Novità fiscali del 2 febbraio 2009: rivalutazione degli immobili convenienza o meno; tenuta scritture contabili informatizzate ora più facile; tante altre notizie fiscali del giorno

 






 


Indice argomenti fisco del giorno:


 


1) Per le prime case in affitto non spetta esenzione ici


 


2) Inps gestione separata: Aliquota per il 2009 dei soggetti con altra tutela pensionistica obbligatoria


 


3) Rivalutazione degli immobili convenienza o meno


 


4) Lavoro domestico: comunicazioni solo all’INPS


 


5) Spetta l’agevolazione prima casa anche in caso di coniuge non residente


 


6) Disponibile il software F24 on line aggiornato al 30.01.2009


 


7) Tenuta scritture contabili informatizzate ora più facile


 


8) Agenzia delle Entrate: partita la nuova Direzione provinciale di Bologna


 


9) Riallineamento di valori fiscali e valutazione di titoli per le imprese che applicano gli Ias


 


10) Altre tante notizie fiscali del giorno:


 


 


1) Per le prime case in affitto non spetta esenzione ici


Per le case concesse in locazione a soggetti che le adibiscono ad abitazione principale, non spetta l’esenzione Ici, neppure in presenza di un regolamento comunale di assimilazione alla prima casa.


Ciò poiché i poteri regolamentari dei Comuni, infatti, non consentono una simile facoltà.


Ha così risposto giunta il Ministero dell’Economia all’interrogazione parlamentare n. 5-00874.


Tale risposta è risultata in contrasto con la risoluzione n. 12/2008 dell’Ufficio per il federalismo fiscale.


Nella risoluzione, infatti, viene indicato che, per l’esonero valgono tutte le ipotesi di assimilazione contenute in regolamenti comunali, a prescindere dal fatto che operino ai soli fini dell’aliquota o anche della detrazione per l’abitazione principale.


Detta risoluzione precisa anche che laddove la delibera comunale li abbia assimilati all’abitazione principale, va applicata l’esenzione.


Adesso il Ministero dell’Economia, ha quindi cambiato il parere.


(risposta del Ministero dell’Economia su interrogazione parlamentare n. 5-00874, in Il Sole 24 Ore del 30.01.2009)


 


 


2) Inps gestione separata: Aliquota per il 2009 dei soggetti con altra tutela pensionistica obbligatoria


Le aliquote contributive dovute alla Gestione separata per l’anno 2009 sono state fissate nel seguente modo:


a) 25,72% (25,00 aliquota IVS più 0,72 di aliquota aggiuntiva), per tutti i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie


b) 17,00%, per i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria.


L’innalzamento della contribuzione è contenuto nell’art. 1, comma 79 della Legge 24 dicembre 2007, n. 247, che dispone nel 2009 l’aumento di un punto percentuale per l’aliquota relativa ai soggetti che non sono assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria.


Resta immutata la ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente rimane fissata nella misura rispettivamente di un terzo (1/3) e due terzi (2/3), così come la ripartizione tra associante ed associato in partecipazione, pari rispettivamente al 55% e al 45%.


Le predette aliquote, del 25,72% e del 17,00%, si applicano facendo riferimento ai redditi conseguiti dagli iscritti alla Gestione separata fino al raggiungimento del massimale di reddito (art. 2, comma 18, della legge n. 335/1995) pari a euro 91.507,00 per l’anno 2009.


Il minimale di reddito (art. 1, comma 3, della legge n. 233/1990) per l’accredito dei contributi mensili è pari, per l’anno 2009, ad euro 14.240,00. Pertanto, gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene con l’aliquota del 17% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo di euro 2.420,80, mentre gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene con l’aliquota del 25,72% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuale pari ad euro 3.662,53 (di cui 3.560,00 ai fini pensionistici).


(INPS, circolare n. 13 del 28.01.2009)


 


 


3) Rivalutazione degli immobili convenienza o meno


Il D.L. n. 185/2008 (art. 15, commi da 16 a 23), convertito in Legge n. 2 del 28.01.2009 ha stabilito che le società di capitali e le società di persone non IAS, in deroga al criterio del costo storico previsto dall’art. 2426 del c.c., possono rivalutare, nel bilancio 2008, i beni immobili, ad eccezione delle aree fabbricabili e di quelli alla cui produzione o scambio è diretta l’attività d’impresa.


