Novità fiscali del 25 febbraio 2009: gestione delle istanze di interpello: ampi chiarimenti dalle Entrate; fusione inversa ed affrancamento dei beni ricevuti ai fini dell’imposta sostitutiva sulle operazioni; trattamento IVA dell’aggio corrisposto dalle Camere di Commercio; coop sul web: l’attività di ricerca, scansione e traduzione di articoli è prestazione di consulenza e non commercio elettronico


 






 


Indice novità fisco oggi:


 


1) Accertamento dei cambi valute estere per il mese di gennaio 2009


 


2) Gestione delle istanze di interpello: ampi chiarimenti dalle Entrate


 


3) Fusione inversa ed affrancamento dei beni ricevuti ai fini dell’imposta sostitutiva sulle operazioni di fusione


 


4) Trattamento IVA dell’aggio corrisposto dalle Camere di Commercio ai terzi incaricati della riscossione del c.d. diritto annuale


 


5) Coop sul web: L’attività di ricerca, scansione e traduzione di articoli è prestazione di consulenza e non commercio elettronico


 


6) Istituiti i codici tributo per il versamento, con mod. F24, delle spese di notifica di sanzioni per omesso o tardivo pagamento del diritto annuale dovuto alle CCIAA


 


 


1) Accertamento dei cambi valute estere per il mese di gennaio 2009


Sono accertate per il mese di gennaio 2009, agli effetti delle norme sul TUIR che vi fanno riferimento, le medie dei cambi delle valute estere calcolati a titolo indicativo dalla Banca d’Italia sulla base di quotazioni di mercato.


(Agenzia delle Entrate, Provvedimento del 20/02/2009)


 


 


2) Gestione delle istanze di interpello: ampi chiarimenti dalle Entrate


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 5/E del 24.02.2009, ha fornito le istruzioni per la corretta gestione delle istanze di interpello a seguito delle novità introdotte dal Legislatore alla normativa.


Infatti, come è noto, il D.L. 29.11.2008, n. 185, convertito dalla Legge 28.1.2009, n. 2 (cd. decreto anti-crisi) contiene, tra le altre, alcune disposizioni che incidono sulla procedura di gestione delle istanze di interpello ed, in particolare, sulle istanze di interpello c.d. antielusivo di cui all’art. 21 della Legge 30.12.1991, n. 413 nonché sulle diverse tipologie di istanze di interpello presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.


Riguardo l’interpello antielusivo, il Legislatore ha inteso modificare, da un lato, il termine per la comunicazione della risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate e, dall’altro, il meccanismo di formazione del silenzio-assenso, al fine di adeguarne la disciplina a seguito della soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive.


Inoltre, riguardo le imprese di più rilevante dimensione, il decreto ha introdotto alcune disposizioni che prevedono la verifica del rispetto della soluzione interpretativa indicata dall’Agenzia delle Entrate in sede di risposta alle istanze di interpello, nell’ambito di appositi piani di controlli sostanziali da effettuare, di norma, entro l’anno successivo a quello della presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e delle dichiarazioni IVA.


Per conseguenza, il decreto ha modificato la competenza alla trattazione delle diverse istanze di interpello (ordinario; antielusivo; disapplicativo; ecc.) presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.   


Istanze di interpello antielusivo


(presentate ai sensi dell’art. 21 della Legge 30.12.1991, n. 413)


Come è noto, l’interpello antielusivo consente al contribuente di acquisire il parere dell’Agenzia delle Entrate in relazione all’applicazione a casi concreti delle disposizioni antielusive generali di cui agli artt. 37, comma 3, e 37-bis del D.P.R. n. 600/1973, nonché in ordine alla qualificazione di determinate spese tra quelle di pubblicità e propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.


Ai sensi dell’art. 11, comma 13, della Legge n. 413/1991, il contribuente può, altresì, interpellare l’Amministrazione Finanziaria al fine di acquisire un parere in ordine alla natura ed al trattamento tributario delle operazioni di cui all’art. 110, comma 10, del TUIR, intercorse tra imprese residenti in Italia e imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi un regime fiscale privilegiato.


La procedura per la gestione delle predette istanze, regolata dal D.M. 13.6.1997, n. 195, è stata esaminata con le circolari n. 135/1998 e n. 99/2000, alle quali occorre fare tuttora riferimento, fatte salve le innovazioni procedimentali espressamente indicate nella nuova circolare.


