Accertamento sintetico: rassegna giurisprudenziale più recente


Il piano straordinario per il triennio 2009/2011


 


          Il D.L. n. 112/2008 ha dato ulteriore impulso all’accertamento sintetico  prevedendo (art. 83) un piano straordinario di controlli per il triennio 2009-2011, finalizzati alla determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche sulla base anche di elementi e circostanze di fatto acquisiti in base agli ordinari poteri istruttori e, in particolare, a quelli acquisiti ai sensi dell’art. 32, D.P.R. n. 600/1973 (in cui rientrano le informazioni e i dati acquisiti a seguito di indagini finanziarie).


          La norma ha stabilito inoltre di dare priorità ai contribuenti che non hanno evidenziato nella dichiarazione dei redditi alcun debito d’imposta e per i quali esistano elementi indicativi di capacità contributiva. È previsto il coinvolgimento dei Comuni per segnalare all’Agenzia delle Entrate eventuali situazioni rilevanti per la determinazione sintetica del reddito di cui siano a conoscenza. Nel 2009 saranno triplicati, rispetto al 2007, i controlli con lo strumento dell’ accertamento sintetico (redditometro); inoltre, tale strumento sarà presente anche nelle verifiche da studi di settore come elemento di supporto per dimostrare la fondatezza dei risultati che derivano dagli stessi studi.


          L’amministrazione finanziaria, quindi , attuerà  il piano straordinario di controlli per il triennio 2009/2011 previsto nella manovra estiva 2008 (comma 8, articolo 83), che prevede l’utilizzo di elementi e circostanze, desunti dalle informazioni presenti nel sistema informativo dell’anagrafe tributaria» nonché acquisiti per effetto delle indagini finanziarie al fine di determinare la capacità reddituale dei contribuenti. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, protocollato con n. 20996 del 11 febbraio 2009 (1), sono stati diffusi i nuovi parametri reddituali e i relativi coefficienti di moltiplicazione per la valutazione dei redditi richiesti dal calcolo del redditometro a fronte della proprietà di determinati beni o servizi.Tale  provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, ha rivisto  la tabella allegata al D.M. 10 settembre 1992, relativa al calcolo dell’imposta dovuta per i periodi d’imposta 2008 e 2009. Ogni due anni, infatti, il redditometro viene aggiornato in base alle variazioni percentuali dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale. Per il periodo giugno 1992 – giugno 2008, l’ISTAT ha certificato un aumento pari al 56,2%.


 


Rassegna


 


          Orbene, le precisazioni sopra descritte denotano  la necessita, per l’operatore tributario,  di conoscere le ultime pronunce della giurisprudenza di legittimità e di merito in tema di accertamento sintetico al fine di al fine di elevare il livello di difesa.


 


Sentenza del 6/03/2009, n. 5478



 


          Per “sufficiente motivazione” la Corte di Cassazione (Sentenza 06/03/2009, n. 5478) intende la specificazione degli indici di ricchezza e la dimostrazione della loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva dichiarata. In presenza di tali circostanze non è necessario che il provvedimento di rettifica sia preceduto dal riscontro analitico della congruenza e della verosomiglianza dei singoli cespiti dichiarati. In base all’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, che consente di rettificare con metodo induttivo la dichiarazione del contribuente, quando risulta la non congruità della determinazione analitica in base a elementi e circostanze di fatto certi, non esige un preventivo riscontro dell’impossibilità o difficoltà di una revisione di tipo analitico delle poste indicate dal dichiarante, essendo sufficiente che l’imponibile, come risultante dai dati enunciati dal contribuente, sia palesemente in contrasto con la realtà evidenziata su base presuntiva.


