Studi di settore: la gestione del contraddittorio (parte seconda)


          Anche per gli accertamenti basati sugli studi di settore, l’instaurazione del procedimento di adesione e lo svolgimento del contraddittorio costituiscono un percorso obbligato per giungere ad una più fondata e ragionevole misurazione del presupposto impositivo e per valutare in concreto l’eventuale  “prova contraria” offerta dal contribuente.


          Come precisato nella “Guida” messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (prelevabile dal sito www.agenziaentrate.it), lo studio di settore è uno strumento utilizzabile per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi: l’elaborazione  trova  terreno fertile soprattutto se applicata alle piccole imprese, nei confronti delle quali l’attività di controllo tradizionale non sempre si rivela proficua, anche in rapporto ai tempi ed alle risorse da impiegare.


          Proseguiamo, quindi, esaminando le valutazioni e giustificazioni offerte dalla circolare n. 54/E del 13 giugno 2001.


 









Farmacie


L’attribuzione dei soggetti al cluster delle farmacie con ampia offerta di prodotti veterinari (cluster 9), avviene prevalentemente sulla base dell’informazione contenuta nel rigo D34 (ammontare dei ricavi conseguiti dalla vendita di farmaci o prodotti veterinari per i quali è stata emessa fattura), mentre, a tal fine, non assume rilievo la percentuale dei ricavi derivanti dall’offerta di prodotti veterinari (rigo D12). Pertanto, è possibile che i contribuenti che operano cessioni certificate dall’emissione dello scontrino fiscale, nei confronti degli allevatori o agricoltori (per i quali vige un particolare regime di determinazione dell’IVA e del reddito) siano attribuiti ad un cluster che, non corrisponda pienamente alle loro caratteristiche aziendali.


Ai fini dell’applicazione dello studio in esame la circostanza che talune farmacie siano dotate di un dispensario o di una succursale non rende configurabile l’ipotesi di esercizio dell’attività in più unità.


 









Commercio all’ingrosso di cereali e legumi secchi; Commercio all’ingrosso di sementi e alimenti per il bestiame, piante officinali, semi oleosi, oli e grassi non commestibili, patate da semina; commercio all’ingrosso di caffè


Nel commercio all’ingrosso di cereali e legumi secchi, la concorrenza di strutture non privatistiche, quali i consorzi agrari, può determinare l’esigenza di operare con ridotto margine di ricarico sulle vendite.


Nel commercio all’ingrosso di caffè va segnalato che il codice di attività 51.37.1 viene impropriamente utilizzato anche dalle imprese che, oltre all’attività di commercializzazione del caffè, effettuano anche l’attività di torrefazione dello stesso, per la quale è previsto lo specifico codice di attività 15.86.0 – Lavorazione del the e del caffè.


A causa della presenza di questi due tipi di operatori nello stesso Cluster (il numero 9), in sede di applicazione degli studi, occorre valutare con attenzione i valori assunti nella stima dei ricavi e dagli indici di coerenza relativi alle imprese che svolgono anche attività di torrefazione di caffè.


Per le predette imprese occorre infatti considerare che:


– in molti Paesi di origine i caffè verdi non sono costantemente reperibili durante tutto l’anno, oppure, pur essendo costantemente reperibili, (come nel caso di quello proveniente dal Brasile), presentano prezzi di acquisto assai variabili in funzione del periodo del raccolto. Gli operatori dotati di una buona liquidità e/o fidi bancari scelgono, pertanto, di acquistare la materia prima nel momento da loro giudicato favorevole. Tale scelta gestionale comporta un aumento del livello di scorte in magazzino che, a sua volta, potrebbe determinare un elevato valore dell’indicatore di durata delle scorte;


– gli operatori che vendono direttamente (con dipendenti, agenti o tramite concessionari in esclusiva) il proprio prodotto agli esercizi pubblici investono molto in attrezzature da bar da dare in comodato ed in altre agevolazioni per i baristi. Ne consegue che, solitamente, le imprese che svolgono anche attività di torrefazione, ricaricano i costi sostenuti per l’offerta di questi servizi aggiuntivi sul prezzo di vendita del caffè, con la conseguenza che in sede di applicazione dello studio potrebbe emergere che l’indice di ricarico presenta valori più elevati rispetto a quelli degli operatori che hanno come clientela la grande distribuzione e/o le drogherie;


– il caffè verde è soggetto a variazioni cicliche di prezzo anche di grande ampiezza. Tale circostanza potrebbe avere riflesso nel livello dei ricavi conseguiti.   


