E’ valida l’istanza di rimborso ad ufficio incompetente


Con sentenza n. 4773 del 27 febbraio 2009 (ud. del 17 dicembre 2008) la Corte di Cassazione ha affermato la validità dell’istanza di rimborso presentata ad ufficio incompetente in base al principio di leale  collaborazione  sancito dall’art.  10,  della L.  n.  212/2000.

Svolgimento del processo 

Con  ricorso  alla  commissione  tributaria provinciale di Napoli il contribuente  proponeva opposizione avverso il silenzio –  rifiuto  formatosi  in  ordine  alla  sua richiesta del 28.7.1999, rivolta al centro dei servizi di  Salerno,  per  il rimborso della somma di L. 210.036.336, oltre agli interessi, che il  Comune di Forio d’Ischia aveva trattenuto, quale sostituto d’imposta, a  titolo  di Irpef su quella corrisposta per  l’esproprio  di  un  terreno  per  pubblica utilità, sul  presupposto  che  quell’indennizzo  fosse  esente,  perché  si trattava di immobile rito in una determinata tipologia.

Instauratosi il contraddittorio, l’agenzia  delle  entrate  eccepiva  la inammissibilità dell’impugnativa, in  quanto  il  ricorso  era  privo  della indicazione del domicilio fiscale, nonché l’infondatezza della pretesa,  per mancanza di prova, e perciò chiedeva il rigetto della domanda.

Il giudice di prima istanza, in accoglimento del ricorso,  annullava  il provvedimento negativo con sentenza n. 375 del 2003.

Avverso  la  relativa  decisione  il contribuente proponeva  appello   principale, relativamente alla mancata condanna dell’ufficio  al  rimborso  dell’imposta versata, e a cui l’agenzia delle entrate resisteva, svolgendo  a  sua  volta quello incidentale, dinanzi  alla  commissione  tributaria  regionale  della Campania, la quale, in parziale riforma di quella impugnata,  ha  dichiarato inammissibile il secondo,  e,  in  accoglimento  del  primo,  ha  condannato l’agenzia al rimborso della somma di Euro 108.474,71, oltre agli  interessi, e compensato le spese del grado con sentenza del 17.6.2004.

Quanto all’appello principale ha rilevato che in effetti il contribuente aveva  diritto  alla  ripetizione  delle  somme  trattenete  dal   sostituto d’imposta, godendo del beneficio dell’esenzione,  attesa  la  tipologia  del terreno; in ordine a quello incidentale, ha  osservato  che  l’eccezione  di incompetenza per territorio era nuova, e perciò non proponibile in  sede  di gravame.

Avverso questa pronuncia il Ministero dell’economia e  delle  finanze  e l’agenzia delle entrate hanno proposto ricorso per cassazione sulla base  di un unico motivo.

Il contribuente ha resistito con controricorso, e a sua  volta  ha  svolto  ricorso incidentale condizionato, enunciando un unico motivo.

Motivi della decisione

Nel merito, con riguardo a somme  oggetto  di  ritenuta  per  Irpef,  l’istanza  di rimborso di cui all’art. 38, comma 2, del D.P.R. n. 602 del 1973, deve  essere presentata dal contribuente, al pari di quella di  cui  al  comma  1,  dello stesso articolo relativa al rimborso dei versamenti diretti, “alla  direzione regionale delle entrate (subentrata  all’intendenza  di  finanza  a  seguito della nuova articolazione organizzativa  che  ha  interessato  il  Ministero delle finanze dopo la L. 29 ottobre 1991, n. 358) nella  cui  circoscrizione ha sede il concessionario presso il quale il versamento è, stato eseguito“.

Nel caso di specie la domanda di rimborso doveva essere presentata  alla direzione regionale della Campania, e non invece  a  quella  del  Lazio;  né tanto meno all’ufficio periferico di Salerno, atteso che  la  previsione  di cui all’art. 37 del D.P.R. n. 602 del 1973, riguarda  solamente  le  trattenute operate dallo Stato, e non piuttosto i sostituti d’imposta.

E la prevalente giurisprudenza  di  questa  Corte  ha  ritenuto  che  la presentazione dell’istanza ad ufficio  diverso,  e  quindi  territorialmente incompetente, osti alla formazione del provvedimento negativo,  anche  nella forma del silenzio – rifiuto, e conseguentemente determini l’inammissibilità del  ricorso  presentato  alla  commissione  tributaria   per   difetto   di provvedimento impugnabile; improponibilità rilevabile d’ufficio dal  giudice anche in sede di gravame,  salvo  che  si  sia  già  fermato  sul  punto  un giudicato interno (v. ex plurimis Cass. n. 13194 del  16/07/2004;  n. 23701 del 15/11/2007; n. 9095 del 2002; Sezioni Unite n. 11217 del 1997)“.