 


          Per “sufficiente motivazione” la Corte di Cassazione intende la specificazione degli indici di ricchezza e la dimostrazione della loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva dichiarata. In presenza di tali circostanze non è necessario che il provvedimento di rettifica sia preceduto dal riscontro analitico della congruenza e della verosomiglianza dei singoli cespiti dichiarati. La rettifica del reddito imponibile dichiarato operata con il ricorso al metodo non è subordinata né  alla  verifica analitica delle voci che concorrono alla formazione della base imponibile né l’emissione di un atto presupposto essendo semplicemente  basato sui dati desumibili dalla dichiarazione e dall’applicazione degli indici di capacità contributiva.



 


Sentenza del 20 marzo 2009  n. 6813


 


          In tema di spese per incrementi patrimoniali rilevanti per il redditometro, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6813 depositata il 20 marzo 2009, ha stabilito che la prova liberatoria a carico del contribuente deve essere data unicamente dalla dimostrazione dell’identità della spesa con i redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo d’imposta. Secondo il giudice di legittimità “non è sufficiente la prova della sola disponibilità di redditi … ma è necessaria anche la prova che la spesa per incrementi patrimoniali sia stata sostenuta, non già con qualsiasi altro reddito, ma proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta”.


 


Sentenza del  5 novembre 2008 n. 26541


 


          La sezione tributaria della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26541 depositata il 5 novembre 2008, ha precisato che, in materia di accertamento induttivo conseguente alla non congruità agli indici di capacità contributiva per due o più periodi di imposta, con riferimento a questi precedenti periodi pur non essendo obbligatoria una precedente richiesta di informazioni tramite questionario, è necessario indicare nell’atto di accertamento le ragioni in base alle quali l’Ufficio ritiene non congrui gli importi in origine dichiarati dal contribuente, al fine di consentire allo stesso il diritto alla difesa.


          Dall’atto di accertamento devono potersi desumere, così da poter essere eventualmente contestate dal contribuente, le ragioni per le quali l’Ufficio ha ritenuto non congrua la dichiarazione per le annualità prese in esame. L’art. 38, comma 4, D.P.R. n. 600/1973, infatti, subordina la possibilità di accertamento sintetico del reddito alla circostanza che il reddito dichiarato non risulti congruo rispetto agli elementi di capacità contributiva individuati dall’apposito decreto ministeriale, “per due o più periodi di imposta”. La norma non impone all’ufficio di procedere all’accertamento contestualmente per i due o più periodi di imposta per i quali esso ritiene che la dichiarazione non sia congrua, né richiede che la valutazione di non congruità sia necessariamente preceduta dall’invio del questionario, ma certamente postula che l’atto di accertamento sintetico per un determinato anno di imposta contenga – al fine di consentire la difesa del contribuente su tale aspetto – la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi di imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico.


 



Sentenza del 5 marzo 2009  n. 224 della Commissione tributaria di Lecce


 


          La Commissione tributaria provinciale di Lecce, sezione 3ª, con la sentenza n. 224, pronunciata il 23 maggio 2008 e depositata il 5 marzo 2009, ha accolto le doglianze del  contribuente che ha  provato in giudizio che il maggior reddito imputatogli era  proveniente da elargizioni del padre adottivo.


          La pronuncia de qua si inserisce, pertanto, all’interno di un orientamento già ben delineato dalla Corte di Cassazione, secondo cui la determinazione del reddito, effettuata sulla base dell’applicazione del c.d. “redditometro” (D.M. 10 settembre 1992 e D.M. 19 novembre 1992), non impedisce al contribuente di dimostrare, in modo concreto, che egli possieda un reddito inferiore, poichè le presunzioni poste dal redditometro sono soltanto relative e non assolute; per cui la prova contraria non è limitata a quella prevista dall’art. 38, D.P.R. n. 600/1973 (e cioè che il maggior reddito accertato è costituito da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta), ma è consentito dimostrare che il reddito presunto sulla base del coefficiente non esiste o esiste in misura inferiore (Corte di Cassazione, sezione tributaria civile, sentenza 18 giugno 2008, n. 16472).