Viene ricordato che la richiesta di parere, rivolta alla Agenzia delle Entrate Direzione Centrale Normativa e Contenzioso (subentrata, nella competenza, alla Direzione Centrale per gli Affari Giuridici e il Contenzioso Tributario del Dipartimento delle Entrate, come da circolare n. 99/2000), deve essere spedita in plico raccomandato con avviso di ricevimento alla Direzione regionale competente in ragione del domicilio fiscale del richiedente, esponendo dettagliatamente il caso concreto nonché la soluzione interpretativa prospettata ed allegando copia della documentazione rilevante ai fini della individuazione e della qualificazione della fattispecie prospettata.


La Direzione regionale compie l’istruttoria di propria competenza e trasmette alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso la richiesta di parere non oltre il quindicesimo giorno dalla sua ricezione.


Ai sensi della previgente disciplina, la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso doveva comunicare il proprio parere al contribuente entro sessanta giorni dalla richiesta, mediante plico postale raccomandato con avviso di ricevimento.


In caso di mancata risposta entro tale termine ovvero qualora il contribuente non avesse inteso uniformarsi alla risposta fornita, lo stesso poteva richiedere sulla medesima fattispecie il parere del Comitato consultivo.


La mancata risposta da parte del Comitato entro sessanta giorni dalla richiesta del contribuente e decorsi ulteriori sessanta giorni dalla formale diffida ad adempiere del contribuente, equivaleva a silenzio-assenso.


Adesso, invece, l’art. 16, comma 1, del decreto cd. anticrisi ha modificato la predetta disciplina sia per quanto attiene il termine entro il quale la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate deve fornire risposta sia con riferimento al meccanismo di formazione del silenzio-assenso, divenuto di fatto inoperante a seguito della soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive.


Il procedimento dell’interpello antielusivo risulta, infatti, attualmente incardinato esclusivamente presso l’Agenzia delle Entrate, secondo le consuete modalità stabilite dal DM n. 195/1997.


In particolare, il citato art. 16, comma 1, lettera a) del decreto anticrisi ha introdotto nel comma 9 dell’art. 21 della Legge n. 413/1991 il seguente periodo: “La mancata comunicazione del parere da parte dell’Agenzia delle entrate entro 120 giorni e dopo ulteriori 60 giorni dalla diffida ad adempiere da parte del contribuente equivale a silenzio-assenso.”


Pertanto, per effetto delle nuove disposizioni, l’Agenzia delle Entrate, tramite la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, deve comunicare il proprio parere al contribuente entro 120 giorni dalla richiesta (cioè dalla data di presentazione dell’istanza alla Direzione regionale competente), mediante plico postale raccomandato con avviso di ricevimento; in caso di mancata risposta entro tale termine il contribuente potrà diffidare l’Agenzia ad adempiere entro i successivi 60 giorni.


La diffida deve essere presentata alla “competente struttura Centrale dell’Agenzia delle entrate” ovvero alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, mediante spedizione a mezzo del servizio postale in plico raccomandato con avviso di ricevimento, ossia secondo la stessa modalità prevista sia per la presentazione dell’istanza alla Direzione Regionale sia per la comunicazione della risposta, comune peraltro alla modalità di presentazione della diffida al soppresso Comitato consultivo. Resta inteso che, qualora presentata ad ufficio incompetente, quest’ultimo è tenuto ad inviare la diffida alla competente Direzione Centrale Normativa e Contenzioso.


In tal caso il termine di 60 giorni decorre dalla data in cui la competente Direzione Centrale viene in possesso della diffida.


La mancata risposta da parte della Direzione Centrale entro 60 giorni dalla data di ricevimento della formale diffida ad adempiere del contribuente equivale a silenzio-assenso sulla soluzione prospettata nell’istanza.


Le nuove disposizioni introdotte, che dettano i termini per la risposta da parte dell’Agenzia nonché le modalità di formazione del silenzio-assenso, si applicano alle istanze di interpello presentate a decorrere dal 29.11.2008, data di entrata in vigore del D.L. n. 185/2008, nonché alle istanze presentate prima del 29.11.2008, per le quali a tale data non era ancora scaduto il termine di 60 giorni per la risposta da parte dell’Agenzia delle entrate.


Le diffide pervenute per le istanze presentate prima del 30.9.2008, pertanto, non producono effetti.


