/2005)”.


          Pertanto, per la Cassazionea prescindere da ogni altra  considerazione,  la  mancanza (e, a fortiori, l’eventuale illegittimità) dell’autorizzazione (del comandante di zona o dell’autorità giudiziaria) ai fini dell’acquisizione di  documentazione bancaria (ovvero dell’utilizzazione di quella acquisita nell’ambito di  un  processo  penale) non incide sul valore  probatorio  dei  dati  acquisiti    sulla  validità dell’atto impositivo adottato sulla scorta dei suddetti dati”.


   


Le nostre considerazioni


 


          La sentenza emessa, in pratica modifica un orientamento che ritenevamo consolidato.


          Se è vero che in ambito di prove illecite si va consolidando l’orientamento favorevole al Fisco teso a ritenere che comunque gli atti illeciti siano utilizzabili, sul punto dell’autorizzazione la Corte di Cassazione aveva assunto una posizione diversa.


          Con la sentenza n. 15209 del 30.11.2000 (depositata il 29.11.2001) la Corte di Cassazione aveva ritenuto necessario l’intervento preventivo per iscritto dell’autorità che deve disporre l’accesso.


          La Corte, acclarato che il giudice tributario ha accertato che  la Guardia di Finanza ha proceduto all’accesso senza disporre di una previa autorizzazione scritta del proprio comando, ritiene che dalla lettura delle disposizioni che regolano l’accesso, “non  sembra  sussista alcun dubbio che esso prescriva un intervento preventivo della Autorità  che deve  disporre  l’accesso  (non  si   vede   come   possa   sussistere   una disposizione  successiva  al  fatto);  ed  altrettanto  ovvio   che   tale disposizione debba essere data per iscritto essendo eccezionali  le  ipotesi in cui la Amministrazione  agisce,  con  rilevanza  verso  terzi,  con  atti meramente verbali. Si tratta poi di  ipotesi  in  cui  il  ricorso  all’atto scritto è reso impossibile da situazioni di fatto o di assoluta urgenza (si pensi agli ordini emanati dal responsabile dell’ordine pubblico). Non  vi  è invece alcuna ragione pratica che possa consentire il ricorso nella  materia qui in esame a disposizioni verbali, mentre la forma scritta è imposta proprio dalla esigenza per il  contribuente che ha  diritto  di  assistere all’accesso di verificare che esso si svolga nell’ambito della legge”.


 


          Successivamente, la stessa Cassazione, con la sentenza n. 12017/2007 ha osservato che  in assenza di una regolare autorizzazione la perquisizione non è valida, secondo quanto affermato anche dalla giurisprudenza di  legittimità,  e  la documentazione acquisita nel corso della verifica fiscale non è utilizzabile ai fini dell’accertamento delle violazioni tributarie”. 


          La normativa fiscale ha previsto l’obbligo per l’Ufficio e/o la Guardia di Finanza di richiedere la preventiva autorizzazione all’organo superiore.


          La stessa Amministrazione finanziaria – nella circolare n. 32/2006 – ha evidenziato che l’autorizzazione deve essere richiesta prima di iniziare l’attività di controllo.


          Per la Corte di Cassazione, invece, neanche in questi casi – assenza di autorizzazione – si determina l’invalidità degli elementi probatori, così acquisiti.


 


Roberta De Marchi


11 Marzo 2009


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