          Non è fondato l’accertamento sintetico in relazione all’incremento patrimoniale costituito dall’acquisto di fabbricato  qualora il contribuente, avuto riguardo all’età ed alle condizioni socio-economiche e familiari, possa avere ricevuto una provvista di  liquidità donata dal genitore convivente anche in considerazione della contrazione da  parte  di quest’ultimo di un mutuo bancario.


 


Sent. n. 8 del 13 gennaio 2009 della Comm. trib. prov. di Lecce, Sez. VIII


Sent. n. 8 del 13 gennaio 2009 della Comm. trib. prov. di Lecce, Sez.


 


          Non è legittimo il ricorso all’accertamento sintetico allorquando gli incrementi patrimoniali (nella specie, acquisto di bene immobile) non giustificabili sulla base del  reddito  imponibile  dichiarato siano il frutto di  elargizioni o finanziamenti  da  parte  del  coniuge, documentalmente comprovati.


 


Sentenza n. 694/09


 


          È legittimo l’accertamento sintetico nei confronti del contribuente titolare di reddito agrario. Lo ha sancito  la Cassazione con la sentenza n. 694/09. Secondo il  giudice di legittimità il fisco può legittimamente procedere con metodo sintetico alla rettifica della dichiarazione dei redditi di un coltivatore quando da elementi estranei alla configurazione reddituale prospettata dal contribuente (e, comunque, qualora il reddito accettabile si discosti di almeno un quarto da quello dichiarato, in base al comma 4 dell’articolo 38 del Dpr 600/1973) si possa fondatamente presumere che ulteriori redditi concorrano a formare l’imponibile complessivo. Ribaltando il decisum della Commissione tributaria regionale Toscana, la Suprema corte ha ritenuto legittima la rettifica della dichiarazione dei redditi presentata dal coltivatore diretto titolare del solo reddito agrario fatta comunque salva la possibilità, per quest’ultimo, di provare che la maggior capacità di spesa contestata dall’ufficio finanziario sulla base di coefficienti presuntivi (nella fattispecie, il possesso di un’autovettura e della casa di abitazione, l’intestazione di assicurazioni e spese incrementative) sia comunque derivata da reddito agrario.


 


Sent. n. 237 del 9 gennaio 2009


 


          L’Ufficio  può  determinare induttivamente il reddito o il maggior  reddito  in  relazione  ad  elementi indicativi di capacità contributiva individuati con  decreto  del  Ministero delle Finanze, “quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta”; dalla interpretazione letterale della norma non si ricava che i “due o più periodi di  imposta” devono essere consecutivi, nè che essi  devono  essere necessariamente anteriori a quello per il quale si effettua l’accertamento, essendo sufficiente, secondo  la  disposizione  in  esame,  che il reddito dichiarato non risulti congruo rispetto ai predetti elementi per due  o  più periodi di imposta (Sent. n. 237 del 9 gennaio 2009 della Corte di Cassazione).


 



NOTE


 


1) Concetta Pagano,
Aggiornato il redditometro. Il provvedimento per gli anni 2008 e 2009 11 febbraio 2009 febbraio 2009;

Sonia Cascarano, Accertamento basato sul cd. redditometro febbraio 2009;
Antonio e Attilio Romano, Redditometro:
I disinvestimenti patrimoniali riducono il reddito
accertato in via sintetica (salvo prova contraria)
febbraio 2009; Gianfranco Antico, Legittimo il redditometro anche per anni non consecutivi gennaio 2009; Francesco Buetto, Redditometro:i fondi elargiti dai genitori fanno gioco gennaio  2009.