 









Commercio all’ingrosso di fiori e piante


La distinzione tra fiori freschi recisi e fiori secchi e artificiali va tenuta in particolare considerazione in sede di applicazione dello studio, in quanto i due diversi tipi di prodotti comportano una struttura aziendale e una ripartizione dei costi molto diversa. Infatti, i fiori secchi e artificiali non necessitano, a differenza dei fiori freschi, di particolari attrezzature né di molto personale per la loro conservazione; così pure il ricarico su tali prodotti differisce sostanzialmente, in quanto non operando su beni altamente deperibili, i prezzi non vengono influenzati dalla necessità di una vendita immediata e dai conseguenti scarti.


Occorre, inoltre, tenere in debita considerazione la localizzazione geografica delle aziende che operano in aree a forte concentrazione di operatori, collegate in genere al luogo di produzione dei prodotti poi commercializzati, dove la percentuale di ricarico media sui prezzi sarà più bassa a causa della forte concorrenza.   


 









Commercio all’ingrosso di tessuti, di articoli di merceria, filati; Commercio all’ingrosso di articoli tessili per la casa; Commercio all’ingrosso despecializzato di prodotti tessili; Commercio all’ingrosso di spaghi, cordame, sacchi e simili; Commercio all’ingrosso di abbigliamento e accessori, di camicie, biancheria, maglieria e simili; Commercio all’ingrosso despecializzato di abbigliamento e calzature.


Nel commercio all’ingrosso di tali prodotti gli acquisti precedono di parecchi mesi la disponibilità dei prodotti per la vendita alla clientela, e gli acquisti a breve sono assai limitati; ciò comporta tempi di filiera piuttosto lunghi per il settore. Sono quindi possibili mutamenti nelle caratteristiche della domanda nei mercati di consumo ed errori di programmazione degli acquisti, amplificati dalle particolari difficoltà attraversate dal commercio all’ingrosso, che potrebbero determinare aumenti di rimanenze rispetto a quelle iniziali.


La valutazione del valore assunto dall’indice della produttività per addetto va effettuata tenendo in considerazione la tipologia di vendita utilizzata dall’impresa. È il caso, ad esempio, di imprese che effettuano vendite all’ingrosso con poca o nessuna assistenza, con vendita visiva e possibilità di prelievo da parte dello stesso cliente, per le quali potrebbe risultare un elevato valore dell’indice; oppure di imprese che non praticano questo tipo di vendita, per cui è necessario un maggiore impiego di personale destinato all’assistenza ai clienti;


Nel settore esistono imprese di commercio all’ingrosso che in tutto o in parte acquistano prodotti che poi vengono sottoposti a lavorazione presso terzi e venduti dal grossista. In questi casi le spese sostenute per le lavorazioni effettuate da terzi esterni all’impresa andranno computate tra i costi per l’acquisto di materie prime, sussidiarie, semilavorati e merci da indicare nel rigo F09 del quadro “Elementi contabili” del modello di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.   


 









Commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi


Va segnalato che:


– lo specifico contratto collettivo di lavoro stipulato dagli operatori del settore prevede l’assunzione di personale a tempo determinato per l’esecuzione di lavori stagionali, oppure l’instaurarsi di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con prestazione ridotta annuale. In quest’ultimo caso il personale, pur rimanendo in forza per tutto l’anno, viene remunerato per le ore effettivamente richieste e prestate e non per giornata lavorativa; di conseguenza è considerato “normale” nel settore un orario di lavoro giornaliero che in molti casi non supera le 4 ore, soprattutto all’inizio e alla fine della campagna di produzione oppure in occasione di eventi climatici di importante intensità. Per le imprese che utilizzano personale assunto in base alla predetta modalità contrattuale occorre valutare con attenzione i risultati forniti dall’indice della produttività per addetto che potrebbe presentare valori più bassi della norma in presenza di un elevato impiego di tale personale;


