Redditometro: i fondi elargiti dai genitori fanno gioco

          Lo strumento dell’accertamento sintetico misura la capacità contributiva del soggetto sottoposto a controllo e permette all’ufficio finanziario, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, quando il reddito accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato, e per almeno un biennio.


          Qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti.


          Il contribuente ha facoltà di dimostrare, attraverso idonea e probante  documentazione, sia prima che dopo la notificazione dell’avviso di accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.


 


          L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 49/2007, richiama  l’attenzione  degli  uffici  sull’opportunità di “valutare la complessiva posizione reddituale dei componenti il nucleo familiare essendo evidente come, frequentemente, gli elementi indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possano trovare giustificazione nei redditi degli altri componenti il nucleo familiare”, invitando gli organi di controllo a ricostruire la complessiva situazione del soggetto sottoposto a controllo, nonché dei componenti il suo nucleo familiare.


          Infatti, “nell’ambito della valutazione della complessiva situazione economica della famiglia frequentemente gli elementi indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possono trovare spiegazione nella potenzialità di spesa degli altri componenti il nucleo familiare; in tal caso, sussistendone i presupposti, si procederà al controllo delle posizioni soggettive cui, di fatto, sono ascrivibili le manifestazioni di spesa.


 


          Ancora la circolare n. 49/E del 9 agosto 2007 evidenzia che nella selezione dei soggetti “particolare attenzione deve essere posta sul nucleo familiare, sotto un duplice aspetto:


– la manifestazione di ricchezza o la posizione reddituale dei componenti del nucleo familiare possono consentire di valutare non proficua l’azione di accertamento sintetico nei confronti della persona indagata che sulla base della valorizzazione di elementi a suo carico presenta una capacità contributiva non coerente con la posizione fiscale personale ricostruita;


– per converso, attraverso l’analisi e la valutazione fiscale del nucleo familiare, anche a seguito di ulteriori elementi acquisiti, è possibile individuare il/i soggetti verso cui dirigere l’accertamento, cioè i soggetti che intestando ad altri familiari beni e servizi non sembrano rappresentare posizioni fiscali a rischio”.


          Come evidenziato, in conclusione, “non si tratta di mettere in atto un redditometro sulla famiglia, bensì di individuare nell’ambito delle c.d. famiglie fiscali, quali sono i componenti che non dichiarano redditi o che dichiarano redditi irrisori rispetto alla manifestazione di ricchezza loro riconducibile e, quindi, quali sono i soggetti di effettivo interesse fiscale ai fini del contrasto all’evasione”.
              In ordine alla prova, già l’Amministrazione finanziaria, con la circolare n. 101/E del 30 aprile 1999, aveva già posto in risalto che “in sede di valutazione delle prove giustificative addotte dal contribuente” occorre attenersi “ai necessari principi di ragionevolezza, al fine di pervenire a determinazioni reddituali convincenti e sostenibili, secondo gli ordinari canoni probatori”.


 


          Sempre in merito alla cd. prova contraria, la citata circolare n.101/1999 evidenzia che il contribuente, al fine di modificare, ridurre o annullare la pretesa impositiva,  può dimostrare che il bene o il servizio è nella disponibilità di altri soggetti titolari di reddito, ovvero che la disponibilità del bene o del servizio non si è avuta per l’intero anno di imposta, ovvero che il reddito o il  maggior  reddito accertato sinteticamente è costituito, in tutto o in parte, da redditi esenti o già assoggettati a ritenuta a titolo di imposta, ovvero da regalie o prestiti comunque documentati (attraverso assegni o bonifici bancari, per esempio), ovvero da disinvestimenti patrimoniali.


          Si ricorda che il più volte citato documento dell’Amministrazione finanziaria – C.M. n. 101/E del 30 aprile 1999 “sottolinea, inoltre, la necessità di procedere sempre ad  un  esame complessivo della posizione reddituale dell’intero  nucleo  familiare del contribuente, essendo evidente come frequentemente gli elementi  indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possano trovare spiegazione nei redditi posseduti da altri componenti il nucleo familiare. Particolare  rilievo, ai  fini dell’applicazione  dell’accertamento sintetico, assumono le  spese  per incrementi  patrimoniali  (acquisti  di immobili, investimenti finanziari) che, secondo quanto stabilito dal co. 5 del  citato  art. 38,  si  presumono  sostenute,  salvo   prova contraria, con redditi conseguiti in quote costanti nell’anno in  cui  sono state effettuate e nei cinque precedenti. Parimenti, significativo  rilievo possono assumere altre eventuali manifestazioni  di  agiatezza  diverse  da quelle specificamente considerate nel decreto ministeriale del 10.9.1992”.