Istanze di interpello presentate dalle imprese di più rilevante dimensione


L’art. 27 del D.L. n. 185/2008 ha pure introdotto novità in tema di gestione delle istanze di interpello presentate dalle imprese definite di più rilevante dimensione, relativamente alle quali verrà puntualmente verificato il rispetto della soluzione interpretativa oggetto della risposta.


Si tratta, in particolare, delle imprese “che conseguono un volume d’affari o ricavi non inferiori a trecento milioni di euro”.


Tale importo verrà gradualmente diminuito fino a cento milioni di euro entro il 31 dicembre 2011, secondo modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.


Le novità riguardano tutte le diverse tipologie di istanze di interpello presentate dalle predette imprese ed interessano, uniformandola, esclusivamente la competenza alla trattazione delle istanze medesime.


La nuova disciplina si applica in relazione a:


– istanze di interpello presentate ai sensi dell’art. 11 della Legge 27.7.2000, n. 212, concernenti l’applicazione di disposizioni normative di natura tributaria a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni medesime.


Al riguardo, i contribuenti possono interpellare l’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art. 11 dello Statuto anche con riferimento ai casi di seguito elencati:


– continuazione del consolidato nazionale (art. 124, comma 5, del TUIR);


– esercizio dell’opzione per il consolidato mondiale (art. 132, comma 2, del TUIR);


– disapplicazione dell’esenzione delle plusvalenze su partecipazioni acquisite per il recupero dei crediti bancari (art. 113, comma 1, del TUIR);


– riconoscimento del c.d. bonus aggregazioni aziendali (art. 1, commi da 242 a 249, della Legge 27.12.2006, n. 296);


– disapplicazione della disciplina sulle Controlled Foreign Companies (art. 167, comma 5, e art. 68 del TUIR);


– parziale esenzione degli utili da partecipazione (art. 47, comma 4, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR);


– parziale esenzione delle plusvalenze (art. 68, comma 4, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR);


– parziale esenzione delle plusvalenze (art. 87, comma 1, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR);


– parziale esenzione dei dividendi (art. 89, comma 3, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR).


– istanze di interpello antielusivo presentate ai sensi dell’art. 21 della Legge 30.12.1991, n. 413;


– istanze di disapplicazione di norme antielusive presentate ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600/1973.


Viene rimarcato che attraverso tale istituto il contribuente può richiedere la disapplicazione di disposizioni di carattere tributario che, a scopo antielusivo limitano deduzioni, detrazioni e crediti di imposta; ciò nel presupposto che il medesimo contribuente dimostri che, nella fattispecie prospettata, gli effetti elusivi non possono verificarsi.


Poiché le istanze devono essere presentate in conformità al D.M. 13.6.1997, n. 195, tutte le suddette istanze, presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, a decorrere dal 29.11.2008 (data di entrata in vigore del decreto) devono, pertanto, essere rivolte all’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso ed indirizzate alla Direzione regionale della stessa Agenzia competente in relazione al domicilio fiscale del richiedente.


La Direzione regionale compie l’istruttoria di propria competenza e trasmette l’istanza unitamente al proprio parere, entro il 15° giorno dalla sua ricezione (come previsto dall’articolo 1, comma 7, del DM n. 195), alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, la quale provvederà a fornire la successiva risposta al contribuente.


Le istanze erroneamente presentate dai soggetti di grandi dimensioni direttamente alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso o ad altro ufficio non competente verranno da questi trasmesse alla Direzione regionale competente per territorio perchè provveda all’istruttoria preliminare.


In tal caso i termini per la comunicazione della risposta decorreranno dalla data in cui la Direzione regionale competente riceverà l’istanza.


Lo spostamento di competenza della trattazione delle istanze interessa anche le istanze di disapplicazione delle norme antielusive di cui all’art. 37 bis, comma 8, del D.P.R. n. 600/1973 ed alle relative disposizioni di attuazione approvate con D.M. cv19 giugno 1998, n. 259.


Anche quelle dirette ad ottenere la disapplicazione delle norme antielusive vanno rivolte all’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso per il tramite della Direzione regionale competente, con la conseguenza che le determinazione finali dell’Agenzia, di cui al comma 6 dell’art. 1, del D.M. 19.6.1998, n. 259, sono comunicate al contribuente dalla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle entrate.


Gestione delle istanze di interpello presentate dalle imprese di più rilevante dimensione


Le diverse istanze di interpello indicate nel comma 12 dell’art. 27 del decreto, presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, continuano ad essere disciplinate dalle rispettive normative di riferimento con riguardo a tutti gli ulteriori profili procedurali, sui quali il decreto non ha inciso.


