Condominio e rispetto della privacy del condomino


Premessa


 


          Nelle bacheche di un edificio o in altri luoghi accessibili al pubblico non è ammissibile l’affissione di qualsiasi documento o avviso che possa rendere identificabile anche indirettamente un condomino.


          Ciò è la portata del provvedimento dell’Autorità del Garante per la Protezione dei Dati Personali del 20 Novembre 2008 avente la natura di atto di divieto (ai sensi dell’articolo n. 154, comma 1, lettera d, del Codice in materia di protezione dei dati personali – Decreto Legislativo 30 Giugno 2003 n. 196) ed intitolato: “Contratto di locazione: vietata la diffusione a terzi dei dati personali del conduttore”.


 


Il potere dell’Autorità del Garante di imporre un divieto


 


          L’attività dell’Autorità del Garante per la protezione dei dati personali, iniziata nel 1997, riguarda ogni settore ed ambito della vita sociale, economica e culturale dello Stato in cui vi sia la necessità di porre una tutela ai dati personali.           Del resto tale attività ben si pone a favore del singolo individuo in quanto meritevole di una protezione per ciò che attiene la propria sfera privata. Senza tralasciare, però, le più disparate evoluzioni dei contesti di vita sociale, economica e culturale, riferite ai settori della pubblica amministrazione, sanità, lavoro, credito, assicurazioni, telecomunicazioni e giornalismo, video, sorveglianza, commerciale e marketing, i quali hanno richiesto spesso l’intervento dell’Autorità con degli opportuni provvedimenti.


          Tanto premesso, ed entrando nello specifico, l’articolo n. 154, del Decreto Legislativo 30 Giugno 2003 n. 196, intitolato dei “Compiti” (con riferimento all’autorità del Garante), al comma 1, sancisce che “Oltre a quanto previsto da specifiche disposizioni, il Garante, anche avvalendosi dell’Ufficio e in conformità al presente codice, ha il compito di:…vietare anche d’ufficio, in tutto o in parte, il trattamento illecito o non corretto dei dati o disporne il blocco ai sensi dell’articolo 143, e di adottare gli altri provvedimenti previsti dalla disciplina applicabile al trattamento dei dati personali” (lettera d).


          Il citato articolo 143, intitolato del “Procedimento per i reclami”, in effetti, al comma 1 sancisce che “Esaurita l’istruttoria preliminare, se il reclamo non è manifestamente infondato e sussistono i presupposti per adottare un provvedimento, il Garante, anche prima della definizione del procedimento:


a) prima di prescrivere le misure di cui alla lettera b), ovvero il divieto o il blocco ai sensi della lettera c), può invitare il titolare, anche in contraddittorio con l’interessato, ad effettuare il blocco spontaneamente;


b) prescrive al titolare le misure opportune o necessarie per rendere il trattamento conforme alle disposizioni vigenti;


c) dispone il blocco o vieta, in tutto o in parte, il trattamento che risulta illecito o non corretto anche per effetto della mancata adozione delle misure necessarie di cui alla lettera b), oppure quando, in considerazione della natura dei dati o, comunque, delle modalità del trattamento o degli effetti che esso può determinare, vi è il concreto rischio del verificarsi di un pregiudizio rilevante per uno o più interessati;


d) può vietare in tutto o in parte il trattamento di dati relativi a singoli soggetti o a categorie di soggetti che si pone in contrasto con rilevanti interessi della collettività.


          Pertanto alla luce di quanto esposto si evince il potere dell’Autorità del Garante di emettere dei provvedimenti che abbiamo il carattere impositivo di un divieto per evitare che vengano lesi i diritti di riservatezza dell’individuo in genere.


 


La fattispecie concreta cha ha indotto il Garante ad emettere il provvedimento


 


          La situazione da cui è stata generata la violazione della privacy, è quella di un individuo residente in una stanza di proprietà di un condominio nella veste di conduttore, il quale per questioni attinenti il rapporto locativo si è visto pubblicare, a mezzo affissione, i propri dati identificativi e quelli attinenti il contenzioso che stava sorgendo proprio in merito alla locazione.


          Cioè l’amministratore pro-tempore del condominio redigeva apposito avviso (avente ad oggetto la disdetta del contratto di locazione) in nome e per conto del condominio con pubblicazione mediante affissione dello stesso nella bacheca condominiale.


          Appare lapalissiano immaginare che la bacheca condominiale può essere vista non solo dai condomini ma da qualsiasi altro soggetto che per motivi vari si trova all’interno della struttura; fermo restando che, comunque, tale avviso poteva essere notificato o consegnato in modo molto semplice e personalmente a ciascun condomino da parte dell’amministratore pro-tempore.


          L’Autorità del Garante per la privacy, previa istanza del condomino-conduttore, con una nota resa per iscritto ed opportunamente inviata aveva invitato il condominio, nella persona dell’amministratore pro-tempore, ad attenersi alle prescrizioni impartite dal Garante  con “provvedimento generale” del 18 Maggio 2006.