Inoltre, in virtù del richiamo all’art. 15 della Legge n. 342/2000, potrebbero essere inclusi tra i soggetti che possono avvalersi di tale norma anche le imprese individuali e le imprese estere che operano nel territorio dello Stato per il tramite di una stabile organizzazione.


La rivalutazione deve riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa.


A tal fine la legge individua due categorie omogenee:


– quella dei beni ammortizzabili, che comprende i fabbricati strumentali indicati nell’art. 43, co. 2 del TUIR.


– quella dei beni non ammortizzabili, nella quale sono annoverati i terreni agricoli e gli immobili abitativi.


Il valore che in sede di rivalutazione può essere attribuito ai singoli beni non può essere superiore al valore realizzabile sul mercato o al maggiore valore attribuibile agli immobili in base alla valutazione della loro capacità produttiva e della possibile utilizzazione economica da parte dell’impresa (“valore d’uso”).


La verifica deve essere effettuata prima dello stanziamento dei maggiori valori di ammortamento determinati sull’importo rivalutato.


In sostanza, l’ammontare della rivalutazione non può eccedere la differenza tra il valore di mercato, determinato come valore di realizzo o come valore d’uso, e il costo residuo del bene non rivalutato al netto dell’ammortamento.


In virtù del richiamo alle norme attuative delle precedenti leggi di rivalutazione (art. 5 del D.M. n. 162/2001) contenuto nel co. 23 dell’art. 16 del D.L. n. 185/2008, la contabilizzazione della rivalutazione degli immobili ammortizzabili può avvenire alternativamente, mediante:


– l’iscrizione del maggior valore sia nei costi storici sia nel fondo ammortamento, in misura tale da mantenere invariata la durata del processo di ammortamento e la misura dei coefficienti;


– la rivalutazione soltanto dei valori dell’attivo lordo dell’immobile;
– la riduzione in tutto o in parte dei fondi di ammortamento.


A differenza dei precedenti provvedimenti in materia di rivalutazione, quello in attuale dispone che le imprese possono limitarsi a iscrivere soltanto i maggiori valori in bilancio, con la conseguenza che gli stessi non hanno rilevanza anche in termini fiscali.


Il ricorso a tale fattispecie  potrebbe essere interessante per le imprese che desiderano aumentare il proprio patrimonio netto del bilancio 2008, mediante l’iscrizione delle riserva di rivalutazione.


Le imprese hanno, però, la possibilità di riconoscere anche fiscalmente i predetti maggiori valori mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva nella misura:


– del 7% (ante-conversione 10%) con riferimento agli immobili ammortizzabili
– del 4% (ante-conversione 7%) per quelli non ammortizzabili.


Detto riconoscimento non ha effetto immediato, giacché occorre attendere il quinto (ante-conversione il terzo) esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata effettuata.


Pertanto nei bilanci 2009, 2010 e 2011 e 2012, nel calcolo degli ammortamenti, le imprese dovranno tenere conto del valore degli immobili rivalutato, sottoponendo però a tassazione la quota eccedente quella determinata in base al valore storico degli stessi, e stanziando le relative imposte differite.


Dal 2013, le imprese potranno recuperare mediante delle variazioni in diminuzione le quote di ammortamenti non riconosciuti.


Il differimento del riconoscimento dei maggiori valori agli immobili ai fini fiscali vale anche in caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci, di destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero al consumo personale o familiare dell’imprenditore degli immobili rivalutati; in questa ipotesi il riconoscimento degli stessi è addirittura posticipato al sesto (ante-conversione il quarto) esercizio successivo è quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata effettuata.


Pertanto, se i beni rivalutati sono ceduti o estromessi in data antecedente al 31/12/2013, le eventuali plusvalenze o minusvalenze devono essere determinate senza tenere conto della rivalutazione.


Inoltre, in virtù del rimando normativo contenuto dell’art. 16, co. 23 del decreto anti-crisi alle disposizioni attuative delle precedenti leggi di rivalutazione, si potrebbe sostenere che al ricorrere delle predette circostanze sia riconosciuto un credito d’imposta pari all’ammontare dell’imposta sostitutiva corrisposta.


Alla luce di tali considerazioni, pertanto, l’opportunità di affrancare i maggiori valori attribuiti agli immobili mediante il pagamento dell’imposta sostitutiva deve essere valutata tenendo in opportuna considerazione il differimento temporale degli effetti.


Infatti, la lunghezza del periodo di ammortamento degli immobili rende di per sé poco appetibile il riconoscimento fiscale dei maggiori valori attributi agli stessi.