Segnaliamo inoltre:

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Pasquini Roberto


28 Marzo 2009


 


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ALLEGATI


 


Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 6 marzo 2009, n. 5478


 


Svolgimento del processo


 


Con sentenza del 14/2/2001 la Commissione Tributaria Regionale del Lazio respingeva il gravame interposto dall’Ufficio delle entrate di Latina nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Latina di accoglimento della domanda proposta dai contribuenti sigg.ri G.L. e M.M. di annullamento dell’avviso di accertamento, relativo all’IRPEF e all’ILOR per l’anno d’imposta 1990, emesso a seguito di determinazione sintetica del reddito. Avverso la suindicata sentenza del giudice dell’appello il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle entrate propongono ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo. Resistono con controricorso i sigg.ri L. e M., che hanno presentato anche memoria. Con requisitoria scritta il P.G. ha chiesto emettersi pronunzia ex art. 375 c.p.c., di accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.


 


Motivi della decisione


 


Con unico motivo i ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 e del D.P.C.M. 10 settembre 1997, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Si dolgono che il giudice dell’appello abbia erroneamente ritenuto illegittima la determinazione sintetica del reddito, che può essere viceversa “operato” mediante coefficienti approvati con decreto (redditometri) che si riferiscono a beni in possesso del contribuente da cui, già di per sè e senza la rigorosa coefficientazione del decreto, l’Ufficio può trarre argomento per l’accertamento sintetico “puro”. Lamenta che il D.P.C.M. 10 settembre 1997, che è stato nel caso “applicato nel 1997”, e pertanto “non retroattivamente” come invece indicato nell’impugnata sentenza, ha “carattere procedimentale e non eleva l’imponibile o l’aliquota”.


 


Il motivo è fondato.


Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, in tema di imposte dirette, il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, comma 4, ove consente di rettificare con metodo sintetico la dichiarazione del contribuente, quando risulti la non congruità della “determinazione analitica in base ad elementi e circostanze di fatto certi”, non esige un preventivo riscontro dell’impossibilità (o difficoltà) di una revisione di tipo analitico delle poste indicate dal dichiarante, essendo all’uopo sufficiente, che l’imponibile, come risultante dai dati enunciati dal contribuente, si appalesi complessivamente in contrasto con la realtà evidenziata su base presuntiva da detti elementi e circostanze; ne consegue che, qualora l’ufficio abbia sufficientemente motivato l’accertamento sintetico, sia specificando gli indici di ricchezza, sia dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, il provvedimento di rettifica del reddito è di  per sè legittimo, non essendo necessario che sia stato preceduto dal riscontro analitico della congruenza e della verosimiglianza dei singoli cespiti di reddito dichiarati dal contribuente (v. Cass. 20/6/2007, n. 14367. V. anche Cass. 14/6/1996, n. 5507).


Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, (nel testo originario, applicabile ratione temporis), nel consentire la rettifica con metodo sintetico delle dichiarazioni presentate dalle persone fisiche, previa “determinazione analitica” del reddito complessivo, non richiede invero un provvedimento amministrativo d’imposizione tributaria che funga da atto presupposto necessario dell’avviso di accertamento sintetico – e neppure la previa contestazione delle singole componenti la dichiarazione si da evidenziare la necessità di rettifica-, ma soltanto un atto, anche meramente privato, quale è la dichiarazione tributaria del contribuente, per sua natura analitica, che abbia struttura e funzione anche di atto istruttorio nel procedimento amministrativo di accertamento sintetico (v. Cass. 30/1/2007, n. 1908; Cass. 21/10/2005, n. 20408). Sotto altro profilo si è invero sottolineato che con riguardo alla rettifica, con metodo sintetico, del reddito complessivo delle persone fisiche, è legittima l’applicazione degli indici e coefficienti presuntivi di reddito (cosiddetto redditometro) stabiliti nei D.M. 10 settembre 1992 e D.M. 19 Novembre 1992 ai redditi maturati in epoca anteriore alla entrata in vigore degli stessi, attesa la natura esclusivamente procedimentale di detti strumenti normativi secondari, la cui emanazione è prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, a fini esclusivamente accertativi e probatori, e dei quali è escluso ogni carattere sostanziale, non contenendo essi alcuna norma per la determinazione del reddito (v. Cass. 21/11/2000, n. 15045). In giurisprudenza di legittimità si è per altro verso precisato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo alla rettifica, con metodo sintetico, del reddito complessivo sulla scorta di elementi e circostanze di fatto certi, utilizzabili anche dal Ministero delle finanze per la fissazione dei coefficienti presuntivi ai sensi dell’alt, nel D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, consente il riferimento a redditometri contenuti in decreti ministeriali emanati successivamente ai periodi d’imposta da verificare, senza porre problemi di retroattività, poichè il potere in concreto disciplinato è quello di accertamento, sul quale non viene ad incidere il momento della elaborazione.