Viene fatto riferimento, in particolare, alle modalità di presentazione delle istanze alla Direzione regionale competente, alle modalità di comunicazione delle risposte da parte dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, nonché ai termini previsti per l’emanazione dei pareri ed ai relativi effetti.


 


Di seguito, viene fatto un riepilogo generale di tali aspetti tenendo conto della modifica intervenuta in ordine alla competenza:


 






Istanze di interpello presentate ai sensi dell’art. 11 dello Legge 27.7.2000, n. 212.


L’istanza di interpello, rivolta all’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, deve essere presentata dal contribuente alla Direzione regionale competente in ragione del domicilio fiscale mediante consegna a mano o spedizione tramite servizio postale, in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento (art. 1, comma 4, del D.M. n. 209/2001).


Da tale data decorre il termine di 120 giorni entro il quale l’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso deve comunicare al contribuente la propria risposta scritta e motivata (articolo 4, comma 1, del citato DM).


La circolare n. 23/2005 ha precisato che dette istanze di interpello possono essere presentate, oltre che a mezzo del servizio postale e mediante consegna diretta, anche via e-mail; in tal caso, tuttavia, l’istanza si considera regolarmente presentata alla data di sottoscrizione della stessa da parte del contribuente (il quale, infatti, ai sensi dell’art. 3, comma 4, del D.M. n. 209 può sanare la mancata sottoscrizione provvedendo a regolarizzare l’istanza entro 30 giorni dal ricevimento dell’invito da parte dell’ufficio) e da tale data decorrerà il termine entro il quale l’Agenzia dovrà fornire la risposta.


La risposta deve essere comunicata al contribuente istante secondo le consuete modalità previste dall’art. 4, comma 1, del D.M. n. 209 (notifica; raccomandata con avviso di ricevimento; in via telematica).


Ai sensi dell’articolo 5 del D.M. n. 209, con riferimento alle istanze ammissibili e recanti l’indicazione della soluzione interpretativa, qualora la risposta non pervenga al contribuente entro il predetto termine di 120 giorni si intende che l’amministrazione concordi con l’interpretazione o il comportamento prospettato dal richiedente; limitatamente alla questione oggetto d’interpello, sono nulli gli atti amministrativi, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, emanati in difformità della risposta fornita dall’ufficio, ovvero della interpretazione sulla quale si è formato il silenzio assenso.


 






Istanze di interpello antielusivo presentate ai sensi dell’art. 21 della legge 30.12.1991, n. 413.


Per tali istanze viene fatto rinvio ai chiarimenti forniti nella parte precedente della neo circolare.


 






Istanze di disapplicazione di norme antielusive presentate ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R., n. 600/1973.


Dette istanze, rivolte all’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, devono essere presentate dal contribuente alla Direzione regionale competente in ragione del domicilio fiscale mediante spedizione in plico raccomandato con avviso di ricevimento (art. 1, comma 1, del D.M. n. 259/1998).


L’istanza si intende presentata all’atto della ricezione del plico raccomandato da parte della Direzione regionale competente (art. 1, comma 5, del citato D.M. n. 259/1998).


Le determinazioni concernenti l’istanza sono comunicate al contribuente dall’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso mediante servizio postale, in plico raccomandato con avviso di ricevimento, entro 90 giorni dalla presentazione dell’istanza.


Al riguardo, viene precisato che la disciplina delle istanze di disapplicazione delle norme antielusive non attribuisce valore di silenzio-assenso alla mancata risposta dell’Agenzia.


 


Conferme


Infine, la circolare n. 5/E/2009 precisa che resta ferma la disciplina degli interpelli presentati ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212/2000 dalle amministrazioni centrali dello Stato e dagli enti pubblici a rilevanza nazionale nonché dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, come sopra definite.


In particolare, relativamente a tali soggetti non vi sono modifiche in ordine alla competenza a trattare le istanze, che resta quindi disciplinata dall’art. 2 del D.M. n. 209/2001.


Resta pure ferma la disciplina delle istanze di disapplicazione presentate ai sensi dell’art. 37-bis comma 8 del DPR n. 600/1973 dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, già in vigore prima delle novità recate dal decreto.