Se a conclusione del quinto anno successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata effettuata si procede alla vendita degli stessi, la neo norma potrebbe avere più appeal, giacché dalla loro cessione potrebbero emergere plusvalenze di ammontare irrisorio o addirittura pari a zero.


Tale beneficio fiscale deve essere, però, considerato alla luce del fatto che la rivalutazione riguarda tutti i beni appartenenti alla medesima categoria omogenea, mentre la cessione potrebbe interessare solo alcuni di essi.


Infine, viene ricordato che in sede di conversione non è stata modificata l’aliquota (10%) prevista per affrancare il saldo attivo di rivalutazione: tale aliquota appare poco interessante, se non al ricorrere di quelle circostanze nelle quali risulta necessario procedere all’affrancamento del predetto saldo.


(in notiziario Ipsoa del 30.01.2009)


 


 


4) Lavoro domestico: comunicazioni solo all’INPS


L’art. 16 bis, della legge cd. anticrisi, n. 2/2009, comma 11, ha abrogato, a partire dal 29.01.2009, l’obbligo per i datori di lavoro domestici di comunicare ai centri per l’impiego l’assunzione, la cessazione, la trasformazione e la proroga del rapporto di lavoro del personale domestico.


E’, quindi, sufficiente presentare le singole comunicazioni all’Inps, che provvederà a trasmettere ai Centri per l’impiego, Ministero del Lavoro, Inail, Prefettura/Ufficio territoriale del Governo (se il lavoratore è extracomunitario). Tale comunicazione assolve a tutti gli obblighi legali nei confronti degli Enti ed Istituti sopra richiamati.


(in notiziario Seac del 30.01.2009)


 


 


5) Spetta l’agevolazione prima casa anche in caso di coniuge non residente


La Cassazione, ha respinto la tesi difensiva dell’Agenzia delle Entrate, stabilendo che è sufficiente la “residenza anagrafica” di un solo dei coniugi nella prima casa acquistata in regime di comunione dei beni, per garantire il riconoscimento delle agevolazioni fiscali.


La Suprema Corte ha, inoltre, precisato che:


– il requisito della residenza va riferito alla famiglia, rilevando il fatto che i coniugi abbiano scelto tale dimora per abitarci;


– la coabitazione con il coniuge residente è sufficiente a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 2109 del 28.01.2009, n notiziario Seac del 30.01.2009)


 


 


6) Disponibile il software F24 on line aggiornato al 30.01.2009


L’Agenzia delle Entrate, all’interno del proprio sito, ha reso disponibile a partire dal 30.01.2009, il software F24 on line – vers. 2.2.5 del 30.01.2009 (installazione completa).


 


 


7) Tenuta scritture contabili informatizzate ora più facile


I libri, i repertori, le scritture e la documentazione la cui tenuta da parte delle imprese sia obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento, o che sono richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell’impresa, possono essere formati e tenuti con strumenti informatici.


Lo prevede il nuovo articolo 2215-bis del c.c., rubricato “Documentazione informatica”, aggiunto in sede di conversione del D.L. 185/2008, convertito in Legge n. 2/2009.


Le registrazioni contenute nei documenti informatici devono essere rese consultabili in qualsiasi momento con i mezzi messi a disposizione dal soggetto tenutario.


Tali registrazioni costituiscono informazione primaria e originale da cui è possibile effettuare, su diversi tipi di supporto, riproduzioni e copie per gli usi consentiti dalla legge; le stesse hanno, inoltre, l’efficacia probatoria sancita agli artt. 2709 e 2710 del c.c..


La vidimazione informatica del D.L. n. 185/2008


Con l’art. 2215-bis del codice civile è stata introdotta una nuova sorta di bollatura e vidimazione che, a differenza del passato, non riguarda più i documenti cartacei bensì quelli informatici.


Infatti, come è noto bollatura e vidimazione, per la versione cartacea dei documenti, erano stati aboliti dalla legge 383/2001.


Le nuove prescrizioni per attestare la regolarità delle scritture contabili, in caso di tenuta con strumenti informatici, sono assolte mediante apposizione, ogni tre mesi (con riferimento alle registrazioni dei tre mesi precedenti), della marca temporale e della firma digitale da parte dell’imprenditore o di altro soggetto dal medesimo delegato.