Le medesime considerazioni si attagliano ai redditometri successivi alla L. n. 413 del 1991 – che ha introdotto modifiche al citato art. 38, non risultando in particolare ipotizzabile la violazione della riserva di legge in materia impositiva di cui all’art. 23 Cost., nè il principio di irretroattività della legge di cui all’art. 11 preleggi. Nè, in contrario, depone al riguardo la disposizione di cui al D.M. 10 settembre 1992, art. 5, comma 3, (la quale, nel fare salvi gli effetti degli accertamenti eseguiti in applicazione del precedente redditometro D.M. 21 luglio 1983, stabilisce che “il contribuente può, tuttavia, chiedere, qualora l’accertamento non sia divenuto definitivo, che il reddito venga rideterminato sulla base dei criteri adottati nell’art. 3 del presente decreto”), avendo essa palese finalità transitoria e, salva la definitività dell’accertamento, consentendo al contribuente di chiedere all’ufficio l’applicazione dei nuovi criteri (i quali, per gli accertamenti ancora da compiere sono invece destinati senz’altro a regolare l’azione amministrativa), a tale stregua pertanto esclusa proprio l’(automatica) applicabilità del redditometro precedente (v. Cass. 30/8/2002, n. 12731; Cass. n. 11607 del 2001; Cass. n. 11611 del 2001). La fondatezza del motivo comporta l’accoglimento del ricorso, con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto può farsi luogo a decisione nel merito della controversia ex art. 384 c.p.c., comma 1, con rigetto del ricorso introduttivo dei contribuenti. In considerazione delle vicende del processo, ricorrono invero giusti motivi per disporre la totale compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio.


P.Q.M.


La Corte accoglie il ricorso. Cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo dei contribuenti. Compensa le spese dell’intero giudizio.


 


 


Commissione tributaria provinciale di Lecce, sez. III, sentenza 5 marzo 2009, n. 224


Con ricorso del 07.11.2007 il sig. […] impugnava l’avviso di accertamento n. […] notificato il 11.09.2007, con cui l’agenzia delle entrate ufficio Lecce 2 accertava sinteticamente un maggior reddito per l’anno 2000 sulla base del possesso di una autovettura, immatricolata nell’anno 1999, e di spese per incremento patrimoniale consistenti nell’acquisto di un fabbricato in data 15.05.2003 per l’importo dl 150.000,00.


Deduce il difetto di motivazione dell’atto impugnato. Con riferimento agli indici di capacità contributiva, presi a base dall’ufficio, rileva che l’autovettura posseduta dal ricorrente non è alimentata a gasolio (come si legge nell’accertamento), ma a benzina, ed è stata acquistata con l’aiuto finanziario del padre adottivo, […], con il quale convive e alle cui dipendenze presta attività di lavoro subordinato.


Anche l’immobile, cui l’accertamento fa riferimento, è stato acquistato il 15.05.2003 mediante risorse messe a disposizione interamente dal padre. Allega dichiarazioni sostitutive di notorietà del padre e del legale rappresentante della società venditrice, nonché assegni bancari emessi dal padre e firmati per l’incasso da parte dell’alienante. In ultimo, per quanto attiene alle sanzioni irrogate, contesta la mancata applicazione del cumulo giuridico ai sensi dell’art. 12 D.Lgs. 472/1997 venendo in considerazione violazioni della stessa indole commesse in periodi di imposta diversi. Chiede l’annullamento dell’atto impugnato. Con memoria del 14.12.2007 l’agenzia delle entrate resisteva al ricorso rilevando che l’accertamento è fondato sulla base degli indici di capacità contributiva nello stesso individuati. Chiede il rigetto del ricorso.


