Contribuente non punibile per l’errore del consulente


          La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 884 del 15 Gennaio 2009, ha affermato che il mancato versamento di un tributo, causato dall’inadempimento del consulente, al quale è stato assegnato mandato per versare e la cui colpa è accertata con sentenza penale irrevocabile, si applica per il contribuente la causa di non punibilità, contenuta nel decreto relativo alle sanzioni tributarie.


          Il contribuente non risponde se l’omessa presentazione della dichiarazione e il mancato pagamento dell’IRPEF dipendono dall’errore del consulente incaricato, cui ha anche consegnato la somma di denaro necessaria per il versamento Qualora sia accertato, nella specie a seguito  di  perseguimento  della commissione di reati e pronuncia dell’autorità giurisdizionale penale, che l’omesso adempimento di incombenti  derivanti dall’applicazione della disciplina dei tributi –  presentazione  della  dichiarazione annuale  dei redditi e versamento  delle  imposte    sia  dipeso  esclusivamente dalla condotta e dal fatto del terzo che vestiva la funzione  di  consulente,  il contribuente non è punibile giusta le  disposizioni  in  tema  di  sanzioni amministrative tributarie.      


          Nel caso in cui si omette il pagamento di un tributo a causa dell’inadempimento del consulente, al quale si è dato mandato per versare e la cui colpa è accertata mediante sentenza penale irrevocabile , si applica per il contribuente la causa di non punibilità prevista nel decreto in materia di sanzioni tributarie. Secondo i giudici emerge con chiarezza che il contribuente aveva dato mandato a un consulente per il pagamento delle somme dovute all’Erario consegnando a costui la somma necessaria a tal fine. Il contribuente aveva impugnato l’atto di accertamento, notificato dall’Ufficio, in Commissione tributaria sollevando l’applicazione dell’articolo 6, comma 3, del Dlgs n. 472/97, sulle cause di non punibilità.


 


Riflessioni


 


          Purtroppo non sono rari i casi di consulenti che si appropriano illecitamente delle somme di denaro che i contribuenti gli avevano affidato per l’assolvimento dei propri obblighi fiscali. La legge 423/1995 (1) prevede la possibilità per i contribuenti di ottenere la sospensione della riscossione delle sanzioni amministrative irrogate per omesso, tardivo o insufficiente versamento  di tributi, se la violazione è dovuta alla condotta  illecita di un professionista  iscritto negli appositi albi professionali. Per godere del beneficio il contribuente deve presentare all’ufficio locale competente territorialmente  un’istanza in carta libera corredata della copia della denuncia prodotta all’Autorità giudiziaria o all’ufficiale di polizia giudiziaria contro il professionista.          


          Successivamente, se il giudizio penale avviato con la denuncia si conclude con la  condanna  del  professionista,  il  contribuente  truffato beneficia dello sgravio delle sanzioni, il cui pagamento viene intimato al responsabile dell’illecito. Se l’imputato viene assolto, il contribuente decade dalla sospensione e deve versare, in aggiunta alle ordinarie sanzioni, anche una maggiorazione pari al 50% delle stesse. Se, infine, il procedimento penale si estingue per  amnistia o per prescrizione del reato o, comunque, si  conclude con  una  sentenza  nella quale si dichiara di non doversi procedere per motivi  processuali,  il contribuente,  per  continuare ad usufruire della sospensione, deve promuovere un’azione di risarcimento del danno davanti al giudice civile. L’art. 6 del Decreto legislativo n. 472/1997 (2) ha inoltre previsto che «il contribuente, il sostituto e  il  responsabile  d’imposta  non  sono punibili quando dimostrano che il  pagamento del tributo  non è stato eseguito per fatto denunciato  all’Autorità  giudiziaria  e  addebitabile esclusivamente a terzi».


 


Angelo Buscema


2 Febbraio 2009


 


**********************


NOTE


 


(1) L. 11 ottobre 1995, n. 423


Art. 1.


    1. La riscossione delle sanzioni pecuniarie   previste  dalle  leggi d’imposta in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento è sospesa nei confronti  del  contribuente  e  del  sostituto  d’imposta  qualora  la violazione  consegua  alla  condotta  illecita,  penalmente  rilevante,  di dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro, avvocati,  notai e altri professionisti, iscritti nei rispettivi albi, in dipendenza del loro mandato professionale.


