L’interpello interpretato dalle Entrate: le novità


          Con circolare n. 5/E del 24 febbraio 2009 l’Agenzia delle entrate – Direzione normativa e contenzioso – ha fornito le proprie indicazioni in merito alle modifiche normative in tema di gestione delle istanze di  interpello, frutto del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla  legge  28  gennaio 2009, n. 2


          Come è noto, tale manovra legislativa contiene, tra le altre, alcune disposizioni che incidono sulla procedura di gestione delle istanze di interpello ed, in particolare, sulle istanze di  interpello  c.d. antielusivo di cui all’art. 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413 nonché sulle diverse tipologie  di istanze di  interpello  presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.


 


          Come indicato subito in premessa nel documento di prassi n. 5/2009, con riferimento all’interpello antielusivo,  tre sono stanzialmente le novità di rilievo messe in campo dal legislatore:



  • modifica del termine per la comunicazione della risposta da parte dell’Agenzia delle entrate e del meccanismo di  formazione del silenzio-assenso, al fine di adeguarne la disciplina a seguito della soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive;

  • verifica del rispetto  della soluzione interpretativa indicata dall’Agenzia  delle entrate in sede di risposta alle istanze di interpello, per le aziende di grandi dimensioni, nell’ambito di appositi piani di controlli sostanziali da effettuare, di norma,  entro  l’anno  successivo  a quello della presentazione delle dichiarazioni in  materia  di  imposte  sui redditi e delle dichiarazioni IVA;

  • modifica della  competenza alla trattazione delle diverse istanze di  interpello  (ordinario;  antielusivo; disapplicativo; etc..) presentate dalle imprese di più rilevante dimensione.


L’interpello antielusivo


 


          L’interpello antielusivo consente al contribuente di acquisire il parere dell’Agenzia delle entrate in relazione all’applicazione a casi concreti delle disposizioni antielusive generali di cui agli artt. 37, comma terzo, e 37-bis del D.P.R. n. 600/73, nonché in ordine alla qualificazione di determinate spese  tra quelle di pubblicità e propaganda ovvero tra quelle di rappresentanza.


          Ai sensi dell’art. 11, comma 13, della legge n. 413 del 1991, il contribuente può altresì interpellare l’Amministrazione Finanziaria – secondo le disposizioni del citato articolo 21 – al  fine di acquisire  un parere in ordine alla natura ed al trattamento tributario delle operazioni di cui all’art. 110, comma 10, del TUIR, intercorse tra imprese residenti in Italia e imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi un regime fiscale privilegiato.


          La procedura per la gestione delle predette istanze, regolata  dal  D.M. 13 giugno 1997, n. 195, è stata compiutamente illustrata con le circolari n. 135 del 28 maggio 1998 e n. 99 del 18 maggio 2000, alle quali ancora oggi le Entrate rinviano, fatte salve le innovazioni procedimentali.


          Il legislatore ha modificato la disciplina sia per quanto attiene il termine entro il quale la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso  dell’Agenzia  delle entrate  deve  fornire  risposta  sia  con  riferimento al  meccanismo di formazione del silenzio-assenso, divenuto di fatto  inoperante  a seguito della soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle  norme antielusive. Il procedimento dell’interpello antielusivo  risulta, infatti, attualmente incardinato esclusivamente presso l’Agenzia delle entrate, secondo le consuete modalità stabilite dal DM n. 195 del 1997.


 


          Per effetto delle disposizioni introdotte – articolo 16, comma 1, lettera a) del D.L. n. 185/2008 -, l’Agenzia delle entrate, tramite la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, deve comunicare il proprio parere al contribuente entro centoventi giorni dalla richiesta (cioè dalla data di presentazione dell’istanza alla Direzione regionale competente), mediante plico postale raccomandato con avviso di ricevimento; in caso di mancata  risposta entro  tale termine il contribuente potrà diffidare l’Agenzia ad adempiere entro i successivi sessanta giorni.


          L’eventuale diffida deve essere presentata alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, mediante spedizione a mezzo del servizio postale in plico raccomandato con avviso di ricevimento, ossia secondo la stessa modalità prevista sia per la presentazione dell’istanza alla Direzione Regionale sia per la comunicazione  della  risposta.


 


          Qualora l’istanza sia presentata ad ufficio incompetente, quest’ultimo è tenuto ad inviare la diffida alla competente Direzione Centrale Normativa  e Contenzioso. In tal caso il termine di 60 giorni decorre dalla data  in  cui la competente Direzione Centrale viene in possesso della diffida.


          La mancata risposta da parte della Direzione Centrale entro sessanta giorni dalla data di ricevimento della  formale diffida ad adempiere del contribuente equivale a silenzio-assenso sulla soluzione prospettata nell’istanza.


          Le nuove disposizioni si applicano alle istanze di  interpello presentate a decorrere:



  • dal 29 novembre 2008;

  • nonché alle istanze presentate  prima  del  29 novembre 2008, relativamente alle quali a tale data non era  ancora  scaduto il termine di sessanta giorni per la risposta da  parte  dell’Agenzia  delle entrate.


          Le diffide pervenute con riguardo ad istanze  presentate  prima  del  30 settembre 2008, pertanto, non producono effetti.



 


Istanze di interpello  presentate  dalle  imprese  di  più  rilevante dimensione


 


          L’art. 27 del decreto legge n. 185 del 2008 ha  altresì introdotto novità in tema di gestione delle istanze di interpello presentate dalle imprese definite di più rilevante dimensione, relativamente alle quali verrà puntualmente verificato il rispetto della soluzione interpretativa oggetto della risposta.