Tenuto conto che non è possibile firmare e marcare le registrazioni del proprio software gestionale, l’autore ha analizzato dal punto di vista operativo come si potrà procedere per rispettare le nuove disposizioni:


Se la messa in opera delle scritture è avvenuta il primo gennaio, entro la fine di marzo bisognerà generare un file “statico ed immodificabile”, ad esempio in formato pdf, e applicare sullo stesso prima la firma digitale e successivamente la marca temporale che, si ricorda, viene apposta da un soggetto terzo accreditato presso il Cnipa, per sigillare i documenti stessi. Qualora per tre mesi non venissero eseguite registrazioni, le descritte operazioni dovranno essere effettuate all’atto di una nuova registrazione e da tale momento decorre la cadenza trimestrale.


La ratio semplificatrice sussiste almeno rispetto al passato, difatti la nuova vidimazione, per coloro che gestiscono informaticamente i dati, è praticamente a costo zero, giacché, una marca temporale costa solo pochi centesimi.


Assolvimento dell’imposta di bollo


L’obbligo di bollatura dei documenti informatici è assolto in base alle disposizioni dell’articolo 7 del Dm 23.1.2004, che prevede il pagamento dell’imposta di bollo nella misura di 14,62 euro ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse.


Il tributo deve essere assolto preventivamente, prima che il libro giornale e il libro degli inventari siano posti in uso, per mezzo di una comunicazione da presentare all’ufficio delle Entrate territorialmente competente.


Entro il mese di gennaio dell’anno successivo, il contribuente dovrà presentare una comunicazione consuntiva con l’indicazione del numero di documenti informatici formati nell’anno precedente, distinti per tipologia, e gli estremi del versamento dell’eventuale differenza d’imposta.


L’importo complessivo corrisposto, risultante dalla comunicazione, viene assunto come base provvisoria per la liquidazione dell’imposta per l’anno in corso.


(di Gaetano Silipigni, in notiziario dell’Agenzia delle Entrate del  30.01.2009)


 


 


8) Agenzia delle Entrate: partita la nuova Direzione provinciale di Bologna


Un ufficio provinciale di controllo e 4 uffici territoriali: è questa la struttura della nuova Direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Bologna, operativa da oggi (2 febbraio 2009) nel capoluogo emiliano.


E’, partita da Bologna la riforma dell’organizzazione dell’Agenzia delle Entrate, che si rinnova per fornire servizi sempre più tempestivi e puntuali ai contribuenti e migliorare la propria azione di contrasto all’evasione.


La Direzione provinciale di Bologna, con sede in via Marco Polo 60, si articola in un unico Ufficio controlli e in 4 Uffici territoriali.


L’Ufficio controlli è suddiviso in 3 aree operative, in funzione delle diverse tipologie di contribuenti, e in un’area legale, che cura il contenzioso tributario, mentre gli Uffici territoriali sono destinati prevalentemente alle attività di assistenza e informazione,gestione atti e dichiarazioni e rimborsi.




























I nuovi Uffici territoriali della Direzione Provinciale di Bologna


Denominazione


Recapiti


Codice Ufficio


Orari al pubblico


Ufficio di Bologna 1


via Marco Polo, 60 tel. 051 6103111


TGD


-dal lunedì al venerdì, dalle 8.45 alle 12.45 -il martedì e il giovedì, anche dalle 14.30 alle 16.30


Ufficio di Bologna 2


via Nanni Costa, 28 tel. 051 4130211


TGE


Ufficio di Bologna 3


via Larga, 35 tel. 051 6002711


TGF


Ufficio di Imola


piazza Gramsci, 20 tel. 0542 611111


TGR


 


Il nuovo Ufficio di Bologna 1 è attivo dal 2 febbraio 2009; dallo scorso 28 gennaio, per agevolare le operazioni di trasferimento, sono stati chiusi gli Uffici di via Andrea da Formigine (ex Bologna 3) e di via Marco Emilio Lepido (ex Bologna 1).


In base alla nuova organizzazione, la registrazione di atti e dichiarazioni (comprese quelle di successione e donazione) può essere effettuata in qualsiasi Ufficio territoriale; per quanto riguarda invece i rimborsi Iva, l’ufficio competente è l’Ufficio territoriale di Bologna 1.


Ulteriori informazioni sono reperibili chiamando i numeri 051-6103301/302/303.