– l’attività di commercializzazione può essere contraddistinta, a seconda dei casi, da forti caratteri di specializzazione, per cui è generalmente determinata dai tempi di produzione della merce offerta (concetto di stagionalità) o, al contrario di generalizzazione, dando luogo ad operatori specializzati nella commercializzazione di un genere di prodotti (es. commercianti solo di frutta oppure solo di verdura) o di un solo prodotto (es. commercianti solo di uva, oppure solo di banane, ecc.), oppure operatori che hanno invece seguito una strategia opposta preferendo la commercializzazione di prodotti diversi. In tal caso, l’indice economico relativo alla percentuale di ricarico va opportunamente valutato in funzione del grado di specializzazione dell’attività che, per alcuni prodotti, potrebbe risultare più elevato della norma;


– le imprese che operano con una clientela costituita in gran parte dalle grandi catene di distribuzione sia estere che italiane, a causa dello scarso potere contrattuale nei confronti della predetta clientela, hanno ridotte possibilità di definire il livello di prezzo per loro ottimale o più soddisfacente e conseguentemente un limitato controllo sull’andamento dei ricavi;


– a causa della natura merceologica del prodotto commercializzato dalle industrie del settore, il livello dei prezzi di vendita risente in maniera particolare delle variazioni del livello di offerta. La contrazione dei prezzi di vendita per effetto di un’abbondante produzione determina, se non viene compensata dalle maggiori quantità vendute, una riduzione nel livello dei ricavi. Inoltre le imprese in questione commercializzano un prodotto fortemente influenzato, dal punto di vista qualitativo, dalle condizioni climatiche ed ambientali, con effetti diretti sul livello dei prezzi;


– negli ultimi anni, i prezzi di mercato, decisamente concorrenziali, che alcuni paesi dell’area del mediterraneo riescono ad applicare a determinati prodotti (ad esempio, gli agrumi) hanno provocato gravi difficoltà di vendita degli stessi. Spesso l’unica alternativa alla commercializzazione di questi prodotti è quella di destinarli, a prezzi irrisori, all’industria di trasformazione o addirittura di procedere alla loro distruzione. Si registra così una forte contrazione dell’attività di commercializzazione e, di conseguenza, dei risultati economici delle imprese.   


 









Commercio all’ingrosso di bevande alcoliche e di altre bevande


L’indicatore di produttività per addetto potrebbe assumere valori più elevati rispetto alla norma nei confronti delle imprese che hanno scelto di abbandonare il sistema delle consegne effettuate direttamente con personale dipendente, affidando la distribuzione della propria merce ad una figura intermedia (padroncino) che provvede ai trasporti sia con mezzi propri che con mezzi aziendali.   


 









Commercio all’ingrosso di prodotti di salumeria, di oli e grassi alimentari, di zucchero, di cioccolato e dolciumi, di tè, cacao, droghe e spezie, di prodotti surgelati; Commercio all’ingrosso non specializzato di alimentari, bevande, tabacco; Commercio all’ingrosso di conserve alimentari e affini; Commercio all’ingrosso di farine, lieviti, pane, paste alimentari; Commercio all’ingrosso di altri prodotti alimentari


Va segnalato con riferimento al commercio all’ingrosso di zucchero che il prodotto trattato (lo zucchero) consente margini di ricarico molto ridotti. Questa caratterizzazione costituisce una conseguenza diretta della concentrazione della produzione in cinque grandi società, le quali rendono il comparto poco flessibile e contraddistinto dalla quasi totale assenza di fluttuazione nei prezzi di mercato. Poiché la bassa numerosità degli operatori del settore non ha consentito la formazione di un apposito cluster, l’indicatore relativo al ricarico si attesta su posizioni di incoerenza economica in quanto viene ad essere comparato con il ricarico determinato nell’ambito di altri settori commerciali che trattano prodotti compresi nello studio in esame (prodotti alimentari, cioccolato, ecc.), che risultano caratterizzati dal conseguimento di margini di lucro molto più elevati.


Con riferimento alla produttività per addetto, a seguito della citata impossibilità di costruire un gruppo omogeneo nell’ambito del quale consentire il posizionamento degli operatori in esame, poiché il prodotto può essere movimentato in quantità rilevanti e con un ridotto utilizzo di personale, facendo ricorso ai c. d. sacconi (con capacità 1.000/1.200 Kg) o alle cisterne (con capacità di 300/310 q.li), è possibile che l’indicatore di coerenza economica in esame assuma valori molto elevati.   


 









Commercio all’ingrosso di rottami metallici, di sottoprodotti della lavorazione industriale, e di altri materiali di recupero non metallici (vetro, carta, cartoni, ecc.)