          Il condominio in questione dapprima si era adeguato al rispetto della normativa  togliendo  l’avviso in bacheca, dando comunicazione al Garante,  contravvenendo, poi,  nuovamente, ledendo, così, la privacy del soggetto in questione.


 


Profili Normativi


 


          I presupposti normativi che hanno indotto l’Autorità del Garante ad emanare il provvedimento in questione sono stati i seguenti:


– Provvedimento generale avente ad oggetto “Amministrazione dei condomini” del  18 maggio 2006 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale  n. 152 del 3-7-2006), il quale:



  • prescrive, ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c), del Codice, ai soggetti titolari di un trattamento di dati personali nell’ambito dell’attività di amministrazione dei condomini di adottare, nei termini di cui in motivazione, le misure necessarie indicate nel presente provvedimento al fine di rendere il trattamento conforme alle disposizioni vigenti, avuto particolare riguardo:


    • all’individuazione dei dati pertinenti e non eccedenti, nell’amministrazione condominiale, alle condizioni individuate al punto 2 (1), e consistenti nei dati personali, ivi compresi i dati sensibili e giudiziari, necessari all’attività di gestione ed amministrazione delle parti comuni ed idonee a determinare le posizioni di dare ed avere dei singoli partecipanti, con particolare riguardo a:


      • dati anagrafici e indirizzi dei partecipanti;

      • quote millesimali attribuite a ciascuno dei condomini e dati personali necessari a commisurarle;

      • dati personali relativi agli inadempimenti dei singoli condomini;

      • dati relativi al numero di utenza telefonica del singolo partecipante;

o      alle modalità di comunicazione dei dati personali dei partecipanti, come indicate al punto 3 (2), con particolare riguardo alla:





      • comunicazione dei dati riportati nei prospetti contabili o nei verbali assembleari o, ammettendo in assemblea soggetti non legittimati a parteciparvi;

      • diffusione di dati personali effettuata mediante l’affissione di avvisi di mora (o, comunque, di sollecitazioni di pagamento) in spazi condominali accessibili al pubblico;

·       individua, ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. g), del Codice, nei termini di cui in motivazione al punto 2.2. (3), i casi nei quali il trattamento dei dati personali nell’ambito dell’amministrazione di condomini può essere effettuato presso i condomini nei limiti e alle condizioni ivi indicate, al fine di perseguire i menzionati legittimi interessi e senza richiedere il consenso degli interessati;


·       dispone infine che il presente provvedimento sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.


 


– Provvedimento generale avente ad oggetto “Amministrazione dei condomini” del  18 maggio 2006 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale  n. 152 del 3-7-2006), il quale al punto 3.2 della premessa prevede che: “Integra un trattamento illecito (anche in violazione del principio di proporzionalità) la diffusione di dati personali effettuata mediante l’affissione di avvisi di mora (o, comunque, di sollecitazioni di pagamento) in spazi condominali accessibili al pubblico, potendo tali informazioni venire a conoscenza di una serie indeterminata di soggetti, nell’intervallo di tempo in cui l’avviso risulta visibile. L’esposizione di dette informazioni in tali luoghi può contenere solo avvisi di carattere generale utili ad una più efficace comunicazione di eventi di interesse comune (ad esempio, inerenti allo svolgimento dell’assemblea condominiale o relative a comunicazioni urgenti: si pensi ad anomalie nel funzionamento degli impianti), rimettendo a forme di comunicazione individualizzata, o alla discussione in assemblea, la trattazione di affari che importi il trattamento di dati personali riferiti a condomini individuati specificatamente (Provv. 12 dicembre 2001, in Boll. n. 23/2001, p. 7, doc. web n. 31007).


– Articolo 4, denominato delle “definizioni”, comma 1, lettera b) del Decreto Legislativo 30 Giugno 2003 n. 196, il quale sancisce che è «dato personale», qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale;


– Articolo 11, intitolato delle “Modalità del trattamento e requisiti dei dati”, comma 1, lettera d), del medesimo Decreto Legislativo, il quale sancisce che “i dati personali oggetto di trattamento… pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati”.


– Articolo 170, intitolato dell’“Inosservanza di provvedimenti del Garante”, del citato Decreto Legislativo, il quale sancisce che “Chiunque, essendovi tenuto, non osserva il provvedimento adottato dal Garante ai sensi degli articoli 26, comma 2, 90, 150, commi 1 e 2, e 143, comma 1, lettera c), è punito con la reclusione da tre mesi a due anni”.


– Regolamento n. 1/2000 sull’organizzazione e il funzionamento dell’ufficio del Garante per la protezione dei dati personali, articolo 15 (sostituito dalla Deliberazione n. 32 del 19 luglio 2007, in G.U. n. 192 del 20 agosto 2007) intitolato del “Relatore”.