Soggetti di non rilevanti dimensioni


Al riguardo, viene evidenziato che, nell’ambito della riorganizzazione degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, a seguito della attivazione delle direzioni provinciali di cui all’art. 5 del Regolamento di amministrazione dell’Agenzia, come modificato a seguito della delibera 27.11.2008, n. 60 del Comitato di gestione, le istanze di disapplicazione presentate dai soggetti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione dovranno essere rivolte al Direttore regionale competente per territorio e spedite a mezzo del servizio postale, in plico raccomandato con avviso di ricevimento, alla direzione provinciale competente in ragione del domicilio fiscale del contribuente.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 5/E del 24.02.2009)


 


 


3) Fusione inversa ed affrancamento dei beni ricevuti ai fini dell’imposta sostitutiva sulle operazioni di fusione


Anche nei casi di fusione  (ai sensi dell’art. 172, comma 10-bis, del Tuir) inversa l’incorporante può beneficiare dell’imposta sostitutiva per “affrancare” i maggiori valori iscritti in bilancio per effetto dell’imputazione del disavanzo, sia esso da concambio o da annullamento.


Il riconoscimento fiscale è consentito, tuttavia, a prescindere dal carattere – diretto o inverso – della fusione, solo in relazione ai beni provenienti dal patrimonio dell’incorporata e a condizione che quest’ultimo sia configurabile quale compendio aziendale.


In particolare, il regime dell’imposta sostitutiva è comunque precluso nell’ipotesi in cui il patrimonio ricevuto per effetto della fusione non sia configurabile quale compendio aziendale.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 46/E del 24.02.2009)


 


 


4) Trattamento IVA dell’aggio corrisposto dalle Camere di Commercio ai terzi incaricati della riscossione del c.d. diritto annuale


L’aggio corrisposto dalle Camere di Commercio ai soggetti incaricati della riscossione del diritto annuale, giacché relativo alla riscossione di un’entrata avente natura tributaria, rientra nel regime di esenzione dall’IVA, ciò in virtù dell’art. 10, n. 5) del DPR n. 633/1972.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 47/E del 24.02.2009)


 


 


5) Coop sul web: L’attività di ricerca, scansione e traduzione di articoli è prestazione di consulenza e non commercio elettronico


L’attività di ricerca, scansione e traduzione di articoli, effettuata in via telematica da collaboratori extra Ue per conto di una società con sede legale in Italia, che realizza rassegne stampa, è una prestazione di servizi territorialmente rilevante nel Paese della committente e rientra, pertanto, nella disciplina Iva italiana.


E’ stata, inoltre, riconosciuta alla cooperativa, ai fini Ires, la deducibilità del costo sostenuto per i collaboratori stranieri qualora ricorrano le condizioni di cui all’art. 109, comma 5, del TUIR.


Infine, è stato precisato che anche se l’attività si svolga essenzialmente sulla rete, la stessa non può considerarsi una prestazione di servizi di commercio elettronico.


E’, infatti, evidente che la ricerca di articoli in materia specialistica e le successive traduzioni richiedono capacità professionali di notevole livello.


Tali attività, successive alla mera raccolta informatizzata, sono imprescindibili per la fornitura completa della prestazione richiesta.


Pertanto, secondo le Entrate le prestazioni rese dai vari collaboratori alla società sono configurabili quali prestazioni di consulenza ed assistenza tecnica.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 48/E del 24.02.2009)


 


 


6) Istituiti i codici tributo per il versamento, con mod. F24, delle spese di notifica relative agli atti di irrogazione delle sanzioni per l’omesso o tardivo pagamento del diritto camerale annuale dovuto alle Camere di commercio


Dal 03.03.2009, coloro che hanno ricevuto atti di irrogazione delle sanzioni per non aver versato, o averlo fatto in ritardo, il diritto camerale annuale dovuto alle Camere di commercio, avranno a disposizione tre nuovi codici da indicare nell’F24 e pagare così le spese di notifica degli atti.


In particolare, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:


-3869 per il “Recupero spese di notifica per omesso o tardivo versamento del diritto camerale annuale”


– 3870 per il “Recupero spese di notifica per omesso o tardivo versamento del diritto camerale annuale dovuto alla Camera di Commercio di Monza e Brianza”


– 3871 per il “Recupero spese di notifica per omesso o tardivo versamento del diritto camerale annuale dovuto alla Camera di Commercio di Fermo”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 49/E del 24.02.2009)


 


 


 


A cura di Vincenzo D’Andò


 


 


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