    2. La sospensione è disposta dal responsabile della direzione regionale delle entrate territorialmente competente (1), che provvede su istanza  del contribuente o del sostituto d’imposta, da presentare unitamente alla copia della  denuncia  del  fatto  illecito  all’autorità  giudiziaria  o  ad  un ufficiale di polizia giudiziaria, dopo  il  pagamento  dell’imposta  ancora dovuta, e  sempre  che  il  contribuente  dimostri  di  aver  provvisto  il professionista delle somme necessarie al  versamento  omesso,  ritardato  o insufficiente.


    3. Dopo che la sentenza di condanna o quella di applicazione della pena su richiesta delle parti che accertino l’esistenza del reato a  carico  del professionista di cui al comma  1  sono  divenute  irrevocabili,  l’ufficio tributario che ha irrogato le sanzioni  commuta  l’atto  di  irrogazione  a carico  del  professionista  e  ne  dispone  lo  sgravio  in   favore   del contribuente. Qualora intervenga una sentenza declaratoria di amnistia o di intervenuta prescrizione del reato o di non doversi procedere per motivi di natura  processuale,  il  contribuente  continuerà   ad   avvalersi   della sospensione del pagamento delle  soprattasse  e  delle  pene  pecuniarie  a condizione che promuova  azione  civile  entro  tre  mesi  dalla  sentenza, fornendone prova all’ufficio tributario competente. In tale  ipotesi,  alla sospensione consegue lo sgravio del pagamento  delle  soprattasse  e  delle pene pecuniarie qualora  il  professionista  sia  condannato  nel  giudizio civile con sentenza irrevocabile.


    4. Nel caso in cui l’azione penale nei confronti del professionista  si concluda con una  sentenza  assolutoria,  l’ufficio  tributario  revoca  il provvedimento di sospensione e procede alla riscossione  delle  sanzioni  a carico del contribuente con una maggiorazione pari al 50  per  cento  delle stesse.


    5. Il cancelliere presso l’ufficio giudiziario che  ha  pronunciato  la sentenza nei confronti del professionista ne    notizia,  entro  sessanta giorni dalla data in cui è divenuta irrevocabile, alla direzione  regionale delle entrate territorialmente competente. I termini di prescrizione  e  di decadenza previsti per la irrogazione delle sanzioni sono sospesi per tutta la durata del giudizio penale a carico del professionista.


    6. Con decreto del Ministro delle finanze,  da  emanare  entro  novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono  previste le modalità di commutazione delle sanzioni  a  carico  del  professionista, dello sgravio a favore del contribuente e della trasmissione delle  notizie


fra direzione regionale delle entrate ed ufficio tributario impositore.


    6-bis. In presenza dei presupposti di cui al comma 1, nei confronti dei contribuenti e dei sostituti di imposta per i quali  sussistono  comprovate difficoltà di ordine economico, l’ufficio delle  entrate  o  il  centro  di servizio competente  per  territorio  può  disporre  la  sospensione  della riscossione del tributo il  cui  versamento  risulta  omesso,  ritardato  o insufficiente e dei relativi interessi  per  i  due  anni  successivi  alla scadenza del pagamento, nonché, alla fine  del  biennio,  la  dilazione  in dieci rate dello  stesso  carico.  La  sospensione  e  la  rateazione  sono disposte  previo  rilascio   di  apposita  garanzia  nelle  forme   di   cui all’articolo  38-bis,  primo  comma,  del  decreto  del  Presidente   della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, e di durata corrispondente al  periodo  dell’agevolazione  concessa.  Sono  dovuti  gli


interessi indicati  dall’articolo  21  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni.


    7. Le disposizioni della presente legge si applicano, per i periodi  di imposta precedenti la data della sua entrata in vigore, anche nel  caso  di incarichi conferiti a soggetti non iscritti in albi professionali.


 


    La presente legge, munita del sigillo dello Stato sarà  inserita  nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di  farla  osservare  come  legge dello Stato.