 


Le conclusioni del Garante nel Provvedimento di divieto


 


          Il Garante per la privacy, pertanto, avuta esatta cognizione dei fatti ed atti che hanno configurato la violazione della privacy ai danni dell’abitante conduttore, e ritenute in dovuta considerazione le  normative sopra elencate,  ai sensi degli artt. 143, comma 1, lett. c) e 154, comma 1, lett. d), del Codice per la protezione dei dati personali, “dispone nei confronti del condominio citato (nella persona dell’amministratore pro-tempore), il divieto dell’ulteriore diffusione in bacheca o altro luogo nel quale sia visibile da chiunque dei dati personali riferiti, anche indirettamente, al segnalante e relativi alla scadenza del contratto di locazione in essere tra il medesimo segnalante e il condominio, con effetto dalla data di ricezione del presente provvedimento”.


 


Considerazioni Finali


 


          Sulla scorta di quanto di seguito esposto e fermo restando i chiarissimi principi affermati dall’Autorità del Garante nel provvedimento in questione ed in tutela della privacy del condomino (conduttore), si ritiene di poter indicare a favore del soggetto preposto (Amministratore pro-tempore del condominio) alla redazione ed applicazione di quanto previsto nel relativo Documento Programmatico di Sicurezza, quanto segue: a) Adozione fattiva delle misure minime di sicurezza con riferimento alla fattispecie della gestione condominiale; b) particolare attenzione al richiamo esplicito della normativa indicata dal Garante nel provvedimento in questione; c) adeguata formazione ai soggetti preposti al rispetto della normativa sulla privacy in ambito condominiale.



 


Luigi Risolo


26 Febbraio 2009


______________


NOTE


 


(1) 2. Tipologia di informazioni oggetto di trattamento nell’ambito dell’attività di amministrazione del condominio e principi di pertinenza e non eccedenza. Affinché il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito dell’attività di amministrazione del condominio si svolga nell’osservanza del principio di liceità (previsto all’art. 11 del Codice), in termini generali, possono formare oggetto di trattamento da parte della compagine condominiale unitariamente considerata −di regola con l’ausilio dell’amministratore di condominio (nell’eventuale veste di responsabile del trattamento ai sensi degli artt. 4, comma 1, lett. g), e 29 del Codice)− le sole informazioni personali pertinenti e necessarie rispetto allo svolgimento delle attività di gestione ed amministrazione delle parti comuni ed idonee a determinare, secondo le regole del codice civile (artt. 1117 ss. c.c.), le posizioni di dare ed avere dei singoli partecipanti (siano essi proprietari o usufruttuari: cfr. art. 67 disp. att. c.c.).


(2) 3. Comunicazione e diffusione di dati relativi ai partecipanti. 3.1. Salva la presenza di una causa giustificatrice (quale il consenso dell’interessato o uno degli altri presupposti previsti all’art. 24 del Codice), è illecita la comunicazione a terzi di dati personali riferiti ai partecipanti: ciò potrebbe avvenire, ad esempio, mettendo a disposizione di terzi dati personali riportati nei prospetti contabili o dei verbali assembleari o, ancora, consentendo la presenza in assemblea –il cui svolgimento è suscettibile di videoregistrazione in presenza del consenso informato dei partecipanti– di soggetti non legittimati a parteciparvi. Possono comunque partecipare all’assemblea soggetti terzi (ad esempio, tecnici o consulenti) per trattare i punti all’ordine del giorno per i quali i partecipanti ne ritengano necessaria la presenza (cfr. Provv19 maggio 2000, cit.); con l’assenso dei partecipanti o sussistendo le condizioni previste da specifiche disposizioni normative (quale ad esempio l’art. 10 della legge 27 luglio 1978, n. 392 sulla disciplina delle locazioni di immobili urbani) potrà partecipare all’assemblea il conduttore di un immobile del condominio.


(3) 2.2. Anche per esercitare i controlli in ordine all’esattezza dell’importo dovuto a titolo di contributo per la manutenzione delle parti comuni e per l’esercizio dei servizi comuni, ciascun partecipante può essere informato in ordine all’ammontare della somma dovuta dagli altri; in ragione delle regole sul mandato, che (per costante giurisprudenza) trovano applicazione per regolare il rapporto tra i partecipanti e l’amministratore, questi informa i singoli partecipanti degli eventuali inadempimenti, sia nelle usuali forme del rendiconto annuale (art. 1130 c.c.), come pure, in ogni tempo, a seguito dell’esercizio del potere di vigilanza e controllo spettante a ciascun partecipante al condominio sull’attività di gestione delle cose, dei servizi e degli impianti comuni (cfr. Cass., 26 agosto 1998, n. 8460; Cass., 29 novembre 2001, n. 15159; v. altresì, Provv. Garante 16 luglio 2003). Tali informazioni potranno essere trattate dai partecipanti, perseguendo gli stessi nell’esercizio della facoltà menzionata un legittimo interesse non sopravanzato da quello degli interessati cui si riferiscono i dati, ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. g), del Codice. Ricorrendone i presupposti, i dati sopra citati possono altresì essere trattati in base all’art. 24, comma 1, lett. f), del Codice.


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