          Si tratta, in particolare, delle imprese “che conseguono  un  volume  d’affari  o  ricavi  non inferiori a trecento milioni di euro”. Tale importo verrà gradualmente diminuito fino a cento milioni di euro entro il 31 dicembre 2011, secondo modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.


 


          Le novità riguardano tutte le diverse tipologie di istanze di interpello presentate dalle predette imprese ed interessano, uniformandola, esclusivamente la competenza alla trattazione delle istanze medesime.


          La  nuova  disciplina  trova  applicazione in relazione a:



  • istanze di interpello presentate ai sensi dell’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, concernenti l’applicazione di disposizioni normative di natura tributaria a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle  disposizioni medesime. La circolare ricorda che i contribuenti  possono  interpellare l’Agenzia delle entrate ai sensi dell’articolo 11 dello Statuto anche con  riferimento  ai  casi  di  seguito elencati: continuazione del consolidato nazionale (art. 124, comma 5, del TUIR); esercizio dell’opzione per il consolidato mondiale (art. 132, comma 2, del TUIR); disapplicazione dell’esenzione delle plusvalenze su partecipazioni acquisite per il recupero dei crediti bancari (art. 113, comma 1, del TUIR); riconoscimento del c.d.  bonus  aggregazioni  aziendali  (art. 1, commi da 242 a 249, della legge 27 dicembre 2006, n. 296); disapplicazione della disciplina sulle  Controlled  Foreign  Companies (art. 167, comma 5, e articolo 68 del TUIR); parziale esenzione degli utili da partecipazione (art. 47, comma 4, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR); parziale esenzione delle plusvalenze (art. 68, comma 4,  del  TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR); parziale esenzione delle plusvalenze (art. 87, comma 1, del TUIR per rinvio all’art. 167 del TUIR); parziale esenzione dei dividendi (art. 89, comma 3, del  TUIR  per rinvio all’art. 167 del TUIR);

  • istanze di interpello antielusivo presentate ai sensi dell’art. 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413;

  • istanze di disapplicazione di norme antielusive  presentate  ai  sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.


          Considerato che le istanze devono essere  presentate  in  conformità  al D.M. 13 giugno 1997, n. 195, tutte le diverse istanze sopra descritte, presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, a decorrere dal  29 novembre 2008 (data di entrata in  vigore  del  decreto) devono, pertanto, essere rivolte all’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso ed indirizzate alla Direzione  regionale  della  stessa  Agenzia competente in relazione al domicilio fiscale del richiedente.


          La Direzione regionale compie  l’istruttoria  di  propria competenza  e trasmette l’istanza unitamente al proprio parere, entro il quindicesimo giorno dalla sua ricezione (come previsto dall’articolo 1, comma 7,  del  DM n. 195),  alla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, la quale provvederà a fornire la successiva risposta al contribuente.


 


          La norma interviene sulla competenza a trattare gli interpelli  presentati  dai contribuenti soggetti al tutoraggio, la quale – per effetto  del  richiamo al citato D.M. n.  195    viene  attribuita  all’Agenzia  delle  entrate  – Direzione Centrale Normativa  e  Contenzioso  per quanto concerne  l’esame definitivo degli interpelli in questione e l’emanazione del relativo parere, mentre la relativa istanza deve essere presentata alla competente  Direzione


regionale.


          In coerenza con quanto disposto dal D.M. n. 195  del  1997,  le  istanze erroneamente presentate dai soggetti di grandi dimensioni direttamente  alla


Direzione Centrale Normativa e Contenzioso o ad altro ufficio non competente verranno da questi trasmesse alla Direzione regionale  competente  per territorio perchè  provveda  all’istruttoria  preliminare.  In  tal  caso  i termini per la comunicazione della risposta decorreranno dalla data  in  cui la Direzione regionale competente riceverà l’istanza.


 


          Lo spostamento di competenza della trattazione delle istanze  interessa anche le istanze di disapplicazione delle norme antielusive di cui all’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600 del 1973  ed  alle  relative disposizioni di attuazione approvate con D.M. 19 giugno 1998, n. 259.


          Alla luce delle modifiche operate dal decreto con riferimento alle istanze presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, pertanto, così come avviene per le altre istanze di interpello, anche quelle dirette ad ottenere la disapplicazione delle norme antielusive  vanno  rivolte all’Agenzia delle entrate – Direzione Centrale Normativa e  Contenzioso  per il tramite della Direzione regionale competente, con la conseguenza che le determinazione finali dell’Agenzia, di cui al comma 6 dell’art. 1,  del D.M. 19 giugno 1998, n. 259, sono comunicate al contribuente dalla Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle entrate.


 


          Fatta eccezione per le novità sopra dette, le diverse istanze di interpello indicate nel comma 12 dell’articolo 27 del decreto, presentate dalle imprese di più rilevante dimensione, continuano ad essere disciplinate dalle  rispettive normative di riferimento con  riguardo  a  tutti gli ulteriori  profili procedurali, sui quali il decreto non ha inciso.


          La nota d’Agenzia, precisa che resta ferma la disciplina degli interpelli presentati ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212 del 2000 dalle amministrazioni centrali dello Stato e dagli enti pubblici a rilevanza nazionale nonché dai contribuenti diversi dalle  imprese  di  più  rilevante dimensione, come  sopra  definite. In  particolare,  relativamente a tali soggetti non vi sono modifiche in  ordine alla competenza a trattare le istanze, che resta quindi disciplinata dall’art. 2 del D.M. n.  209  del 2001.


          Resta altresì ferma la disciplina delle istanze di disapplicazione presentate ai sensi dell’art. 37-bis comma 8 del DPR n. 600 del 1973 dai contribuenti diversi dalle imprese di più rilevante dimensione, già  in vigore prima delle novità recate dal decreto.


 


Roberta De Marchi


26 Febbraio 2009


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