Il Collegio, però, consapevolmente, ritiene ” che simile drastica conclusione,  che  viene  a penalizzare un errore  meramente  formale  del  contribuente,  debba  essere rivisitata alla luce dei principi di cooperazione,  collaborazione  e  buona fede che, in base alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, devono improntare i rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente. Sulla scorta di simili principi questa sezione ha già  riconosciuto  che l’istanza  di  rimborso  presentata  ad  un   ufficio   dell’amministrazione finanziaria,  ancorché  incompetente  funzionalmente  o  territorialmente  a provvedere sulla medesima, è, atto  idoneo  ad  impedire  la  decadenza  del contribuente dal diritto al rimborso prevista dal D.P.R. 29 settembre  1973, n. 602, art. 38, (Cass. 6 maggio 2005, n. 9407; Cass. n. 14212 del 28 luglio 2004)“. Ha però soggiunto – proseguono i giudici – ” che tale istanza – rivolta ad organo incompetente – non sarebbe invece idonea a determinare la formazione di un provvedimento di diniego nella forma del silenzio – rifiuto,  e  renderebbe  conseguentemente inammissibile il ricorso  al  giudice  tributario;  quindi  il  contribuente dovrebbe, entro  il  termine  prescrizionale  di  cui  all’art. 2967  c.c., rinnovare l’istanza rivolgendola all’organo competente“.

Il Collegio – nel caso di specie fa un altro passo avanti: la coerenza del  sistema  impone “di riconoscere che l’ufficio non competente che riceva un’istanza  di  rimborso  è  tenuto  a  trasmettere  l’istanza   all’ufficio competente, in conformità delle regole di collaborazione  tra  organi  della stessa amministrazione (cfr. anche la L. 18 marzo 1968,  n.  249,  art.  5), restando configurabile, in difetto,  un  silenzio  –  rifiuto  del  rimborso medesimo, impugnabile dinanzi alle commissioni tributarie  (Cass.  8  agosto 1988 n. 4878), e ciò sia perché la domanda di rimborso non è rivolta  ad  un organo estraneo all’amministrazione finanziaria,  sia  perché,  in  tema  di rimborso, l’ordinamento impone una  dovuta  costante  collaborazione  organi (arg. D.P.R. n. 602 cit., ex art. 38, comma 3)“.

La soluzione accolta appare, infine, “conforme  al  principio  più  volte affermato da questa Corte e secondo cui le leggi devono essere  interpretate alla luce delle esigenze di celerità processuale e di sollecita  definizione dei diritti delle parti di cui all’art. 11 Cost., (cfr.  le  sentenze  delle Sezioni Unite n. 24883 del 9 ottobre 2008 e n. 4109 del 22  febbraio  2007); appare infatti inutilmente defatigatorio imporre ad un contribuente, il cui diritto non è venuto meno, di presentare una seconda istanza  ed  instaurare un secondo giudizio, senza che ciò risponda ad alcuna esigenza  sostanziale, dal  momento  che  l’amministrazione  ha  resistendo  nel  primo   giudizio, manifestato la inequivocabile decisione di non procedere al rimborso“.

Brevi Riflessioni

I giudici di Cassazione richiamano, in pratica, il comma 1, dell’art. 10, dello Statuto del contribuente, secondo cui “I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede“.

Sul punto non possiamo non ricordare la sentenza della Corte di Cassazione, che tende ad attribuire  forma  e  sostanza alle norme dello Statuto del  Contribuente – cioè la sentenza n. 7080 del 6 novembre 2003, depositata il 14 aprile 2004 – in forza della quale quello dell’affidamento e della buona fede dell’art.10 della legge n. 212/2000, costituiscono princìpi  generali dell’ordinamento tributario, ex artt.3, 23, 53 e 97 della Costituzione e debbono guidare il giudice  nella  interpretazione  ed  applicazione della legge.

Proprio tale sentenza n. 7080 della Corte di Cassazione, riveste particolare rilievo per le affermazioni di principio ivi contenute, fra cui quella secondo cui ” sotto la vigenza dello statuto dei contribuenti e  dei principi  di  ordine  generale  in  esso  affermati  deve   sempre   essere privilegiata – ogni qual volta sia possibile, come lo è nel caso in esame – una interpretazione delle norme tributarie  –  anche  se  preesistenti,  ed anche se da applicare a fattispecie verificatesi anteriormente  –  che  sia conforme ai principi  di  correttezza  e  buona  fede  che  debbono essere osservati reciprocamente da entrambe le parti  nei  rapporti  tra  fisco  e contribuenti“.

Nel caso in questione è dovere dell’ufficio incompetente trasmettere l’istanza all’ufficio competente. Basta solo un pò di buona volontà.

Roberta De Marchi

28 Marzo 2009


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