 


1) Ai sensi dell’art. 25,  comma  2, L.  27 dicembre 1997, n. 449, i riferimenti al responsabile della direzione regionale delle entrate, contenuti nel presente articolo, si intendono effettuati  all’ufficio unico delle entrate o al centro di servizio e, sino alla loro attivazione, alla sezione  staccata  della  direzione  regionale  delle entrate competente per territorio.


 


(2) D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472


    1. Se la violazione è conseguenza di errore sul fatto, l’agente  non  è responsabile quando l’errore non è determinato  da  colpa.  Le  rilevazioni eseguite nel rispetto della continuità dei valori  di  bilancio  e  secondo corretti criteri contabili  e  le  valutazioni  eseguite  secondo  corretti


criteri di stima non danno luogo a violazioni punibili. In ogni  caso,  non si considerano colpose le violazioni conseguenti a valutazioni  estimative, ancorché relative alle operazioni disciplinate dal  decreto  legislativo  8 ottobre 1997, n. 358, se differiscono da quelle  accertate  in  misura  non eccedente il cinque per cento.


    2. Non è punibile l’autore della violazione quando essa  è determinata da obiettive condizioni  di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono,  nonché  da indeterminatezza delle richieste di  informazioni  o  dei  modelli  per  la dichiarazione e per il pagamento.


    3. Il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta  non  sono punibili quando dimostrano  che  il  pagamento  del  tributo  non  è  stato eseguito per  fatto  denunciato  all’autorità  giudiziaria  e  addebitabile esclusivamente a terzi.


    4. L‘ignoranza della legge tributaria non rileva se non  si  tratta  di ignoranza inevitabile.


    5. Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore.


    5-bis. Non  sono  inoltre  punibili  le  violazioni  che  non  arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e  non  incidono  sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta  e  sul  versamento  del tributo.   


 


*********************


ALLEGATO


 


Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sent. 15 gennaio 2009, n. 884


Svolgimento del processo


Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate propongono ricorso per cassazione, in base ad un motivo, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo che ha rigettato l’appello dell’Ufficio contro la pronuncia di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente contro l’avviso di accertamento con il quale le era stata contestata l’omessa presentazione della dichiarazione IRPEF e liquidata l’imposta (poi regolarmente pagata) e le sanzioni. Assume il giudice tributario che nella specie ricorre l’ipotesi di cui al D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 6, n. 3 (recte: art. 6, comma 3), secondo il quale il contribuente non e’ punibile quando dimostri che il pagamento del tributo non e’ stato eseguito per fatto denunciato all’autorita’ giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi.


L’intimata non si e’ costituita.


 


Motivi della decisione


1.- Con l’unico motivo i ricorrenti deducono, “in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5”, la violazione e falsa applicazione della L. n. 423 del 1995, art. 1 e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6 assumendo che nella specie ricorrerebbe l’ipotesi di fatto denunciato all’autorita’ giudiziaria ma non quella di mancato pagamento addebitabile a terzi, difettando la prova dell’avvenuta consegna della somma di denaro alla consulente incaricata della presentazione della dichiarazione e del pagamento delle imposte.


1.1.- Il mezzo è manifestamente infondato.


Risulta infatti dalla sentenza che la contribuente “per la dichiarazione de qua aveva dato mandato alla propria consulente, cui aveva consegnato la somma necessaria” e che nei confronti della medesima consulente, per tale fatto, era stata esercitata l’azione penale, conclusasi con sentenza ex art. 444 cod. proc. pen., cosicchè è – sempre per quanto risulta dalla sentenza – “documentalmente provato che il mancato pagamento del tributo è dovuto a fatto e colpa di terzo, denunciato, accertato e punito dalla magistratura”.


Non sussiste pertanto la denunciata violazione di legge, risultando correttamente interpretata la norma di non punibilità, e d’altro canto la relativa motivazione in fatto – pur genericamente censurata – appare del tutto congrua.


2.- Il ricorso va dunque rigettato.


Non vi è luogo a provvedere sulle spese in difetto di costituzione dell’intimata.


 


P.Q.M.


 


la Corte rigetta il ricorso.


Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione tributaria, il 20 novembre 2008.


Partecipa alla discussione sul forum.