 


Motivazione


 


Il ricorso è fondato e come tale va accolto. Appare assolutamente verosimile che l’immobile su cui sostanzialmente si basa l’accertamento sintetico odiernamente impugnato (poiché l’altro indice, il possesso dell’autovettura, da solo, è giustificato dal. Reddito dichiarato) sia stato acquistato con denaro messo a disposizione dal padre del ricorrente. Ed infatti, la giovane età del contribuente (nel periodo di imposta di che trattasi aveva 26 anni), la convivenza con il padre, provata sulla base di documentazione rilasciata dall’anagrafe del Comune di […], e la circostanza che lo stesso lavorasse alle dipendenze del padre, come da contratto e buste paga allegate, lasciano presumere, anche in base a quanto notoriamente accade nella realtà sociale in cui la vicenda si svolge, che l’acquisto dell’abitazione sia avvenuta per effetto di una donazione del padre. Tutto ciò è avvalorato, poi, dalla prova assolutamente incontestabile secondo cui il padre del ricorrente nel 2001 ha contratto un mutuo dell’importo di £. 300.000.000 per l’acquisto di un immobile e che l’unico acquisto di immobili realizzato successivamente alla stipula di tale mutuo sia stato quello avvenuto nel 2003 da parte del figlio.


A ciò si aggiunga che l’acquisto mediante somme di denaro donate dal padre è, altresì, provato sulla base di alcuni assegni (allegati in giudizio) emessi dal sig. […], padre del ricorrente, e girati per l’incasso dal legale rappresentante della società alienante, nonché da una dichiarazione sostitutiva di notorietà (allegata in giudizio) rilasciata dallo stesso legale rappresentante della società alienante che afferma che il prezzo della compravendita immobiliare è stato corrisposto dal padre dell’acquirente. Ne consegue l’accoglimento del ricorso e per l’effetto l’annullamento dell’accertamento impugnato. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio.


P.Q.M.


Accoglie il ricorso avverso l’accertamento che annulla. Compensa le spese del giudizio.


 


 


 


 


 


 


 


Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 5 novembre 2008, n. 26541


 


Svolgimento del processo


 


N.C. propone ricorso per Cassazione, in base a tre motivi, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Umbria che ha accolto solo parzialmente l’appello da lui proposto contro la decisione di primo grado, che aveva a sua volta accolto parzialmente il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento ai fini IRPEF, ILOR e SSN per l’anno 1995, emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4 e 5.  Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate resistono con controricorso.


 


Motivi della decisione


 


1.- Con il primo motivo il ricorrente, sotto il profilo della violazione di legge, dell’omessa pronuncia e del vizio di motivazione, si duole dell’erroneità della sentenza impugnata per avere disatteso l’eccezione di nullità dell’accertamento, emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, in quanto privo di qualsiasi conteggio a riprova del fatto che anche per l’anno 1996 sussisteva lo scostamento di oltre un quarto tra il reddito sinteticamente accertabile e quello dichiarato.


2.- Con il secondo motivo il ricorrente, con riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5, denuncia, da un lato, il vizio formale consistente nell’aggiunta a penna di un’integrazione al dispositivo (“come da motivazione”) non controfirmata dall’estensore; dall’altro, l’inidoneità del dispositivo a dare conto del decisum, non chiarendo a quale parte dell’appello principale si riferisca l’accoglimento parziale, e comunque la sua contraddittorietà rispetto alla motivazione, ove dichiara respinto “per quanto di ragione” l’appello incidentale dell’Ufficio che risulterebbe invece parzialmente accolto, nella parte in cui dichiara non provata la provenienza della somma di L. 300.000.000, utilizzata per l’acquisto di una farmacia.