Infine, viene ricordato  che il servizio di assistenza telefonica è attivo dal 2 febbraio 2009, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 13; il martedì e il giovedì, anche dalle 15 alle 17.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 30.01.2009)


 


 


 


9) Riallineamento di valori fiscali e valutazione di titoli per le imprese che applicano gli Ias


“Il decreto anticrisi (D.L. n. 185/08, convertito con modificazioni con la Legge n. 2 del 28 gennaio 2009, in G.U. n. 22 del 28 gennaio 2009, s.o. n. 14), con i commi da 1 a 9, dell’art. 15, ha introdotto la possibilità per le società che applicano i principi contabili internazionali (Ias/Ifrs) di riallineare i valori dei cespiti aziendali, con riferimento alle divergenze determinate dall’applicazione di diversi criteri fiscali.


In particolare, la L. n. 244/2007 (Finanziaria 2008), modificando alcuni articoli del TUIR, ha introdotto a decorrere dall’esercizio 2008, per le imprese che applicano per opzione o obbligatoriamente i principi contabili internazionali, un regime di determinazione dell’imponibile fiscale più aderente con le risultanze del bilancio civilistico.


Il regime di riallineamento previsto dalla D.L. 185/08 è a titolo oneroso ed è opzionale.


Specificatamente, il contribuente dovrà esercitare l’opzione nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 (ossia la dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2008).


In base al comma 3, modificato nel corso dell’esame dalle Commissioni, il riallineamento può essere richiesto per:


– a) le divergenze derivanti dalla mancata adozione, sin dall’origine, dei nuovi principi introdotti dall’art. 1, co. 58, della Finanziaria 2008. Ci si riferisce ai disallineamenti che non si sarebbero manifestati se le modifiche introdotte dalla Finanziaria 2008 avessero trovato applicazione a decorrere dal primo anno di applicazione degli IAS. In sede di conversione, con un emendamento, approvato durante l’esame presso la Camera dei deputati, alcune divergenze precedentemente incluse nella successiva lettera b) sono state inserite nella presente lettera a). Si tratta, in particolare, dei disallineamenti emersi in sede di prima applicazione degli IAS su valori diversi da quelli relativi ai beni fungibili, agli ammortamenti, alle rettifiche di valore e ai fondi di accantonamento;
– b) le divergenze derivanti dalla valutazione dei beni fungibili e dall’eliminazione di ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento, per effetto dei commi 2, 5, e 6 dell’art. 13 del citato D.Lgs. n. 38/05 (comma 3, lettera b), così come novellato durante l’esame presso la Camera dei deputati).


Per quanto concerne i costi dell’operazione, il riallineamento può avvenire in modi diversi ed a costi differenti.


In sintesi si ha la seguente casistica:


1) riallineamenti delle divergenze indicate alla lettera a). In tal caso, il riallineamento può essere attuato sul saldo complessivo (ottenuto sommando algebricamente i disallinamenti positivi o negativi) oppure con riferimento alle singole fattispecie. Il primo caso è disciplinato dal comma 4, il quale dispone che:
– qualora il saldo sia positivo, il riallineamento a fini Ires/Irap dovrà essere effettuato con aliquota ordinaria, ed eventuali maggiorazioni, separatamente dall’imponibile complessivo;


– qualora il saldo sia negativo, lo stesso sarà deducibile per quote costanti in cinque annualità, a decorrere dal secondo esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 (dal 2009, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare). Nell’ipotesi invece si scelga l’affrancamento delle singole componenti reddituali o patrimoniali, secondo il disposto del comma 5:
– se il saldo di ciascuna fattispecie è positivo, si applica un’imposta sostitutiva ridotta, con aliquota pari al 16%, da versare in unica soluzione entro il termine di versamento a saldo delle imposte relative all’anno successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007;


– se il saldo di ciascuna fattispecie è negativo, non è ammessa la deduzione ai fini fiscali;


2) per i disallineamenti di cui alla lettera b) si applicano le disposizioni recate dall’articolo 1, comma 48, della Legge n. 244/07 (Finanziaria 2008) e l’imposta sostitutiva derivante è versata in unica soluzione entro il termine di versamento a saldo delle imposte relative all’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.


Il comma 7, inoltre, prevede – limitatamente al riallineamento delle rimanenze di merci di cui all’art. 13, comma 2, del D.Lgs. n. 38/2005 – l’applicazione della disciplina contenuta nell’art. 81, commi 21, 23 e 24, del DL n. 112/2008.


Il riferimento al comma 21 è stato introdotto con emendamento approvato nel corso dell’esame delle Commissioni parlamentari, il quale stabilisce che il maggior valore attribuito alle rimanenze finali può essere assoggettato ad imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e dell’Irap fissata in misura pari al 16%.