Va segnalata l’opportunità di tenere presente alcuni fattori caratteristici dell’attività, quali ad esempio:


– l’esistenza di aree territoriali nelle quali la densità delle imprese presenti può determinare fenomeni concorrenziali che spingono in alto i prezzi di acquisto. Tale aumento dei costi di acquisizione, in un settore caratterizzato da elevata volatilità e da prezzi di vendita stabiliti dal mercato e difficilmente manovrabili, può determinare ricavi non corrispondenti alle attese della metodologia;


– i beni strumentali, poiché sono di valore elevato, hanno un peso notevole nella stima del ricavo finale. In proposito si osserva che gli elevati investimenti non sono direttamente correlabili ad una elevata potenzialità in termini di ricavi, ma derivano dalla necessità di avere a disposizione un parco beni strumentali che assicuri le necessarie condizioni operative e che sia in regola con la normativa che disciplina il settore. 


 









Commercio al dettaglio di pellicce e di pelli per pellicceria, e di articoli in pelliccia


Va considerato che, trattandosi di attività influenzata dal fenomeno moda, il valore contabile delle merci che compongono il magazzino spesso non corrisponde a quello commerciale in quanto le pellicce rimaste invendute subiscono un sensibile deprezzamento.


Tale circostanza, come già precisato nella circolare n. 121/E del 2000, suggerisce l’opportunità di considerare la composizione percentuale del magazzino secondo l’anno di acquisto della merce al fine di valutare il valore effettivo delle giacenze, indipendentemente dal costo di acquisto.


Tali informazioni possono giustificare il conseguimento di un ricarico inferiore a quello ordinario nel periodo d’imposta in cui l’imprenditore cede le merci che si sono deprezzate.   


 









Preparazione e tintura di pelli;  Preparazione e concia del cuoio


Va considerato che:


– l’ubicazione dell’azienda in una zona a rischio di furto e rapine potrebbe avere come conseguenza un maggior costo di spese di assicurazione, di sorveglianza, ecc. non connesso necessariamente a incrementi nei ricavi;


– l’ubicazione al di fuori di un polo conciario potrebbe riflettersi sulla produttività dell’azienda comportando, a parità di costi, la realizzazione di ricavi proporzionalmente inferiori rispetto alle aziende ubicate all’interno di un polo conciario.   


 









Fabbricazione di articoli da viaggio, borse, articoli da correggiaio e selleria


– Il settore si trova ad affrontare una forte crisi dovuta soprattutto alle congiunture sfavorevoli dei mercati asiatici che hanno causato la cessazione dell’attività di alcune imprese italiane che commerciavano esclusivamente con questi mercati. Attualmente lo scenario congiunturale presenta ancora una fase di sofferenza che comporta un andamento negativo dei principali indicatori economici;


– particolare rilevanza assume la contraffazione che ha incrementato la presenza di laboratori clandestini in quasi tutto il territorio causando un grave danno all’intero settore.  


 









Produzione di metalli preziosi e semilavorati; Fabbricazione di oggetti di gioielleria ed oreficeria di metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi; Lavorazione di pietre preziose e semipreziose per gioiellerie e uso industriale


– Può accadere che la produzione dell’ultima parte del periodo d’imposta non venga venduta pur essendo già finita. Tale prodotto è incluso nel valore delle rimanenze finali valutato al costo specifico, mentre i semilavorati vengono confusi con le materie prime, sempre con valutazione al costo. L’impresa con notevoli scorte di semilavorati o prodotti finiti può quindi ritrovarsi non congrua perché non viene considerato il valore prodotto e incorporato nelle rimanenze;


– molte imprese, specialmente imprese individuali, dipendono fortemente dal lavoro commissionato da pochi committenti, a volte uno solo. In molti casi tali imprese sono sorte in seguito ad un processo di riduzione del personale dell’impresa committente che ha esternalizzato certe fasi del ciclo produttivo. Ciò può spiegare anche repentine cadute dei ricavi in certi esercizi, a causa della diminuzione di ordini da parte del committente;


– similmente al settore “moda“, anche la lavorazione di oggetti preziosi è soggetta al cambiamento del gusto dei consumatori, comportando delle frequenti riconversioni produttive. Ne consegue una considerevole riduzione dei ricavi nell’esercizio in cui è effettuata la riconversione produttiva, nonché un incremento dello stock di capitale investito in macchinari che restano a disposizione dell’impresa, anche se non più utilizzati nel processo produttivo;


– a parità di quantità di materia prima impiegata nella produzione il valore del costo del venduto può variare qualora le rimanenze di oro a fine anno siano valutate in base alla quotazione ufficiale dell’oro alla data di chiusura dell’esercizio, tenuto conto che tale quotazione è correlata a quella del dollaro e, pertanto, soggetta a notevoli oscillazioni di valore.   