3.- Con il terzo motivo il contribuente censura, sotto il profilo del vizio di motivazione, il merito della decisione sulla base della documentazione in atti.


4.- Il secondo motivo, da esaminarsi preliminarmente comportando una denuncia di nullità della sentenza, é infondato.


La circostanza che l’aggiunta a penna, nel dispositivo, delle parole “come da motivazione” non sia controfirmata dall’estensore non determina infatti la nullità della sentenza, sia perché l’aggiunta é in sé superflua, costituendo ovvio principio ermeneutico delle sentenza che il dispositivo sia interpretato alla luce della motivazione, sia perché comunque l’art. 132 cod. proc. civ., comma 3, n. 5, richiede la sottoscrizione del giudice come sigillo conclusivo del testo in cui é documentata la decisione, che implica, come é confermato dall’art. 119 disp. att. cod. proc. civ., comma 2 (che riflette l’ipotesi in cui il testo originale sia stato formato dal cancelliere) la verifica analitica della corrispondenza del testo scritto, in ogni sua parte, a quello steso dal relatore ed approvato dal presidente; sicché l’autenticità della sentenza sottoscritta (a conclusione del testo originale) dal giudice può essere contestata soltanto con la querela di falso per materiale contraffazione in ipotesi attuata in tempo successivo al deposito in cancelleria a norma dell’art. 133 cod. proc. civ. (Cass. 11860/06).


Nemmeno può ritenersi causa di nullità la pur esistente contraddittorietà tra motivazione e dispositivo, quanto all’appello incidentale dell’Ufficio.


Premesso che sussiste un contrasto tra motivazione e dispositivo che da luogo alla nullità della sentenza solo se ed in quanto esso incida sulla idoneità del provvedimento, considerato complessivamente nella totalità delle sue componenti testuali, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione giudiziale (Cass. 10637/07), va osservato che la lettura della motivazione della sentenza non lascia adito ad alcun dubbio riguardo al fatto che l’appello incidentale dell’Ufficio é stato parzialmente accolto (e non rigettato, come erroneamente enunciato in dispositivo), con riferimento all’incremento patrimoniale di L. 300.000.000, del quale é stata ritenuta non provata la provenienza.


5.- Il primo motivo é invece fondato, nei termini di seguito precisati.


Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, subordina la possibilità di accertamento sintetico del reddito alla circostanza che il reddito dichiarato non risulti congruo rispetto agli elementi di capacità contributiva individuati dall’apposito decreto ministeriale, “per due o più periodi di imposta”.


É pacifico che la norma non impone all’ufficio di procedere all’accertamento contestualmente per i due o più periodi di imposta per i quali esso ritiene che la dichiarazione non sia congrua, né richiede che la valutazione di non congruità sia necessariamente preceduta dall’invio del questionario di cui all’art. 32, n. 4 (Cass. 14367/07), ma certamente postula che l’atto di accertamento sintetico per un determinato anno di imposta contenga – al fine di consentire la difesa del contribuente su tale aspetto – la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi di imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico.


Il giudice tributario, a fronte della specifica eccezione del contribuente, non deve perciò limitarsi ad accertare – come nella specie ha fatto – se l’Ufficio abbia preso in considerazione due o piu’ anni consecutivi, ma piuttosto se dall’atto di accertamento possano desumersi – così da poter essere eventualmente contestate dal contribuente – le ragioni per le quali l’Ufficio stesso abbia ritenuto non congrua la dichiarazione per tali annualità.


6.- Resta assorbito il terzo motivo.


7.- La sentenza impugnata va pertanto cassata, con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale dell’Umbria, che farà applicazione del principio di diritto enunciato sub 5.1. e liquiderà inoltre le spese del presente giudizio.


 


P.Q.M.


 


la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il secondo e dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale dell’Umbria.


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