 


          Oggi, la circolare n.49/2007, nel riprendere sostanzialmente le precedenti istruzioni operative, invita gli Uffici ad esaminare esaminare “la documentazione prodotta dal contribuente, valutandone la probatorietà in relazione al possesso ed effettivo utilizzo nello specifico periodo d’imposta, nell’ambito del biennio oggetto di controllo, di:


redditi esenti;


redditi assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta;


somme riscosse a titolo di disinvestimenti patrimoniali nonché vagliare eventuali diverse giustificazioni, anche riferibili ai componenti il nucleo familiare, dello stesso tenore documentale, che pur non essendo espressamente considerate nel sesto comma dell’art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973 sono tuttavia suscettibili di apprezzamento, quali ad esempio: – utilizzo di finanziamenti; – utilizzo di somme di denaro derivanti da eredità, donazioni, vincite, ecc.; – utilizzo di effettivi redditi conseguiti a fronte di importi fiscali convenzionali (ad esempio, i redditi agrari tassati non in base al reddito effettivamente prodotto, bensì alle rendite catastali aggiornate); – utilizzo di somme riscosse, fuori dall’esercizio dell’impresa, a titolo di risarcimento patrimoniale”.


 


Giurisprudenza di merito


 


          Con sentenza n. 9 del 27 febbraio 2008 (dep. il 16 giugno 2008) della Commissione tributaria regionale di Roma, i giudici capitoli hanno affermato che qualora sia  provato  e  documentato  (nella  specie,  con produzione degli estratti conto bancari) che il prezzo dell’acquisto di un immobile sia stato integralmente  sostenuto da terzi (genitori del contribuente) deve dichiararsi l’illegittimità dell’accertamento ex art. 38, D.P.R. n. 600/1973 per insussistenza del reddito  imponibile  attribuito  in dipendenza del citato incremento patrimoniale.


 


Il fatto


 


          L’Agenzia delle Entrate – Uff. Roma 3 – propone appello  rituale avverso la decisione n. 180/20/06 con cui la CTP di Roma  aveva  accolto  le ragioni del contribuente in merito ad un accertamento effettuato  ai  sensi dell’art.38, comma quattro, del DPR 600/73 e con il quale  era  stato  determinato  un reddito di Euro 30.998,00 per IRPEF 1998.


          Nel merito  il  diverso maggior reddito, ai fini IRPEF, era stato determinato  sinteticamente sulla base della spesa per incrementi patrimoniali sostenute nel 2001 per l’acquisto di un immobile e per la stipula di un’assicurazione con premio annuale.


          Con l’atto di appello  l’Ufficio  insiste,  contrariamente  a  quanto ritenuto dai primi  giudici,  a  ritenere  la  documentazione  prodotta  dal ricorrente (copia degli assegni circolari emessi in favore dei venditori  ed estratto  conto  bancario  risalente  al  1995  intestato  ai  genitore  del ricorrente) non idonea a dimostrare che l’acquisto sia stato  effettivamente eseguito con denaro dei genitori.


 


          Osserva infatti che gli assegni  circolari sono titoli che non danno certezza sulla persona che ha versato la somma per la loro emissione; mentre le movimentazioni del conto corrente dei genitori non sono complete in quanto risalenti al 1995, annualità ben lontana  da quella in cui è stato eseguito l’acquisto in oggetto. Conseguentemente non è stata fornita la prova idonea  a  vincere le  risultanze dell’accertamento sintetico operato ex art. 38 IV e V comma DPR 600/73.


