Il redditometro va modificato, aggiornato ai tempi attuali...

l’editoriale di marzo del commercialista telematico

IL REDDITOMETRO VA MODIFICATO


 


Nell’editoriale di febbraio avevamo rilevato che se il Fisco intende utilizzare lo strumento dell’accertamento sintetico, è necessario rivedere il paniere: l’autovettura, venti anni fa ben misurava il tenore di vita.


 


Oggi no.


 


Oggi acquisti a rate per 60 mesi – con importo mensile di 200 euro – anche autovetture di grossa cilindrata. Che senso ha sviluppare un sintetico nei confronti di tali soggetti, quando magari trattasi di un giovane lavoratore, single, che vuole passarsi il piacere di avere una bella autovettura, o di un componente di una famiglia dove lavorano entrambi con stipendi mensili complessivi di 4.000 euro ?


 


Sono altri gli strumenti indicatori: l’iscrizione dei figli in scuole private, l’iscrizione in club privati (sportivi e sociali), le carte di credito utilizzate, i viaggi all’estero, le spese per la pay-tv, il posto barca,  etc.


 


E tutti da guardare rispetto al reddito complessivo del nucleo familiare, come peraltro fatto presente più volte dalla stessa Amministrazione finanziaria.


 


Se la moglie ha un reddito elevato, che senso ha fare un avviso di accertamento al marito, che dichiara un reddito basso ma ha la disponibilità di due autovetture?


 


E quindi tale strumento, con il quale quest’anno dovremo confrontarci, dovrà essere ben calibrato dagli uffici, nella consapevolezza che come tutti gli strumenti presuntivi non può essere perfetto.


 


Siamo stati buoni profeti: oggi, all’indomani della revisione dei coefficienti per il biennio 2008 e 2009, tutti chiedono a gran voce la revisione dello strumento.


 


Dal Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili, Claudio Siciliotti, che chiede l’adeguamento del redditometro ai tenori di vita reali: “ha bisogno di una messa a punto. Non di una revisione a favore del contribuente o a favore dell’Erario. Una messa a punto a favore del corretto funzionamento di uno strumento concettualmente condivisibile, in quanto tarato per far emergere l’incongruenza della propria dichiarazione non rispetto a opinabili medie di settore, bensì rispetto al tenore di vita personale e familiare”.


 


Il grido di dolore arriva anche dal Direttore del Dipartimento delle Finanze, durante l’audizione in Commissione Finanze.


 


E allora, una volta che tutti sono d’accordo, parte pubblica e parte privata, perché non sedersi attorno ad un tavolo e discuterne?


 


Il Paese ne trarrebbe vantaggio.


 

4  marzo 2009                                                           

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