Cartelle delle tasse “mute”: purtroppo per i contribuenti la Corte Costituzionale da ragione al fisco…



1. Premessa


          Come è noto, l’art. 7, comma 2, lett. a), dello Statuto del contribuente prevede che “gli atti dell’amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono tassativamente indicare: l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato o comunicato e il responsabile del procedimento“.


          La Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 377/2007, ha affermato che “l’art. 7 della legge n. 212 del 2000 si applica ai procedimenti tributari (oltre che dell’amministrazione finanziaria) dei concessionari della riscossione, in quanto soggetti privati cui compete l’esercizio di funzioni pubbliche, e che tali procedimenti comprendono sia quelli che il giudice a quo definisce come procedimenti di massa” (che culminano, cioè, in provvedimenti di contenuto omogeneo o standardizzato nei confronti di innumerevoli destinatari), sia quelli di natura non discrezionali.


          Per la Corte Costituzionale, “l’obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle di pagamento il responsabile del procedimento, lungi dall’essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (anche ai fini di eventuali azioni nei confronti del responsabile) e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, Cost.”.


          Successivamente, l’art. 36-comma 4-ter, del D.L. n. 248/2007 – cd. Milleproroghe – dispone adesso che la cartella di pagamento di cui all’art. 25 del D.P.R. n.602/73, deve contenere, altresì, a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, di emissione e di notificazione della cartella.


          Tali disposizioni, tuttavia, si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008 e di conseguenza “la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse“.


L’ultimo intervento della Corte Costituzionale


           Oggi la Corte Costituzionale è nuovamente intervenuta – Sentenza n. 58 del 27 febbraio 2009 (ud. 23 febbraio 2009) – dichiarando manifestamente inammissibile la  questione  di  legittimità costituzionale dell’art. 36, comma 4-ter, D.L.  31  dicembre  2007,  n.  248, convertito, con modificazioni, nella L.  28 febbraio 2008, n. 31, sollevata con riferimento agli artt. 2, 3, 24, 97, 101, 102, 108 e 111  della Costituzione.


          La disposizione scrutinata non viola gli invocati parametri  costituzionali  in quanto l’art. 7, comma 2, L. n. 212/2000 non contempla espressamente la nullità dell’atto impositivo emanato nell’inosservanza della citata norma né appare viziata da irragionevolezza in quanto rientra nella facoltà del legislatore prevedere un aggravamento ex post delle conseguenze dell’inottemperanza al dettato normativo in questione.


          La Corte Costituzionale, richiamando quanto già affermato con l’ordinanza  n. 377 del 2007, rileva che la previsione è volta ad assicurare la trasparenza  amministrativa, l’informazione del cittadino e il suo diritto di difesa.


          La legge n. 212 del 2000, peraltro,  non  precisa  gli  effetti  della  violazione  dell’obbligo indicato: essa, in particolare, a differenza di quanto fa con riferimento ad altre disposizioni, non commina la nullità per la violazione della disposizione indicata. Né la nullità, in mancanza di un’espressa previsione normativa, può dedursi dai principi di cui all’art. 97 Cost. o da quelli del diritto tributario e dell’azione amministrativa.


          La Corte esclude, pertanto, “che, anteriormente all’emanazione della disposizione impugnata, alla mancata indicazione del responsabile del procedimento conseguisse la nullità della cartella di  pagamento. Questa  è stata infatti esclusa, a  fronte  di  notevoli  incertezze  dei  giudici  di merito, dalla Corte  di  cassazione. La disposizione impugnata, di conseguenza, non contiene una norma retroattiva. Essa dispone per il futuro, comminando la nullità per le cartelle di  pagamento  prive  dell’indicazione del responsabile del procedimento. Stabilisce, poi, un termine a partire dal quale opera la nullità e chiarisce che essa non si  estende al  periodo anteriore. Dunque, la nuova disposizione non contiene neppure una  sanatoria di atti già emanati, perché la loro nullità doveva essere esclusa  già  in base al diritto anteriore“.


          Da quanto precede consegue che, con  riferimento all’asserita natura retroattiva della norma, non è violato l’art. 3 Cost., perché “non  è manifestamente irragionevole prevedere, a partire da un certo momento, un effetto più grave, rispetto alla disciplina previgente, per la violazione di una norma. Non è violato l’art. 23 Cost., perché non viene imposta una nuova prestazione e, comunque, come più  volte  affermato  da  questa  Corte,  non esiste un  principio di irretroattività  della legge tributaria fondato sull’evocato parametro, né hanno rango costituzionale – neppure come norme interposte – le previsioni della legge n. 212 del 2000 (ordinanze n. 41  del 2008, n. 180 del 2007 e n. 428 del 2006). Non sono violati gli  artt. 24  e 111 Cost., in quanto la disposizione impugnata non incide sulla posizione di chi abbia ricevuto una cartella di pagamento  anteriormente al termine  da essa indicato. Non è violato, infine, l’art. 97 Cost., il quale  non  impone la scelta di un  particolare  regime  di  invalidità  per  gli  atti  privi dell’indicazione del responsabile del procedimento“.


Francesco Buetto


28 Febbraio 2009 


Partecipa alla discussione sul forum.