 









Trasporto con taxi (e noleggio di autovetture con autista)


– E’ stata prevista una specifica causa di inapplicabilità nei confronti dei soggetti che esercitano l’attività di trasporto con taxi costituiti in ogni forma di società di cooperativa. Al riguardo, si precisa che non costituisce causa di inapplicabilità per l’esercente l’attività di trasporto con taxi l’avvalersi di società cooperative di servizi. La suddetta causa di inapplicabilità opera, infatti, esclusivamente nei confronti dei contribuenti che applicano lo studio di settore SG72A in quanto codificati ai fini IVA con il codice di attività 60.22.0 e non nei riguardi delle cooperative di servizi che utilizzano un diverso codice di attività;


– è necessaria una particolare cautela nel valutare le posizioni, in termini di coerenza economica, di quei soggetti che percorrono molti chilometri a vuoto per raggiungere il luogo di esercizio dell’attività. Tali soggetti, infatti, potrebbero presentare dei valori anomali in quanto la percorrenza chilometrica annua entra nel calcolo dell’indicatore utilizzato nell’analisi della coerenza.


 









Studi fotografici e laboratori fotografici per lo sviluppo e la stampa


Si segnala che in sede di elaborazione dello studio, non è stato possibile individuare uno specifico cluster relativo ai fotolaboratori industriali conto terzi a causa della scarsa numerosità dei soggetti caratterizzati dal suddetto modello organizzativo. Infatti, dall’analisi del “cluster 3 – Laboratori fotografici di grandi dimensioni”, non emergono le caratteristiche tipiche di questi soggetti che, per gestire il proprio processo produttivo e per riuscire a sostenere gli investimenti in personale e beni strumentali, non possono operare con meno di 10 addetti e conseguire ricavi annui inferiori ai 2 miliardi, ecc. Al riguardo, in sede di accertamento dovranno essere attentamente valutate le posizioni di quei soggetti con le caratteristiche sopra descritte che, in termini di congruità e di coerenza economica, potrebbero presentare dei valori anomali.


 









Attività professionali: valutazioni di carattere generale


I contribuenti ai quali si applicano gli studi di settore, devono utilizzare lo studio relativo all’attività che viene svolta in maniera prevalente, vale a dire l’attività dalla quale – nel periodo di riferimento – è derivato il maggiore ammontare dei compensi o dei ricavi percepiti.


Qualora un professionista risulti iscritto a due diversi albi professionali, si considera, comunque prevalente l’attività dalla quale deriva il maggior ammontare dei compensi.


Per le associazioni costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni nel cui ambito operano associati esercenti attività contraddistinte da codici diversi, si considera attività prevalente quella svolta dall’associato o dagli associati ai quali è imputata la maggiore entità del reddito. In caso di partecipazioni paritetiche, le associazioni applicheranno lo studio di settore che meglio rappresenta la struttura organizzativa e le modalità dell’attività esercitata.   


L’applicazione del principio di cassa, comporta che non c’è sempre esatta corrispondenza tra i compensi riscossi e l’effettiva produzione del professionista in quanto i compensi relativi all’attività svolta in un determinato periodo di imposta sono spesso riscossi negli anni successivi.


L’intervallo temporale varia in riferimento all’attività svolta, in quanto nelle attività professionali tecniche, economiche e forensi è senz’altro più lungo mentre nelle attività professionali mediche è più breve.


Per le professioni tecniche, in particolare, lo sfasamento temporale tra costi sostenuti e compensi percepiti, è determinato in massima parte dalla circostanza che la principale committenza di lavori rilevanti e di durata ultrannuale è costituita dallo Stato, dagli Enti Pubblici ed imprese di grande dimensione che generalmente effettuano i pagamenti ai professionisti con un certo ritardo. Peraltro, nelle suddette circostanze, il professionista deve necessariamente anticipare ingenti spese per l’espletamento dell’incarico mentre i relativi incassi si manifestano molto più tardi superando ampiamente l’anno di imposta in cui sono state sostenute le spese stesse. Inoltre gli incassi avvengono quasi sempre dilazionatamente oppure in base allo stato di avanzamento dei lavori dell’appalto cui la prestazione professionale è collegata.