Tale maggior valore non concorre alla formazione del reddito in quanto escluso.


In sede di conversione in legge, il decreto anticrisi ha inoltre registrato l’aggiunta di diversi commi, fra cui il 7-bis, il quale specifica che per l’applicazione delle disposizioni dei commi da 1 a 7, si assumono i disallineamenti rilevanti ai fini dell’IRES.


Inoltre, con l’introduzione del comma 8-bis è stato specificato che le disposizioni attuative del comma 8, il quale prevede che la disciplina di riallineamento si applica anche in caso di variazioni che intervengono nei principi contabili IAS/IFRS adottati (rispetto ai valori che avevano assunto rilevanza fiscale), nonché alle variazioni registrate in sede di prima applicazione dei principi contabili effettuata successivamente al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007, saranno adottate con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze.


Infine è stato aggiunto il comma 12-bis, in cui si specifica che l’opzione effettuata ai sensi dell’art. 1, co. 48, della legge n. 244/07 si considera validamente esercitata anche per riallineare i valori fiscali ai maggiori valori contabili, emersi in sede di prima applicazione degli IAS, per effetto dell’art. 13, commi 2, 5 e 6, del d.lgs. n. 38/05, se identificati nel quadro EC della dichiarazione dei redditi.


Valutazione dei titoli


In sede di conversione, invece, non sono state apportate modifiche alle disposizioni dei commi da 13 a 15 dell’art. 15 del DL 185/2008.


Si ricorda brevemente che detti commi permettono di derogare ai criteri di valutazione dei titoli non destinati a permanere durevolmente nel patrimonio, quali azioni e obbligazioni, in situazioni eccezionali di turbolenza dei mercati che rendono inattendibili i valori espressi dai mercati stessi.


Tale possibilità è offerta ai soggetti che non adottano i principi contabili internazionali, per l’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto in esame e consiste nel valutare dette poste di bilancio secondo il valore di iscrizione risultante dall’ultimo bilancio o dall’ultima relazione semestrale regolarmente approvati, anziché in base al valore di presumibile realizzazione, fatta eccezione per le perdite di carattere durevole.


Tale misura può esser estesa anche all’esercizio successivo con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.


Per le imprese di assicurazioni private, le modalità attuative delle disposizioni in discorso sono stabilite dall’ISVAP.


Qualora esse dovessero avvalersi di detta disposizione dovranno destinare ad una riserva indisponibile la parte di utili di ammontare corrispondente alla differenza tra i valori registrati in applicazione delle disposizioni in esame ed i valori di mercato alla data di chiusura dell’esercizio, al netto del relativo onere fiscale.


La riserva sarà integrata con riserve di utili disponibili o con utili di esercizi successivi nel caso in cui la citata differenza non sia sufficientemente coperta dall’utile d’esercizio”.


(in notiziario Ipsoa del 30.01.2009)


 


 


10) Altre tante notizie fiscali del giorno:


 


 


– Depositari autorizzati: Slitta il termine per l’invio della contabilità


L’obbligo per la trasmissione in forma esclusivamente telematica dei dati delle contabilità dei depositari autorizzati è differito al 1° maggio 2009.


(Determinazione Agenzia Dogane 28/01/2009, n. prot. 12695/RU in Il Quotidiano Ipsoa del 30.01.2009)


 


 


– Servizi telematici, operazione “cambio password” al via


Ai nastri di partenza 223 Caf, a regime coinvolti 1,6 milioni di utenti.


Cambio password obbligatorio al via per i 223 Caf sul territorio nazionale che utilizzano i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. A partire dal prossimo 4 febbraio i centri di assistenza fiscale – di cui 110 Caf imprese e 113 dipendenti – saranno invitati a cambiare le “chiavi” di accesso ai servizi. L’operazione, che dà attuazione alle recenti prescrizioni del Garante della privacy sulla sicurezza degli accessi all’Anagrafe tributaria, sarà poi gradualmente estesa a tutta la platea degli utenti Entratel e Fisconline, che sono circa 1,6 milioni.


In una seconda fase, gli oltre 500mila utenti “persone giuridiche” registrati ai servizi telematici (società, enti, studi professionali, ecc.) saranno inoltre chiamati – sempre con gradualità nei tempi – ad accedere ai servizi telematici tramite le credenziali personali dei propri collaboratori delegati a interagire con i sistemi.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 30.01.2009)


 



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