          Osserva – inoltre l’Ufficio appellante –  con  riguardo alle  eccezioni formali sollevate dal contribuente che per l’anno ’98  l’Ufficio competente ad emettere l’accertamento era quello di Roma 3 e che l’avviso stesso  era legittimo, benché non sottoscritto dal Direttore dell’Ufficio, in quanto, ex art.42 DPR 600/73, l’accertamento può essere sottoscritto anche da  altro impiegato delegato dal Direttore come è accaduto nel caso di specie.


          L’ufficio, quindi, chiede l’accoglimento dell’appello in riforma   dell’impugnata sentenza.


          La parte contribuente, ritualmente costituita in giudizio, controdeduce che tutti i documenti prodotti, ossia la richiesta di emissione  di  assegni circolari, una dichiarazione della Ba.In. da cui risulta che nelle date del 25 e del 30  ottobre  2001 la stessa aveva emesso assegni circolari dell’importo utile allo acquisto dell’immobile de quo, un documento da cui risulta che fin dal 1995 il conto corrente n. (omissis) su cui s’è operato era intestato ai  suoi  genitori,  dimostravano come  le  somme  necessarie all’acquisto in realtà fossero pervenute dai genitori e che a  31  anni  non aveva redditi propri tali da potersi permettere l’acquisto.


          Produce altresì, unitamente all’atto di costituzione in giudizio,  tutti gli estratti conto dal 1995 al 31/12/01 del citato conto corrente  intestato ai genitori da cui risulta con certezza che in data 25 ottobre e 30  ottobre 2001 furono emessi assegni circolari con  prelievo  dal  conto  ed  eseguiti bonifici con prelievo dal conto.


          La Commissione, preso atto di quanto dedotto e prodotto, tiene  conto di  quanto dichiarato dall’Ufficio appellante, “tuttavia  riscontra  la fondatezza dell’assunto della parte contribuente a seguito dell’esame  della ampia e completa documentazione prodotta”.


 


Brevi considerazioni


   


          Se le prove dimostrative – a carico del contribuente – devono comunque essere particolarmente probanti, non bastando affermare che l’incremento patrimoniale è frutto di un prestito o di un regalo dei suoceri o dei genitori o di amici (particolarmente facoltosi), essendo necessario provare – anche attraverso anche il percorso del denaro (uscita di banca dal conto corrente del genitore e versamento sul proprio conto corrente) – nel caso in questione il contribuente ha superato largamente la prova.


          Infatti, il contribuente non si è limitato a produrre una mera una dichiarazione sottoscritta dai genitori con la quale questi attestino l’elargizione che “con ogni probabilità, sarà ritenuta inadeguata dal personale operante dell’amministrazione finanziaria. Ciò non solo per la ritenuta, generale inattendibilità delle scritture private ma, piuttosto, per la scarsa valenza probatoria della dichiarazione stessa. In chiave comparativa, infatti, il contenuto di quest’ultima assume una connotazione equiprobabile all’assunto per cui le somme accreditate siano frutto di evasione. In simile ipotesi (accredito di somme in contanti) ad avviso di chi scrive, il contribuente non avrà soddisfatto l’onere della prova, per il quale, in un regime presuntivo legale, in dubio pro Fisco (1)”. 


 


          Di fatto, comunque, l’onere della prova è sul contribuente; l’ufficio, se non convinto della prova, può contestarla, attraverso altre prove; il giudizio sulla ragionevolezza è rimesso al giudice.


          Come rilevato dalla migliore dottrina (2)occorrerà, dunque, fornire più compiuti elementi, anche in via presuntiva”.


          Lo smobilizzo di titoli da parte di un genitore e il successivo versamento nel conto del figlio di una parte della somma di denaro, costituisce certamente una prova.


          Nel caso in questione, c’è il percorso del denaro e le date sembrano pure coincidere.


          E’ ovvio che, successivamente, l’ufficio potrà dirottare il sintetico sul genitore, verificandone la sua capacità contributiva.


 


Francesco Buetto


19 Gennaio 2009








NOTE


(1) P. Borrelli, in “ Contribuenti e Fisco”, di P. Borrelli-S.Caplupo-F.Carrirolo-G. Tucci, Il Sole24ore, Milano, 2007



(2) P. Borrelli, in “ Contribuenti e Fisco”, di P. Borrelli-S.Caplupo-F.Carrirolo-G. Tucci, Il Sole24ore, Milano, 2007


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