Sempre nell’ambito di incarichi di un certo rilievo, un’altra fattispecie distorsiva si verifica allorquando il professionista partecipa a gare e/o concorsi per l’aggiudicazione della commessa sostenendo ingenti spese, senza la certezza che ne risulti aggiudicatario.


Si ricorda, al riguardo, che analogamente a quanto già specificato con la circolare n. 117/E del 1996 relativa ai parametri per la determinazione presuntiva dei ricavi, dei compensi e del volume d’affari, in sede di valutazione dei risultati derivanti dagli studi di settore, il professionista potrà motivare e documentare idoneamente le circostanze in base alle quali è da ritenersi legittimo lo scostamento tra i compensi dichiarati e quelli stimati dallo studio di settore. La predetta legittimazione potrebbe trovare fondamento nelle peculiari situazioni di mercato in cui il professionista stesso opera, ovvero nelle modalità di espletamento dell’attività. In particolare, si dovrà tener conto dell’eventuale incasso di un rilevante ammontare di compensi in anni successivi a quello nel corso del quale sono stati sostenuti i relativi costi. Analogamente, dovrà tenersi conto dell’eventuale incasso nel periodo d’imposta di riferimento, di compensi per i quali i relativi costi sono stati sostenuti in anni precedenti.


 









Attività degli studi notarili; Attività degli studi legali; Consulenza fiscale fornita da dottori; Servizi in materia di contabilità, consulenza societaria, incarichi giudiziari, consulenza fiscale, forniti dai dottori commercialisti; Servizi in materia di contabilità, consulenza societaria, incarichi giudiziari, consulenza fiscale, forniti da ragionieri e periti commerciali;  Consulenze del lavoro


In generale, in sede di Commissione degli Esperti, si è sottolineata l’opportunità di ridimensionare l’apporto dei beni strumentali, tenendo presente che:


·       gli studi di modeste dimensioni o di professionisti all’inizio della carriera hanno comunque un livello minimo di investimento assai elevato poiché occorrono comunque l’arredamento, un automezzo ed una dotazione informatica;


·       negli studi professionali a medio-alta redditività si tende migliorare qualità e quantità di arredi ed attrezzature, a livello qualitativo e quantitativo, sia per ragioni di immagine, sia perché la capacità redditituale elevata permette di sostenere costi più alti e contenere l’imposizione tributaria. Il fatto che lo studio di settore sia articolato sull’analisi di certi costi, di elementi strutturali e compensi, senza tenere conto del reddito dichiarato, non consente una analisi dei motivi degli investimenti e di altri costi, nonché del grado di soddisfazione già raggiunto dal professionista che può “abbondare” con le spese o non perseguire maggiori compensi.


Si rileva, inoltre, che la territorialità generale di cui si è tenuto conto nei prototipi non rappresenta correttamente la realtà delle professioni per le quali gli indici di benessere possono avere un peso relativo.


Per gli studi legali il numero di professionisti determina, in certe zone, situazioni concorrenziali che rendono marginali molti professionisti.


Bisogna infatti considerare che la presenza di organi giurisdizionali e amministrativi (Tribunale, Corte d’appello, TAR) può influire sullo svolgimento dell’attività e sui possibili compensi in maniera rilevante.


Per gli studi delle professioni economico – contabili è rilevante la concorrenza delle associazioni imprenditoriali e dei CAF che in molte zone condiziona in modo pesante il calcolo dei compensi.


Per gli studi notarili esistono tariffe differenziate, anche in misura sensibile, a livello territoriale stabilite dai singoli Consigli Notarili.


Le tariffe, accompagnate dal diverso valore dell’oggetto della prestazione, possono determinare, specie nel caso di cessione di immobili, rilevanti differenze di compensi a parità di numero di atti e di struttura dello studio.


 









Attività degli studi notarili


Per i notai il risultato dell’applicazione dello studio di settore è legato essenzialmente al numero e alla tipologia delle scritture a repertorio, mentre gli aspetti organizzativi assumono un ruolo marginale.


Sul piano operativo, la stima dei compe


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